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De Caprio Tempo

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Tempo, Corpo e Salute

Lorenzo De Caprio

 

Di queste comodità del pensiero
elevate a forme non so che opinione avere;
ritengo che nessun uomo le possa intuire
senza l’aiuto della morte, della febbre o della pazzia”.
Jorge Luis Borges

 

Il Corpo
Adria [1]era “più bella della luce, avanzava e niente pareva muoversi intorno a lei, forse era lo spazio a scorrerle sopra e intorno, come gira il cielo intorno alle stelle rapito”.
Adria non era di questo tempo, apparteneva all’eternità. Corpo che gli occhi possono contemplare ma che nessuna mano deve sfiorare.
“Dopo lunghe e tranquille meditazioni davanti allo specchio, aveva capito d’aver raggiunto la perfetta bellezza, aveva stabilito come suo dovere sacro di dedicarvisi tutta”. Adria abolì ogni altro interesse. Sbarrò il corpo all’amore del marito, lo negò all’affetto dei figli. “La bellezza fu la sua cura d’ogni minuto, scopo d’ogni atto: la sentiva come una cosa fuori di lei, che Dio le aveva dato in custodia”.
Negando il corpo all’usura delle passioni, Adria lo sottrae al Tempo che lo consuma. Corpo la cui immortale bellezza le si rivela nell’immagine dello specchio che tiene sempre a portata di mano. Specchio in cui Adria rimira il suo doppio: il simulacro che la ri-vela.
Tra un mese Adria avrà trenta anni. “Tutte le donne a trenta anni si spaventano. Adria non deve fare come le altre donne”. Adria butta via lo specchio. Su ritira dal teatro della vita per nascondere i segni del tempo ingiurioso. Si chiude in un appartamento, vieta al mondo lo spettacolo di Adria che declina. In un simulacro di tomba custodisce gelosa il simulacro del corpo. Vivrà lì, da sola “ per aspettare per qualche decennio la morte”.
“I morti stanno immobili, e il tempo passa intorno a loro e li avvolge ma non li trascina né li tocca, neppure li sfiora con la sua corrente infinita. Ma entro i vivi il tempo scorre; non intorno ma in essi, dentro la loro sostanza; esso è...sangue, questo muoversi del tempo nelle loro vene è la loro vita vita implacabile. Solo la morte vince il tempo del tutto. L’uomo si procura qualche volta, o riceve in destino, certi simulacri d’immobilità e di morte, i quali riescono false vittorie sul tempo; tale è l’ebbrezza...Adria aveva vinto il nemico foggiando la propria vita come una combinazione d’abitudini e d’estasi. Quando s’accorse che colui aveva subdolamente scalfito le prime muraglie della fortezza si rifugiò nella prigionia e nello allantanamento dagli uomini, che sono altre note simulazioni di morte”.
Servi indocili del Tempo gli uomini ne sono gli artefici e gli esecutori. Le statue, le scienze, i versi, templi, i castelli, le città che dovrebbero sfidare il tempo vengono da loro stessi distrutte, riedificate, distrutte.
Il quartiere dove Adria sfiorisce dovrà essere raso al suolo. Al suo posto un quartiere più grande, in una citta che vuole mostrarsi più bella. Su Adria la minaccia di dovere lasciare appartamento, di dover mostrare il corpo senza l’inganno del simulacro.
“Accese la candela, e con essa velocissimamente andò a mettere fuoco a tutte le carte che aveva sparso qua e là presso le stoffe...Prima che fiamme ne nascessero, similmente accese la carta che era pronta sotto il letto. Il fuoco era pigro a svolgersi. Buttò via la candela e si stese sul letto....
Sorridendo alla festa che s’era promessa, prese lo specchio. Così ritrova Adria il gesto quotidiano e profondo della sua vita lontana...leva lo specchio all’altezza del volto; come fino a dodici anni fa aveva fatto ogni sera, come da dodici anni non aveva fatto mai più”.

Il Tempo
Ho fretta! Sono in ritardo! Ho poco tempo! Non ho un minuto da perdere! La giornata è volata via...dovrebbe essere di 48 ore! .Modi di dire che esplicitano il pessimo rapporto che Io ho con il mio tempo. Patrimonio che le dita non trattengono e scivola via. Capitale che per quanto ne abbia, non mi basta
Ci ha rimesso la salute! Ho perso la salute! Pensa alla salute! E’ il ritratto della salute. Fa bene alla salute! Quando c’è la salute c’è tutto! “Non c’è ricchezza che superi la salute del corpo”[2]. 
Espressioni che sottendono l’incommensurabile valore che Io attribuisco alla salute del corpo che mi appartiene. Ed è la mia Vita quella che sorveglio, proteggo e difendo da tutte le minacce, da qualsiasi parte provengano; ma è Bene questo che , come e con il mio tempo, sono destinato a perdere nel Tempo. 
Abbiamo difficili rapporti col Tempo e la Salute. Non sappiamo che cosa siano l’uno e l’altra, e siamo così tenacemente attaccati all’uno ed altra, che in entrambi i casi non vogliamo, in nessun caso, perdere né l’uno né l’altra.
I Giochi delle Parole
Noùs, la Mente, trattava prudentemente queste comodità del pensiero, rendendo loro i dovuti riguardi, ricorreva nel logos ad espressioni diverse per esprimere multiformi situazioni ed esperienze umane.
Tempo: chrònos; in poco tempo: epì brachù; fra poco tempo: entòs olìgou chrònou; al tempo della guerra di Troia. katà tà Troikà; il tempo piovoso: òmbria...
Ughìeia:  salute, sanità di mente; eurostìa: salute come robustezza, vigore, forza; euexìa salute come buona costituzione, vigore e forza. Kalòs ècho:, essere in buona salute. Propìno tivì: bere alla salute. Chaìre:. Salute!.
Al contrario, noi ricorriamo a due soli significanti che, anche se di altolocata origine latina, sono forse la prima causa della grande confusione sui significati 
Intanto il nostro tempo è più che prezioso, è sacro. In effetti, nel significante c’è del religioso. <<Dobbiamo ad Hermann Usener la prima spiegazione della parentela etimologica tra templum e tempus...Ulteriori ricerche hanno perfezionato tale scoperta: Templum indica l’aspetto spaziale, tempus l’aspetto temporale del movimento ... nello spazio e nel tempo>>[3].
Tempus è il papà del nostro tempo, e lo chiamiamo in causa quando sperimentiamo il clima, o vogliamo rendere la successione, la continuità, l’istantaneità, la simultaneità...e svariate altre cose. Con un sola parola esprimiamo e comunichiamo esperienze e situazioni che hanno ben poco in comune tra loro. Per questo il nostro tempo può essere bello o brutto, luminoso, grigio, nero, piovoso e ... lento, con brio, maestoso, vivace, allegro. E può essere misurato, scorrendo fuori di noi in intervalli sempre uguali, mentre noi al contrario sentiamo che rallenta. E si ferma quando vorremmo che corresse e, quando vorremmo che si arrestasse, lui ci beffa , accelera e svanisce.


La Salute
Salute ci perviene da salus latina; e questa sembra parola semplice e priva d’ambiguità.. In realtà i latini per esprimere quello che noi intendiamo per salute, preferivano termini come valetudo e sanitas. Salus signi-ficava: integrità, incolumità, e come il greco soterìa, salvezza, ed in questo senso era stimata oggetto sacro, degno di venerazione e di culto personificato.
 << I Romani ne avevano fatto una Deità, alla quale consacrarono molti templi. Ebbe pure un collegio particolare di sacerdoti destinati al suo culto, e che soli avevano il privilegio di vedere la statua della Dea>>. Anche allora pochi eletti potevano godersi la salute, che veniva figurata accompagnata da terapeutici arbusti e dal serpente vivi-ficatore del Dio dell’arte medica. <<La Salute rappresentavasi sotto la figura di una giovinetta seduta sopra un trono, coronata d’erbe medicinali, tenente nella mano destra una patera ed un serpente nella sinistra. Vicino ad essa eravi un’ara intorno alla quale un serpente descriveva un circolo in modo che la sua testa rialzavasi al di sopra dell’ara stessa>>[4].
Non deve essere per caso che ricorriamo abitualmente al termine salute. C’è dell’archeologia, la forma porta in sé suadente e minacciosa la nostra aspirazione alla salvezza.
Il Ministero della Sanità, per esempio, è cosa ben diversa dal Comitato di Salute Pubblica, che, come è noto, non si è preoccupato della sanità dei corpi.. Piuttosto, questo ha energicamente prevenuto e curato le malattie del corpo sociale, e per questa salute ha sollevato montagne di cadaveri. All’età della Rivoluzione si fece strada l’ipotesi che la conservazione della Idea in buona salute altro non richiedesse che la risoluzione d’una questione connessa al Tempo. Per dirla in altro modo, il Comitato ritenne che l’ Idea sarebbe stata fuori pericolo, se si fosse trovato il modo d’incrementare il numero delle condanne eseguite nell’unità di tempo. Fu naturalmente un medico quello che risolse il problema.
Prima della grande Rivoluzione la morte era inflitta e subita secondo una altra concezione del tempo. I fanatici della velocità erano allora pochi e non avevano buon nome. Nessuno aveva fretta, così c’era tutto il tempo per uccidere, soffrire e morire lentamente. E’ passato tuttavia alla storia il tempo che si perse nel supplizio inferto a tal Damiens, reo di tentato regicidio nella persona di Luigi XV. Il tapino fu condannato alla squartamento, ma per imperizia del boia, l’operazione male eseguita si prolungò troppo oltre il dovuto.
La passione umanitaria fu quel che spinse il dottor Guillotin a pronunciare davanti all’Assemblea il discorso che lo consegnò all’eternità. La Rivoluzione gli aveva chiesto di spogliare la morte del suo lento e truce rituale. La Rivoluzione volle ed ottenne dal dottore una morte rapida ed efficiente, dunque una semplice macchina che, animata dalla elementare forza newtoniana, avrebbe potuto avere per motto la religione dei nostri giorni : più prodotti finiti nella unità di tempo. Velocità!
<<Il paziente poserà la testa su un ceppo di otto pollici d’altezza, quattro di spessore ed un piede di larghezza. Coricato sul ventre, avrà il petto sollevato dai suoi gomiti ed il suo collo sarà, senza disagio, nell’incurvatura del ceppo. Posto dietro la macchina l’esecutore allenterà i due capi che sostengono la mannaia e farà cadere dall’alto lo strumento che per il suo peso e per l’accelerazione della gravità, separerà la testa dal tronco in un batter d’occhio>>[5].
E questo ci porta ad una delle tante cose astruse connesse al tempo: <<una delle scuole filosofiche indiane nega il presente considerandolo inafferrabile>>, la testa di Luigi o è incollata al tronco o è già a terra, <<affermano questi esotici semplificatori. Nessuno la vede cadere>>[6].


L’Eternità del Tempo
Cos’è allora il tempo? E fuori o dentro di noi? C’è da sempre? O ci fu un impensabile tempo senza il tempo? << Se nessuno me lo chiede lo so, se dovessi spiegarlo a chi me lo chiede non lo so>>[7] disse il Santo, ma non chiuse la questione.
Non si conoscono le opinioni di Giorgio De Chirico, ma in una tela del 1914: “La conquista del filosofo”, questa sembra riassumersi nell’inutile sforzo di venire a capo del gelido mistero racchiuso nel grande orologio di una piccola stazione ferroviaria. Nel 1931 Salvator Dalì dipinse “La persistenza della memoria”. Uno spazio assurdo è reso stranamente umano da curiosi orologi bianchi, molli, sfatti, fermi e demenziali. Lì tutto quello che è stato, persiste paralizzato. E se il tempo della memoria è immobile presente non c’è più nessun tempo; non c’è stato nemmeno quel che è stato, poiché quello che persiste è immagine d’un trascorso in forma di sogno e di follia. <<Siate certi>> ebbe a dire il pittore <<che gli orologi molli...non sono altro che il morbido, stravagante e solitario Camambert paranoico-critico dello spazio e del tempo>>[8].
I buongustai sottolineano che il nobile formaggio francese deve tutte le sue presenti morbide virtù al tempo passato in solitaria stagionatura. Einstein e Freud, da parte loro, ci consigliano di non sottovalutare le incursioni del pittore nelle regioni dello spazio/tempo. Per quanto insensata la rappresentazione possa sembrare, forse l’artista ha ragione. Sarà allora necessario uscir dal nostro mondo per trovare qualcuno capace di illuminarci circa la natura del Tempo.
Il primo che converrà consultare è Platone, il nobile signore dalle spalle larghe aspira ad uscire dallo spazio/tempo per entrare nello ordine diverso d’una sorta di “presente” che tutto raccoglie, di un E’ perenne. <<Diciamo infatti era, è, sarà, ma secondo un ragionamento veritiero, soltanto l’ E’ si adatta all’essenza eterna. L’era ed il sarà conviene dirle a proposito della generazione>>[9].
Il nostro filosofo giudica degno di considerazione solo il mondo delle Idee. E per non perdere subito la speranza d’intenderci con codesto colosso, è bene ricordare che i termini èidos o idèa hanno poco a che fare con la categoria a cui riconduciamo la cosa che fulminò Archimede nella vasca da bagno, e lo costrinse alla parte dell’insano di mente, a gridare nudo come un verme alla città: Eureka! Eureka!
Le idee di Platone sono piuttosto entità perfette, sottratte al divenire del tempo, e stanno lì, in un luogo sconosciuto, che il filosofo chiama con bella espressione: hypèr ouranòs.
Le idee sono Altro dalle cose di questa terra, e rappresentano l’incognito come fonte e l’immutabile come regola. Le cose di quaggiù sono il riflesso opaco, le copie deperibili di quelle forme eterne.
Il nostro tempo, che << fu fatto sulla base del modello dell’eterna natura perché, per quanto possibile le somigli>>[10], è la misera immagine dell’Eternità, e con questo Platone avvolse di sottili incanti ogni successivo discorso sul tempo, anche se ,a quanto sembra, nessuno ha mai spiegato come la mobilità dell’ immagine s’accordasse con l’immobilità del modello: Eternità, che, come tutti ben sanno, è nella sua sostanza Tempo.
Essa non è il fluire impercettibile d’un lentissimo, né l’aggregato del passato, del presente e dell’avvenire. << E’ una cosa più semplice e magica: è la simultaneità di questi tre tempi>>[11], tre tempi in Uno. Sulla magia del Tempo senza tempo e tempi si soffermarono <<uomini remoti, uomini barbuti e mitrati, pubblicamente per confondere eresie e difendere la distinzione delle tre persone in una; segretamente per arrestare in qualche modo il trascorrere delle ore... Il fatto è che la successione temporale è un’intollerabile miseria, e che i desideri magnanimi bramano tutti i minuti del tempo e tutta la varietà dello spazio>>[12] e rimedio al divenire che tutto distrugge l’Eternità promette ai mortali possessi ben più saldi.
Giudichiamo i ragionamenti di Platone errati, eppure ci smentiamo costantemente. Riconosciamo le azioni giuste perché abbiamo “idea” della Giustizia, e le cose di questo mondo per esser ri-conosciute giuste devono conformarsi all’incognito di lassù che detta la sua regola quaggiù. Ci sono forme universali molto più ardue di quelle proposteci da Platone, avverte Borges: <<Per esempio, la Tavolinità, o Tavolo Intellegibile che sta nei cieli: archetipo quadrupede che perseguono, condannati all’illusione e alla frustrazione, tutti i falegnami del mondo[13]>>.
Il poeta ha ragione, ed alla sua metafisica profana possiamo aggiungere, le idee più autenticamente scientifiche della medicina. Per esempio, l’indisposizione e la costipazione senza le quali i medici non potrebbero nemmeno avvedersi degli indisposti costipati, pur avvertendone le flatulenze. Ancora, in un crescendo di difficoltà, la Morte Naturale. Morte perfetta che, del tutto disgiunta dalla malattia, dolce afferra ciascuno allo scadere del suo tempo. Morte ideale che i medici perseguono affannosamente e di cui ricercano disperatamente le forme in ogni cadavere, forme ahimè che non riconoscono mai in nessun cadavere forse perchè della morte non hanno una “idea” chiara. Infine, e qui ci avventuriamo nella metafisica più iper uranica, la Salute che, posta ev archè come il logos di Giovanni, sta nell’empireo sanitario e da lassù ossessiona e sconvolge la mente degli indisposti, dei costipati, dei medici e degli apotecari.
L’altro da consultare è il Cappellaio Matto, che avendo personalmente conversato col Tempo, lo conosce in modo molto approfondito. Ci porta a Lui Alice, la fanciulla vittoriana che inseguì  un Bianco Coniglio che molto in ritardo sull’appuntamento, correva cercando vanamente di superare in velocità le lancette di un’orologio che a sua volta inseguiva il tempo. Scapicollandosi dietro la strana bestia, Alice precipitò nel pozzo senza fondo che aveva come fondo lo spazio ed il tempo del  mondo del nonsenso: Paese delle Meraviglie. Venuta al cospetto del Cappellaio, Alice profferì la consueta affermazione secondo cui è bene che il tempo non venga perso ma usato al meglio. Il Matto s’indignò: <<Immagino che tu non abbia mai parlato col Tempo... Se tu conoscessi il Tempo come lo conosco Io...non parleresti di perderlo. Egli è>>. E poi, quando la fanciulla aggiunse che  studiava musica, ragion per cui  batteva il tempo,  sentenziò scandalizzato: <<Egli non sopporterà d’essere battuto. Infatti se solo ti tenessi in buoni rapporti con Lui, egli farebbe fare all’orologio tutto quello che vuoi>>[14].


Ancora sulla Salute
<<Erodico ...maestro di ginnastica, caduto in malattia, unì la ginnastica alla medicina, e tormentò prima di tutto e soprattutto se stesso, ed in seguito molti altri>>
<<In che senso?...>>
<<Facendo a sé lunga la morte. Poiché stando dietro alla sua malattia mortale, non fu, credo, capace di guarirsi, ma passò il resto della vita a curarsi senza pensare ad altro, tormentandosi alla minima trasgressione del suo solito regime. Ed arrivò alla vecchiaia...in una continua lotta con la morte>>[15].
Nella società medicalizzata, dove << nuovi e strani sono questi nomi di malattie...che non c’erano al tempo di Asclepio>>[16], sono molti quelli che si comportano in modo strano ma non nuovo. Come Erodico che per allungare il tempo del corpo, abbreviò quello della vita senza sfuggire nè alla malattia nè alla morte. Platone lo disprezza: <<...Curarsi nell’intera vita. Cosa questa ben ridicola>>[17].
Se la cosa che noi chiamiamo salute è un Bene che possediamo, lo godiamo al suo massimo grado, al massimo livello consentito dalla nostra biologia. E se vivere è un viaggio del corpo nel tempo, questo vivere è perdere tempo e salute. Nulla dell’uno e dell’altra possiamo serbare od incrementare.
Non possiamo trattenere il tempo. La successione temporale è per gli umani un’intollerabile miseria, di conseguenza ci illudiamo di perdere e di guadagnare tempo. Allo stesso modo possiamo solo illuderci di curare la salute. Possiamo difenderci dalle malattie e le possiamo curare, possiamo guarire restaurando la sanità del corpo, ma non capitalizzare ed incrementare un bene al suo massimo grado e che o abbiamo o non abbiamo. Erodico che cura la propria salute come se fosse una malattia, è un infelice poiché considera e tratta la sua vita come se fosse essa stessa una malattia.
Erodico è lontano dalla saggezza. Lottare contro il corpo è vano, è causa di grande infelicità poiché allunga sulla vita l’ombra della morte. Sottrae tempo alle azioni ed alle opere che sono nell’interesse della Repubblica.
A rischio di scandalizzare, sosterrò apertamente che i numerosi discepoli di Erodico ne vivono la stessa futile angoscia, facendo a sé lunga la morte. Tra l’altro, per quanto può sembrare sorprendente, la cura della salute non cura nulla poiché la medicina ignora cosa sia, nell’essenza, l’oggetto di tutte queste ansiose cure.
La vecchia Clinica, saggia come tutti i vecchi, si è tenuta lontana dal tentativo di dare un significato al significante. Piuttosto ha cercato di attribuire un condiviso ed univoco contenuto alla malattia; e ha lasciato intendere che la salute altro non sia che la sua indefinibile antitesi.
Si potrebbe risalire, per via negativa, al concetto di salute. Ma questa impresa presuppone che il pensiero medico possegga saldamente la definizione della malattia. Dopo aver consultato dizionari ed enciclopedie mediche alla ricerca d’un concetto condiviso, Giovanni Berlinguer[18] ha concluso che le troppe definizioni oggi in circolazione non definiscono un bel niente, così che l’essenza della non-malattia ci sfugge ed è destinata a sfuggirci.
Mario Coltorti riflette sulla evoluzione del concetto di malattia nella storia della medicina, e ne sottolinea la mutevolezza, le ambiguità e le contraddizioni paradigmatiche: << il fenomeno malattia è stato variamente interpretato dai principali protagonisti del pensiero medico; a partire dall’età classica ad oggi hanno prevalso e si sono contrapposti differenti indirizzi concettuali, quali nominalismo e realismo, empirismo ed ontologismo, olismo e riduzionismo, vitalismo e meccanicismo, processo organismico globale e prevalente visione localistica..>>[19] .
In conclusione si pone la domanda capitale: Esiste la malattia?. Trousseau provocatoriamente ne negava l’esistenza e, spingendo il pensiero medico in un vicolo cieco, affermava solennemente che esistono i malati!
Allora, << cos’è dunque la malattia? ...Si può forse tentare una definizione di malattia come evento esistenziale che nel singolo caso, a vario livello sia di responsabilità causale sia di conseguenze, coinvolge: a) l’equilibrio funzionale somatico e psichico: b) la relazione e gli aspetti sociali interpersonali; c) l’ecosistema, in una visione integrata multidirezionale dell’individuo nell’ambiente e nella società.[20]>>.
Realtà variegate che si sovrappongono tra loro, ed esperienze umane e sociali diverse sono tutte tra loro connesse, e rendono complesso un fenomeno che viene dato per semplice dal linguaggio. Al contrario dell’italiano, la lingua inglese tiene conto della complessità e ricorre a diversi significanti: malady (malattia in senso figurato), disease, illness e sickness.


Salute e Società
Sickness sta a significare la rappresentazione sociale e culturale della malattia nella più vasta dimensione della vita collettiva[21]. Il termine permette di capire che la cultura d’una società, determinata nel tempo e nello spazio, decide su cosa sia malattia e cosa salute, ed il significante rimanda ad una vasta gamma di comportamenti individuali e collettivi, definiti salutari, dunque buoni, o non salutari, dunque cattivi.
La storia della medicina fornisce molti esempi di come, dietro le innumerevoli verità via via date per vere dalla scienza medica, si nasconda, appena velato, il pre-giudizio sociale. La sessualità, per esempio, è stata costantemente moralmente condannata nelle società occidentali, e la medicina ha visto in essa, da Galeno in poi, una pratica ben poco salutare, e ne ha enfatizzato i pericoli. Oggi che il sesso non fa ancora bene, ma almeno non fa più male; si condanna il fumo, si esalta l’antitabagismo, si lotta contro il colesterolo, si glorificano le attività sportive praticate nel tempo libero. Tutto questo è giusti-ficato dalla cosiddetta prevenzione, dall’obbligo sociale che scaturisce dalla dimostrazione dal rischio di malattia. Siamo ben al di là della scienza, il concetto di rischio, che è di tipo complesso e probabilistico, viene vissuto in modo volgarmente deterministico; e dalla ragionevole difesa dalle malattie si è passati alla cura ad oltranza della salute.
La filosofia di vita dell’individuo Erodico oggi è cultura, e viene ben espressa dal termine Salutismo che definisce i comportamenti moralmente leciti, che, hic et nunc, finiscono con l’identificare che cosa si crede sia la Salute. <<Un esempio recente di questa operazione di falsa coscienza viene dall’atteggiamento isterico, ipocrita ed intollerante assunto negli ultimi tempi dalle campagne anti-fumo e anti-colesterolo...Il dato epidemiologico...astraendo l’elemento “fumo di sigarette” e “contenuto di colesterolo nella dieta” conduce dalla giusta considerazione di questi due elementi nella genesi multifattoriale di tumori e cardiopatie ischemiche, alla acritica convinzione che essi siano le uniche “vere” cause delle malattie in questione. Alla errata valutazione teorica si aggiunge...la valutazione moralmente negativa nei confronti di chiunque, venuto a conoscenza delle cause del proprio ordine naturale, si ostini a non volerle rimuovere, trasformando una cattiva abitudine in una abitudine cattiva. In questo modo il passaggio dal piano terapeutico a quello etico si perfeziona a tal punto da risultare quasi naturale il sentimento di disprezzo per il soggetto che fuma ed è obeso>>[22].
Il condizionamento socioculturale traspare nella corrente e condivisa rappresentazione della Salute. Subito dopo la seconda guerra, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la salute come una condizione di benessere nella dimensione fisica, psichica e sociale. <<Si osservi come nella definizione dell’OMS esiste una curiosa sfumatura semantica. Salute e malattia sono stati usati per secoli come termini antitetici,... Ora al contrario si afferma che la salute non consiste solo nell’assenza di malattia ma in un completo benessere fisico, mentale e sociale. E’ difficile non vedere dietro a tutto ciò l’etica utilitaristica della felicità>>[23] che è caratteristica della società appunto del benessere.
La definizione è utopica in quanto equipara la salute al benessere; e poiché il benessere sembra che non sia più della sensazione beata e soggettiva dello star bene, la salute diventa l’equivalente generale della felicità. Posto come obiettivo della scienza questa rappresentazione della Salute, la medicina è diventata scienza del benessere, ed ha visto decadere il suo tradizionale fine: la cura della malattia e l’alleviamento della sofferenza umana. Questa operazione ha dilatato pericolosamente e spaventosamente il campo d’azione e d’intervento della medicina, che si trova ora a dover decidere del bene e del male in tutti i campi della vita umana. << Il medico ha usurpato il ruolo classico del sacerdote e la medicina è diventata la nuova teologia>>[24].


Salute e Scienza Medica
Disease connota la malattia nella sua accezione puramente biologica ed organicista[25]; e la esprime in quanto è res extensa: oggetto oggettivato della scienza e di cui è competente solo ed esclusivamente la res cogitans medica. Disease è l’anormalità secondo misura, come definita con l’operazione strumentale. Tutto ciò che non rientra nei limiti d’una convenzionale e pre-definita normalità statistica, rientra in una patologia. Per converso, ciò che rientra nei confini della stessa normalità statistica si colloca nella stato della fisiologia; in quella salute umana che, crediamo, sia lo stato secondo phisìs dell’uomo.
Sembra che pretendiamo troppo noi medici quando pensiamo di poter definire e riconoscere malattia e salute come un “fuori misura” la prima, e un mero “entro misura” la seconda. Parecchie cose mancano dal conto. Latita il concetto e misuriamo una cosa che non sappiamo cosa sia.
<<La salute,>> - oppone il filosofo- <<si nasconde,... non si da a vedere. Naturalmente per definirla si possono fissare dei valori. Se però volessimo assegnare tali valori ad una persona sana, ne faremmo un malato. E’ proprio dell’essenza della salute conservarsi secondo i suoi stessi criteri e non lasciarsi imporre dei valori standard, non conformi ad essa, i quali vanno accostati al caso singolo secondo una media statistica....in verità non è possibile misurare la salute>>[26].
Al contrario questa è la pretesa della medicina contemporanea; e questo atteggiamento, è tipico d’un positivismo che può agire solo in virtù di una rappresentazione puramente quantitativa ed organicista della malattia. Ma l’operazionismo ha una conseguenza: abolisce la relazione con l’esperienza umana della sofferenza.
Eppure, l’antica ragione d’essere e l’oggetto della medicina sono racchiusi proprio in quell’esperienza che il positivismo scientista ha respinto e respinge: <<Volendo definire la scienza medica nel modo migliore, si può qualificarla come scienza della malattia. La malattia s’impone come fattore di disturbo e di minaccia che è necessario superare... Il fatto essenziale resta che è la malattia e non la salute a manifestarsi come ciò che si oggettiva da sé e che “ci viene incontro”, in breve come “ciò che ci invade”. Per esprimere la sua essenza userei quasi la parola “caso”. In effetti si può dire: “è un caso di malattia”. Che cosa vuol dire “caso”? L’uso di questo termine deriva senza dubbio dal gioco dei dadi. Caso vuol dire quanto tocca in sorte all’uomo in quel gioco che è la vita...Lo stesso vale per la malattia che è anch’essa una sorta di caso.>>[27]
Non sappiamo cosa sia la salute, riconosciamo la malattia perché ci invade. La sentiamo quando ci possiede e ci fa soffrire. E ci piomba addosso per caso. 
Posta l’equivalenza sofferenza- malattia il fine ultimo della scienza medica apparve ben chiaro al medico ippocratico << In primo luogo definirò che cosa intendo per professione medica: consiste nell’allontanare totalmente la sofferenza dai malati, indebolire le forze della malattia, non nel curare quelli sui quali la malattia ha prevalso >>[28].


Salute e Felicità
Il termine inglese illness signi-fica lo star male soggettivo[29] che motivava l’ippocratico nella relazione d’aiuto. Il significante riconduce la malattia alla sofferenza, come esperita e vissuta del malato. Rende al termine pato-logia, il suo antico ed autentico significato di logos sul pathos. Il discorso sulla sofferenza mette in evidenza la vera essenza della malattia: quel dolore che il positivismo, quando non riesce a neutralizzarlo nella misura, rimuove come rumore di fondo, come cosa senza significato e valore da risolvere con qualche ansiolitico. Ed allora forse è questo il vero senso del paradosso: non esistono le malattie, esistono i malati!.
<< Ma allora che cos’è in realtà la salute, questa condizione misteriosa, che tutti conosciamo e che d’altra parte non conosciamo per niente, perché è così prodigioso essere sani?>>[30].
Se la salute è anche ciò che si colloca all’opposto del sentirsi male, essa si trasforma in uno star bene che non conosce il peso della sofferenza. Qualcosa di più di un sentirsi bene nella biologia, ma un esserci, un essere nel mondo in una stato che sembra più prossimo alla felicità che alla norma della biologia.
<<La Salute ignora l’oggettività del corpo poiché non ne percepisce il peso. La corporeità è una sola cosa con la vita ed è sperimentata come capacità d’espansione, come forza, come piacere... Il dolore è la situazione eminente in cui l’uomo si aliena da proprio corpo percependolo come limite, peso.>> [31]. Vorremo tutti vivere come psichai immateriali. Salute è un non sentire il peso del corpo, è un vivere felici. Infatti, <<agli uomini accade d’essere felici. La felicità è perciò un fatto,...uno stato della mente. Gli uomini sanno cos’è la felicità, e non tanto perché ne possiedano il concetto, ma perché ne sperimentano la condizione.>>[32] . Allo stesso modo, agli uomini accade d’esser sani. La salute è perciò un fatto...uno stato della mente. Gli uomini sanno cos’è la salute e non tanto perché ne possiedono il concetto, ma perché ne sperimentano la condizione.


Rappresentazioni del Tempo
Il nostro mondo non è da nessun punto di vista il Paese delle Meraviglie, qui le cose vanno in modo completamente diverso. In questo spazio ci accade generalmente d’essere infelici e raramente felici, forse per questo nessuno è in buoni rapporti con il corpo ed il Tempo.
I poeti, per esempio, si sono macerati al pensiero del suo tra-scorrere, per questo hanno celebrato la felicità perfetta racchiusa nel bell’attimo fugace; hanno sperato che quel momento si congelasse nell’ Eternità, e di conseguenza hanno vanamente supplicato il Tempo affinché rinnegasse se stesso.
Proprio lui Eraclito l’oscuro, ce ne propone una immagine chiara ma poco rassicurante: <<il Tempo è un bimbo che gioca con le tessere di una scacchiera: di un bimbo è il regno>>[33]. Dalla padella di un bambino che immaginiamo capriccioso, volubile, imprevedibile, cadiamo difilato nella brace. << Non poca luce su questo punto viene da un confronto inevitabile col celebre frammento di Anassimandro: Principio degli esseri è l’infinito...da dove gli esseri hanno origine, ivi hanno anche la distruzione secondo necessità: poiché essi pagano l’uno all’altro la pena e l’espiazione secondo l’ordine del tempo. Katà to chreòn, secondo necessità, dice Anassimandro...la ragione è chiara: poiché il male, ossia la propria distruzione incombente, appartiene al fatto d’essere generati[34].>> d’essere de-terminati nello Spazio e nel Tempo. Il passo del greco attirò l’attenzione di Nietzsche: << qual è la causa di quell’incessante divenire e generare, di quell’espressione di smorfia dolorosa su volto della natura, di quel lamento funebre senza fine, in tutti i campi dell’esistenza?>> [35]. Chi conosce la risposta?
Aristotele, biologo e figlio di medico, allontanò via da sé simili follie e preferì pensare il Tempo in modo logico e pragmatico. Lo definì “semplicemente” come <<il numero del movimento secondo il prima ed il poi>>[36]. Gli orologiai non sono famosi per le loro frequentazioni con lo Stagirita, ciò nonostante, hanno diviso, moltiplicato, scandito, suonato, battuto il tempo secondo quantità a misura d’uomo: ore, minuti, secondi, centesimi, millesimi di secondo poi giù verso l’abisso della misura che la mente non afferra. Tempuscolo d’un presente infinitamente piccolo, punto di confine, spazio tra lo smisurato crescere del vorace passato e di un futuro, che creduto spazio prodigo di possibilità, si smagrisce, si consuma, sfuma, finisce.
L’ordinamento aristotelico è una porta aperta verso la rappresentazione d’un tempo lineare che procede in un solo senso, e che, pertanto, può essere sottoposta a misura umana. Ma la freccia che manda in visibilio i fisici contemporanei, ha, a mio avviso, importanti antecedenti religiosi.
Ciò che conosce un inizio, sia esso dovuto ad un fragoroso, grande bang, alla parola di Dio, od al Kaos degli aedi, non conosce che nascita, espansione, decadimento ed annientamento. Da quando YHVH lanciò contro Adam quelle secche parole: <<polvere sei ed in polvere ritornerai>>[37], ne stiamo ancora pagando le conseguenze. Abbiamo lentamente maturato la consapevole coscienza che la nostra vita è spazio che percorriamo senza ritorno. E questo spazio è il tempo della vita che ci è concesso di vivere, e conta poco se chi ce la concede sia identificabile in YHVH o nell’orologio genetico. La nostra esistenza scorre così, racchiusa tra parentesi sospese in un Nulla smisurato. Prima di me il Niente, e dopo di me ancora il Niente. Date queste premesse il nostro vivere nello spazio, è un vivere nel tempo che, come volevano il pagano Seneca ed il cristiano Pascal è un punto infinitesimale nell’abisso d’un Tempo che tutto travolge nello Spazio infinito che sgomenta.
La cultura occidentale, ma non solo lei, proprio perché profondamente consapevole del divenire d’ogni cosa, è cosciente della precarietà d’ogni bene, della fragilità d’ogni costruzione umana, della caducità d’ogni vita, ed <<ha ritenuto che la felicità è per gli uomini una condizione impropria, non s’addice ad essi per natura, bensì è il risultato di un imponderabile quanto spietato gioco della sorte>>[38]. E la stessa ansia investe il nostro stesso corpo che, determinato dalla necessità della biologia personifica al meglio la nostra paura della morte. Il corpo <<vuole morire e volge le spalle alla vita...vuol tramontare>>[39].


Il Sacro ed il Profano
Per Ledermen, positivo fisico dei giorni nostri, un individuo tormentato e tormentoso come Pascal dovrebbe essere affidato alle premure dello psichiatra; una buona e robusta somministrazione di pillole per la felicità dissolverebbe in lui ogni sgomento spazio-temporale. Inoltre , aggiungerebbe il fisico, non c’è nessun senso nel tentare di definire il concetto di tempo, poiché questo << è legato all’accadere degli eventi. Un accadimento marca un punto nel tempo. Due accadimenti definiscono un intervallo. Una sequenza regolare di accadimenti può definire un “orologio” ( il battito cardiaco, l’oscillare del pendolo, il sorgere ed il calare del sole)... nessun ticchettio d’orologio, niente ora di pranzo, non succede niente... Quello che sto dicendo è che, se non siamo in grado di definire un orologio, non possiamo attribuire un significato al tempo...Quando si ha a che fare con tutte le nuove eleganti teorie sullo spazio, il tempo e il principio delle cose, si prova un’ovvia frustrazione>>[40]. Anche se Lederman sembra convinto che, per le persone normali, l’ora del pranzo sia definita dal ticchettio dell’orologio e non dal vuoto nello stomaco, la rappresentazione è degna di considerazione, poiché la chiave dell’enigma potrebbe esser racchiusa in quel: <<se non siamo in grado di definire un orologio, non siamo possiamo attribuire un significato al tempo>>[41].
Gettato in un mondo indifferente, l’uomo proverebbe naturalmente <<il bisogno di percepire gli eventi del mondo come significativi>>[42]. Le dimensioni spaziali e temporali non si sottraggono al processo di attribuzione di significati, e se la soddisfazione di questo ineliminabile bisogno detta, per così dire, la posta in palio in tutti i giochi, ciò che cambia è il gioco.
Il fisico bene esprime la dominante concezione profana e scientifica del tempo, ma questa rappresentazione non è priva di conseguenze: <<per l’uomo non religioso il Tempo ...è la dimensione esistenziale più profonda dell’uomo, è legato alla propria esistenza, quindi ha un principio e una fine: la morte, l’annientamento>>[43]. Tempo sempre uguale a se stesso, indifferente all’uomo, ma fatto secondo misura ed a misura d’una macchina che l’uomo ha inventato, per dar alla sua vita una direzione nel gran flusso del divenire.
Il tempo desacralizzato si presenta come una serie di scatole vuote: ore, giorni, settimane, anni in successione. Poiché, come vuole la saggezza popolare, “ogni lasciato è perduto”, le fatiche, le opere e le conquiste degli umani, riempiranno di valore gli intervalli spazio/temporali. Coerente con le premesse, l’orientamento della modernità enfatizza il progresso, sorta di terra promessa temporale. La speranza d’un futuro sempre migliore del presente guida l’azione nel mondo ed attribuisce significato a qualcosa di ben più importante del tempo. In un mondo secolarizzato, solo l’agire in vista di un obiettivo ancora da conquistare, conferisce senso ad una vita che, destinata all’annientamento, è di per sé stessa priva d’ogni significato.
A questo punto immagino che dalle nebbie del passato emerga un asceta d’altri tempi, od un cinico ad oltranza, e sento costui avanzare qualche sprezzante osservazione: << nonostante il vostro benessere, dovete vivere in uno stato di profondo malessere, se tutte le vostre speranze sono riposte in più benessere domani. Nonostante il sapere della vostra scienza, dovete essere molto ignoranti nel presente, per essere così convinti che saprete molto di più domani. Eppure il presente che non vi basta, basta a se stesso>>.
Al contrario del moderno profano, tragico ottimista che confida nel futuro, l’uomo religioso è guidato nell’azione dal passato, dai valori della tradizione Egli si rappresenta il Tempo come <<reversibile per natura...circolare e ricuperabile, una specie d’eterno presente mitico reintegrato periodicamente attraverso i riti[44]>>. E questo tempo non conosce l’annientamento. Rassicurante si ripete secondo il ciclo del giorno e della notte, delle fasi lunari, delle stagioni, della semina del raccolto, della vita che prosegue nella morte e della morte che genera la vita.
Come il templum ,la sinagoga, la cattedrale, la moschea delimitano nello spazio amorfo del mondo, quello sacro abitato dalla divinità, così per l’autentico credente la celebrazione rituale spezza il divenire, e delimita spazi temporali diversi, perché dotati di intrinseca sacralità. Quelli sono i giorni dedicati alla salute dell’anima, e nel rinnovarsi periodico della nascita e della morte del Dio primo medico, si ferma il procedere del tempo, e si rende concretamente presente l’evento salutare accaduto in illo tempore. Feste e riti sono come fughe fuori dal mondo che diviene, per entrare in un <<Tempo sacro che, sotto certi aspetti, può essere paragonato all’Eternità[45] >> che per sua natura non conosce nascita, crescita, decadimento, malattia e morte.
Questo per dire che un aspetto importante della questione << mette in evidenza il legame indiscindibile che si è venuto storicamente a creare tra misurazione del tempo e Occidente dall’alto Medioevo in poi...E’ solo nell’Occidente cristiano che l’interesse per il tempo spinge all’elaborazione di criteri e strumenti atti a misurare il tempo e quindi ad ordinarlo e organizzarlo[46]>>


Salute dell’Anima e Sanità del Corpo
Fu per la salute dell’anima che pii monaci dell’età di mezzo incominciarono a dividere il tempo. Ora et labora ripeteva il Santo, e l’antica regola per essere realizzata comportava il computo delle ore sacre dedicate alla preghiera in quantità da tener distinte da quelle profane finalizzate al lavoro. Nella prospettiva della salvezza oltremondana la salutare norma richiese l’ organizzazione dell’attività umane  nello spazio temporale e ciò fu reso possibile dalla sua misura.
Bisogna impegnarsi nel mondo in Cristo, per Cristo, con Cristo. La salute dell’anima. conditio sine qua non per la salvezza, obbliga il credente ad accumulare meriti in questo mondo da trasformare in crediti da riscuotere nell’altro. Memento Mori. Il tempo è sacro. Il segreto della salute risiede nel tempo distolto dall’affannosa caccia ai beni materiali ed ai piaceri del corpo: cose che sono nello spazio mondano e che verranno travolte dal tempo che diviene . Nella “Imitazione di Cristo” Tommaso scrive << E’ triste che tu non faccia miglior uso del tuo tempo, dal momento che comportandosi così potresti assicurarti la vita eterna. Verrà un momento in un cui desidererai ...un giorno ancora, o un ora per pentirti..>>[47]. La mistica Teresa D’Avila non rifugge dall’azione tesa alla maggior gloria di Dio: <<Se ci accade di non essere in grado di mettere a profitto una singola ora, quando anche fossero quattro, non sapremmo farne uso>>[48].
Al tempo di Teresa l’orologio aveva già fatto la sua comparsa, ma chi avvertiva gli umani del trascorrere del tempo e dell’avvicinarsi della morte era la campana della chiesa.
Quel suono ha accompagnato il popolo credente per secoli, e lo strumento aveva un campo d’applicazioni ben più ampio del nostro orologio. C’era un potere magico e saluti-fero in Lei poiché puntuale interveniva in difesa della comunità ad repellendas tempestates ad petendam pluviam, ad postulandam serenitatem, e respingeva incursio turbinum, percussio fulminum, calamitas tempestatum, omnisque spiritus procellarum.
A Firenze la divisione del tempo è necessità per la buona salute della neonata economia mercantile. Il tempo è denaro, il denaro circola come il sangue, <<la vita sta nel sangue>>[49], ragion per cui le tasse ci dissanguano.
Leon Battista scriveva nel 1433 : << La mattina quando mi levo così fra me stesso io penso; oggi io che arò da fare? tante cose...e a ciascuno assegno il tempo suo>> e aggiungeva << Prima voglio perdere il sonno che il tempo, cioè la stagione delle faccende>> Domani, dopodomani Leone recupererà il sonno, il sonno può aspettare non così gli affari e le occasioni per arrichirsi. Tutto si può fare purché s’organizzi il tempo << Chi sa non perdere tempo, sa fare quasi ogni cosa, e chi sa adoperare il tempo sarà signore di qualunque cosa e’ voglia>>[50].
La nascita e l’espandersi dell’economia mercantile implica la costante rivalutazione dei beni di questo mondo sottoposti pertanto all’imperio del tempo. Nel più buio medioevo l’amore per le omnia temporalia era condannato senza appello, configurandosi il peccato della avaritia, << che non è quel desiderio di accumulare o quella ripugnanza a spendere che noi chiamiamo avarizia, ma l’amore appassionato, avido di vita, per gli esseri come per le cose...che riteniamo degni di un attaccamento sconfinato>>[51].
Posto il valore dell’anima immortale e della vita eterna rispetto al non-valore del corpo mortale e di questa vita, l’affannosa ricerca della perfetta salute dell’anima portava a riproporre sotto altre forme il corpo come platonica tomba dell’anima; dunque un insopportabile ostacolo al conseguimento della salvezza.
Ma a nulla più del nostro corpo siamo sconfinatamente attaccati, e nulla rientra più del corpo nella categoria delle cose soggette al dominio del tempo. Nel quadro d’una visione del mondo che rivaluta il mondano nei confronti dell’oltremondano, il termine salus inizia a distaccarsi dal sacro immateriale per approdare nello spazio de-finito del corpo profano, e viene facilitato in questa sua peregrinazione dai giochi verbali. La medicina medioevale, era condizionata da un linguaggio guidato dall’analogia: come è il corpo così è l’anima; e caratterizzato, quindi, da continui rinvii, sovrapposizioni e slittamenti di significati. Nella prospettiva giudaico-cristiana la sanità del corpo è inestimabile dono e segno della benevolenza di Dio, mentre la malattia è la conseguenza della colpa. La sanità del corpo era c il riflesso nello specchio della salute dell’anima, e viceversa la malattia dell’anima: il peccato, si esteriorizzava nella forma corporale della malattia. Nel momento in cui quel vituperio delle genti che è la carne inizia la sua rinascimentale rimonta, l’anima immortale s’avvia al magro destino del corpo dell’anoressica. Quando la filosofia naturale, diventata scienza, riporterà le malattie a cause mondane, i termini della opposizione di valore si ribalteranno completamente e l’anima immortale diverrà più immateriale che mai. Al termine d’un processo secolare la salute sarà solo del corpo, ed alla medicina, non più alla chiesa, chiederemo la salvezza. Dalla difesa ad oltranza della sanità dell’anima siamo passati alla difesa ad oltranza della salute del corpo.


Il Tempo dell’ Orologio
Ci sono storici che sostengono che la paura collettiva di perdere la sanità  abbia giocato un ruolo non secondario nella genesi della moderna misura del tempo.
L’orologio compare al tramonto dell’età di mezzo e la macchina cambiò l’esperienza umana. La vita che prima scorreva al ritmo del presso a poco delle pigre meridiane ed al clamore delle magiche campane ora dovrà uni-formarsi ad un più veloce e preciso scorrere di ingranaggi, ruote dentate, molle, pesi, contrappesi, bilancieri e lancette.
<<La lancetta particolarmente quella dei minuti...è una misura del tempo usato...speso...dissipato...perduto: il pungolo e la chiave del successo personale e della produttività. Era anche la migliore difesa contro le crescente inquietudine...quella sindrome da incertezza che ci toglie la salute, si mangia la nostra pace e il nostro benessere. Gli storici hanno sostenuto che il periodo tra il Trecento e il Cinquecento, con i vecchi vincoli apparentemente dissolti e le antiche usanze frantumate, fosse connotato dall’incertezza e dall’ansia...Ed era una tensione ulteriormente rafforzata dall’intensa consapevolezza della brevità della vita .Quella era una società che aveva fatto esperienza della Peste Nera. Gli europei di questi secoli erano gente che aveva visto la morte in faccia...L’incombere della morte condusse gli europei a considerare il tempo una questione cruciale>>[52].
L’ipotesi avanzata da Landes sembra un azzardo, ma la memoria del trauma collettivo persiste: << Le sofferenze causate dalla malattia e i suoi aspetti orrendi e misteriosi sono descritti da uno strano lamento gallese, che vede: <<la Morte arrivare in mezzo a noi come fumo nero, una pestilenza che stronca i giovani, uno spettro senza radice che non ha pietà per la bellezza. Il bozzo nell’ascella! Ribolle, è terribile...>> La sua prima eruzione cutanea è orrenda: <<Semi di piselli neri, frammenti di carbone, una quantità di cose incoerenti...i primi ornamenti della Morte Nera>>[53].
La peste si abbatté improvvisa sul popolo credente ed un terzo del mondo morì senza preavviso e e senza giusti-ficazioni. Dio, non più padre, tacque, e l’evento fu coerentemente interpretato come manifestazione dell’ ira di un Dio incomprensibile che punisce il servo giusto e l’innocente. Si pensò: Dio è invecchiato, è affetto da insanità di mente, colpisce indifferentemente bellezza e gioventù, distrugge tutto il suo popolo, s’avventa su tutta l’opera sua.
<<I sopravvissuti,..non riuscirono a scorgere uno scopo divino nel dolore di cui erano stati vittime....Se un disastro di simili proporzioni non era che un arbitrario atto di Dio o forse un avvenimento in cui Dio non centrava per nulla, allora, in ogni caso, i termini assoluti di un ordine fisso aveva rotto gli ormeggi...In questo senso la Morte Nera portò forse all’inavvertita genesi dell’uomo moderno>>[54].
L’associazione tempo e morte si radicò talmente nella mentalità collettiva che <<i pezzi d’orologeria del quattrocento e del cinquecento erano spesso un memento mori, disegnati in forma di teschio o recanti inciso un motto che ammoniva il proprietario sul fatto che ogni attimo è prezioso, se è vero che ogni tic lo avvicina alla resa dei conti finale>>[55].
Macabra è la rappresentazione che mette in scena il grande orologio quattrocentesco del municipio di Praga. La parte centrale del quadrante è occupata dalla sfera d’un universo con al centro ben salda la terra. L’armilla che vorrebbe convincere i copernicani rendendo loro chiari le contorsioni degli epicicli tolemaici, misura il tempo indicando il movimento della luna e del sole tra i segni zodiacali. Puntuale, come un buon impiegato, ogni ora esce la Morte e la campana suona a morto chiamando al pentimento quelli che sono ancora, solo per il momento, vivi. Ed esce la processione degli apostoli, e Cristo sòter primo medico. Il gallo che cantò tre volte dopo che Pietro ebbe per tre volte rinnegato Cristo, scuote le ali e rinnova il suo funebre canto, poi i rintocchi grevi dell’ora....Cose da matti! <<Un matto! Un matto! Nella foresta ho incontrato un matto...un matto zebrato!...Lungo steso per terra si abbrustoliva al sole e si burlava di madama Fortuna con parole appropriate...e trasse di tasca una piccola meridiana, e esaminandola con occhio indifferente disse: “Appena un’ora fa eran le nove , tra un ora saremo alle undici, e così d’ora in ora maturiamo e maturiamo, e dopo, d’ora in ora infradiciamo e infradiciamo; è una storia lunga”. Quando ho sentito quel variegato moralizzare in tal modo sul Tempo, i miei polmoni si sono impennati come galletti all’idea che un matto potesse meditare così a fondo sulle cose; e una risata lunga per tutta l’ora della meridiana mi è scoppiata continua, irrefrenabile! Oh. ammirevole matto!...Quella del matto è l’unica divisa seria>>[56].
Nell’opera del bardo d’Inghilterra, la consapevole coscienza della brevità della vita individuale non trova soluzione in nessun paradigma sacro, in nessuna prospettiva di salvezza oltremondana. Ed altri testimoni del peggiorare dei nostri rapporti con il tempo sono gli artisti. I pittori premoderni hanno dato di Lui un’immagine sintetica ed ostinatamente negativa. Da un lato la Morte è stata figurata munita di clessidra, dall’altro il Tempo è il vecchio Dio Saturno armato dello strumento della Morte: la falce. La rappresentazione chiama in causa il corpo e la vita, unisce in modo sinistro il declino dell’uno e l’annientamento dell’altra.
La funerea simbiosi già ben presente nella antica agiografia ove il Santo, figurato in solitaria meditazione, si rallegrava della compagnia muta eppur loquace del cranio e della clessidra, si prolunga nel tema profano della Vanitas e della Natura Morta; diventa motivo moderno col film espressionista “Genuine” di Robert Weine ove uno scheletro si bea d’avere un orologio al posto del teschio.
Baudelaire diede ragione al fisico quando identificò la macchina del tempo con il Tempo, ma in versi che gli fanno onore, non disse nulla di nuovo: << Orologio. Sinistro Iddio, impassibile, spaventoso, il cui dito ci minaccia e ci dice “Ricordati”...I minuti sono sabbie, o allegro mortale, che non possono lasciarsi...Ricordati che il Tempo è un giocatore avido che vince senza barare ad ogni colpo. E’ legge...>>


Il Corpo Eterno
L’aspirazione di abolire la sofferenza, la malattia e la morte è umana. Deve essere per questo che l’idea della vecchiaia ci terrorizza. Incominciò Esiodo a parlarne male: << Nyx ,la Notte partorì Moro, l’odioso Fato, e Ker, la grande Parca Nera; e Thanato. la Morte;...e generò Ghera, Vecchiaia rovinosa>>. Poi aggiunse Menando: << vecchiaia ha molti malanni>> , e Terenzio sentenziò: <<è di per se stessa una malattia>>. Shakespeare poi troncò ogni argomento a suo favore: << La sesta età ti riduce ad un macilento acciabbattato Pantalone, con occhiali sul naso...e con quelle sue calze, ben portate al tempo della gioventù, larghe ora...,per le sue cianche stecchite; e con la voce, virile un tempo, ridotta a un falsetto bambinesco stridulo e sibilante...Poi la scena conclusiva di una storia piena si strani eventi: una seconda fanciullezza senza denti, senza vista, senza memoria, senza niente>>[57]
Le cupe luttuose associazioni temporali sono immediate. La vecchiaia è sorella carnale della Morte e la rifiutiamo. Invecchiare è, greca Necessità che tutto sovrasta; se sopportiamo la decadenza del corpo, questo è perché temiamo di più il nulla della morte. Fu per questo che Gilgamesh andò cercando l’erba dell’immortalità. Poi ambrosia, Graal, quinta essenza, teriacà, pietra filosofale, fontane della giovinezza, DHEA, melatonina, clonazione, terapia genetica.
Siamo perennemente alla ricerca di quella medicina miracolosa che uni-formi il nostro difettoso corpo ad un ideale di salute fuori dal tempo, e quello che inseguiamo è la memoria di un corpo immaginario.
Per il greco tutto ciò che bello è buono. La bellezza è armonia, equilibrio delle parti. Questa sofisticata Estetica si materializza nell’Etica di un corpo che, come vuole un canto del folklore siciliano: della gioventù l’unuri teni. Il discobolo, gli efebi , Apollo, Venere, gli dei tutti non sono mai stati eternizzati  come vecchi decadenti ma risplendono ancora con quei bei corpi di marmo.
Per la cristianità, il corpo eterno è quello sacro di Cristo che è morto sano, giovane e bello. Il corpo sacro non può essere rappresentato in brutta, dunque cattiva forma, ed il sangue e le ferite abbelliscono le carni sofferenti dei martiri. Questi sono corpi sani perché santi; la bella forma vuole rendere l’ indescrivibile bellezza interiore: quella salute eterna che l’anima ha conquistato passando per la sofferenza corporale. Per la stessa salute le anoressiche di una volta perseguivano il modello ascetico del bel corpo santo e morti-ficavano il proprio; le anoressiche dei nostri giorni vogliono lo stesso corpo. La differenza tra ieri ed oggi è che la corporeità evanescente ed immateriale, ultimo lamento dell’anima immortale, non è più santa ma di moda[58].
L’ideale di salute a cui vogliamo uniformare il corpo che non ci piace, perché scricchiola e decade, ci è quotidianamente offerto dalla incarnazione della bellezza, della gioventù e della salute; e con ciò il brutto, il malato, il vecchio vengono implicitamente condannati. La divina trinità oggi si è incarnata nelle forme artificiali dei protagonisti delle fictions, dei testimonials, dei divi, delle top models, degli eroi della ginnastica. Simulacri che non conoscono il dolore, poiché <<l’utopia del corpo postmoderno è un’utopia senza memoria che tende a cancellare il dolore come emozione ed il dolore come sofferenza corporea >>[59].
Il passato recente ci offre quello che, almeno fino ad oggi, si può considerare il più devastante e folle tentativo umano di fermare il tempo. Di uni-formare il corpo ad un ideale scientifico di Salute che altro non è che la memoria folle del corpo antico. << Quello che rende eterno l’ideale di bellezza greco è la splendida armonia di una radiosa bellezza fisica, con uno spirito ammirevole ed una anima pregiatissima>>[60]. Parola di Adolf Hitler.


Mens sana in corpore sano
La vecchia ed abusata espressione, per un automatismo del pensare per analogia, stabilisce una equivalenza di valore tra l’esteriorità visibile del corpo: la sanità, e l’interiorità invisibile: la salute mentale. Secondo questo detto da caserma, una persona dal corpo e dalla mente sana è, analogamente, anche moralmente buona, infatti si ritiene che le persone sane di mente siano quelle buone che non deviano in nessun caso dalle leggi scritte e non scritte d’un qualunque consorzio umano.
Si tratta d’una solenne imbecillità, tuttavia dalla seconda metà del XIX e fino alla seconda guerra mondiale, la solidarietà tra il fisico ed il morale era verità di scienza e  deformando a-scientificamentele il concetto darwiniano della selezione naturale la scienza occidentale si convinse che le cause dei comportamenti devianti, a-sociali e criminali fossero riconducibili ai meccanismi dell’ereditarietà biologica. Come conseguenza, i savii scienziati sostennero che fosse possibile selezionare un corpo “di una radiosa bellezza fisica, con uno spirito ammirevole ed una anima pregiatissima”, orientando la fecondazione e la generazione[61].
Il sogno di una razza umana moralmente buona perchè dalla mente sana in un corpo sano, portò Alexis Carrel, Nobel in Medicina, a sostenere con assoluta serietà l’antica imbecillità : <<come sappiamo esistono due specie di salute: quella naturale, quella artificiale. Noi desideriamo la salute naturale che deriva dalla resistenza dei tessuti alle malattie infettive e degenerative, dall’equilibrio del sistema nervoso, e non la salute artificiale che si basa su regimi alimentari, su vaccini, sieri, prodotti endocrini, vitamine esami...L’uomo deve essere costruito in modo da non aver bisogno di tali cure...Le nazioni civili stanno compiendo inutili sforzi per la conservazione di esseri inutili e nocivi, e così gli anormali impediscono il progresso dei normali. Perché la società non usa sistemi più economici per la cura dei criminali e dei pazzi?...Potremmo far scomparire la pazzia e la delinquenza con l’eugenica...L’eugenica è indispensabile alla perpetuazione della classe scelta. E’ chiaro che una razza deve riprodurre i suoi elementi migliori...L’eugenica potrà esercitare una grande influenza sul destino delle razze civili...Sarà anche necessario imporre ai candidati al matrimonio un esame medico...nessuno ha il diritto di procreare dei bambini destinati all’infelicità...Non bisogna esitare ad agire nel riordinamento della società avendo di mira solo l’individuo in salute: i sistemi filosofici ed i pregiudizi sentimentali debbono scomparire di fronte a questa necessità>>[62].
Il programma sostenuto da Carrel e da altri celebri scienziati nel periodo compreso tra le due guerre, si propose di giungere, attraverso una sessualità rigidamente confinata nell’ambito del matrimonio, ma finalmente resa sana e responsabile dalla medicina, alla produzione del perfetto corpo umano . Le tesi del movimento eugenico ebbero successo e trovarono savie orecchie politiche disposte ad recepirle[63]. Programmi di sterilizzazione furono intrapresi fin dal 1907 nelle cosiddette democrazie avanzate. Ma fu in Germania che l’idea medica della salute eterna si trasformò in ariana ossessione: La preservazione e la conservazione e trasmissione nel tempo del sano corpo ariano, come definito e misurato dalla scienza ariana, richiese la distruzione sistematica e scientificamente organizzata di tutti i corpi malati non ariani. E poiché la razza ariana stessa si è imbastardita << Lo stato nazionale deve riacquistare ciò che nel presente è tralasciato...Ha il dovere d’affermare che il bambino è il bene più prezioso di un popolo. Deve permettere che soltanto chi non è malato procrei figli...Lo Stato deve servirsi delle più moderne scoperte mediche. Deve affermare che è incapace di procreare chi soffre di una malattia evidente o chi porta tare...Chi è malato o indegno di corpo e di spirito non è giusto che riproduca i suoi patimenti nel corpo d’un bambino.>>[64].
Il sogno e la follia si prolungano nonostante l’insegnamento del passato. La sociobiologia ha fatto propria la vecchia superstizione; e tra i biologi c’è chi sostiene l’esistenza occulta d’una cupola di geni, d’una associazione a delinquere di stampo genetico[65]. Il futuro della salute del corpo sociale è dunque nella manipolazione genetica, si dice. Dobbiamo abolire quest’intollerabile miseria che è l’uomo servo delle passioni degli umani, per far largo a corpi sani dalla mente sana, uni-formati sull’ Ideale fisico, mentale e morale dei protagonisti dei fumetti : << Supermen and Wonderwoman >>[66]. Sai che risate se vien fuori...Paperinik!

 


[1]M. Bontempelli, Vita e Morte di Adria e dei suoi Figli. Roma, Lucarini,1989.
[2]Ecclesiastico 30:16.
[3]M.Eliade, Il Sacro e il Profano, Torino, Bollati Boringhieri 1992, pp 47-74.
[4] Abbè Declaustre, Dizionario Mitologico, Napoli, Domenico Capasso 1834, Vol. II, Tomo VI, p 8.
[5]B. Schisa,La Macchina Umanitaria del Dottor Guillotin, in 1789-1799, i Dieci Anni che Sconvolsero il Mondo. Supplemento a <<La Repubblica>> 10 settembre 1989, pp 15-20.
[6]J.L.Borges, Storia dell’Eternità. Milano, Adelphi 1997, p14.
[7]Sant’agostino, Le Confessioni, Milano, Rizzoli 1996, p 559
[8]C.Maddox, Salvator Dalì 1904-1989, Colonia, Taschen 1993, p25.
[9]Platone, Timeo, 37e-38b
[10] ibidem
[11]J.L.Borges, op.cit., pp17-37.
[12] ibidem.
[13] ibidem.
[14]L.Carrol, Alice nel Paese delle Meraviglie, Garzanti, Milano 1965, p75.
[15]Platone, La Repubblica. 406a-406 d.
[16] ibidem
[17] ibidem
[18]G.Berlinguer: Etica della Salute. Il Saggiatore, Milano 1994, pp11-24.
[19]M.Coltorti: Riflesioni sul Concetto di Malattia e sulla sua Evoluzione. <<MEDIC>> 1998, 6, pp 162-175.
[20] ibidem.
[21]S.Hunt, Clinical Care and Clinicat Trials in: G.S. Teeling (a cura di), Measuring Health: a Clinical Approach, New York, J.Wiley and Sons 1988, p 8
[22]R.Prodomo: Medicina e Libertà Individuali. Napoli, Guida 1997, pp 63-71.
[23]D.Gracia. Fondamenti di Bioetica, Milano, San Paolo 1993, pp 330-339.
[24] ibidem.
[25]S.Hunt, op.cit.
[26]H.G.Gadamer, Dove si Nasconde la Salute. Milano, Cortina 1994, pp113-126.
[27] ibidem
[28]Ippocrate, L’Arte in M.P. Pillolla (a cura di ), L’Abito del Medico, Cagliari, Demos 2000, p37.
[29]S.Hunt. op.cit.
[30]H.G.Gadamer, op.cit.
[31]S.Natoli: La Felicità, Milano, Feltrinelli 1998, p 17.
[32]S.Natoli op.cit. p 36.
[33] Eraclito: I Frammenti e Le Testimonianze. C.Diano e G.Serra (a cura di), Fondazione L.Valla, Milano, Mondadori, 1998, p 25.
[34]S.Givone, Storia del Nulla, Bari, Laterza 1995, pp 3-9.
[35]F.Nietzsche, La filosofia nell’Epoca tragica dei Greci, in G.Colli (a cura di), F.Nietzsche, Opere, Milano, M.Montinari 1980, p288.
[36]Aristotele, Fisica, L.Ruggiu (a cura di), Milano, Rusconi 1995, p211
[37]Genesi, 3:19
[38]S.Natoli, op.cit, p 17.
[39]F.Nietzsche, Così parlò Zaratustra, Milano, Longanesi 1956, p270.
[40]L.Lederman,La Particella di Dio, Milano, Mondadori 1996, pp 433-434.
[41] ibidem.
[42]S.Acquaviva, Eros, Morte ed Esperienza Religiosa,Bari, Laterza 1991, p 19.
[43]M.Eliade, op.cit.
[44]M.Eliade, op.cit.
[45]M.Eliade op.cit.
[46]G.Gasparini, La Dimensione Sociale del Tempo, Milano, F.Angeli 1994, p21.
[47]Citazione tratta da D.S.Landes, Storia del Tempo, l’ Orologio e la Nascita del Tempo Moderno, Milano, Mondadori 1984, pp 91-103.
[48] ibidem
[49]Levitico 17:11
[50]Citazione tratta da D.S.Landes, op.cit.
[51]P.Ariès, L’uomo e la Morte dal Medioevo ad Oggi, Milano, Mondadori 1992, p 147
[52]D.S.Landes, op.cit.
[53]B.W.Tuchman, Uno Specchio Lontano, Milano, Mondadori 1992, p 116.
[54]B,W.Tuchman, op.cit. p 149
[55]D.S.Landes, op.cit.
[56]W.Shakespeare. Come Vi Piace, Atto II, Scena settima.
[57] ibidem
[58]R.Bell, La Santa Anoressia, Milano, Mondadori 1992, pp 207-220.
[59] M.Pandolfi (a cura di), Perchè il Corpo: Utopia, Sofferenza, Desiderio. Roma, Meltemi1996,p 22.
[60]A.Hitler, Mein Kampf. L’opera qui citata è in vendita dovunque e a poco prezzo. Le copie in circolazione non recano alcuna indicazioni circa la casa editrice. La citazioni riportata nel testo è alla pagina 36 di un volume dalla copertina rossa.
[61]G.E.Allen, The Social and Economic Origins of Genetic Determinism: a Case History of the American Eugenics Movement, 1900-1940 and its Lessons for Today, <<Genetica>> 1997, 99, pp 77-88.
[62]A.Carrel, L’Uomo, Questo Sconosciuto, Milano, Bompiani 1943, pp297-344.
[63]A.N. Sofair, L.C. Kaldjin, Eugenic Sterilization and Qualified Nazi Analogy. The United States and Germany, 1930-1945. <<Ann.Intern Med>> 2000, 132, pp 312-319.
[64]A.Hitler, op.cit. p.30
[65]G.E.Allen, op.cit.
[66]J.Harris, Wonderwoman e Supermen. Manipolazione Genetica e Futuro dell’Uomo, Milano,Baldini e Castoldi 1997.

 

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