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Campania Scuole

 

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Attività nelle scuole

Istituto Italiano di Bioetica - Campania

 

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Scuole superiori

Scuole di base

Spazio docenti

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Scuole Superiori

 

Per una Spoon River degli animali dimenticati

II edizione

L'istituto Italiano di Bioetica - Campania e la L.A.C. (Lega Antivivisezionista Campana)

bandiscono la seconda edizione del concorso

rivolto agli studenti degli Istituti secondari di secondo grado, con la finalità di attirare l'attenzione sulle sofferenze degli animali.

 

per il bando clicca qui

 

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BANDO DI CONCORSO


Per una Spoon River degli animali dimenticati

L'istituto Italiano di Bioetica - Campania e la L.A.C. (Lega Antivivisezionista Campana) bandiscono un concorso riservato agli alunni degli Istituti secondari di secondo grado, con la finalità di attirare l'attenzione sugli animali la cui vita o il cui sfruttamento non viene notato o fatto notare.

scadenza30 aprile 2016

scarica il BANDO

PREMI

I premiati ex aequo sono:


• Alberto Guglielmo, I G Liceo scientifico Mercalli (Prof.ssa Nappa) “Il cervo e il cacciatore”
• Barbara Cascella, Martina Nappi, Amalia Panico, Mariana Rizzitelli, classe V I Liceo scientifico Caccioppoli “Analogie” (prof. De Rubertis)


Inoltre la giuria ha stabilito di dedicare una Menzione speciale per la capacità di esprimere grande sensibilità per la sofferenza animale a:


• Leonardo Russo, I C Liceo scientifico Mercalli, (Prof.ssa Nappa) “L’abbandono”
• Ludovica Iuliana Illiano, II D Liceo scientifico Mercalli (Prof.ssa Baffa) “Tra le alghe e la schiuma del mare”
• Camilla Sergiano, Liceo Mercalli I D (prof. ssa Baffa)“Una vita a buio”
• Alessandro Menna I G Liceo scientifico Mercalli (Prof.ssa Nappa) “Abbandono…”
 

LE POESIE VINCITRICI

 

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8. Il bene salute e i nuovi orizzonti della biomedicina - a.s. 2008/2009
VII Convegno Regionale di Bioetica per la Scuola
Aula Convegni - «Oltre il Chiostro»
Napoli, 22 maggio 2009

PROGRAMMA
  
ore 8,30 registrazione dei partecipanti
ore 9,00 Saluti
ore 9,30 relazione introduttiva
ore 10,30 Forum degli studenti
ore 12,00 Seduta plenaria –
§ Presentazione dei risultati dei Forum
§ Presentazione dei prodotti realizzati dalle scuole
ore 14,00 Conclusione dei lavori

 

7. Acqua per vivere, acqua per morire. Privatizzazione e distribuzione, idratazione e nutrizione artificiali, inquinamento e sete nel mondo - a.s. 2007/2008

VI Convegno Regionale di Bioetica per la Scuola

Aula Convegni - «Oltre il Chiostro »
Via S. Maria La Nova 44 -  Napoli, 11 aprile 2008

PROGRAMMA
ore 8,30 registrazione dei partecipanti
ore 9,00 Saluti
Prof. Enrico Di Salvo, Direttore Cirb-Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica
Prof. Maria Antonietta La Torre, Presidente Istituto Italiano di Bioetica – Campania
ore 9,30 Prof. Franco Contaldo, Medicina Interna, Università Federico II di Napoli
 “Idratazione e nutrizione artificiali: problemi etici”
ore 10,30 Forum degli studenti
ore 12,00 Seduta plenaria – Presiede: Prof. Pasquale Giustiniani, Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale
§ Presentazione dei risultati dei Forum
§ Presentazione dei prodotti realizzati dalle scuole
ore 14,00 Conclusione dei lavori

Istituti partecipanti:
1. Liceo Scientifico "E.Amaldi" - S.Maria CV (CE)
2. Liceo classico “Cneo Nevio” - S. Maria Capua Vetere (CE) - Relazione: Acqua che uccide
3. Liceo Classico "Umberto I" - Napoli - Relazione III Forum
4. Istituto Tecnico Commerciale Statale "L. da Vinci" - S. Maria C. V. (Ce)
5. Itis "Lucarelli" - San salvatore Telesino (BN)
6. Isa - Cerreto Sannita (BN)
7. Istituto Statale "D.L. Dilani" - S. Giovanni a Teduccio (NA)
8. Itis - Pozzuoli (NA)
9. Itis Curie – Napoli
 

 

6. Il valore ambiente - a.s. 2006/2007
V Convegno Regionale di Bioetica per la Scuola, Seminarium Campanum, Capua (CE)20 aprile 2007, Aula Magna - «Alfonso Capecelatro»

PROGRAMMA

ore 8,30 registrazione dei partecipanti
ore 9,00 Apertura dei lavori –  "Etica e ambiente"
Prof. Maria Antonietta La Torre, Presidente Istituto Italiano di Bioetica – Campania
ore 10,30 pausa
ore 11,00 Forum degli studenti

Forum 1: La responsabilità per la natura – coordina Prof. Antonio Ianniello, Università Suor Orsola Benincasa, Napoli
Forum 2: La natura è una merce? - coordina prof. Giuseppina Ianniello, Istituto di studi storico-religiosi, Capua
Forum 3: Ambiente e questione della tecnica - coordina Prof. Mariangela Esposito, Liceo Amaldi, S.M. Capua Vetere
Forum 4: Diritto all’ambiente e diritto dell’ambiente - coordina Prof. Anna Maria Esposito, Liceo Amaldi, S.M. Capua Vetere
Forum 5: Ambiente e convenzioni internazionali, coordina Prof. Silvana Schiavone, Liceo Amaldi, S.M. Capua Vetere

ore 13,00 pausa pranzo
ore 14,30 Seduta plenaria – Presiede: Prof. Pasquale Giustiniani, Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale
Presentazione dei risultati dei Forum
Presentazione dei prodotti realizzati dalle scuole
ore 16,30 Conclusioni – Prof. Antonio Ianniello, Università Suor Orsola Benincasa, Napoli

Istituti partecipanti:
Liceo Scientifico "E.Amaldi" S.M.Capua Vetere (CE)
ISA Cerreto Sannita (BN)
ITIS "Lucarelli" S.Salvatore Telesino (BN)

 

 

 

 

5. Il corpo tra biologia, biografia e mercato - a.s. 2005/2006
IV Convegno Regionale di Bioetica per la scuola, Seminarium Campanum, Capua (CE) 28 aprile 2006

Istituti partecipanti:

Liceo Scientifico "E. Amaldi" - S. Maria CapuaVetere (CE)
Istituto di Istruzione superiore (ISA - ITIS) "Nicola Giustiniani", Cerreto Sannita (BN)
ITC "Federico II" Capua (CE)
Liceo Scientifico "Carlo Urbani" - S. Giorgio a Cremano (NA)
Liceo Scientifico "G. da Procida" - Salerno
ITCG "Mattei" - Casamicciola (NA)
 

 

 

4. La Convenzione di Oviedo - a.s. 2004/2005
III Convegno Regionale di Bioetica per la scuola, Seminarium Campanum, Capua (CE) 22 aprile 2005

ore 8.30 ritrovo dei partecipanti e iscrizione ai gruppi di lavoro
ore 9.00 Tavola rotonda: La Convenzione di Oviedo
intervengono: prof. A. Ianniello, prof. M.A. La Torre
ore 10.00 Forum degli studenti: coordinano: prof. L. De Caprio, prof. G. Ianniello
Il consenso informato
La tutela della privacy
Problemi etici della sperimentazione
Le biotecnologie
ore 12.00 break
ore 12.30 Sessione collettiva:
relazioni degli studenti sui risultati dei forum
ore 13.45 pausa pranzo
ore 14.45 Sessione collettiva:
relazioni degli studenti sulle attività svolte nelle scuole
ore 16.00 Tavola rotonda: sintesi e conclusioni - La bioetica nelle scuole
intervengono: prof. P.Giustiniani, prof. R. Prodomo
ore 17.00 conclusione dei lavori

Istituti partecipanti:
Liceo Scientifico "E.Amaldi", S. Maria Capua Vetere (CE)
ITC "Federico II" Capua (CE)
Istituto di Istruzione superiore "Nicola Giustiniani", Cerreto Sannita (BN)
Liceo Scientifico Statale "E.Segrè", Marano di Napoli (NA)
 

 

 

 

 

 

 

 

3. Le sfide dell'ingegneria genetica- a.s. 2003/2004
II Convegno Regionale di Bioetica per la scuola
Capua 27 marzo 2004 - Aula Magna “A. Capecelatro”


"Prolungamento della vita umana e ingegneria genetica"

Programma
Ore 9,00 - Arrivi e registrazione al Convegno
ore 9,30 - saluto di S. E. mons. Bruno Schettino arcivescovo di Capua; saluto del Dirigente Scolastico Provinciale dott. Ercole Ammaturo; saluto del Sindaco di Capua dott. Alessandro Pasca di Magliano; saluto del Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose prof. Giuseppe Centore
ore 10,00 - Introduzione al Convegno del Presidente dell’Istituto Italiano di Bioetica-Campania, prof. Pasquale Giustiniani
Tavola Rotonda:
prof. Lorenzo De Caprio – Università degli Studi “Federico II” – Napoli
prof. Donato Matassino – Consorzio per la Sperimentazione, Divulgazione e Applicazione di Biotecniche Innovative – Università del Sannio
ore 11,15 - Pausa
ore 11,30 - Forum degli Studenti (Prima sessione)
ore 13,00 - Pranzo
ore 14,30 - Forum degli Studenti (Seconda sessione)
ore 16,00 - Conclusioni del Presidente dell’Istituto Italiano di Bioetica Campania
ore 16,15 - Visita al Museo Provinciale Campano
ore 17,30 - Fine del Convegno

 

2. Bioetica e intercultura - a.s. 2001/2003
I Convegno regionale di Bioetica per la scuola: "Bioetica e intercultura" - 6 NOVEMBRE 2002
Aula Romolo Cerra - Istituto Nazionale Tumori

PROGRAMMA
ore 8.30 ritrovo dei partecipanti e iscrizione ai gruppi di lavoro
ore 9.00 introduzione al convegno (Aula Magna)
ore 9.30 Forum degli studenti:
 Bioetica e intercultura
 Bioetica di inizio vita e fecondazione assistita
 Bioetica di fine vita e rapporto medico-paziente
 Bioetica, ambiente, biotecnologie
 ore 11.30 coffee break
 ore 12.00
 relazioni degli studenti sui risultati dei forum (Aula Magna)
 dibattito
 ore 13.30 pausa pranzo
 ore 14.30
 relazioni degli studenti sulle attività svolte nelle scuole
 relazioni su “La Bioetica nelle Scuole: percorsi e possibilità didattiche”
 dibattito
 ore 17.00 conclusione dei lavori

 

1. Etica del turismo sostenibile
Corso di Bioetica presso l’Istituto Tecnico per il Turismo di Faicchio (BN) – marzo-aprile 2002
Convegno “Bioetica e turismo sostenibile” - Faicchio (BN) 18 aprile 2002

I Convegno provinciale di Bioetica: “Bioetica e turismo sostenibile”, Istituto Tecnico per il Turismo, 18 aprile 2002, Faicchio (BN), Ente promotore: Istituto Tecnico per il Turismo
Interventi:
Dirigente Scolastica Ines Victory D’Angelo
Prof. Pasquale Giustiniani
Prof. Roberto Gallinaro
Prof. Maria Antonietta La Torre
Prof. Raffaele Maffei
Prof. Michele Di Vico

 

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Scuole di base

 

Il mio cielo è azzurro

Progetto di educazione alla tutela dell’ambiente - a cura di Anna de Rose
(Seconda edizione)

con il patrocinio dell'Istituto Italiano di Bioetica - Campania
Premessa:
Per conservare inalterato l’habitat  che ci circonda, appare ormai evidente come non siano più sufficienti i soli interventi di riqualificazione ambientale o i provvedimenti di difesa e tutela: è necessario creare una sensibilità di massa legata ai processi ecologici e intervenire sul piano dell’informazione e dell’educazione. Laddove si formano le coscienze e si sviluppa il senso civico delle generazioni del domani, si è ancora in tempo per far maturare la consapevolezza dell’importanza che la tutela ambientale ha nel mondo moderno.
Il rapporto Uomo-Ambiente dovrebbe essere guidato dai seguenti principi:
· integrità dell’ecosistema intesa non solo come salvaguardia degli habitat e della biodiversità ma anche come corretto utilizzo delle risorse da parte delle comunità;
· equità sociale mettendo l’accento sulle nostre responsabilità rispetto a quanti popoleranno in futuro il pianeta Terra;
· efficienza dell’economia in funzione delle risorse non rinnovabili, ovvero il miglioramento dell’economia con la diminuzione dello sfruttamento delle risorse non rinnovabili.
Obiettivo generale:
Il progetto vuole attuare un percorso educativo capace di promuovere cambiamenti negli atteggiamenti e nei comportamenti, sia a livello individuale che collettivo, per la salvaguardia e la tutela dell’ambiente. La relazione educativa prevede la partecipazione attiva da parte dei soggetti coinvolti: ragazzi, insegnanti e adulti, in una dimensione di collaborazione e secondo le modalità della ricerca insieme e della ricerca-azione.
Obiettivi formativi:
· spingere il giovane ad interrogarsi sulle proprie abitudini;
· trasmettere l’importanza del risparmio e della salvaguardia delle risorse naturali;
· creare la coscienza dell’importanza del proprio comportamento nella soluzione delle problematiche ambientali;
· far sentire il discente come parte di una comunità che intraprende uno sforzo comune per la salvaguardia delle risorse naturali, conservazione della natura, tutela della biodiversità e promozione del territorio.
Destinatari:
Ragazzi delle SMS
Insegnanti delle scuole coinvolte
Questi ultimi svilupperanno, insieme agli esperti (operatori del D. P.), il percorso didattico – educativo, applicando metodologie e tecniche interattive per l’attiva partecipazione dei discenti e per orientarli consapevolmente verso comportamenti ecologicamente sostenibili.
Programma:
Le linee guida del progetto sono impostate sulla interdisciplinarietà.
I contenuti e la conoscenza delle tematiche ambientali quali la risorsa acqua e il risparmio idrico, i rifiuti recuperati, la diversità biologica coinvolgono diverse discipline in modo trasversale ed integrato.
Il progetto si propone, quindi, di fare informazione, formazione ed educazione in tema di ambiente garantendo un corretto approccio e si articola in:
· Risorsa acqua e consumo idrico
 Tematica:
L’acqua è la risorsa più abbondante del nostro pianeta e gioca un ruolo fondamentale per tutti gli ecosistemi e per la vita umana. Grazie, infatti, alle sue straordinarie qualità, il continuo rinnovo, tramite il ciclo idrologico e la sua capacità autodepurativa, essa ha mantenuto a lungo le caratteristiche di purezza, di qualità e di disponibilità apparentemente illimitata, fornendo l’illusione di una risorsa inesauribile e inalterabile, considerata come un dono gratuito dell’ambiente naturale. La situazione è radicalmente cambiata negli ultimi decenni. In molte aree geografiche, le attività antropiche, spesso irriguardose del rispetto degli equilibri idrogeologici, ne hanno compromesso la quantità e la qualità.
Si vuole risvegliare la coscienza sul ruolo fondamentale di questa risorsa nell’esistenza stessa dell’uomo, e sulla necessità di preservare l’ambiente.

· Azione recupero dei rifiuti urbani
Tematica:
Lo sviluppo economico vuol dire benessere diffuso ed offerta di prodotti sempre più numerosi e diversificati, ma la crescita dei consumi implica anche una grande quantità di rifiuti.
Ogni giorno produciamo una mole impressionante e continua di rifiuti, a volte abbandonati senza cautela: un peso insostenibile per il nostro ambiente, già messo a dura prova da tante forme di inquinamento.
Attraverso un idoneo percorso didattico si vuole evidenziare come la raccolta differenziata rappresenti uno strumento fondamentale per la corretta gestione dei rifiuti urbani. Tra le tante strategie valutate, si è pensato di attuare quella che noi abbiamo definito ”l’ assioma delle tre erre”, ovvero:
 Rifiuto – Riciclaggio – Risorsa
che consiste:
· nella raccolta di tappi di plastica organizzata presso le tre scuole;
· vendita dei tappi ad una ditta specializzata nel riciclaggio;
· impegno del ricavato in opere sociali.

Biodiversità
Tematica:
La varietà delle forme di vita vegetali e animali, presenti negli ecosistemi del pianeta, rischiano di sparire per sempre a causa dell’uomo.
La biodiversità è l’assicurazione sulla vita del nostro pianeta, un patrimonio universale; siamo tutti, quindi, chiamati a difenderla.
Il miglior modo per conservarla è quello di conoscere e valutare le sue componenti e i processi che la influenzano.

Moduli del progetto e programma di insegnamento
Il progetto, che sarà implementato presso tre scuole medie inferiori, è suddiviso in 4 moduli.
Ogni SMS  partecipa con un massimo di 60 discenti.
 Il percorso formativo è costituito complessivamente da n. 50 ore di attività così articolate:
· n. 8 ore di formazione per gli educatori;
· n. 42 ore di lezioni per i discenti, di cui:
1. n. 21 ore di lezioni teoriche;
2. n. 21 ore di attività pratiche: laboratorio, elaborazione disegni, volantini, adesivi.
Sono previste:
la produzione di dipinti, sempre in tema di educazione ambientale, da realizzare su borse di stoffa;
la partecipazione al Guiness dei primati per la raccolta dei tappi di plastica, valutazione in peso;
la visita a un centro di riciclaggio.
Modulo
Unità didattiche
Orientamento
Presentazione del gruppo
Articolazione del percorso formativo
Acqua
Ciclo dell’acqua
Risparmio di acque destinate al consumo umano
Riciclaggio
Differenziazione corretta dei rifiuti
Riciclo di alcuni materiali
Utilizzo di risorse ecocompatibili
Biodiversità
Risorse
Biomi
Ecosistemi 
Valori

Ogni attività dei discenti verrà accompagnata:
· dalla fornitura della documentazione necessaria ad inquadrare gli argomenti trattati (riferimenti bibliografici e indirizzi per approfondimenti ed esemplificazioni);
· dalle dispense relative ai diversi argomenti;
· dal materiale per svolgere nel modo più produttivo i lavori di gruppo
 ( esempi, documenti schede di lavoro e di sintesi);
· dalle schede di autovalutazione relative ai moduli sviluppati.
Gli esiti delle verifiche saranno oggetto di analisi con i ragazzi per identificare i miglioramenti e gli interventi necessari.
Per quanto concerne l’utilizzo di strumenti didattici, si utilizzeranno: lavagna fissa e/o a fogli mobili, lavagna luminosa, videoproiettore, computer. Ai partecipanti saranno distribuite fotocopie di materiale di lavoro, CD. Si farà ricorso a tecniche diverse e adeguate di volta in volta all’argomento/tematica che si affronterà. Si prediligeranno comunque metodologie attive, poiché si parte dal presupposto che l’apprendimento effettivo è soprattutto quello derivante dall’esperienza: comprensione, elaborazione e metabolizzazione dell’esperienza vissuta.
Queste metodologie funzionano in particolare quando si tratta, più che di acquisire o memorizzare elementi cognitivi nuovi, di ristrutturare concezioni ed atteggiamenti; obiettivo reale di questo progetto.
Durata del progetto

Durata del progetto in ore  50 x 3 = 150
Durata del progetto in mesi/anno 7/1
Data di avvio: Ottobre 2006 
Data di conclusione progetto: Aprile 2007

Monitoraggio e valutazioni delle azioni del progetto e delle competenze acquisite:

1. Verifica dell’accesso a tutte le informazioni fornite nel percorso formativo
L’analisi dell’andamento delle presenze individuali permetterà di evidenziare l’esistenza di eventuali carenze informative e di definire strategie per colmarle.
2. Verifica della comprensione delle informazioni
La novità e la complessità di alcuni dei contenuti potrà far insorgere nei partecipanti difficoltà in ordine alla comprensione di alcune informazioni, in particolare quando la loro natura si discosti in modo significativo dal back ground culturale dei partecipanti. Al termine del modulo sarà perciò somministrata una scheda di autovalutazione della comprensione dei principali argomenti trattati.
3. Controllo della comprensibilità delle informazioni erogate.
I risultati della scheda di autovalutazione saranno tabulati allo scopo di rilevare gli argomenti per i quali esistono scostamenti significativi rispetto alla media.
Sarà inoltre valutato il livello di soddisfazione dei partecipanti attraverso un questionario, che misurerà il gradimento per l’attività corsuale rispetto:
· alla significatività delle informazioni ricevute;
· alle modalità della comunicazione;
· alle proposte di attività e alla loro organizzazione;
· alla percezione di utilità delle informazioni e delle attività rispetto alle proprie attività.
Conclusioni:
La realizzazione del progetto “Il mio cielo è azzurro” è un’occasione importante per suscitare nei ragazzi l’attenzione su diverse problematiche ecologiche, considerato che i giovani sono consumatori di oggi e saranno consumatori di domani.
Bisogna contare su di loro per orientare ed educare all’acquisizione di abitudini e comportamenti corretti finalizzati a sviluppare un nuovo stile di vita, un approccio diverso con il mondo che ci circonda che abbia come fine ultimo il rispetto e l’integrazione in equilibrio con l’ambiente.
Pompei 13 luglio 2006

Il Responsabile del progetto-dott. Lucia Roma

Il Responsabile del settore-dott. Anna de Rose

AZIENDA SANITARIA LOCALE NA 5
DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE
Settore Studi e Formazione
Via Acquasalsa, 2 – 80045 Pompei
tel. 0815352610- 606  fax 0815352602

 

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Spazio docenti

 

Materiali didattici

 

V CONVEGNO REGIONALE DI BIOETICA PER LA SCUOLA
“Il Valore Ambiente”

AMBIENTE E CONVENZIONI INTERNAZIONALI
Silvana Schiavone
docente di Lettere
Liceo Scientifico “E.Amaldi”- S.Maria C.V.(CE)
 
Negli ultimi trent’anni, in conseguenza del degrado dello stato di salute del pianeta e dei frequenti disastri ecologici, si è sempre più sentita, da parte della comunità internazionale, l’esigenza di proteggere l’ambiente, preoccupandosi di stabilire linee programmatiche da seguire per garantirne la salvaguardia e arginarne il deterioramento. Davanti ai danni causati dall’inquinamento la legislazione nazionale adottata nei vari Paesi si è dimostrata ben presto insufficiente e ci si è resi consapevoli di dover intervenire a livello mondiale con una politica ambientale ed una regolamentazione giuridica ben definita. In particolare, la Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano (UNCHE, United Nations Conference on Human Environment), tenutasi a Stoccolma nel 1972, ha segnato l’inizio di una presa di coscienza a livello globale ed istituzionale dei problemi legati all’ambiente. Si legge nella dichiarazione finale:” Siamo arrivati ad un punto della storia in cui dobbiamo regolare le nostre azioni verso il mondo intero, tenendo conto innanzitutto delle loro ripercussioni sull’ambiente”. Da quel momento la protezione ed il miglioramento dell’ambiente sono divenute, nelle intenzioni delle Nazioni Unite, priorità di capitale importanza, in quanto presupposto del benessere dei popoli e del progresso del mondo intero. L’attenzione della Conferenza di Stoccolma si concentrò sulla cooperazione internazionale e come esito furono istituiti ministeri e agenzie dell’ambiente in più di 100 Paesi e in 20 anni si stima che furono formate circa 100.000 organizzazioni. Ciò ha indotto gli Stati a stipulare convenzioni multilaterali, regionali, bilaterali e a predisporre strumenti volti a proteggere l’ambiente in ogni sua forma.
 
Le Convenzioni in generale, stabiliscono obblighi di cooperazione in funzione preventiva.
 
Per l’inquinamento dell’ARIA e la protezione della fascia di OZONO

CONVENZIONE DI VIENNA 1985 e relativi Protocollo di Montreal 1987 poi successivamente modificato
Tale accordo prevede l’eliminazione completa dell’uso delle sostanze inquinanti entro il 1996. Tappe differenziate per i Paesi in via di sviluppo. Sono entrati Cina, India e Brasile e successivamente quasi tutti i Paesi in via di sviluppo.
Viene vietata la produzione, la messa in commercio, l’uso in processi produttivi, la limitazione all’importazione e all’esportazione di una serie di gas, i clorofluorocarburi, il tetracloride, tricloroetano, gli idrobromofluorocarburi e gli altri indicati negli allegati al Regolamento UE n°20037/2000.
I cluorofluorocarburi sono perciò proibiti negli aerosol, come solventi,come sostanze refrigeranti. Sono consentite delle eccezioni in alcuni casi in cui tali sostanze servono ad usi essenziali, ad es. medici, di ricerca o militari. Si devono osservare cautele anche nella dismissione di que beni (es:frigoriferi, estintori) che contengano queste sostanze.
 
CONVENZIONE DI GINEVRA 1979 sull’inquinamento transfrontaliero a lunga distanza.
Programma di cooperazione per il monitoraggio delle sostanze che inquinano l’atmosfera in Europa. Riduzione delle emissioni di zolfo e loro flussi transfrontalieri.
 
CONVENZIONE DI STOCCOLMA 2001.
Si pone come obiettivo l’eliminazione e la diminuzione dell’uso di alcune sostanze nocive per la salute umana e per l’ambiente definite Inquinanti Organici Persistenti (POP). I POP, altamente tossici, si propagano nell’aria, nell’acqua o nel terreno e a causa della loro scarsa degradabilità, risiedono nell’ambiente per lungo tempo. Nonostante questo divieto, alcune di queste sostanze sono ancora utilizzate. La Convenzione è entrata in vigore il 17 maggio 2004 ed hanno aderito 150 paesi tra cui gli stati membri dell’Unione Europea. Alcune deroghe ai divieti sono accordate ad esempio per il DDT che resta indispensabile per i paesi in via di sviluppo per la lotta contro la malaria. I paesi industrializzati si obbligano a fornire assistenza tecnica ai paesi in via di sviluppo e ai paesi ad economia di transizione per aiutarli a conformarsi agli obblighi della Convenzione.
 
Per le Attività Industriali a rischio di incidente rilevante,la CONVENZIONE DI HELSINKI del 1992 si fonda sul principio della prevenzione: gli stati devono adottare delle politiche e delle strategie volte a ridurre i rischi di incidenti industriali. Devono stabilire delle norme di sicurezza, eventualmente istituire dei sistemi di autorizzazione, permettere una valutazione dei rischi, applicare le tecnologie più appropriate, sorvegliare le attività pericolose.
Esempi di incidenti: Seveso 1976; Romania 2000. Un’impresa di lavorazione dell’oro ha causato la fuoriuscita di circa 100.000 metri cubi di acqua mescolata a cianuro nel fiume Lapus; tali acque si sono poi riversate nel Danubio.
Olanda2000. Esplosione di una fabbrica di fuochi d’artificio.
Tolosa, Spagna 2001. Esplosione di una fabbrica di fertilizzanti. Il fine della Convenzione è dunque quello di prevenire gli incidenti e limitarne i loro effetti sull’uomo e sull’ambiente.
 
Inquinamento del mare e delle acque.
 
Le prime convenzioni sul diritto del mare vengono siglate nel contesto delle Nazioni Unite nel 1958; queste si occupano però più della delimitazione degli spazi marittimi che dell’inquinamento delle acque. Di diverso tenore è invece la CONVENZIONE DELLE NAZIONI UNITE firmata a Montego Bay nel 1982 (ratificata e resa esecutiva in Italia con la legge 2 Dicembre 1994, n°689), con la quale gli Stati si impegnano a proteggere e a rispettare l’ambiente marino, soprattutto a vigilare che le attività poste sotto la loro giurisdizione e il loro controllo non mettano in pericolo l’ambiente di altri Stati o non pregiudichino l’ambiente in zone al di là di quelle sulle quali esercitano la loro sovranità. ( Si deve tener presente che il mare è diviso in varie zone e lo Stato esercita la sua sovranità sulle acque interne e sul mare territoriale fino a 12 miglia dalla costa, diritti sovrani sullo sfruttamento della Zona Economica Esclusiva, (ZEE), ossia sulle acque fino a 200 miglia dalla costa, e sulla piattaforma Continentale, ossia il fondo marino e il sottosuolo fino a 200 miglia dalla costa. L’alto mare, oltre la ZEE, è libero). La Convenzione si occupa di contrastare l’inquinamento di origine tellurica, di origine atmosferica, proveniente dai fiumi e dagli oleodotti, quello derivante dalle attività di immersione e attività di navigazione. Devono essere preservati gli ecosistemi rari e gli habitat delle specie in pericolo. Le misure introdotte sono destinate a evitare l’inquinamento derivante dal ricorso a tecnologie o all’introduzione intenzionale o accidentale di specie non indigene che rischino di introdurre mutamenti considerevoli e nocivi all’ambiente.
Casi famosi di inquinamento:
A partire dal 1953 gli abitanti della baia di Minamata in Giappone furono vittima di una strana epidemia. Le inchieste svolte finirono per accertare la responsabilità delle industrie locali che per anni avevano riversato mercurio nel mare che si era accumulato nei pesci e nei molluschi che erano stati consumati dalla popolazione con la conseguenza di morti, malformazioni nei feti, ecc….
1967-La petroliera gigante Torrey Canyon si spezzò al largo delle coste della Cornovaglia riversando 10.000 tonnellate di greggio che andarono a macchiare le coste francesi e inglesi. Questa fu la prima catastrofe ambientale resa nota dai media, ciò portò alla presa di coscienza della fragilità dell’ambiente marino e dei problemi economici che potevano derivare da un tal genere di inquinamento.
1999- La petroliera Erika che navigava con bandiera maltese e trasportava idrocarburi per conto della società Total si è spezzata in due a sud della punta Finistere, in Bretagna. Ne sono fuoriuscite 20.000 tonnellate di petrolio che hanno inquinato oltre allo spazio marittimo, circa 400 km di costa atlantica.
2002-La petroliera Prestige, battente bandiera delle Bahamas, che trasportava 77.000 tonnellate di petrolio si è trovata in difficoltà al largo delle coste spagnole. Dopo essere stata rimorchiata per cinque giorni, il suo scafo si è rotto ed è affondata.
Questi due ultimi eventi scossero molto l’opinione pubblica, ciò ha contribuito a prendere misure giuridiche a livello internazionale e a livello comunitario.
Per quanto riguarda l’inquinamento derivante dalle attività di navigazione la Convenzione prevede obblighi degli Stati diretti ad introdurre forme di controllo sulle navi, da esercitarsi non solo da parte dello Stato di bandiera della nave, ma anche dallo Stato del porto in cui la nave volontariamente attracchi, e dallo Stato costiero relativamente al mare territoriale e alla zona economica esclusiva (ZEE).
 
LA CONVENZIONE MARPOL, sull’inquinamento marino,1973 ha come scopo di mettere fine all’inquinamento da idrocarburi ed altre sostanze nocive e di ridurre il riversarsi in mare di questo tipo di sostanze. SI prevede la progressiva sostituzione delle petroliere a scafo semplice.
 
Per le risorse idriche il problema non è solo quello della tutela contro l’inquinamento ma anche quello della loro gestione, per permettere anche alle generazioni future l’utilizzo di questa risorsa.
L’inquinamento è diverso a seconda dell’utilizzazione delle acque, domestica, industriale, agricola, per la navigazione, per la produzione idroelettrica….e può derivare da : scarico di sostanze nocive diretto o indiretto ( es attraverso il suolo); di tipo termico come quello dell’acqua utilizzata per raffreddare le centrali elettriche; da fosfati e nitrati presenti nei fertilizzanti.
Convenzione sulla protezione e utilizzazione dei corsi d’acqua transfrontalieri e dei laghi internazionali 1992.
 
LA CONVENZIONE SULLA DIVERSITA’ BIOLOGICA elaborata in occasione della Conferenza su Ambiente e Sviluppo tenutasi a Rio de Janeiro tra il 3 e 14 Giugno 1992, mirava a promuovere un accesso equilibrato alle risorse biologiche degli ecosistemi ed invitava alla cooperazione internazionale gli Stati. La Convenzione ha posto la vitale necessità di conservare in situ gli ecosistemi e gli habitat naturali e di mantenere e ricostituire le popolazioni di specie vitali nei loro ambienti naturali. Ha indicato una serie di obiettivi su cui elaborare opportune strategie per un’efficace conservazione della biodiversità, per l’accesso alle risorse genetiche ed il trasferimento delle biotecnologie, per la sensibilizzazione delle popolazioni.
 
LA CONVENZIONE DELLE NAZIONI UNITE per la lotta contro la desertificazione adottata a PARIGI il 17 giugno 1994, ha l’obiettivo “di combattere la desertificazione e mitigare gli effetti dell’aridità in Nazioni che stanno soffrendo a causa di gravi siccità e/o desertificazioni, particolarmente in Africa”.
La Convenzione ha invitato i contraenti alla massima cooperazione ed ha auspicato il miglioramento della produttività delle terre coltivate, il loro recupero, la loro conservazione, nell’ottica di prevenire le conseguenze a lungo termine della desertificazione, comprese estinzione delle specie animali e cambiamento climatico. Soprattutto la Convenzione ha chiamato le Nazioni industrializzate ad un impegno solidale nei confronti delle popolazioni più povere affinchè offrano un sostegno concreto ai Paesi in via di sviluppo partecipanti alla Convenzione fornendo loro risorse finanziarie, facilitando l’accesso alle tecnologie ed alle conoscenze.Essa ha stabilito inoltre il dovere delle Nazioni colpite dalla desertificazione e dalla siccità di dare prioritaria importanza alla lotta contro tali problemi, promuovendo la consapevolezza e la partecipazione delle popolazioni locali, sviluppando piani di azione locale per combattere la desertificazione mediante una partecipazione delle zone rurali del Paese e di quelle persone che vivono dell’agricoltura.
 
Con LA CONVENZIONE QUADRO sui cambiamenti climatici, si è fissato l’obiettivo di stabilizzare la concentrazione in atmosfera dei gas serra dovuta all’impiego di combustibili fossili,ad un livello tale da impedire pericolose conseguenze per il sistema climatico. Ai Paesi industrializzati, veniva richiesto  il maggiore sforzo economico ed assegnato l’onere dell’avvio delle misure che avrebbero dovuto condurre alla riduzione, nei successivi 10 anni, delle emissioni di anidride carbonica ai livelli del 1990.
La Conferenza delle Parti (COP), Organo Supremo sul clima, divenuto la massima autorità della Convenzione, riunitasi per la prima volta a Berlino nel marzo 1995 è stata convocata, da allora, annualmente per verificare l’effettivo rispetto degli impegni assunti dai Paesi firmatari della Convenzione.
Ad oggi vi sono già state9 Conferenze delle Parti: Berlino, Ginevra, Kyoto, Buenos Aires, Bonn, Aja, Marrakech, Nuova Delhi, Milano. Le Conferenze hanno visto lunghe e travagliate trattative sul problema del clima: una volta adottato nel corso della 3° Conferenza delle Parti a Kyoto nel 1997, il Protocollo di attuazione (Protocollo di Kyoto), nelle sessioni successive di Buenos Aires(1998), Bonn(1999)e l’Aja(2000), gli sforzi sono stati tutti rivolti alla ricerca di una base comune al fine di ratificare il Protocollo stesso e di darvi concerta attuazione. La fuoriuscita degli Stati Uniti e la reticenza dei Paesi come la Russia, il Canada,il Giappone, hanno tuttavia ostacolato il raggiungimento del numero minimo dei Paesi (55 Nazioni che, rappresentino il 55% delle emissioni mondiali di gas serra del 1990), dai quali il Protocollo di Kyoto deve essere ratificato per entrare in vigore.
Il Protocollo impegna i paesi industrializzati e quelli ad economia in transizione (i paesi dell’Est Europeo) a ridurre complessivamente del 5,2 per cento le principali emissioni antropogeniche di gas serra entro il 2010 e, più precisamente, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2012. Il paniere di gas serra considerato nel Protocollo include sei gas: l’anidride carbonica, il metano, il protossido d’azoto, i fluorocarburi idrati, i per fluorocarburi, l’esafloruro di zolfo.
L’anno di riferimento per la riduzione delle emissioni dei primi tre gas è il 1990, mentre per i rimanenti tre (che sono gas lesivi dell’ozono stratosferico e che per altri aspetti rientrano nel Protocollo di Montreal) è il 1995. La riduzione complessiva del 5,2% non è uguale per tutti i Paesi. Per i paesi membri dell’Unione Europea nel loro insieme la riduzione dovrà essere pari all’8%, per gli USA al 7%, per il Giappone al 6%.
Il Protocollo incoraggia i governi a collaborare tra loro, a migliorare la loro efficienza nel settore dell’energia, a riformare i settori dell’energia e dei trasporti, a promuovere forme di energia rinnovabile, eliminare inappropriate misure fiscali e imperfezioni del mercato, limitare le emissioni di metano provenienti dalla gestione dei rifiuti e dal sistema energetico, e a proteggere le foreste e altre “fonti” di carbone.
Si individuano tre diverse categorie di Paesi:
1)    Paesi in via di sviluppo, che non sono sottoposti ad obblighi di riduzione di gas ad effetto serra ma esclusivamente a obblighi di cooperazione e scambi diinformazioni.
2)    Paesi in transizione verso un’economia di mercato, che sono tenuti ad obblighi ridotti quanto alle emissioni di gas ad effetto serra.
3)    Paesi economicamente avanzati, per i quali il Protocollo fissa mediamente al 5% la percentuale di riduzione delle emissioni di gas per il periodo 2008-2012.
La resistenza della Russia e l’opposizione degli Stati Uniti alla ratifica del Protocollo sono legate ai criteri utilizzati per la distribuzione dei costi per il raggiungimento degli obiettivi di contenimento dei fenomeni di cambiamento climatico previsti per il primo periodo di attuazione del Protocollo (2008-2012). In questa prima fase i costi graveranno solo sui Paesi industrializzati. La debolezza di questo criterio deriva dal fatto che probabilmente alla fine del primo periodo di applicazione (2012) altri paesi in via di sviluppo (Cina, India, Brasile)raggiungeranno e potranno persino superare i livelli di emissioni dei paesi industrializzati. Cosicchè il contenimento imposto ai Paesi più sviluppati rischia di essere compensato dall’incontrollato aumento delle emissioni da parte di quei paesi in via di sviluppo che si stanno incamminando sulla strada dello sviluppo economico.
La Conferenza di Marrakech del 2001 ha prodotto gli accordi di Marrakech sull’applicazione del Protocollo di Kyoto. Secondo tali accordi ciascuno Stato vedrà attribuirsi una quota percentuale di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra denominata diritto di emissione. Se uno Stato produce una percentuale di gas ad effetto serra maggiore di quella autorizzata, godrà della possibilità di acquistare, da un Paese che ne produce di meno, la sua eccedenza di diritti di emissione.
Grazie alle misure previste e all’utilizzo dei meccanismi di Kyoto, l’Unione Europea riuscirà a ridurre entro il 2010 le proprie emissioni del 9,4% rispetto all’anno di riferimento. I dati più recenti rivelano una diminuzione delle emissioni pari ad appena l’1,7% rispetto al 1990.
Iniziative utili alla riduzione delle emissioni:
1)    Diffusione delle fonti di energia rinnovabile.
2)    Miglioramento dei metodi di combustione degli autoveicoli
3)    Miglioramento dell’efficienza degli edifici.
4)    Diffusione dell’idrogeno rinnovabile.
5)    Fissione nucleare
6)    Migliore gestione delle risorse agricole e forestali.
Le fonti principali di energia rinnovabile sono quella solare, idroelettrica, eolica e da biomassa. Queste forme di energia sono nella maggior parte del mondo le uniche risorse locali disponibili. Esse derivano direttamente o indirettamente da quella solare ed hanno il vantaggio di presentare generalmente un basso impatto ambientale, ad esclusione dell’incenerimento della biomassa o dei rifiuti urbani. Alcune di queste risorse (celle solari) producono energia a costi attualmente maggiori di quelle fossili e nucleari.
 
La Dichiarazione Politica sullo Sviluppo Sostenibile
Si ricorda,infine, tra le altre iniziative avanzate allo scopo di eliminare la povertà e porre le Nazioni sottosviluppate in condizione di progredire e svilupparsi, LA DICHIARAZIONE POLITICA SULLO SVILUPPO SOSTENIBILE firmata dagli Stati in occasione del summit mondiale tenutosi a Johannesburg tra il 26 agosto e il 4 settembre 2002, in cui si ribadiscono gli impegni sottoscritti nei precedenti vertici evidenziando le interdipendenze tra i problemi ambientali e quelli sociali e sottolineando l’importanza di ridurre “il profondo contrasto che divide la società tra ricchi e poveri ed il crescente divario tra mondi sviluppati e quelli in via di sviluppo”.
Il piano d’azione adottato in occasione del summit, definisce concretamente alcuni obiettivi prioritari:
1)    La cooperazione, per cui si è deciso di destinare ad un fondo per la solidarietà lo 0,7% del prodotto interno lordo dei Paesi ricchi e si sono stabiliti ben 562 progetti bilaterali tra Paesi industrializzati e Paesi poveri relativi a diverse aree di intervento (tra queste povertà, energie rinnovabili, purificazione delle acque.)
2)    Risorse idriche in relazione alle quali si è assunto l’impegno di dimezzare entro il 2015, il numero delle persone che non hanno accesso all’acqua potabile ed ai servizi igienici.
3)    L’energia, per la quale gli Stati aderenti si sono impegnati ad un “sostanziale incremento dell’uso di fonti rinnovabili di energia (eolica, solare,biomassa ecc…)
4)    La protezione della biodiversità attraverso una significativa riduzione, entro il 2010, del ritmo di estinzione delle varietà delle specie viventi, ed il mantenimento dell’abbondanza e delle varietà delle specie ittiche, mediante messa al bando di tecniche di pesca devastanti ed imposizione del rispetto dei periodi di riproduzione.
5) Eliminazione delle sostanze chimiche tossiche e nocive (in particolare dei pesticidi in agricoltura) entro il 2020.
6)    Il clima, in relazione al quale sono stati ribaditi gli impegni assunti nella Convenzione di Rio sui cambiamenti climatici, e si è fatto appello per la ratifica del Protocollo di Kyoto a quei Paesi che ancora non lo avessero fatto.
Con il vertice sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg si è cercato quindi, di affrontare il nodo centrale di come raggiungere oggi lo sviluppo economico e sociale , ma soprattutto di come renderlo sostenibile rispetto all’ambiente e al futuro del genere umano.
Tuttavia i progressi raggiunti negli ultimi anni in termini di miglioramento dell’ambiente e di sviluppo sostenibile sono stati minimi. A 10 anni di distanza dal primo summit di Rio, si è dovuto, infatti, constatare che, pur avendo quest’ultimo provocato una presa di coscienza globale sulle priorità ambientali ed innescato una quantità di processi istituzionali di successo, non ha però prodotto tangibili risultati globali: l’equilibrio ecologico si è deteriorato, (si pensi al continuo aumento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera o alla inesorabile diminuzione delle foreste) la povertà mondiale è aumentata e il bisogno fondamentale di cambiare radicalmente i modelli di produzione e consumo è stato pressoché ignorato. Di fronte a questa realtà è parso chiaro che gli sforzi profusi per evitare e prevenire i rischi e le violazioni in materia ambientale non hanno purtroppo raggiunto l’obiettivo in modo soddisfacente.
 
APRILE 2007
                            
B I B L I O G R A F I A

LAURA VALLE - Lezione di diritto dell’ambiente
FEDERICO ANTICH – Origine ed evoluzione del diritto internazionale ambientale

 

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DIRITTO ALL’AMBIENTE E DIRITTO DELL’AMBIENTE

AnnaMaria Esposito
docente di Scienze
Liceo Scientifico”E.Amaldi”- S.Maria C.V.(CE)
  
Lo sviluppo delle società umane, nel corso dei millenni, è stato caratterizzato da una serie di cambiamenti dei sistemi naturali della Terra, che hanno permesso di sostenere modi di vivere sempre più sofisticati e confortevoli di una popolazione in continua crescita. Ciò ha determinato una transizione verso strutture sociali e politiche complesse, che hanno favorito grandi progetti a vantaggio dell’uomo permettendogli di ottenere approvvigionamenti sicuri di cibo, acqua, energia e materiali.
Con l’avvento dell’industrializzazione, in particolare, si è assistito ad un’accelerazione dei cambiamenti ambientali, che hanno  interferito con maggiore incisività con gli ecosistemi terrestri, con serie conseguenze anche sulla salute dell’uomo. Tutto ciò è stato permesso specialmente dalle civiltà occidentali che, supportate da una visione del mondo in cui da un lato vi è l’uomo e la sua necessità di progredire materialmente e, dall’altro, la natura con una serie di risorse a totale disposizione del progresso umano, sono state per secoli indifferenti alle tematiche ambientali. Dalla seconda metà del ventesimo secolo le grandi conquiste della tecnica e della tecnologia hanno in qualche modo legittimato questa visione per cui oggi si assiste a cambiamenti degli ecosistemi in proporzioni che non hanno precedenti (riduzione della diversità biologica, effetto serra, buco dell’ozono, ecc…). Questa grave crisi ecologica, attualmente, è arrivata ad un punto tale da mettere in dubbio, su lungo periodo, la sopravvivenza dello stesso genere umano facendo rischiare alle generazioni future di non avere le stesse opportunità di sviluppo di cui noi godiamo e beneficiamo.
Le indagini svolte dai maggiori centri di analisi e di ricerca sullo stato dell'ambiente e sulle cause che determinano il suo degrado dimostrano che il nostro sistema economico e sociale ha determinato un'insostenibilità dei modelli di sviluppo per cui è necessario un cambiamento sia dei processi di produzione che di quelli di consumo. L’ambiente, come complesso di beni naturali e culturali, quindi,  non può più essere considerato l’oggetto natura-risorsa contrapposto al soggetto uomo: è necessario il passaggio dal “moderno scientifico-tecnico”, che ha insistito sull’emancipazione dell’uomo attraverso il dominio della scienza sulla natura, al “post moderno”, che problematizza la questione ambientale opponendo al metodo riduzionistico un approccio olistico, che percepisce ed affronta le tematiche ambientali nella loro globalità evidenziandone le caratteristiche giuridiche, sociali, etiche e politiche.
Nell’ambito del sistema sociale, la consapevolezza del contrasto tra il tradizionale modello di benessere e sviluppo economico e la necessità di salvaguardare gli equilibri ambientali è andata gradualmente crescendo. Nel corso degli anni, infatti, dopo una prima reazione al degrado ambientale, basata sulla convinzione del diritto di ciascuno a proteggersi contro i danni che un ambiente ostile può procurargli (diritto alla vita) e del dovere di non danneggiare l’ambiente per non subire danni alla salute (diritto alla salute), si è acquisita la consapevolezza del diritto da parte dell’uomo attuale e delle generazioni future di poter godere di un ambiente migliore (diritto all’ambiente) che, a sua volta, come bene ed entità autonoma, ha diritto alla propria esistenza (diritto dell’ambiente). In particolare, il diritto ambientale, inteso come l’insieme di quelle norme rivolte in maniera più o meno diretta a disciplinare problematiche attinenti all’ambiente, nasce come risposta alla crisi della società attuale nella gestione dei rapporti fra uomo e natura e fra modi di produzione ed uso delle varie risorse.
Negli ultimi decenni l’intervento giuridico nel campo ambientale ha seguito due linee di tendenza: la prima si è basata sulla convinzione che la protezione della natura sia vantaggiosa per l’uomo, la seconda sulla convinzione normativa che è dovere dell’uomo proteggere e custodire i valori di qualsiasi genere. Dall’intreccio confuso e disorganico di entrambe le tendenze il diritto ha cercato di individuare nuove direzioni di sviluppo i cui obiettivi sono: proteggere l’autoregolazione della natura e disciplinare le attività umane rivolte all’ambiente.
Il diritto costituisce, anche, il fondamento dei diversi strumenti di cui nel tempo si è dotata la comunità internazionale per far fronte ai problemi ambientali. La Conferenza di Stoccolma (1972), il Rapporto Brundtland della Commissione Mondiale sull’ambiente e sullo sviluppo (1987), il Summit della Terra di Rio de Janeiro (1992), il Protocollo di Kyoto (1997) della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ed il riscaldamento globale, La Conferenza di Johannesburg (2002) sullo sviluppo sostenibile e la Conferenza di Nairobi (2006) sui cambiamenti climatici esprimono, infatti, lo sforzo della Comunità mondiale per pianificare lo sviluppo sostenibile e testimoniano l’affermarsi del principio di responsabilità condivisa, che coinvolge non solo i vari stati, ma, anche imprese, enti pubblici, industrie.
I principi del diritto ambientale, emersi nel diritto internazionale dell’ambiente come strumenti per realizzare forme di consenso su strategie e comportamenti da tenere rispetto a problematiche di carattere globale, si sono anche affermati nei diritti sovranazionali “regionali” e nei diritti nazionali.
Oggi,  in Italia il termine “ambiente”(assente nella Costituzione entrata in vigore il primo gennaio 1948), dopo varie successive sentenze della Corte Costituzionale, indica un valore primario, non subordinato ad altri interessi, da salvaguardare e proteggere , qualcosa di più di un mero diritto soggettivo. L’approccio italiano al diritto ambientale inizialmente è stato caotico ed ingovernabile a causa dello sviluppo e della trasformazione della percezione della natura e per la ricerca dei mezzi più adeguati di tutela dell’ambiente. Successivamente è stato caratterizzato dalla emergenzialità legata a fatti ed avvenimenti spesso tragici e condizionato dai dati scientifici riferiti a varie discipline come l’ecologia, la chimica, le biotecnologie. In particolare nel nostro Paese le difficoltà nell’affrontare le problematiche giuridiche legate all’ambiente trovano la spiegazione in due ordini di motivi: il primo è di carattere strutturale, per gli approcci interdisciplinari che difficilmente si lasciano “piegare” dalle categorie “rigide e semplificanti” del diritto; il secondo è di carattere soggettivo, dovuto alla reticenza a riconoscere dignità ed autonomia al diritto ambientale, ritenuto, al più, come un ramo settoriale e specialistico di discipline più consolidate.
Il diritto comunitario, sin dal 1974,  ha dato un notevole contributo allo sviluppo del nostro diritto ambientale, facendogli superare l’impasse culturale e ordinamentale, che aveva determinato una cristallizzazione del dibattito dottrinale sulla ricerca di una sistemazione degli oggetti e dei soggetti del diritto ambientale nelle categorie tradizionali dei beni giuridici e dei diritti pubblici soggettivi.
I “principi comunitari di gestione dell’ambiente” rappresentano il risultato di una progressiva evoluzione del diritto ambientale. Infatti, dopo il principio “chi inquina paga”,che nasconde nella semplicità della sua formula-slogan una certa ambiguità e difficoltà di applicazione, si sono affermati il principio “preventivo”, che si basa sulla certezza scientifica e considera l’impatto delle attività umane sull’ambiente un effetto abituale dell’agire individuale e sociale, ed il principio “precauzionale”, che implica un metodo generale e giuridicamente strutturato di valutazione dei rischi impliciti nelle azioni umane. Mentre, però, il principio di prevenzione fa riferimento a rischi certi, cioè conosciuti e scientificamente dimostrabili, il principio di precauzione fa riferimento a rischi incerti, che da dati scientifici disponibili risultano solo potenziali. Va sottolineato che il principio precauzionale, rappresenta una delle “frontiere” più interessanti e controverse del diritto ambientale poiché fonda le sue basi su paure e contraddizioni della nostra epoca, specialmente in relazione all’uso di alcune tecnologie, e riaccende il dibattito sui rapporti tra diritto e scienze esatte. Tale principio, inoltre, consente di affrontare aspetti fondamentali legati al diritto all’informazione ed alla partecipazione democratica nella gestione dei rischi.
La comunicazione ambientale, o meglio, l’informazione su questioni ambientali, nasce, pertanto, come una presa di coscienza collettiva e diventa un elemento costitutivo dei diritti di cittadinanza. Essa, però, per essere efficace, deve: 1) passare da un’informazione volta a sensibilizzare, ad una che corresponsabilizza; 2) essere interattiva piuttosto che unidirezionale; 3) essere continua e di prevenzione e non episodica e di emergenza; 4) essere più rigorosa sulle fonti ed i dati informativi, che devono essere comprensibili, aggiornati e confrontabili.
L’opinione pubblica, grazie ad una maggiore informazione, ha manifestato in questi ultimi decenni una crescente sensibilità verso le questioni ambientali ed ha cominciato a percepire il pianeta come un grande macroecosistema. I cittadini sono diventati più attenti alle scelte politiche, sociali ed ambientali operate nelle zone più disparate della terra e sono più consapevoli dell’importanza del raggiungimento di uno sviluppo sostenibile, che subordina lo sviluppo economico alla salvaguardia dell’equilibrio naturale. Mentre, però, aumenta la sensibilità complessiva dell’opinione pubblica rispetto ai temi ambientali, non sempre i cittadini evidenziano comportamenti e stili di vita ecocompatibili. Infatti, se a parole essi sono consapevoli dell’importanza dell’ambiente, come fattore cruciale per la qualità della vita, spesso non sono disposti a mettere in discussione i propri modelli di consumo per rispettare l’ambiente. Non è errato dire, quindi, che non si può ancora parlare di cultura ambientale, specialmente se si considerano  le fratture tra  mondo “ricco” e quello “povero”. Una cultura ambientale corretta presupporrebbe, infatti, il passaggio dall’io al noi, dall’avere all’essere, dal singolare al plurale. In questa ottica, affrontare le minacce al patrimonio naturale del pianeta, deve essere visto anche come lotta alla povertà, perchè le comunità povere hanno minori possibilità di scelta per la conservazione delle proprie risorse naturali.
La realizzazione dello sviluppo sostenibile e la lotta alla povertà non comportano, perciò, solo un cambiamento nelle modalità di sfruttamento ambientale, secondo una logica di protezione dell'ambiente, ma la messa in pratica di comportamenti ecologici che possono determinare cambiamenti nei meccanismi di produzione e di consumo in una direzione più equa, grazie alla conservazione ed alla ricanalizzazione delle risorse in direzione del soddisfacimento di tutti, adesso e nel futuro. Occorre realizzare uno sviluppo sostenibile che gravita intorno a due concetti chiave: quello di equità intra-generazionale, che soddisfa le esigenze del mondo povero, migliorandone le condizioni, e quello di equità inter-generazionale, che si traduce nell'opportunità, oggi, di limitarsi nello sfruttamento dell'ambiente per evitare di danneggiare le generazioni di domani.
Il problema ambientale presenta, quindi, anche aspetti etici che non possono essere disgiunti da riferimenti di carattere socio-economico, da una parte, e di carattere culturale, dall'altra. L'etica dell'ambiente si propone, perciò, non come presa d'atto di presunti "diritti dell'ambiente", ma come operazione avvalorante delle relazioni umane con il mondo. Su tale presupposto, l'accresciuta potenza della tecnologia e del mercato, da un lato, e la più grande vulnerabilità dei beni naturali e culturali, dall'altro, conferiscono all'uomo una responsabilità, presente e futura, sempre più grave e fa dell'ambiente uno speciale oggetto di cura.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
 
1) D. AMIRANTE, Diritto ambientale italiano e comparato.Principi, ed. Jovene,2003.
2) ATLANTE DI GAIA, Un pianeta da salvare, a cura di Norman Myers, Zanichelli, 1989.
3) COMITATO NAZIONALE  PER LA  BIOETICA, Bioetica e Ambiente, 21 settembre 1995.
4) E. FRUMENTO, Lo stato ambientale e le generazioni future: per una tutela del diritto       fondamentale all'ambiente,in www.ambientediritto.it
5) M.A. LA TORRE, La domanda sociale di natura e la cura per l’altro, in Bioetica e diritti umani, a cura di M.A. La Torre, Luciano Editore,2004.
6) S. MAZZATA, Comunicare l’ambiente oggi, Spunti di analisi critica, articolo originale con spunti dal capitolo “’Comunicare’ l’ambiente”in "Per abitare la Terra, un’educazione sostenibile" a cura di Pierluigi Malavasi Pubblicazioni dell’I.S.U. Università Cattolica,2003.
7) R. PARIGI, Educazione ambientale? Roba da bambini , articolo in www.tuttoambiente.it
8) R.A. RICCI, Etica ambientale e informazione scientifica, pubblicato su L'Avanti, 11 maggio 2003.
 9) L. VALLE, Lezioni di Diritto dell’ambiente a.a. 2006/07,da www.unive.it
10) Ambiente: introduzione, articolo da www.europa.eu/scadplus/leg/it
11) www.dirittoambiente.com
12) www.istitutobioetica.org

 

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ACQUA 
LA GRANDE SFIDA DELL’UMANITA

Anna MariaEsposito

docente di Scienze
Liceo Scientifico”E.Amaldi”- S.Maria C.V.(CE)
 
L’acqua è l’anima del “Pianeta blu “ed è l’elemento chiave che ha reso e rende possibile la vita sulla Terra. Essa funziona come il substrato degli habitat continentali marini e degli ecosistemi acquatici e come fornitore di cibo per tutti gli esseri viventi. Con la sua comparsa, l’uomo cambia la "storia dell’acqua”  rapportandosi ad essa con modalità differenti in relazione ai diversi periodi storici: da elemento primario della vita s’impregna di mille significati diventando lo specchio delle paure e delle speranze, della ricchezza e della povertà, della salute e delle malattie degli uomini.
Nel corso dei secoli, l’aumento della richiesta d’acqua, dovuto all’incremento della popolazione, ha cominciato a destare serie preoccupazioni per la  disponibilità futura di tale risorsa. Ciò non deve stupire se si considera che l’acqua pur essendo straordinariamente diffusa sul nostro pianeta è utilizzabile solo in minima parte in quanto il 97,5% è presente come acqua salata e per la restante parte come acqua dolce contenuta nei ghiacciai, nel sottosuolo, nei fiumi e nei  laghi. A ciò si aggiunge un  profondo squilibrio nella sua distribuzione nelle diverse parti del mondo: nei paesi poveri scarseggia, per cui più di un miliardo di persone non ha ancora accesso all’acqua potabile ed il prezzo pagato in salute è altissimo, mentre nei paesi industrializzati è abbondante, ma mal gestita dall’uomo.                                    
A livello planetario questa situazione si riflette in molteplici conflitti.  Il Nilo, ad esempio, è da decenni al centro di dispute tra gli otto stati africani che lambisce, così come anche  le ricche sorgenti del Kashmir, nel conflitto tra Pakistan e India, sono un elemento di contesa cruciale sebbene sottaciuto rispetto alle tensioni etniche e religiose che sembrano alimentare le ostilità. Altro caso è quello degli Emirati Arabi Uniti che, pur essendo ricchi di petrolio, sono classificati tra le cinque nazioni al mondo più povere d'acqua insieme a Kuwait, Arabia Saudita, Giordania ed Israele. Per tale motivo gli abitanti da alcuni decenni per far fronte alle carenze idriche bevono l’acqua del mare desalinizzata. Anche la Cina sta affrontando una situazione drammatica: più di 300 milioni di abitanti nelle aree rurali non dispongono di acqua potabile e un numero incalcolato di persone viene avvelenato lentamente da acqua contenente composti clorurati, sali e arsenico. Attualmente la grande sfida per i cinesi è massimizzare l’utilizzo delle risorse idriche e colmarne le carenze attraverso processi di depurazione e di desalinizzazione. La crisi idrica non risparmia neanche  gli Stati Uniti dove milioni di persone bevono acqua non conforme alle norme di sicurezza previste per l'acqua potabile.

Il problema idrico condiziona la crescita industriale e socio-economica in molte regioni del mondo e rappresenta  la sfida più difficile che sta affrontando l’umanità. E’ per questo che è di fondamentale importanza promuovere tecnologie innovative e poco costose, capaci non solo di risolvere i problemi contingenti ma che tengano in debito conto uno sviluppo sostenibile del nostro pianeta.
Nuovi sistemi di desalinizzazione dell’acqua (come quelli messi a punto da un gruppo di ricercatori del Lawrence Livermore National Laboratori-LLNL (California) che utilizza membrane di nanotubi al carbonio), le biotecnologie ambientali (che utilizzano microrganismi sia aerobici che anaerobici per il recupero e la purificazione delle acque reflue industriali ed agricole), l’uso dei reattori aerobici a biomassa granulare (di recente sperimentazione), l’utilizzo di spettrometri laser (una delle ultime tecnologie innovative sviluppate per indagini istantanee sulla qualità delle acque, anche su vaste aree acquifere e senza bisogno di alcun trattamento) potrebbero essere di aiuto per abbattere i costi del trattamento delle acque e per migliorare l'efficienza dell'irrigazione, dei processi industriali e della distribuzione idrica.
In realtà il cammino da percorrere è ancora lungo perché spesso le nuove tecnologie sono costose ed i Paesi in via di sviluppo non possono permettersele. È necessaria, perciò, una nuova etica dell’acqua, che avvalendosi della solidarietà internazionale e della cooperazione tecnica e finanziaria, sia in grado di stabilire priorità, diritti e criteri di gestione democratica, solidale e sostenibile nel rispetto delle diversità culturali e del pluralismo socio-economico.
L’acqua per la vita, necessaria per la sopravvivenza sia degli uomini che di tutti gli altri esseri viventi in natura, deve essere riconosciuta come alta priorità e garantita efficacemente dal punto di vista dei diritti umani. Creare le condizioni necessarie per assicurare l’accesso all’acqua è un problema che interessa tutti i membri della società,  ed è anche un tema inter-generazionale. E' compito, infatti, delle generazioni attuali valorizzare, proteggere e conservare le risorse idriche nell’interesse proprio e delle generazioni future. La tutela delle risorse idriche, infine, deve passare  attraverso l'informazione, la comunicazione e l'educazione.

SITOGRAFIA
 
1) www.acqaevita.it
2) www.contrattoacqua.it
3) www.enea.it
4) www.governo.it
5) www.irsa.cnr.it
6) www.istitutobioetica.org
7) www.legambiente.com
8) www.magazine.enel.it
9) www.torinoscienza.it
10) www.unwater.org

 

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L'AMBIENTE E LA QUESTIONE DELLA TECNICA
Maria Angela Esposito
docente di Scienze
Liceo Scientifico Statale “E.Amaldi”
S.Maria C.V.(CE)
 
L’uomo del terzo millennio, pensando di poter disporre arbitrariamente della terra assoggettandola alla sua volontà, invece di svolgere un ruolo di collaborazione nell’opera di tutela del valore della natura, ha devastato senza esitazione pianure e valli boscose, ha inquinato le acque, ha deformato l’habitat della terra, ha reso irrespirabile l’aria, ha sconvolto i sistemi idro-geologici e atmosferici, ha desertificato spazi verdeggianti, ha compiuto forme di industrializzazione selvaggia, e a ha finito col provocare la ribellione della natura stessa.
Tutta la natura, infatti, funziona secondo cicli che partono dalle sue risorse inorganiche, inanimate - aria, acqua, suolo –  passano attraverso complicate catene di esseri viventi, vegetali e animali e, ritornano alla natura stessa sotto forma di energia e di materia, inorganica e organica.
Molte delle manifestazioni del degrado ambientale derivano dal modo in cui, con la tecnica, le risorse naturali sono trasformate in merci, in cose utili, e queste, dopo l’uso, tornano alla natura sotto forma di scorie e di rifiuti.
Dagli anni del dopoguerra ad oggi, si è aperta una notevole dialettica sulla questione ambientale e sulla sua collocazione nelle dinamiche delle politiche socio economiche mondiali.
La questione ambientale, infatti, quasi sconosciuta nei suoi riflessi etici, fino agli inizi degli anni 50 dell’ultimo secolo, è diventata una delle tematiche che coinvolge sempre più l’opinione pubblica. Tra queste assume una particolare importanza il sistema tra i sistemi. Il sistema che garantisce ad ogni forma di vita la possibilità di nascere, crescere e riprodursi. Il sistema che consente all’uomo, di nascere, crescere e conoscere.
La conferenza di Rio del 1992, ha coronato l’emergere delle questioni ambientali, come grande tema delle politiche nazionali e internazionali.
Si è affermato la necessità di un governo globale su alcune questioni ambientali planetarie quali l’ effetto serra, l’acidificazione, la riduzione dello strato di ozono, la protezione della biodiversità e si è richiesto di integrare gli obiettivi di tutela delle risorse e della qualità ambientale in relazione alle politiche territoriali ed economiche, nazionali e locali.
Nel 1997 è stato creato e sottoscritto un accordo internazionale, il protocollo di Kyoto, con il quale 118 nazioni del mondo, (grandi assenti furono gli Stati Uniti, i primi produttori di gas serra nel mondo) si sono impegnate a ridurre le emissioni di gas serra, per rimediare ai cambiamenti climatici in atto, attraverso il risparmio energetico, con l’ottimizzazione sia nella fase di produzione,che negli usi finali e con l’educazione al consumo consapevole, nonché lo sviluppo delle fonti alternative di energia invece del consumo massiccio di combustibili fossili.
Con la Conferenza di Johannesburg del 2002, è scaturita la necessità di fare il bilancio:
degli effetti ambientali durante un decennio di globalizzazione economica per analizzare l’efficacia delle politiche globali e nazionali, pubbliche e private;
dello stato delle risorse ambientali e dei rischi;
degli effetti diretti e indiretti della globalizzazione dei mercati.
A Montreal nel dicembre 2006 si è discusso sull’applicazione del protocollo di Kyoto e sulla politica climatica internazionale fino al 2012 , auspicando l’idea di un regime che includa anche gli Stati Uniti di America e i paesi emergenti maggiormente responsabili di emissioni di gas serra. Sono stati proposti due meccanismi di controllo per il monitoraggio dei progetti elaborati. Il primo è “joint implementation” (l’implementazione congiunta) meccanismo di flessibilità che consente ad un paese industrializzato di ottenere certificati di emissione di gas serra grazie al finanziamento di progetti di riduzione in un altro paese industrializzato. Il secondo consente ad un paese industrializzato di ottenere certificati di emissione di gas serra grazie al finanziamento di progetti di riduzione in un altro paese in via di sviluppo.
Attualmente le principali cause di cambiamento ambientale possono essere ricondotte:
a) all’erosione della diversità biologica o biodiversità, una delle maggiori ricchezze dell’umanità, consistente nell’enorme numero di informazioni genetiche possedute da ciascuna specie che costituiscono un patrimonio evolutivo e fonte potenziale di sostanze medicinali, alimenti ed altri prodotti d’importanza commerciale
b) al progressivo inquinamento dell’aria delle acque e del suolo a seguito della combustione del carbone e del petrolio con conseguente aumento di emissione di CO2 e riscaldamento del pianeta
c) dell’uso di fertilizzanti e di sostanze tossiche e radioattive che influiscono negativamente sulla salute
Accanto a questo deterioramento globale in continua crescita, ci sono anche dei segnali certi di speranza.
I programmi ambientali hanno fatto incredibili progressi e hanno creato un impulso inarrestabile grazie al ruolo assunto dalla “gente comune” riunita in gruppi a livello di comunità o in ONG (Organizzazioni non governative), che opera in progetti di conservazione,ripristino dell’ambiente o che fa opera di sensibilizzazione e di lobby presso i politici.
Costruire una sociètà sostenibile è un compito veramente imponente che comporta la ristrutturazione dell’economia e la ridefinizione del comportamento riproduttivo degli esseri umani, del loro stile di vita e dei loro valori.
L’ambiente e lo sviluppo sostenibile è ora al centro delle considerazioni di natura politica, economica e di sicurezza, dal livello locale a quello globale.
 Sotto questo impulso i governi hanno cominciato ad applicare norme ambientali più severe nelle loro politiche.
La tecnica, sviluppata come reazione all’avanzamento delle società industrializzate, si configura come l’insieme degli strumenti, dei meccanismi e delle procedure che l’uomo, con un’esperienza millenaria, ha perfezionato, per adattarsi all’ambiente e per modificarne le determinanti naturali, al fine di migliorare le condizioni di vita, sapendo realizzare, anche, soluzioni che aiutato la società a diminuire il proprio impatto sull’ambiente.
Le biotecnologie consistono nell’integrazione di scienze naturali ed ingegneria al fine di ottenere vantaggi dall’impiego di organismi, cellule, loro componenti e analoghi molecolari.
In particolar modo, le biotecnologie “bianche” che  consistono nell’applicazione di processi biotecnologici basate sull’impiego di organismi viventi, rappresentano un rilevante potenziale per prevenire, monitorare e mitigare i fenomeni di perturbazione dell’ambiente, in relazione alla continua crescita di popolazione, urbanizzazione e industrializzazione e alle esigenze di sviluppo sostenibile.
Alcune nuove tecniche, attualmente in uso, utilizzano organismi geneticamente modificati progettati in modo da eseguire, con efficienza, compiti specifici come, per esempio, per scopi di biorisanamento.
Per biorisanamento si intende l’impiego di sistemi biologici, come piante e/o microrganismi, per la riduzione dell’inquinamento dell’aria, delle acque e dei suoli.
L’opzione di biorisanamento cui si ricorre con maggiore frequenza è la biodegradazione ad opera di microrganismi che sono in grado di decomporre la maggior parte delle sostanze ed anche di demolire molecole inquinanti, per i loro bisogni energetici o di crescita, attraverso una serie di processi di biodegradazione, che possono avere luogo in presenza o assenza di ossigeno (ovvero di aria).
Le tecniche del biorisanamento possono venire applicate per ridurre o rimuovere rifiuti pericolosi che hanno già contaminato l’ambiente.
Una biodegradazione completa, ha come effetto la detossificazione degli inquinanti per mineralizzazione, ovvero la loro conversione in anidride carbonica, acqua e sali inorganici innocui, mentre una biodegradazione incompleta risulta nell’ottenimento di prodotti di demolizione intermedi, che possono o non essere meno tossici dell’inquinante di partenza.
Il biorisanamento mediante l’utilizzo di piante, anziché microrganismi, viene detto fitorisanamento e consiste in una tecnica, impiegata per la rimozione di contaminanti metallici da suoli e falde idriche, e per la rimozione di altre sostanze inquinanti.
Un’ ulteriore possibilità, consiste nell’uso combinato di microrganismi e piante. Alcuni batteri, i rizobi, vivono in stretta associazione con le radici delle piante, dalle cui escrezioni dipende il loro nutrimento, ed il loro numero è molto più elevato di quello degli altri batteri del suolo.
Le piante geneticamente modificate resistono agli insetti infestanti e/o agli agenti patogeni, possono consentire una considerevole riduzione nell’uso di pesticidi, evitando, in tal modo, non solo il consumo di materie prime, energia e lavori necessari alla produzione di pesticidi, ma anche e soprattutto, una riduzione dell’impatto negativo dei loro residui nei prodotti agricoli e nell’ambiente.
La pericolosità, però, di un organismo transgenico può essere legata a diversi fattori riconducibili alla possibilità che l’informazione genica produca effetti non previsti, che il gene trasferito interagisca con l’organismo nel quale è stato inserito, che l’organismo geneticamente modificato interagisca con l’ambiente in cui viene introdotto producendo effetti dannosi.
 Un rischio molto concreto è quello che la diffusione di piante transgeniche acceleri la perdita progressiva di biodiversità, favorendo la scomparsa graduale di piante e colture tradizionali determinata dalla riduzione delle capacità naturali di miglioramento genetico conseguente al procedimento di controllo dei geni.
Il trasferimento genico degli OGM alla flora e alla fauna nativa potrebbe portare, inoltre, allo sviluppo di nuove malattie come risultato di una ibridizzazione tra specie diverse.
 Il rischio di perdita della diversità è connesso  anche alla possibilità che attraverso la competizione e l’interferenza degli OGM si arrivi alla scomparsa della comunità o di specie vegetali naturali.
Tutti i metodi di biorisanamento hanno l’obiettivo di migliorare la qualità dell’ambiente mediante la riduzione degli inquinanti. La scomparsa, tuttavia, dell’inquinante originale, non è un criterio per determinare il successo di una operazione di bonifica, perché può capitare che metaboliti tossici, possano venire prodotti dalla degradazione dell’inquinante di partenza, e l’agente biodegradante può causare patologie oppure produrre sostanze dannose alla flora microbica utile, alle piante, agli animali o agli esseri umani.
A causa dell’eccessiva produzione di CO2 l’ecosistema subisce trasformazioni negative che stanno provocando danni irreversibili all’umanità. Quando bruciamo petrolio e gas per produrre oggetti, muoverci e alimentare le fabbriche, infatti, immettiamo CO2 che intrappola i raggi del sole nell’atmosfera. Stiamo vivendo di conseguenza, gli anni più caldi dell’ultima era glaciale da 12.000 anni a causa del riscaldamento globale.
Ragion per cui alcuni ricercatori stanno studiando varie soluzioni per abbassare la “febbre” del pianeta.
Una soluzione consiste nella creazione di un sistema a base di minuscole particelle di zolfo, che lanciate nell’atmosfera terrestre sarebbero in grado di riflettere una parte dell’irraggiamento solare diminuendo, in tal modo, la quantità di energia che raggiunge il suolo.
Un'altra tecnica, al fine di aumentare la parte di raggi luminosi riflessi verso lo spazio, è quella di illuminare la superficie del globo, dipingendo di bianco tutte le superfici fabbricate dall’uomo e di piantare vegetali dal fogliame chiaro nei prati e nei pascoli.
Diminuire la temperatura del pianeta sarebbe possibile, inoltre , coprendo per il 3 per cento il globo di nuvole artificiali utilizzando l’acqua del mare. Si polverizza l’acqua del mare a 20 metri di altitudine grazie a turbine giganti istallate su barche, teleguidate da un satellite e mosse dall’energia del vento e delle onde. I cristalli di sale agiscono da condensatori perché quando il livello di umidità dell’aria è elevato attirano le micro goccioline di acqua provocando la formazione delle nuvole.
 Si potrebbe diminuire la temperatura terrestre del 2 per cento,ancora, con un altro sistema, tramite piccoli schermi, di 60 cm di diametro,su un’orbita di 1,5 km dalla terra, annullando le forze di attrazione della terra e del sole e deviando così una parte dei raggi solari.
E’ necessario che la tecnica, le tecnologie e le biotecnologie, di fronte alla continua crescita della ricerca scientifica,biologica e genetica, siano adeguate ad uno sviluppo sostenibile, preservando, in tal modo, la qualità e la quantità del patrimonio e delle risorse naturali esauribili; abbiano una funzione sociale, cioè che sia indirizzata più a programmi finanziati dalle istituzioni pubbliche con obiettivi riguardanti gli interessi collettivi che a progetti che forniscono solo grossi profitti, e che soprattutto, nell’ambito specifico delle problematiche ambientali, siano applicate al campo della prevenzione.
 
Quando la tecnica ci eleva fino al cielo
parla di un linguaggio universale,
è un dono divino che illumina la mente
porge la mano, aiuta a stare bene.
Sulla sua strada si incontrano le genti,
abbrevia le distanze
cancella gli egoismi,
e il mondo unito diventa “umanità”

 

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LICEO SCIENTIFICO “E.AMALDI” - S.MARIA C.V. (CE)
IL CORPO TRA BIOLOGIA, BIOGRAFIA E MERCATO


Il corpo evoca la vita e il suo mistero ed è apertura originaria alle cose del mondo.
Se non si è padroni del proprio corpo non lo si è nemmeno della propria persona e non si è liberi. Difendere l’integrità del corpo significa difendere la vita nei vari modi in cui ce la rappresentiamo sia se ne cogliamo una qualche sacralità, sia se la consideriamo quale diritto umano inalienabile. Tutto ciò contribuisce a spiegare le difficoltà che si incontrano quando intervengono fattori tali da mettere in questione il corpo e la sua disponibilità e ci si chiede se i suoi prodotti o derivati possano essere sottratti alle scelte di singoli individui fino a diventare res communitatis.
Il corpo è la metafora per eccellenza ed è entrato in gioco in campi diversi: la religione ne ha fatto carne da redimere, la medicina organi da sezionare, la filosofia una dualità dicotomica corpo-anima, la biologia lo ha relegato ai confini sulla sua limitata naturalità, la tecnologia lo ha denaturalizzato e parcellizzato.
L’intreccio tra biologia, biotecnologia e mercato ha aperto scenari nuovi e talvolta inquietanti a tal punto che il corpo della persona è ormai al centro di un’attenzione che vuole scandagliarne ogni recesso passato e presente ed utilizzarne qualsiasi possibilità futura.
Il corpo, sostegno fisico alla sfera razionale ed ideale dell’individuo è il luogo in cui si mettono in atto le funzioni dell’esistere: del dolore, del piacere, del desiderio sessuale. Analizzato dalle differenti culture e dai diversi sistemi di valore, chiuso in due identità fisse, maschili e femminili, “trasmette” un codice che omologa anche la condizione stessa dell’Essere che lo abita.
Nella storia della nostra cultura l’identità del corpo nasce, teoricamente, nel momento in cui sorge l’idea di anima e ciò segna anche l’inizio di un diverso rapporto con il proprio corpo che si sviluppa nel tempo così come le nostre relazioni con esso. Un’evoluzione da cui però è emerso un corpo in fondo fragile che dura poco e che muore con noi. La morte, la malattia, le menomazioni, rappresentano i sui limiti : una condizione che l’individuo ha da sempre tentato di esorcizzare.
Ciò che più sta caratterizzando la nostra storia, è l’attenzione quasi morbosa al corpo poiché “l’essere in forma” è oggi un imperativo categorico, poiché un corpo liscio e levigato non dà solo l’idea del bello ma anche dell’essere sano. Questa valorizzazione, però, inevitabilmente lo riduce a ”cosa”, ad immagine, a pura esteriorità, lontana dalla necessità di trasmettere segnali utili a determinare relazioni con la propria origine, discendenza e identità sociale.
Il corpo, realtà anatomica e biologica, è anche una entità culturalmente costruita, determinata nella sua apparenza ed espressività dalla società o dal gruppo di appartenenza (“plasmazione” sociale). Esso, quindi, risente delle mode e delle consuetudini: basta pensare al modello di bellezza ideale greca e romana e al modello estetico proposto ora nei paesi occidentali alle adolescenti, che hanno una sua estrema rappresentazione nel corpo dell’anoressica. L’ordine sociale impone, dunque, le forme ed i limiti al modo in cui è percepito il corpo fisico.
Mai come oggi avere un aspetto piacevole è un imperativo assoluto. E’ per questo che si assiste ad un moltiplicarsi dei modelli di bellezza; non c’è più un ideale estetico unico e questa sopravvalutazione e enfatizzazione non riguarda solo il corpo femminile ma anche quello maschile; sorgono nuove sindromi psicologiche come la dismorfofobia (errata valutazione della propria immagine) e nel lessico entrano parole come “tanoressia” (neologismo inglese per la smania di abbronzatura perenne); cresce la mania per il body building ed il desiderio di trasformarsi ricorrendo alla chirurgia plastica ed alle cure cosmetiche; si tende, sempre più, verso una identificazione estetica tra i sessi per una sorta di ricerca metafisica di “un essere perfetto e neutro”.
Anche il concetto di bellezza è legato a un determinato momento della storia dell’uomo e del suo costume.
Nelle civiltà precedenti a quell’ellenica l’ideale della bellezza femminile era strettamente legato all’immagine della fecondità: la donna dunque era vista prima di tutto come procreatrice. Col progredire della civiltà l’immagine della bellezza si è sempre più legata ai canoni precisi di armonia. Gli scultori greci del IV secolo a.C. furono i primi a fondare il calcolo delle proporzioni ideali sul numero otto: ossia, l’altezza del corpo deve essere otto volte quella della testa. Intorno al numero otto fu imperniato anche il concetto di bellezza dei romani: secondo Vitruvio (I sec. a.C. ) la testa deve essere 1/8 del corpo mentre il viso deve corrispondere a un decimo.
La civiltà romana, invece, già vicina alla decadenza, impreziosì la semplicità ellenica con vesti ed ornamenti, acconciature e belletti, mentre da prosperosa l’immagine muliebre andò sempre più assottigliandosi fino ad arrivare alla donna “verticale” dei bizantini.
Del resto l’ideale della donna grassa è il modello che corrisponde sempre alle popolazioni più povere, infatti, quanto più una civiltà diventa evoluta, tanto più gli stereotipi femminili si costruiscono su forme assottigliate. Le donne egiziane, ad esempio, appartenenti ad una civiltà molto colta, sono sempre raffigurate sottili e flessuose.
Il Medioevo portò con sé un’ondata di spiritualismo e così le forme furono trascurate, quasi dimenticate e la “donna angelicata” del dolce stil –novo sembra non avere corpo. All’inizio del Rinascimento riaffiora il gusto della bellezza pagana e accanto alle creature botticelliane sottili, sinuose e slanciate, appaiono immagini ben più prosperose.
La donna del ‘400 e ‘500 ha addosso almeno venti chili in più rispetto a quelli che il suo rapporto peso statura comporterebbe.
Con la controriforma si assiste ad uno stile rigido e le donne, strette nei busti di ferro, appaiono emaciate, con la carnagione pallida e malaticcia e sembrano dover scontare tutti i peccati di gioia di vivere e libertà espresse dalla generazione che le ha precedute.
Il Re Sole, in Francia, vorrà invece donne dal giro vita minimo ma dal busto spazioso e trucco raffinatissimo, mentre la rivoluzione francese riporterà forme e ornamenti ad una semplicità perduta e al senso della misura.
Col Neoclassicismo le forme sono improntate ad una contenuta opulenza mentre mezzo secolo dopo, col regno dell’inglesissima Regina Vittoria, vi sarà un’ondata moralizzatrice e le eroine dell’epoca sono schiacciate dai busti e dalle stecche di balena e soffocate da chili di biancheria.
Soltanto all’inizio del Novecento, con l’esplosione del Liberty, la donna riesce a sottrarsi ai condizionamenti di una moda così poco naturale e si muove liberamente.
Alla fine della prima guerra mondiale non sono più i pittori e gli scultori a dettare i canoni della bellezza, ma le nascenti dive del cinema muto.
Oggi sono i mass media ad imporre i nuovi “modelli” ed una nuova febbre sociale “imperversa”: rimanere a lungo giovani e sani abolendo sofferenze e malattie.
Decenni di ricerche biologiche hanno alimentato tali speranze, infatti, oggi giorno, mediante tecniche ”miracolose”, il corpo umano è studiato, migliorato e valorizzato e si è giunti ad un ideale di bellezza e di salute fuori del tempo.
La possibilità di prelevare, modificare, conservare, trasferire e usare parti separate del corpo (sangue, midollo osseo, gameti, organi, tessuti, ecc…) costituiscono successi della biomedicina.
Allo stesso tempo, mai come oggi, si assiste alla crescita parallela di un altro fenomeno di natura opposta: il corpo umano si è trasformato in merce. Le sue malattie diventano una fonte di profitto e i suoi “pezzi di ricambio”sono portati direttamente sul mercato biotecnologico per rimediare alla sterilità, per rimpiazzare gli organi deteriorati, per l’utilizzo a pagamento da parte di altre persone.
La compravendita di organi umani da usare per fini di trapianto in una società nella quale il mercato si sta trasformando in legge suprema della convivenza, sta diventando un fenomeno quasi dovunque accettato: basti pensare alle disinvolte affermazioni che cominciano ad affiorare su non poche riviste mediche, alle presunte giustificazioni filosofiche basate sulla ”libertà personale” e sul “ diritto a disporre del proprio corpo” o ai camuffamenti linguistici che hanno portato a definire il venditore come “ donatore retribuito” e questo commercio come “donazione non altruistica”.
E’, invece, la cultura del dono che deve essere incoraggiata se si pensa che l’allungamento progressivo della vita, soprattutto nei paesi a capitalismo avanzato, porterà il trapianto di organi a diventare il vero “business” della chirurgia.
Nel nostro Paese le posizioni dell’opinione pubblica riguardo le questioni etiche sollevate dai trapianti di organi e di tessuti conoscono picchi di opposte fasi alterne sulla scia di notizie, spesso inesatte, riportate dai mass media.
Lo stesso si è verificato quando decenni di ricerche biologiche sono state “spazzate via” agli occhi dell’opinione pubblica, dalla clonazione della pecora Dolly nel 1997.
L’avvenimento scatenò,infatti, polemiche, dibattiti ed interventi vari, generando, alla fine, una notevole confusione.
Anche l’evoluzione della genetica molecolare e soprattutto la decifrazione del DNA dell’uomo mediante il Progetto Genoma Umano, con il quale si è in grado di descrivere la struttura, la posizione e la funzione di tutti i geni che caratterizzano il patrimonio genetico dell’uomo, hanno sollevato nuovi problemi di natura bioetica e deontologica:
poter correggere i geni difettosi sostituendo geni anormali con geni sani, mediante la terapia genica, potrebbe dare nuovo impulso a programmi di miglioramento della specie umana ispirati ad un rigido determinismo genetico; i geni potrebbero essere identificati come la "risorsa grezza di future attività economiche" perché coloro che posseggono la tecnologia e il capitale necessario, potrebbero brevettare la “vita“ dell’uomo comprese le singole parti del corpo ed i suoi geni.
La vita, però, non è un’invenzione umana e non può essere considerata alla stregua di un prodotto industriale. L’uomo, infatti, non deve essere considerato un bene commerciale ed i brevetti sui suoi geni e sulle sue parti del corpo potrebbero rappresentare una minaccia per la sua dignità.
L’eventuale attuazione di tali programmi, ma anche l’opposta demonizzazione dei progressi della genetica moderna, potranno essere scongiurate soltanto da una corretta e diffusa informazione sulle attuali conoscenze, sui limiti e sulle potenzialità effettive della genetica.
Silvana Schiavone (docente di Lettere)
MariaAngela Esposito (docente di Scienze)
AnnaMaria Esposito (docente di Scienze)
 

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LICEO SCIENTIFICO “E.AMALDI” S.MARIA C.V. (CE)
“ORIENTAMENTI BIOETICI”
ANNO SCOLASTICO 2005/06


Il corpo della persona è al centro di un’attenzione che vuole scandagliarne ogni recesso passato e presente ed utilizzarne ogni possibilità futura. L’intreccio tra tecnologia, biologia, genetica e mercato ha aperto scenari nuovi, promettenti e talvolta inquietanti.
Alla luce di tali considerazioni , nell’ambito del P.O.F., i professori Ianniello Antonio, Esposito Anna Maria, Esposito Maria Angela e Schiavone Silvana propongono il progetto d’Istituto “ORIENTAMENTI BIOETICI” relativo al tema di riflessione “Il corpo tra biologia, biografia e mercato” programmato per le attività delle scuole a.s. 2005/06 dall’Istituto Italiano di Bioetica Campania.
Finalità
Rendere consapevoli gli alunni delle problematiche inerenti il corpo umano nell’era delle nuove biotecnologie.
Offrire la possibilità agli allievi di dialogare con ricercatori ed esperti nel campo medico, giuridico, etico, economico e sociale.
Far partecipare gli alunni al convegno Regionale di Bioetica.
Obiettivi
Acquisire le competenze fondamentali nel campo delle biotecnologie innovative.
Comprendere il “valore” dei diritti e dei bisogni del corpo nel rispetto della libertà e della dignità individuale e collettiva.
Destinatari
Alunni delle classi del triennio dell’Istituto.
Collaborazioni
Istituto Italiano di Bioetica. Enti ed Istituti di ricerca. Dipartimento di scienze della vita e ambientali della SUN. Facoltà della SUN di S.Maria C.V.(CE). Università degli studi “Federico II” di Napoli.
Tempi
Il progetto sarà svolto durante l’anno scolastico 2005/06, dal mese di novembre al mese di maggio, in orario pomeridiano extracurriculare, per un totale di cinquanta ore per ogni docente referente.
Realizzazione
Il progetto, che sarà svolto mediante lezioni frontali da parte dei docenti referenti e lezioni magistrali per approfondimenti da parte di esperti, prevede, oltre alla partecipazione a conferenze e a convegni in ambiti extrascolastici, lo svolgimento delle seguenti tematiche:
1) Introduzione: Il corpo tra biologia , biografia e mercato
2) Biografia del corpo
3) Evoluzione storica dei “canoni estetici” del corpo umano
4) Il corpo nelle culture
5) Creare una vita………
6) Traffico di organi nel mercato globale
7) Test genetici e screening
8) Brevettabilità dell’essere umano
Metodologie
Lezioni frontali, partecipazione a convegni e conferenze di bioetica, discussioni con esperti e specialisti, uso del materiale multimediale, somministrazione di questionari.
Verifica
La verifica sarà attuata attraverso relazioni e test, per evidenziare i risultati ottenuti dall’acquisizione e /o rafforzamento della coscienza in relazione alle problematiche bioetiche.

 

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LA RIVOLUZIONE DELLE BIOTECNOLOGIE
 
Anna Maria Esposito
Docente di Scienze
Liceo Scientifico “E. Amaldi”
S. Maria C.V (CE)
Premessa
La nostra epoca è caratterizzata da una profonda innovazione tecnologica, che sta modificando il nostro modo di vivere, lavorare, produrre e consumare . L’informatica e la telematica ma, ancor di più , le biotecnologie (tecniche che impiegano sistemi biologici per produrre beni e servizi) stanno influenzando profondamente la nostra vita. Alle biotecnologie tradizionali, basate sulla fermentazione (già nota presso i Sumeri nel 3500 a.C. e studiate nel XIX secolo dal biochimico francese Louis Pasteur), si sono affiancate, dalla seconda metà degli anni ’70 del ventesimo secolo, le biotecnologie innovative o avanzate, che utilizzano tecniche di manipolazione del materiale genetico con numerose applicazioni in campo scientifico ed industriale. I settori delle nuove tecnologie spaziano oggi dalla medicina umana alla salute animale, dalla produzione vegetale all’industria alimentare, dalla produzione animale alla sperimentazione sulle cellule staminali, dall’industria chimica alla protezione dell’ambiente. E’ per questo che le biotecnologie suscitano entusiasmi, ma , anche dubbi e timori. E’ necessaria, perciò, una riflessione bioetica che vede la comunità scientifica inserita nel dibattito pubblico.
 
Le biotecnologie innovative
Le nuove biotecnologie utilizzano la tecnologia del DNA ricombinante, che permette di “tagliare”, mediante enzimi di restrizione, molecole di DNA in frammenti di piccole dimensioni, che possono essere trasferiti da una cellula all’altra , anche di specie diversa , creando nuove molecole di DNA non esistenti in natura.
La clonazione genica (inserimento di un determinato gene in un plasmide che, inserito in una cellula batterica , viene clonato in molte copie), il sequenziamento del DNA mediante l’elettroforesi su gel (separazione di macromolecole in soluzione in base alle loro dimensioni ed alle loro cariche elettriche) e la reazione a catena della polimerasi (PCR), con la quale si producono velocemente copie multiple del DNA, hanno permesso lo sviluppo dell’ingegneria genetica ed hanno aperto nuove prospettive in molti campi. Dapprima sono state prodotte proteine di interesse terapeutico (somatostatina, insulina, interferone, vaccino contro l’epatite B) e successivamente, con le applicazioni nel settore agroalimentare e zootecnico, sono state prodotte varietà vegetali dotate di particolari caratteristiche (mais resistente agli attacchi dell’insetto piralide, pomodori, fragole e banane a lenta maturazione, soia e cotone resistenti ai diserbanti, ecc…) ed animali transgenici (ovini e suini resistenti a particolari infezioni, pecore che secernono nel latte l’antitripsina, farmaco adoperato nella cura dell’enfisema polmonare nell’uomo, o il fattore IX della coagulazione del sangue umano). Oggi microrganismi geneticamente modificati vengono utilizzati per produrre composti chimici per l’industria o per degradare le sostanze inquinanti presenti nell’ambiente, mentre il polimorfismo della lunghezza dei frammenti di restrizione (RFLP) dei cromosomi umani risulta utile in campo legale per il riconoscimento della paternità o nei casi di crimini violenti. Da non dimenticare, poi, la terapia genica nell’uomo, che permette di individuare i geni responsabili di alcune funzioni e di correggerne eventuali errori, sostituendo o integrando il gene difettoso con uno funzionale e normale.
 
Riflessioni
Le ultime “conquiste” scientifiche, quali la clonazione dei mammiferi, la “creazione” di organismi geneticamente modificati, le tecniche di fecondazione artificiale, la manipolazione genetica delle cellule germinali e l’uso di cellule staminali embrionali per scopi terapeutici, hanno sollevato in molti casi importanti questioni etiche, sociali e giuridiche che necessitano, perciò, di una riflessione bioetica per la conoscenza responsabile dei rischi e dei limiti delle scienze e delle tecnologie. Le applicazioni delle moderne biotecnologie coinvolgono, infatti, con il loro ampio raggio d’azione, diversi aspetti: il diritto della persona (per ciò che riguarda i metodi terapeutici che utilizzano parti della stessa persona ed i metodi di utilizzo dei tessuti cellulari umani), i diritti dell’embrione, i diritti collettivi di sicurezza rispetto all’impatto delle biotecnologie sull’ambiente, la tutela della biodiversità, i diritti delle industrie che investono nella ricerca, ecc….
Le biotecnologie hanno “consegnato” al biologo, ed al genetista in particolare, lo strumento per intervenire su ogni organismo vivente, di cui si potrà eventualmente modificare la specificità biologica e l’identità individuale. Questa nuova capacità di controllo sui sistemi viventi e sull’ambiente ha accresciuto le responsabilità del ricercatore, che dovrà tener conto delle conseguenze del progresso biotecnologico e delle applicazioni che da esso possono derivare sulla vita e sul futuro dell’uomo e degli altri esseri viventi.
L’ingegneria genetica, allora , è da considerarsi immorale? Il biologo E. Boncinelli a tal proposito afferma: “Come fa uno strumento ad essere immorale? Uno strumento è forse di per sé immorale? La genetica è appunto questo, uno strumento di studio. Uno strumento non è immorale di per sé. E’ l’uso che se ne fa, che può essere immorale”.
La varietà dei possibili utilizzi delle biotecnologie e l’enorme potenziale economico ad essi sotteso ha motivato, e motiverà ancor più nell’immediato futuro, l’intensificarsi della ricerca e della sperimentazione in questo settore, soprattutto da parte dei Paesi dotati di moderni apparati industriali. E’ auspicabile, perciò, che la cultura scientifica e la cultura umanistica abbiano un dialogo che offra il vantaggio della chiarezza e della sensibilità e che definisca linee etiche “fondanti”, da tener presenti in tutti gli inarrestabili sviluppi che sta avendo e che continuerà ad avere la biotecnologia. La comunità scientifica deve inserirsi nel dibattito pubblico e “gli scienziati non possono più pretendere che il loro lavoro non abbia nulla a che fare con il benessere individuale e sociale” (Sir J. Robla , premio Nobel 1995 per la pace). E’ necessario tracciare con chiarezza i confini di liceità etica e giuridica della ricerca biotecnologica perché, sotto il crescente senso di capacità e di potenza per l’accumularsi delle conquiste, si è affievolito il senso dei limiti di ciò che è bene e di ciò che è male e si sta smarrendo il senso di responsabilità. Il ritorno ad un giusto equilibrio esige il ritorno alla conoscenza piena e vera dell’uomo, che implica il passaggio ad un livello più alto di analisi a cui sia lo scienziato sia il tecnologo non possono sottrarsi se non compromettendo le proprie grandi responsabilità verso la società. A questa visione richiamava Papa Giovanni Paolo II nel discorso rivolto ai partecipanti alla plenaria dell’Accademia Pontificia delle Scienze il 28 Ottobre 1994 quando affermava: “Non bisogna lasciarsi affascinare dal mito del progresso, come se la possibilità di realizzare una ricerca o di mettere in opera una tecnica permettesse di qualificarle immediatamente di moralmente buone. La bontà morale di ogni progresso si misura dal bene autentico che procura all’uomo considerato secondo la duplice dimensione corporale e spirituale. Quando l’uomo è in causa, i problemi superano il quadro della scienza, la quale non può rendere conto della trascendenza del soggetto, né evitare le leggi morali che derivano dalla posizione centrale e dalla dignità primordiale del soggetto nell’universo”. Non si deve, quindi, “costruire un tipo di immagine ideale di un uomo, in accordo alla quale selezionare o in qualche modo manipolare l’eredità biologica dell’umanità. Ciò è completamente al di fuori dei nostri diritti, al di là della nostra scienza e della nostra saggezza” (Hans Jonas ).
 
Bibliografia
 1) ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI, Bioetica e tutela della persona, Roma 1998.
2) ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI, Evoluzione biologica e i grandi problemi della Biologia, Roma 1999.
3)N.A. CAMPBELL, L.G.MITCHELL, J.B. REECE, Immagini della Biologia, Ed. Zanichelli, Bologna 2000.
4)ISTITUTO ITALIANO DI BIOETICA, Bioetica e diritti umani, a cura di M.A. La Torre, Ed. Luciano , Napoli 2004.
5) I. IZZO VITIELLO, G. CHIEFFI, Biologia, Ed. Loffredo, Napoli 2003.
6)NUOVA SECONDARIA, n.5, gennaio 2001.

 

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TUTELA DEI DIRITTI DELL’UOMO E DELLA SUA DIGNITA
 
Maria Angela Esposito
Docente di Scienze
Liceo Scientifico “E.Amaldi”
S.Maria C.V.(CE)

PREMESSA
 
I diritti umani, che spettano a ciascun individuo in quanto essere umano a prescindere dalla razza, dalla religione, dalla provenienza geografica, dall’età o dal sesso, non sono delle categorie  e dei concetti statici ma delle norme che mutano col variare delle condizioni storiche e politiche e sono fondamentali, universali, inviolabili e indisponibili.

BREVE STORIA DEI DIRITTI
Il concetto ed il contenuto di diritto umano, non nascono in un preciso momento storico, ma sono frutto di una evoluzione, dovuta alle rivendicazioni di fasce di popolazione che si ritenevano naturalmente titolari di certi diritti, che, però, non venivano loro riconosciuti da chi gestiva il potere.
Nell’antica Grecia, così come nell’antica Roma, esistevano già dei diritti riconosciuti, però solo a certe categorie di individui. Le persone, infatti, che potevano partecipare alla vita politica e sociale erano solo gli uomini adulti e liberi, mentre tutte le altre componenti della popolazione come le donne, i bambini, gli schiavi ne erano esclusi.
Nel periodo del feudalesimo esistevano, ancora, delle forti disparità tra individui appartenenti a diverse classi sociali, infatti, i servi della gleba erano considerati soggetti equiparati ad oggetti che potevano essere venduti o scambiati.
Anche la Magna Charta Libertatum del 1215, un documento emanato dal re d’Inghilterra Giovanni Senza Terra, contiene un elenco di diritti (alla proprietà privata, alla libertà , ecc….), riconosciuti solo alle classi sociali ritenute più importanti quali arcivescovi, vescovi, abati, priori, conti e baroni.
L’Haebeas Corpus del 1679 ed il Bill of Rights (la Carta dei Diritti) del 1689 rappresentano i primi documenti fondamentali nell’affermazione dei diritti umani, quali la libertà di religione, di parola e di stampa.
Con la Dichiarazione d’Indipendenza delle Colonie Americane del 1776 e con la Dichiarazione Francese dei diritti dell’uomo e dei cittadini del 1789 vengono sanciti una serie di diritti a tutti gli individui come l’uguaglianza, la libertà di stampa, di pensiero, di parola, di religione, la presunzione di innocenza, il diritto alla proprietà privata.
Dal 1900 in poi , i Paesi occidentali hanno sentito la necessità di sancire e rivendicare “ diritti umani” nelle leggi fondamentali dei propri Stati, quindi la problematica dei “valori” nell’applicazione di un’etica nelle scienze della vita e la riflessione sui diritti dell’uomo in relazione alla dignità dell’essere umano, acquisiscono una nuova dimensione sia nel campo giuridico che sociale.
Organismi internazionali, attraverso Risoluzioni, Dichiarazioni di Principi e Convenzioni , hanno posto, infatti, le basi di una disciplina universale per tutelare la dignità individuale e collettiva.
La tutela dell’individuo nella ricerca scientifica ha come riferimento il Codice di Norimberga (9-12-1946) che, analizzando criticamente le atrocità commesse ai fini sperimentali in nome dell’eugenetica nazista , ha posto in luce che in nessun caso la sperimentazione può violare i diritti fondamentali della persona e lederne la dignità.
Il 10 dicembre 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclama la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo “come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere , con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale ed internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento tanto fra popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione”.
Nella Dichiarazione di Helsinki del 1964 della WMA (World Medical Association) si afferma che nella ricerca medica sull’essere umano, le considerazioni relative al benessere dell’uomo devono prevalere sugli interessi della scienza e della società.
Successivamente Codici internazionali professionali hanno riaffermato il rispetto sia del principio di autonomia della persona nei confronti della ricerca sia del principio della responsabilità dello scienziato nella ricerca sperimentale, creando negli ordinamenti nazionali una prassi comportamentale per intere categorie professionali.
Nel processo storico di trapasso dalla enunciazione degli ideali della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo a forme adeguate e concrete di tutela internazionale, una posizione avanzata è tenuta dall’Europa e dal Consiglio d’Europa mediante la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950 e la Convenzione sui diritti dell’uomo e della biomedicina (Oviedo 1997).
 
MOTIVI ISPIRATORI ED ALCUNI PUNTI DELLA CONVENZIONE DI OVIEDO
La Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina, firmata dagli Stati membri del Consiglio d’Europa il 4 aprile 1997 ad Oviedo nelle Asturie ed entrata in vigore il 1° dicembre 1999, rappresenta la vera e propria carta della bioetica europea, costituisce il più avanzato “corpus” normativo posto a tutela dei diritti e delle libertà fondamentali nei confronti delle applicazioni della medicina e della biologia e proclama espressamente il primato dell’essere umano sugli interessi della società e della scienza.
Il preambolo del documento, strutturato in 14 capitoli per un totale di 38 articoli, riporta in particolare i motivi ispiratori della Convenzione:
- la considerazione che la salvaguardia e lo sviluppo dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali rappresentano mezzo per realizzare lo scopo di una unione più stretta tra i membri del Consigli d’Europa;
-  la coscienza dei rapidi sviluppi della biologia e della medicina;
- la necessità di rispettare l’essere umano come individuo e nella sua appartenenza alla specie, e di affermare la sua dignità;
- la coscienza dei pericoli per la dignità umana che potrebbero derivare da un uso improprio della biologia e della medicina;
- il dovere di utilizzare i progressi della biologia e della medicina per il beneficio delle generazioni presenti e future.
I primi due articoli del I capitolo assumono il significato di vere e proprie dichiarazioni di principio sulla dignità dell’essere. L’articolo 1, contenente l’oggetto e la finalità della Convenzione , impegna gli Stati alla protezione dell’essere umano nella sua identità, alla garanzia per tutte le persone, senza discriminazioni , dell’integrità e degli altri diritti e libertà fondamentali riguardo le applicazioni della biologia e della medicina L’articolo 2, invece, sancisce il primato assoluto dell’essere umano perché l’interesse ed il bene dell’essere umano devono prevalere sul solo interesse della società o della scienza.
Tutto il II capitolo è dedicato al delicatissimo problema del consenso informato da parte dei soggetti coinvolti in interventi medici. L’articolo 5 vincola qualsiasi intervento ad una preliminare libera dichiarazione di consenso da parte delle persone coinvolte, le quali devono essere informate adeguatamente sullo scopo, la natura, le conseguenze ed i rischi dell’intervento stesso. Gli altri articoli si occupano delle problematiche del consenso rispetto a casi particolari e che, perciò , esigono una maggiore attenzione e specificazione:
- persone che non hanno la capacità di dare il consenso ( minori , portatori di handicap , malati , etc.) [art.6];
- persone che soffrono di gravi turbe psichiche (art.7);
- situazioni d’emergenza (art.8);
- volontà precedentemente espressa (art.9).
Il IV capitolo elenca le misure necessarie per il controllo degli studi genetici nel rispetto della persona portando prepotentemente all’attenzione degli esperti (biologi, medici, bioeticisti, etc.), dei media e dell’opinione pubblica la tematica relativa al patrimonio genetico dell’individuo con le sue affascinanti prospettive in campo terapeutico ed ai rischi legati alle possibili violazioni della privacy o della biobrevettabilità.
L’articolo 11 interdice qualsiasi forma di discriminazione determinata dal patrimonio genetico di una persona. E’ infatti tema di discussione molto accesa l’eventualità che compagnie di assicurazione o aziende ricorrano alle informazioni genetiche per acquisire elementi discriminanti utili alle proprie attività. L’articolo 12 vieta i test genetici predittivi se non per finalità mediche e di ricerca medica. L’articolo 13 autorizza un intervento per modificare il genoma umano per le sole ragioni preventive, diagnostiche o terapeutiche e solamente se essi non hanno lo scopo di introdurre una modificazione nel genoma della discendenza. L’articolo 14 vieta che tecniche di procreazione assistita possano essere utilizzate per scegliere il sesso del nascituro se non per evitare una malattia ereditaria grave legata al sesso.
Nel V capitolo gli articoli 16 e 17 fissano le condizioni per poter intraprendere le ricerche su una persona , mentre l’articolo 18 vieta espressamente la costituzione di embrioni ai fini della ricerca.
Nel VI capitolo l’articolo 19 autorizza il prelievo di organi o di tessuti da un donatore vivo solo nell’interesse terapeutico del ricevente quando non si disponga di organi o di tessuti appropriati da una persona deceduta e non ci sia un metodo terapeutico alternativo di efficacia comparabile . L’articolo 20 , invece , vieta il prelievo di organi o di tessuti da persone incapaci di dare il proprio consenso.

I NUOVI DIRITTI DELL’UOMO
La lotta per i diritti umani, ancora oggi, rappresenta una sfida aperta perché, mentre molti dei diritti sanciti dalla Dichiarazione universale attendono di essere concretamente attuati , nuovi diritti stanno emergendo per essere riconosciuti. Ai diritti civili e politici della persona (alla vita, all’integrità fisica, alla libertà di pensiero, di religione, di espressione, di associazione, alla dignità) di prima generazione si è aggiunta col tempo una seconda generazione di diritti sociali, economici e culturali alla salute, alla casa, al lavoro, all’istruzione) ed una terza relativa ai diritti di solidarietà (la pace, l’autodeterminazione dei popoli, l’equilibrio ecologico, la difesa ambientale, lo sviluppo, il controllo delle risorse, la tutela dell’infanzia e delle donne) per giungere, infine, alla quarta generazione dei diritti collegati alla bioetica , ovvero alle ricadute delle biotecnologie e delle nuove tecnologie di comunicazione, sulla vita individuale e collettiva sia nel pubblico che nel privato.
Questi nuovi diritti che si stanno via via affermando, sono caratterizzati dal fatto di essere sempre più specifici (ossia definiti nei più piccoli particolari) e di natura più collettiva (ossia non più indirizzati al singolo ma all’intera comunità mondiale nel suo complesso) e occorrerà, perciò , del tempo affinché vengano formulati ed introdotti in documenti ufficiali.

BIBLIOGRAFIA
1) ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI, Bioetica e tutela della persona, Roma 1998 .
2) ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI, Evoluzione biologica e i grandi problemi della Biologia, Roma 1999.
3) ISTITUTO ITALIANO DI BIOETICA, Bioetica e diritti umani, a cura di M.A. La Torre, Ed. Luciano, Napoli 2004.
4) NUOVA SECONDARIA, n.5, gennaio 2001.
5) NUOVA RESPONSABILITA’, n.8-9, novembre-dicembre 1996.

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Liceo scientifico statale “E. Amaldi”
S. Maria Capua Vetere (CE)

Il liceo scientifico “E. Amaldi” ha realizzato durante l’anno scolastico 2001/2002 il progetto “Bioetica” spinto dall’interesse mostrato dagli alunni che hanno partecipato al primo convegno nazionale di bioetica (ottobre 2001) e al progetto SeT.

Il progetto svolto ha cercato di far riflettere gli alunni sui problemi morali e non solo, che la ricerca scientifica ha sollevato intorno alla delicata area della bioetica.
L’obiettivo generale del progetto è stato quello di diffondere informazioni ampie, approfondite e specialistiche con linguaggio adatto a studenti di scuola superiore sulle attuali problematiche bioetiche.
L’obiettivo specifico invece è stato quello di considerare la bioetica terreno d’incontro tra cultura scientifica ed umanistica e l’etica come sacralità e qualità della vita.
Il progetto, è stato rivolto ad un gruppo di 30 alunni del liceo con incontri pomeridiani extracurricolari per un totale di 30 ore e mediante lezioni, per lo più frontali.

Le tematiche affrontate sono state:
Anatomia e fisiologia dell’apparato riproduttore umano.
La legge N. 194 del 12 maggio 1978.
Interruzione volontaria della gravidanza: comportamenti differenti sul territorio. Statistiche degli aborti e stima degli “aborti clandestini”.
La contraccezione: metodi anticoncezionali, azioni, efficacia ed effetti collaterali.
La fecondazione assistita: tecniche e situazioni, madri su commisioni.
Leggi estere e battaglie parlamentari italiane.Disegno di legge N.4048
Parere del comitato nazionale per la bioetica sull’impiego terapeutico delle cellule staminali. Il dibattito italiano sull’embrione.
L’eutanasia e il suicidio assistito.
Invecchiamento della popolazione. Il mercato sanitario. Bioetica e bioeconomia. Eutanasia e accanimento terapeutico: il concetto di “buona morte”. Il ruolo del medico tra legge ed etica. La situazione in Italia e all’estero.
L’ingegneria genetica. Le piante e gli animali modificati geneticamente.
Le biotecnologie agroalimentari. Impatto sulle catene alimentari degli ecosistemi. I rischi ambientali. Problemi etici legati alle tecnologie agroalimentari.
L’inquinamento genetico. La resistenza agli insetticidi.
Decisioni clandestine sulla privatizzazione dei geni.
 
Per la realizzazione del progetto sono stati utilizzati testi scolastici ed universitari giornali e riviste specialistiche, atti di convegni di bioetica, materiali multimediali.
Ampi ed articolati sono stati i dibattiti.

La verifica è stata proposta attraverso il resoconto delle indagini condotte con test e relazioni, per evidenziare i risultati ottenuti dall’acquisizione e dal rafforzamento della coscienza in relazione alle problematiche proposte.

 

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LA BIOETICA E LA CONVENZIONE DI OVIEDO

Prof.ssa Silvana Schiavone
Docente di lettere
Liceo Scientifico Statale
“E. Amaldi” - S. Maria C.V. (CE)

Il Progetto “Orientamenti bioetici“ che avrà come base di riferimento la “Convenzione di Oviedo” programmato per l’anno scolastico 2004-2005, si propone non solo di realizzare una presa di coscienza sulla grande rilevanza e importanza che la BIOETICA con le sue problematiche ha sulla nostra vita, evidenziandone quindi le implicazioni a carattere giuridico, sociale, etico, ecologico ed economico,ma anche di far conoscere, in particolare ai giovani, i contenuti della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo e la Biomedicina e, di favorire un approccio scientifico e , insieme, eticamente qualificato ai vari temi oggetto della Convenzione. Il progetto, prevede infatti, la partecipazione di specialisti ed esperti del settore con lo svolgimento delle seguenti tematiche:


1) La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo
2) Il diritto alla salute, al benessere proprio e della famiglia
3) La fecondazione assistita e diritti dell’embrione
4) Eutanasia e accanimento terapeutico
5) Il rapporto medico paziente in una società multietnica
6) Diritti umani ed ingiustizia economica
7) Test genetici e screening in campo medico e sociale
8) Lo status giuridico delle informazioni genetiche


Ma cos’è la Bioetica e di cosa si occupa? Bios=Vita – Ethos=Etica
Il termine apparve nel 1970 in lingua inglese, nel titolo del libro pubblicato dall’oncologo Van Resselaer Potter ed indicava una nuova disciplina che ha come finalità la riflessione etica nell’area della biomedicina, della biotecnologia e della prassi medica.
La Bioetica-disciplina nasce in seguito alle atrocità della 2° Guerra Mondiale; le gravi offese alla dignità umana perpetrate nel corso del conflitto e giustificate da interessi militari e politici o col pretesto di ricerche pseudoscientifiche, portarono ad una reazione delle coscienze e al sorgere di un movimento di difesa del valore della persona e dei suoi diritti che tra il ’50 e il ’70 assunse una fisionomia accademica e scientifica, per il convergere di contributi di studiosi di varie discipline che tentarono di stabilire delle frontiere di etica e di comportamento che valessero per ogni uomo ed in ogni momento storico.
Da allora con l’ampliarsi della ricerca e della conoscenza, in campo biologico e biomedico, sempre più si è avvertita la necessità di verificare la liceità morale e la legittimità dell’autonomia stessa della ricerca scientifica, perché come ha affermato il Pastore Evangelico Paolo Castellina: ”Oggi molti hanno la sensazione che la scienza e la tecnologia medica, in rapido progresso e sempre più dotata di straordinarie capacità, quasi “giochi ad essere Dio”, pretendendo sempre di più la libertà di intervenire sulla vita umana a diversi livelli.E’ giusto? Fino a che punto può pretendere questa libertà? L’essere umano è un tabù intoccabile? Ma poi, chi è l’essere umano, e quali sono i suoi diritti e chi e come può farli rispettare?” Questi, dunque, sono i problemi di cui si occupa la Bioetica e, quando ci si è resi conto che è indispensabile conciliare la libertà e gli obiettivi della ricerca con la dignità e i diritti della persona, è nata anche la necessità di fissare dei principi sulla ricerca biomedica, comuni agli Stati Europei e, con questo scopo, il 4 Aprile 1997 ad Oviedo, nelle Asturie, il Consiglio d’Europa ha approvato la Convenzione per la protezione dei Diritti dell’Uomo e la dignità dell’essere umano riguardo le applicazioni della biologia e della medicina:
La Convenzione di Oviedo rappresenta la vera e propria Carta della bioetica europea; il documento è strutturato in 14 capitoli per un totale di 38 articoli, preceduti da un preambolo che riporta i motivi ispiratori della Convenzione:”consapevoli dei rapidi sviluppi della biologia e della medicina; convinti della necessità di rispettare l’essere umano sia come individuo che nella sua appartenenza alla specie umana e riconoscendo l’importanza di assicurare la sua dignità; consapevoli delle azioni che potrebbero mettere in pericolo la dignità umana da un uso improprio della bilogia e della medicina; affermando che i progressi della biologia e della medicina debbono essere realizzati per il beneficio delle generazioni presenti e future…” seguono le Disposizioni Generali; Consenso; Vita privata e diritto all’informazione; Genoma Umano; Ricerca scientifica; Espianto di organi e tessuti da donatori viventi a scopo di trapianto; Divieto di trarre profitto e uso di una parte del corpo umano; Violazioni delle disposizioni della Convenzione; Relazioni tra Convenzione e altre Disposizioni; Dibattito pubblico; Interpretazioni e seguito della Convenzione; I Protocolli; Emendamenti; Clausole Finali.
A questo punto è auspicabile che pur non volendo “mettere dei chiavistelli al cervello” come ha dichiarato Rita Levi Montalcini, in un suo discorso tenuto il 13 febbraio 2001 nella sala della biblioteca di Montecitorio, tutti tengano ben presente l’art.2 del cap.I delle Disposizioni Generali della Convenzione: Priorità dell’essere umano “Gli interessi e il bene dell’essere umano devono avere priorità rispetto al semplice interesse della società o della scienza”.

 

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LICEO SCIENTIFICO “E.AMALDI” - S.MARIA C.V.  (CE)
PROGETTO : “ ORIENTAMENTI BIOETICI”
ANNO SCOLASTICO 2003/04


Premessa

Lo sviluppo dell’ingegneria genetica e l’utilizzo , sempre più frequente di nuove biotecnologie, ha reso necessario ed indispensabile una riflessione bioetica, che tenti di definire i problemi morali che la ricerca scientifica ha sollevato. Considerando quanto detto, nell’ambito del P.O.F. i professori Ianniello Antonio, Esposito Anna Maria, Esposito Maria Angela e Gravino Maria realizzeranno il progetto d’Istituto “ORIENTAMENTI BIOETICI” relativo anche al tema di riflessione “Bioetica, ingegneria genetica e test genetici”programmato per le attività delle scuole a.s. 2003/04 dall’Istituto Nazionale di Bioetica - Regione Campania.

Finalità
Far riflettere gli alunni sulle problematiche scientifiche e bioetiche delle nuove tecnologie evidenziando le implicazioni a carattere giuridico, sociale, etico, ecologico ed economico.
Offrire la possibilità agli allievi di dialogare con ricercatori ed esperti di bioetica.
 
Obiettivi Generali
Acquisire le competenze fondamentali nel campo dell’ingegneria genetica per cogliere gli aspetti scientifici e bioetici che le nuove tecnologie possono prospettare.
Comprendere come i meccanismi con cui si evolvono gli organismi siano stati in parte chiariti dalle scoperte nel campo della biologia molecolare.
 
Obiettivi specifici
Comprendere come la scoperta della struttura del DNA abbia spalancato le porte sul campo della ricerca biologica.
 
Collaborazioni
Istituto Nazionale e Regionale di Bioetica; Enti ed Istituti di ricerca; Dipartimento di scienze della vita e ambientali della SUN.
 
Aree Tematiche
1) Bioetica: genesi storica e sinossi cronologica
2) Tecnologia del DNA ricombinante e sue applicazioni.
3) Ingegneria genetica: etica e diritto.
4) Benefici e rischi delle biotecnologie.
5) Gli OGM
6) La farmacogenetica
7) Il progetto genoma umano e la Dichiarazione dell’Unesco.
8) Leggi a confronto sulla fecondazione assistita.
9) Test e screening in campo medico e sociale.
10) Privacy genetica e selezione degli embrioni.

Bioetica: genesi storica
La bioetica affonda le sue radici ideologiche sulle rovine della II guerra Mondiale, perché la immensa tragedia e gli orrendi crimini perpetrati dalla politica del terzo Reich, stimolarono le coscienze ad una profonda riflessione, nel tentativo di stabilire delle frontiere di etica e di comportamento che valessero per ogni uomo ed in ogni momento storico.
Vari organismi internazionali enunciarono i diritti inderogabili di ogni uomo:”ogni individuo ha diritto alla vita , alla libertà e alla sicurezza della persona”.

Il codice di Norimberga (1946), la dichiarazione Universale dei diritti Umani dell’ONU (1948), la Dichiarazione di Helsinki (1964) sulle sperimentazioni sull’uomo e la dichiarazione di Tokio sulle torture, contribuirono a creare una normativa sulla prassi medica e i diritti dell’uomo.
Contemporaneamente a questo aspetto giuridico, nacque una riflessione filosofica tesa a giustificare la razionalità e la eticità come “filosofia del diritto alla vita”.

Il papa Pio XII contribuì allo sviluppo di una morale medica che affrontava anche i problemi etici in quanto le soluzioni morali, proposte dal pontefice, trovarono riscontro anche in ambiti non ecclesiastici, imponendosi a livello culturale mondiale.
L’altra grande forza che mosse gli scienziati verso la riflessione morale fu il progresso della tecnologia biomedica.
Negli anni ’70 l’utilizzo delle tecniche del DNA ricombinante, dette un ulteriore impulso alla “domanda” di Bioetica anche su proposta dello srtesso Watson, scopritore della struttura del DNA, il quale, in una celebre audizione al Senato americano, chiese un intervento legislativo a regolare la materia della ricerca genetica.
Negli anni ’70 risalgono anche le prime realistiche ipotesi di fecondazione in vitro ed il dibattito etico sullo statuto dell’embrione.
Sempre nel 1970, l’oncologo Van R.Potter, nella famosa opera “Bioethics: Bridge to the Future” utilizzò per la prima volta il termine Bioetica.
Potter vide nella Bioetica la nuova disciplina in grado di rispondere agli interrogativi morali che lo sviluppo delle biotecnologie e della biomedicina ponevano all’attenzione di medici e pazienti.
Secondo Potter l’etica tradizionale, che in passato era stata considerata un settore degli studi umanistici, doveva essere necessariamente rapportata alla realtà biologica e, di conseguenza, la Bioetica doveva rappresentare un tentativo di sanare la frattura tra scienza della della natura (biologia) e scienza dello spirito (etica).
 
Sinossi cronologica
Alcune date che segnano il progredire della comunità culturale e scientifica verso la Bioetica e l’affermarsi di questa come “nuovo ramo del sapere”
1945–46 Codice di Norimberga
1948 Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
1954 Fletcher (protestante) in “Morals and Medicine”fa una riflessione etica dei problemi della vita e della scienza impostata sui diritti umani.
1955-56 Intenso dibattito tra credenti e laici, tra cattolici e protestanti.(Fletcher, Ramsey)
1961 Rachel Carson scrive “Primavera silenziosa”, sugli effetti negativi derivanti dall’uso squilibrato di tecnologie ed interventi sull’ambiente
1962-65 Concilio Ecumenico Vaticano II: Riflessione teologico-morale sui temi della vita, ad opera di una Commissione Pontificia. Negli anni a seguire numerosi ed incisivi contributi della cultura cattolica alla costruzione della Bioetica.
Nella seconda metà degli anni sessanta, alcuni studiosi statunitensi (il filosofo cattolico D. Callahan, il ginecologo cattolico A.E. Hellegers ed il teologo protestante P. Ramsey) approfondiscono i temi etici relativi all’aborto e alla sacralità della vita.
1969 Callahan fonda a Hastingson-Hudson il primo Istituto per la Società, l’Etica e le Scienze della vita, che si propone di affrontare e fornire una soluzione alle questioni etiche emerse con le nuove conquiste nel campo biomedico, a prescindere da qualsiasi ideologia e religione.
1970 Nasce come termine e come concetto la parola Bioetica coniata dal prof:Van Renssenlaer Potter, che in qiell’anno pubblica il volume “Bioethics: bridge to the future” (Bioetica: un ponte sul futuro), in cui considera la Bioetica come un ponte di supporto al futuro per superare i pericolosi rischi collegati ad un abuso dei mezzi posti a disposizione dalla ricerca e dalla tecnologia alla scienza moderna.
Ai primissimi anni settanta si ha la costituzione del primo Centro che si definisca ufficialmente di Bioetica (The Joseph and Rose Kennedy Institute for the StudY of Human Reproduction and Bioethics)
1971 Hellegers e Ramsey, presso la Georgetown University di Washington, fondano “The Kennedy Institute of Ethics” con lo scopo di fare ricerca sull’etica medica e promuovere una bioetica, intesa come “ antropologia morale”
1973 Presso la Georgetown University di Washington inizia il primo programma di educazione graduale in Bioetica in collaborazione con il dipartimenti di Filosofia.
1978 A New Yorh, viene pubblicata l’autorevole Enciclopedia of Bioethics di W.T. Reich che rappresenta il più completo strumento per chi si occupi di temi bioetici, in cui viene evidenziato come applicare all’ambito biomedico i principi dell’etica tradizionale.
1978 Inizia, inoltre, a Washington, la pubblicazione della rivista bibliografico-scientifica “Bibliography of Bioethics”, che passa in rassegna tutti gli articoli ed i testi concernenti la bioetica scientifica.
1982 Raccomandazione del Consiglio d’Europa in merito al diritto di ereditare caratteri genetici che non abbiano subito alcuna manipolazione
1985 E’ istituita, in Italia, la prima cattedra di bioetica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma.
1988 L’assemblea della camera dei deputati approva, al temine di un dibattito sui “Problemi della vita”, l’istituzione del Comitato Nazionale di Bioetica.
1990 Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, nasce il Comitato Nazionale per la Bioetica, per formulare possibili atti legislativi in relazione alla ricerca biomedica e all’ingegneria genetica, nel rispetto della libertà e della dignità umana.
1991  Nasce l’Istituto siciliano di Bioetica a Palermo e ad Acireale.
1993 UNESCO: istituzione del “Comitato Internazionale di Bioetica”
1994 Viene costituito a Napoli l’Iistituto Italiano di Bioetica Campania – ONLUS- che intende proporre occasioni pubbliche di riflessione sui problemi morali, sociali e giuridici generati dagli sviluppi delle Scienze biotecnologiche.
1995 Seconda edizione della “enciclopedia of Bioethics”
1996 Viene costituito in Campania, il “centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica” (C.I.R.B.) per iniziativa della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, Sezione S:Tommaso, dell’Università Federico II di Napoli e della II Università di Napoli.
1998 Codice Deontologico del libero professionista con precisi riferimenti alla bioetica.
1999 Nuovo codice di deontologia medica
2000 Carta dei diritti fondamentali dei Cittadini Europei
2000-01 In alcuni Paesi inizia, in altri si intensifica l’attività legislativa su pronazione assistita, ingegneria genetica, clonazione, diritti dell’embrione.
2001 A Roma, presso l’Ateneo pontificio Regina Apostolorum, nasce la prima facoltà di Bioetica al mondo 
 
Bioetica: una scienza da definire

La molteplicità delle definizioni dà la misura della incertezza di base sul contenuto di tale disciplina e sui suoi campi di applicazione.
Se ne riportano solo alcune…..
“La bioetica è lo studio interdisciplinare dell’insieme della condizione necessaria per una gestione responsabile della vita umana ( o della persona umana) nel quadro dei progressi rapidi e complessi del sapere e delle tecnologie biomediche”
(David Roy)
“La Bioetica è la scienza normativa del comportamento umano accettabile nell’ambito della vita e della morte”
(Pierre Deschamps)
“La Bioetica è lo studio delle norme che devono dirigere la nostra azione nel campo dell’intervento tecnico dell’uomo sulla propria vita”
(François Malerbe)
“La Bioetica è lo studio sistematico della condotta umana nell’area delle scienze della vita e della salute, esaminata alla luce dei valori e dei principi morali”
(Warren T.Reich)
“Lo studio sistematico della condotta umana nell’ambito della scienza della vita e della cura della salute i quanto questa condotta è esaminata alla luce dei valori morali e dei principi”
(Enciclopedia of Bioethics, New York 1978)
“Filosofia della ricerca e della prassi biomedica” (Sgreccia)
 “Settore dell’etica che studia i problemi inerenti la tutela della vita fisica e in particolare le implicazioni etiche delle scienze biomediche”.
(Leone)
“L’etica applicata ai nuovi problemi che si sviluppano alle frontiere della vita”
(Viatora)
“L’etica in quanto particolarmente relativa ai fenomeni della vita organica del corpo, della generazione dello sviluppo, maturità e vecchiaia della salute della malattia e della morte”.
(Scarpelli)

La tecnologia del DNA ricombinante
La tecnologia del DNA ricombinante, sviluppata negli anni ’70, comprende una serie di tecniche in vitro che consentono di modificare le caratteristiche genetiche degli organismi.
La manipolazione dei geni, mediante le tecniche del DNA ricombinante, viene denominata Ingegneria Genetica.
Il DNA di una cellula può essere tagliato, incollato ed inserito o in batteri o in altri tipi di organismi capaci di riprodursi rapidamente. Si ottiene così un DNA ricombinante che contiene sequenze geniche provenienti da organismi differenti.

Formazione dei frammenti di restrizione
Per ottenere frammenti di DNA contenenti i geni da isolare, si utilizzano gli enzimi di restrizione, che sono normalmente presenti in diverse specie di batteri in cui hanno la funzione di “fare a pezzi” molecole di DNA estraneo (per es. di un virus).
Sono state identificate alcune centinaia di enzimi di restrizione diverse. Ciascuno di essi esegue il taglio di un qualsiasi DNA solo in corrispondenza di siti caratterizzati dalla presenza di una ben determinata sequenza nucleotidica.
La maggior parte degli enzimi taglia la molecola del DNA in frammenti di restrizione che risultano leggermente sfalsati con le estremità a filamento singolo. Le due estremità “appiccicose” possono aderire nuovamente l’una all’altra o possono aderire alle estremità complementari di un’altra molecola di DNA che sia stata tagliata dallo stesso enzima di restrizione.

Clonazione del DNA 
La clonazione genica è un meccanismo mediante il quale si ottengono copie multiple di un gene isolato.
Si isola il DNA proveniente da due fonti diverse (per es. cellula batterica e cellula umana) . Si tagliano il plasmide batterico ed il DNA umano con lo stesso enzima di restrizione . Il plasmide viene tagliato in un sol sito di restrizione, mentre il DNA umano è tagliato in migliaia di frammenti. Nel plasmide è inserito il frammento di DNA umano che contiene il gene isolato mediante l’azione ella DNA ligasi.
Il DNA ricombinante così ottenuto è inserito in un batterio che si divide formando nuove cellule batteriche, ognuna delle quali contiene copie del DNA ricombinante e quindi anche del gene isolato.

Libreria del DNA
E’ una raccolta di frammenti di tutto il DNA del genoma di un organismo prodotti dall’azione dell’enzima di restrizione sul cromosoma e incorporati in plasmidi (libreria plasmidica ) o in fagi ( libreria fagica ) .
Un’altra libreria, più mirata , si ottiene mediante il clonaggio dei geni espressi, utilizzando l’enzima trascriptasi inversa che produce cDNA ( DNA complementare ) a partire da mRNA .

Reazione a catena della polimerasi ( PCR )
Alla fine degli anni ottanta è stata messa a punto il procedimento più usato per realizzare l’amplificazione del DNA ( PCR ).
Il frammento di DNA , che contiene il gene che interessa, viene scisso in vitro nei due filamenti singoli che lo compongono . Questi sono ripetutamente copiati da un enzima di replicazione ( RNA polimerasi ). Si ottengono , così , milioni di copie del frammento contenente quel particolare gene.

La mappatura dei geni: RFLP e sonda molecolare
La mappatura dei geni consente di individuare la posizione dei geni nelle molecole di DNA ed anche di descrivere la sequenza completa di basi che caratterizza ogni gene .
Un metodo di mappatura utilizza i polimorfismi della lunghezza dei frammenti di restrizione (RFLP).
Il DNA di due o più persone , tagliato con lo stesso enzima di restrizione, da luogo a frammenti di lunghezza differente, che vengono separati, mediante l’elettroforesi su gel, in base alle loro cariche elettriche e dimensioni .
Questo metodo permette di stabilire se due campioni biologici appartengono allo stesso individuo.
Un’altra tecnica per mappare i geni è quella che utilizza sonde molecolari a DNA, cioè filamenti di DNA marcati con sostanze radioattive o fluorescenti, che, mediante l’appaiamento delle basi azotate complementar, individuano determinati geni .

Applicazioni della tecnologia del DNA ricombinante
Terapia genica additiva e sostitutiva nell’uomo.
Impiego in campo legale (impronte digitali genetiche).
Produzione di proteine di interesse medico.
Modificazione genetica di organismi vegetali ed animali (OGM).
 

Curricolo di Bioetica
Istituto "Nicola Giustiniani" Cerreto Sannita (BN):
Istituto d'Arte - Cerreto Sannita (BN)
Istituto Tecnico industriale - San Salvatore Telesino (BN)

Sperimentazione e innovazione curricolare ai sensi della Legge 440/97 dell'introduzione del curricolo di bioetica nei corsi quinquennali dei due Istituti.
Gruppo di progetto:
Dirigente Scolastico: Prof. Ines Victory D'Angelo
Coordinatore: Prof. Sebastiano Paglione
Docente: Prof. Anna Ciarlo
Docente: Prof. Leucio Mazzarelli
Docente: Prof. Pia Romano

 

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ANNO SCOLASTICO 2004-2005

M A T E R I E L E T T E R A R I E
PROGRAMMAZIONE DI BIOETICA a cura della prof.ssa MARIA CUCINIELLO.
La finalità educativa del percorso didattico sulla Bioetica è rivolta alla conoscenza da parte degli alunni dei problemi che scaturiscono dai progressi delle scienze in rapporto alla vita dell’uomo e dall’uso delle biotecnologie, mirando all’acquisizione di una consapevolezza di tutte le implicazioni giuridiche, sociali e morali connesse a tali progressi.
Attraverso l’introduzione delle questioni afferenti alla bioetica e alle problematiche connesse all’uso delle biotecnologie con lezioni di tipo frontale, o anche interattive gli alunni avranno l’opportunità di appropriarsi dei contenuti per essere in grado di rielaborarli in maniera personale in svariate produzioni scritte ed esposizioni orali inerenti alla tematica trattata.
Sono considerati essenziali i prerequisiti conoscitivi come il Protocollo d’intesa tra il Ministero della Pubblica Istruzione ed il Comitato Nazionale di Bioetica e tutte le informazioni a carattere generale sulle recenti sperimentazioni genetiche.
La programmazione, pertanto, privilegerà 2 moduli: IL DIBATTITO SULLE BIOTECNOLOGIE che affronterà come contenuti la biodiversità, le colture transgeniche, i prodotti biologici; IL RISPETTO PER LA VITA con la conoscenza di contenuti quali la clonazione umana; la fecondazione artificiale; l’aborto e l’eutanasia.
Il primo modulo inquadrato nella finalità dell’educazione alla salute, della conoscenza del fenomeno dell’emigrazione che sta caratterizzando ultimamente la nostra società come convivenza di una pluralità di etnie in uno stesso territorio che investe problemi che vanno dall’antropologia culturale all’etnologia.
Il secondo che impegna sicuramente sul piano etico-morale con la priorità di valorizzare la vita in tutte le situazioni.
Con il supporto di documenti a carattere scientifico, di riviste specialistiche e di materiale audiovisivo, gli allievi verranno coinvolti a dialoghi, a spunti di riflessione e elaborare produzioni scritte.
Al termine del percorso a carattere teorico saranno effettuate verifiche valutative del programma svolto.

MODULO1: IL DIBATTITO SULLE BIOTECNOLOGIE
Prerequisiti:
Conoscere:
Protocollo tra il MIUR e il Comitato di Bioetica
Obiettivi:
Essere in grado di conoscere i problemi che scaturiscono dai progressi delle scienze.
Leggere, comprendere, analizzare e decodificare testi e documenti scientifici.

Contenuti:
La biodiversità.
Le colture transgeniche
Prodotti biologici.
Metodologie:
Lezione frontale
Lezione interattiva
Lavoro sui testi.
Strumenti:
Libri di testo
Vocabolario
Pubblicazioni specialistiche
Riviste scientifiche
Verifica:
Test strutturati
Valutazione:
Formativa
Sommativa
MODULO2: RISPETTO PER LA VITA
 
Prerequisiti:
conoscere le recenti sperimentazioni genetiche.
Obiettivi:
essere in grado di valorizzare la vita.
Contenuti:
clonazione umana;
fecondazione artificiale
aborto;
eutanasia.
Metodologia:
lezione frontale;
lezione interattiva;
lavoro sul lessico.
Strumenti
Riviste scientifiche.
Pubblicazioni scientifiche.
Verifica:
test strutturati.
Valutazione:
formativa
sommativa


M A T E R I E S C I E N T I F I C H E (Scienze Naturali)
PROGRAMMAZIONE DI BIOETICA per il biennio a cura del prof. MAZZARELLI LEUCIO.
Classe Prima – Scienze della terra
Le decisioni di Kioto – introduzione; che cos’è il protocollo di Kioto; gli obblighi fondamentali del protocollo; altri obblighi del protocollo; considerazioni conclusive.
Effetto serra; l’anidride carbonica è realmente colpevole oppure innocente; come ci si può difendere; il problema delle foreste; gli anni del fuoco.
Orientativamente sono necessarie dieci ore di lezioni, il dieci per cento delle ore totali.

Classe Seconda – Biologia
La Clonazione. Eutanasia. Fecondazione artificiale. Genoma. Trapianto d’organo.
G.M. Gli impianti della salute: nuove allergie; resistenza agli antibiotici; più chimica in agricoltura; inquinamento genetico; resistenza agli insetticidi; riduzione della biodiversità; instabilità genetica e perdita

M A T E R I E S C I E N T I F I C H E
PROGRAMMAZIONE DI BIOETICA a cura della prof.ssa PAPA MARINA
FINALITA’
Il progetto si propone di offrire agli allievi, maggiori e più penetranti strumenti di analisi critica e di valutazione personale sulle tematiche affrontate, non solo per coglierne una dimensione individuale, ma anche per ricercare e valutare una dimensione sociale.
L’obiettivo principale è quello di far acquisire agli allievi le giuste chiavi di lettura e gli strumenti operativi specifici che gli consentano di orientarsi ed operare nella SOCIETA’ ODIERNA.

I MODULO
BIOETICA: VALORE EDUCATIVO E FORMATIVO
Presentazione del progetto (FINALITA’ – DISCIPLINE COINVOLTE – OBIETTIVI SPECIFICI – TEMPI)
Illustrazioni delle questioni afferenti alla bioetica ed alle problematiche connesse all’uso delle Biotecnologie.
    Dizionario dei termini specifici.
II MODULO
EDUCAZIONE AMBIENTALE
· Effetto serra
· CO2: colpevole o innocente?
· Buco dell’ozono e riscaldamento atmosferico
· Deforestazione
· Kioto: protocollo ambientale
· Associazioni ambientaliste operanti sul territorio
 
BIOETICA E FARMACI
· Sperimentazione dei farmaci in laboratorio sugli animali e sull’uomo
· Industria biotecnologica
· Nuovi vaccini
· La pillola del giorno dopo nell’ordinamento italiano
· Clonazione e cellule stamina li
IV MODULO
METODOLOGIE E STRUMENTI
· Lezioni frontali
· Dialogo e confronto tra orientamenti diversi e contrapposti
· Lettura di quotidiani e riviste
· Lavori di gruppo
· Utilizzo di dispense e ricerche multimediali
· Proiezione di audivovisi
Attraverso una presentazione tecno-scientifica si darà avvio a spunti di riflessione di origine etica per creare occasioni di dibattito.
Inoltre gli allievi saranno stimolati con ricerche, progettazioni e lavori di gruppo sui temi fondamentali facendo cogliere la rilevanza in ordine ai rapporti tra scienza, etica e fede.

VERIFICA E VALUTAZIONI
Al termine di ogni modulo sarà somministrato un Test (domande aperte risposta multipla, frasi a completamento, altro) al fine di verificare che gli allievi abbiano raggiunto gli obiettivi previsti.
 

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I.S.A. “N.Giustiniani” CERRETO SANNITA (BN)
ANNO SCOLASTICO 2004-2005

M A T E R I E S C I E N T I F I C H E (Scienze Naturali)
PROGRAMMAZIONE DI BIOETICA per il biennio a cura del prof. MAZZARELLI LEUCIO.

Classe Prima – Biologia
La Clonazione. Eutanasia. Fecondazione artificiale. Genoma. Trapianto d’organo.
G.M. Gli impianti della salute: nuove allergie; resistenza agli antibiotici; più chimica in agricoltura; inquinamento genetico; resistenza agli insetticidi; riduzione della biodiversità; instabilità genetica e perdita dei raccolti; ingegneria genetica e fame nel mondo; sicurezza
Classe Seconda – Scienze della terra
Le decisioni di Kyoto – introduzione; che cos’è il protocollo di Kyoto; gli obblighi fondamentali del protocollo; altri obblighi del protocollo;
Effetto serra; l’anidride carbonica è realmente colpevole oppure innocente; come ci si può difendere; il problema delle foreste; gli anni del fuoco.
Orientativamente saranno impegnate il dieci per cento delle ore totali.
 

I.S.A. “N.Giustiniani” CERRETO SANNITA (BN)
ANNO SCOLASTICO 2004-2005

M A T E R I A: R E L I G I O N E
PROGRAMMAZIONE DI RELIGIONE a cura del prof.PAGLIONE SEBASTIANO.
Per le classi I - II – III
1incontro riguardante l’introduzione e lo specifico campo della Bioetica.
1incontro riguardante la donazione di sangue e di midollo osseo.
1incontro riguardante la donazione e i trapianti d’organo.
Per le classi IV - V
1incontro riguardante la formazione della vita dell’essere umano nel grembo di una donna. 
1incontro riguardante la fecondazione assistita o procreazione artificiale.
1incontro riguardante la fecondazione assistita o procreazione artificiale.
1incontro riguardante la clonazione.


I.S.A. “N.Giustiniani” CERRETO SANNITA (BN)
ANNO SCOLASTICO 2004-2005

PROGRAMMAZIONE PER IL CURRICOLO DI BIOETICA
M A T E R I E L E T TE R A R I E: prof.ssa MAZZELLA Teresa; prof.ssa RICCIARDI M.Rosaria
SCIENZE NATURALI: prof.ssa  SANTAGATA Francesca
Fino ad epoca recente l’ambiente era considerato generalmente come un oggetto privo di valore morale, che gli uomini potevano sfruttare a loro piacimento. Quest’idea della natura come “des nullius” e pozzo di risorse inesauribili contribuiva a limitare i rapporti dell’uomo con gli esseri viventi e gli oggetti della natura a un problema di massimizzazione dei vantaggi economici.
Poi è subentrata nell’umanità la piena consapevolezza sia del carattere esauribile e non rinnovabile delle principali risorse, sia della profonda azione modificatrice esercitata dall’uomo sull’ambiente circostante, su quella natura che rappresenta pur sempre il substrato essenziale per la sua vita.
Scienziati, intellettuali umanisti, docenti delle scuole e movimenti ecologisti hanno dato un contributo determinante perché l’intera popolazione prendesse coscienza di questa realtà.
Ciò ha determinato un fecondo dibattito che ha portato all’affermazione di un’etica ambientale fondata sui valori umani. L’uomo rappresenta in sostanza l’unico soggetto morale esistente su questo pianeta: l’uomo è al centro del mondo naturale.
Pertanto se la conservazione e preservazione della natura è certamente un problema “morale”, la sua soluzione può trovarsi solo in funzione della vita e dei molteplici interessi degli uomini: solo questi ultimi infatti sono in grado di dar corpo ad una nuova filosofia morale in virtù della quale essi riescono a inquadrare le esigenze essenziali della biosfera nella globalità dei propri interessi, materiali e spirituali.
Alla luce di tali riflessioni si propone una programmazione articolata in 5 moduli indipendenti, ossia senza propedeuticità, che comunque hanno un filo logico se svolti in maniera consequenziale.
 
I MODULO: l’ecologia, cultura e modello di vita di questo fine secolo.
Il problema dell’ambiente ha aperto una nuova era nella storia dell’umanità
· L’uomo e l’ambiente: identità non contrapposizione.

II MODULO: i fondamenti di un’etica ambientale.
· Il primo delinearsi di un’etica ambientale.
· L’etica ambientale si può fondare solo sui valori umani.

III MODULO: la protezione dell’ambiente e dei beni culturali.
· Evoluzione del concetto “bellezze naturali” (L.n.1497 del 29.06.1939) del ministro Giuseppe Bottai alla “Legge Galasso” (L.n.431 dell’8.10.1985) fino alla legge quadro sulle aree protette con riferimento ai casi italiani.

IV MODULO: il nuovo concetto di sviluppo sostenibile.
I fondamenti di un’idea.
Le implicazioni politiche: la cooperazione internazionale, chiave di volta dello sviluppo sostenibile.

V MODULO: i documenti dell’Agenda 2000 al protocollo di Kyoto.

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ISA CERRETO SANNITA (BN) 
TITOLO PROGETTO
I RIFIUTI ? NO PROBLEM !!!
 
DESTINATARI DOCENTE
CLASSE SECONDA A e TERZA A                 ERSILIA TRIBISONNA
 
MOTIVAZIONE
L'idea del progetto nasce 
1.    dalla adesione alla proposta di utilizzare alcune ore curricolari dell’insegnamento delle Scienze in lavori da collocare in un itinerario progettuale di bioetica presente nel POF
2.    dall’evidenziare la necessità di una maggiore attenzione alle tematiche di bioetica ambientale data la scarsa sensibilità riscontrata in genere nel nostro territorio
 
FINALITA’
1.    dare a gli alunni un'informazione essenziale sui principali aspetti dell'attuale dibattito sulla bioetica ambientale , mettendoli in condizione di sapersi orientare all'interno delle problematiche sollevate dal progresso scientifico e tecnologico
2.    Affrontare la tematiche ambientale dei rifiuti in un’ottica interdisciplinare
  
OBIETTIVI
 
1.    Sensibilizzarsi e sensibilizzare al problema dei rifiuti e della loro gestione razionale
2. Acquisire informazioni sulle  tecniche di recupero
3.    Prendere coscienza del potenziale valore dello scarto, che da inquinante può diventare risorsa
4.    Favorire la collaborazione tra studenti della stessa classe e tra studenti di classi diverse,
5.    Utilizzare le essenziali competenze specifiche acquisite per elaborare un opuscolo frutto delle ricerche , delle riflessioni , ma anche della creatività e della operatività degli alunni
CONTENUTI
1.    L’ambiente ed i principali modelli di bioetica ambientale
2. Il RIFIUTO: definizione e  classificazione
3. Problematiche connesse e prospettive
4.    Il recupero dei materiali di scarto: la raccolta differenziata.
5. Il riciclaggio dei rifiuti
6.    Analisi dei nostri comportamenti in materia di rifiuti
METODOLOGIA DI LAVORO
1. Lezioni frontali
2. Ricerche su testi, riviste, web
3. Lavoro a gruppi in classe  ed in laboratorio multimediale per assemblare un opuscolo informativo  e/o cartelloni
TEMPI Si prevede di dedicare al progetto 1 ora curriculare settimanale nel periodo 26 febbraio2007   31 marzo2007 per un totale di 6 ore
    ( 10% del monte orario disciplinare annuale )
FASI ORGANIZZATIVE / VALUTAZIONE
Le fasi del percorso sono :
1.    fase della motivazione: attraverso input si fa in modo che gli alunni   riconoscano il problema che affronteranno come a loro vicino e sentito nel territorio;
2.    gli alunni acquisiscono tramite lezioni frontali interattive le conoscenze di base per individuare i termini del problema e correrarlo alle discipline di studio
3.    progettazione di un prodotto (realizzazione di  opuscolo, di esposizioni verbali...) da utilizzare per divulgare le conoscenze acquisite;
4.    creazione dei gruppi che lo/le realizzeranno;
5.    fase di ricerca/approfondimento  sui contenuti da inserire
6. fase di realizzazione del prodotto che  nel contempo diventa  fase di  valutazione della qualità del processo messo in atto e dell'apprendimento dei ragazzi.

 

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Corso di aggiornamento in bioetica - Istituto Italiano di Bioetica - Campania

febbraio 1996

(autor. Provveditorato agli Studi di Napoli ai sensi delle CC.MM. 136 e 137 del 18/05/90)

8 febbraio
Prof. Maria Antonietta La Torre – Etica e ambiente
Dott. Anna De Rose – Etica verso i non umani

15 febbraio
Prof. Ludovico Chianese, Dott. Giampaolo Ferranti – Filosofia e bioetica
Prof. Valeria Anastasio – Il biocentrismo nell’educazione scolastica

22 febbraio
Dott. Raffaele Prodomo – La fecondazione artificiale
Dott. Giovanni Villone – La storia dell’AIDS

 

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Contatti: postmaster@istitutobioetica.org

 

 

Istituto Italiano di Bioetica - Campania

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