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Relazione tecnica MNC

 

RELAZIONE TECNICA MNC

Bologna, 21.02.07

 

Al Presidente della Federazione Nazionale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, FNOMCeO
Ai Presidenti degli Ordini Provinciali dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri
 
Loro Sedi

 

Obiettivo di questa relazione tecnica è quello di attirare la Loro attenzione sulla necessità di un elevato livello di formazione post-laurea in un campo ancora privo di supporti legislativi quale quello delle Medicine Non Convenzionali (MNC).
 
I medici esercenti le discipline delle MNC sono consapevoli del fatto che un eventuale abbassamento dei livelli formativi potrebbe ripercuotersi su di una adeguata tutela del paziente uno standard di preparazione in un campo così difficile come quello delle MNC
 
Le sottoscriventi sigle che costituiscono il Comitato si riconoscono nelle nove discipline riconosciute dalla FNOMCeO con le Linee Guida sulle Medicine e Pratiche Non Convenzionali emanate a Terni nel 2002.
 
Come noto, il Senato della Repubblica in Commissione Igiene e Sanità (XII) ha intrapreso la discussione sull’accorpamento di cinque diversi progetti di legge per il riconoscimento e l’insegnamento delle MNC con l’incarico al Sen. Daniele Bosone di relatore di un progetto di legge unificato di iniziativa parlamentare.
 
In oltre 20 anni numerosi progetti di legge, per tempi variabili posti all’attenzione del Parlamento, non sono riusciti a produrre una legge di regolamentazione sull’insegnamento e l’esercizio delle MNC in Italia. In questa fase di latenza alcune Regioni tentano di sostituirsi al Parlamento nella sua funzione guida riconosciutagli dalla Costituzione, altre, (la Regione Emilia-Romagna) utilizzando per la prima volta la modifica del Titolo V della Costituzione (art. 121 Costituzione) hanno correttamente avanzato proposte di progetto di legge sulle MNC tra l’altro con il completo sostegno della Federazione degli Ordini dei Medici della Regione Emilia-Romagna.
 
Secondo le indagini elencate, la popolazione che in Italia utilizza le MNC è la seguente:
· ISTAT (1996-99): 9 milioni = 15,5%
· DOXA (2003): 23%
· ISPO (2003) il 65% della popolazione ha dimestichezza col termine MNC e le conosce
· FORMAT (2003) il 31,7% vi ha fatto ricorso almeno una volta; il 23,4% le utilizza regolarmente
· CENSIS poco meno del 50% le considera utili, più del 70% vorrebbe che fossero rimborsate dal Servizio Sanitario Nazionale, il 65% circa vorrebbe un maggior controllo da parte delle autorità sanitarie
· Menniti-Ippolito et al. (Annali Ist. Sup. Sanità 2004) su un campione di 52.332 famiglie per un totale di 140.011 individui, l’utilizzo di MNC da parte della popolazione italiana in un triennio è stato di almeno il 15,6% (Omeopatia 8,2%, Trattamenti manuali 7,0%, Fitoterapia 4,8%, Agopuntura 2,9%, altre MNC 1,3%)
· EURISPES (Rapporto Italia 2006) circa 11 milioni gli italiani che ricorrono alla Medicina Omeopatica
 
Il Parlamento Europeo ha inserito nel Settimo Programma Quadro per la Ricerca e lo Sviluppo (2007-2013) una voce concernente le MNC (Themes, Health, Optimising the delivery of health care to European citizens)
 
Origine e Scopo del Comitato
 
Il Comitato è stato costituito il 5 dicembre 2003 a Bologna. Ne fanno parte i firmatari del Documento di Consenso sulle Medicine Non Convenzionali (MNC) sottoscritto nell’apposita Conferenza svoltasi nell’ambito del 43° Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria il 20 ottobre dello stesso anno in Bologna.
 
Il Comitato nasce con lo scopo di concretizzare, mediante tutte le iniziative di ritenute idonee, gli obbiettivi sottoscritti nel Documento di Consenso:
a) sensibilizzare l'opinione pubblica intorno all’importanza delle MNC;
b) costituirsi come interlocutore autorevole e rappresentativo delle MNC di area medica nei confronti delle Istituzioni.
 
Tali compiti sono resi possibili grazie alla presenza di 20 tra associazioni di pazienti di MNC, società scientifiche, federazioni. Nel ricordare brevemente la presenza di alcune di queste (Associazione Italiana Pazienti della Medicina Antroposofica di Torino, Associazione Pazienti Ayurvedici “Atah” di Bologna, Tribunale per i Diritti del Malato - CittadinanzaAttiva dell’Emilia-Romagna,
società medico-scientifiche di MNC quali AIOT, FIAMO, FISA, SIMA, SIMO) si rimanda all’elenco completo in appendice.
 
Il Comitato rappresenta circa 12.000 professionisti medici, odontoiatri e veterinari di tutte le nove discipline riconosciute dalla Federazione degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e dei Veterinari (Agopuntura, Fitoterapia, Medicina Antroposofica, Medicina Ayurvedica, Medicina Omeopatica, Medicina Tradizionale Cinese, Omotossicologia) ed è impegnato a livello medico, sociale e nei confronti delle istituzioni.
 
Le funzioni principalmente svolte, con azione no-profit e in assenza di conflitto di interessi, sono quelle di:
a) educazione alla salutogenesi;
b) agire per il riconoscimento legislativo delle MNC;
c) informazione e rapporti con i media;
d) informazione per una libera scelta dei percorsi di salute (consenso informato);
e) insegnamento e formazione professionalizzante di medici, odontoiatri e veterinari, operatori sanitari in genere;
f) farmacoeconomia e integrazione sul territorio per i problemi dell'equilibrio sostenibile;
g) criteri di qualità, sicurezza ed efficacia delle terapie e dei farmaci nelle varie discipline mediche rappresentate;
h) confronto con le associazioni dei pazienti e le varie componenti sanitarie nelle sedi rappresentative della professione medica (Ordini Professionali);
i) confronto con le Istituzioni regionali e nazionali del Paese;
l) sostegno e confronto delle associazioni dei cittadini.
 
Affiliazioni del Comitato
 
Il Comitato è il partner italiano dell'European Research Initiative on Complementary and Alternative Medicine, EURICAM e di European Forum for Complementary and Alternative Medicine, EFCAM.
Il Comitato è socio corrispondente del European Coalition on Homeopathic and Anthroposophic Medicinal Products, ECHAMP.
Il Comitato inoltre è co-fondatore e patrocinatore della Campagna “Giù le Mani dai Bambini” la più importante e visibile campagna di farmacovigilanza per l'età pediatrica mai avviata in Italia di informazione sociale contro l’abuso degli psicofarmaci nei bambini.
Il Comitato, i suoi sito internet e mailiglist operativa sono ospitati gratuitamente dalla Fondazione Matteo Ricci di Bologna.
 
Composizione del Comitato
 
1.   Associazione di Medicine Complementari del Friuli Venezia Giulia, “Belenos”, Bagnaria Arsa (UD) - Presidente Dott. Fabio Buriana
2.   Associazione Italiana di Omeopatia di Risonanza, AIOR, Piacenza - Presidente Dott. Michael Kofler
3.   Associazione Italiana Pazienti della Medicina Antroposofica, AIPMA, Milano - Presidentessa Dott.ssa Laura Borghi
4. Associazione Medica Italiana di Omotossicologia, AIOT, Milano - Presidente Dott. Ivo Bianchi
5.   Associazione Medicine Non Convenzionali in Odontoiatria, AMNCO, Roma - Presidente Dott. Salvatore Bardaro
6.   Associazione “Lycopodium Homeopathia Europea”- Scuola di Omeopatia Classica "Mario Garlasco”, Firenze - Presidente Dott. Carlo Cenerelli
7.   Associazione Nazionale Medici Fitoterapeuti, ANMFIT, Empoli - Presidente Dott. Fabio Firenzuoli
8.   Associazione Pazienti Ayurvedici “Atah”, Bologna - Presidente Dott. Guido Sartori
9.   Associazione di Ricerche e Studi per la Medicina Antroposofica, ARESMA, Milano - Presidente Dott. Angelo Franzini
10. Federazione Italiana delle Associazioni e dei Medici Omeopati, FIAMO, Terni - Presidentessa Dott.ssa Antonella Ronchi
11. Federazione Italiana delle Società di Agopuntura, FISA, Bologna - Presidente Dott. Carlo Maria Giovanardi
12.  Homoeopathia Europea-Internationalis, HEI, Bruxelles - Presidente Dott. Carlo Cenerelli
13. Liga Medicorum Homoeopathica Internationalis, LMHI, Berna - Vice Presidente per l’Italia Dott. Renzo Galassi
14. Nobile Collegio Omeopatico, NCO, Roma - Presidentessa Dr.ssa Anna Maria Rigacci
15. Società Italiana di Farmacoterapia Cinese e Tradizionale, SIFCeT, Roma - Presidentessa Dott.ssa Grazia Rotolo
16. Società Italiana di Medicina Antroposofica, SIMA, Milano - Presidente Dott. Mauro Alivia
17. Società Italiana di Medicina Integrata, SIMI, Bettona (PG) - Presidentessa Dott.ssa Simonetta Marucci
18. Società Italiana di Medicina Omeopatica, SIMO, Palermo - Presidente Dott. Ciro D’Arpa
19. Società Italiana di Omotossicologia e Omeopatia, SIOOM, Carsoli (Aq) - Presidente Dott. Luigi Minonzio
20. Società Scientifica Italiana di Medicina Ayurvedica, SSIMA, Milano - Presidente Dott. Antonio Morandi
21. Tribunale per i Diritti del Malato – CittadinanzAttiva Emilia-Romagna, Bologna – Segretaria Regionale Sig.ra Adriana Gemini
22. Unione di Medicina Non Convenzionale Veterinaria, UMNCV, Bologna - Coordinatore Dr. Francesco Longo 
 
RELAZIONE TECNICA
 
Nei confronti delle MNC si attivano di solito atteggiamenti e comportamenti fondati sull’opinione piuttosto che sulla conoscenza. La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) nel 2002, nell’ormai famoso documento di Terni, si pronuncia riservando l’esercizio di queste medicine ai medici. Il Consiglio Nazionale della FNOMCeO riunito a Terni il 18 maggio 2002, alla luce anche della Risoluzione n. 75 del Parlamento Europeo del 29 maggio 1997 e della Risoluzione n. 1206 del Consiglio d'Europa del 4 novembre 1999 sullo stato delle medicine non convenzionali nelle quali viene constatata la crescente diffusione delle stesse e ribadita la necessità di assicurare ai cittadini il più elevato livello di sicurezza e l'informazione più corretta, approvò il documento dal titolo “Linee Guida della FNOMCeO su Medicine e Pratiche Non Convenzionali” che, in assenza di leggi sulla materia, individua le linee guida per l’esercizio delle medicine e delle pratiche non convenzionali sotto elencate, nell’interesse della salute dei cittadini, al fine di garantire la sicurezza e l’appropriatezza delle prestazioni: Agopuntura, Fitoterapia, Medicina Ayurvedica, Medicina Antroposofica, Medicina Omeopatica, Medicina Tradizionale Cinese, Omotossicologia, Osteopatia, Chiropratica.
La posizione, espressa dal massimo organismo della professione, ribadisce che le uniche figure abilitate ad esercitarle sono i medici chirurghi e gli odontoiatri, formati secondo gli ordinamenti didattici della medicina convenzionale e solo successivamente resi esperti attraverso rigorosi e specifici percorsi formativi definiti da istituzioni e soggetti pubblici e privati, a tale scopo accreditati. La Federazione, al fine di garantire la tutela della salute dei cittadini, nel completo rispetto del principio di libertà di cura, richiama i medici alla rigorosa osservanza del Codice di Deontologia, con particolare riferimento all’obbligo della corretta e completa informazione al paziente, all’acquisizione del consenso informato anche al fine di non sottrarlo alle cure di comprovata efficacia.
Il punto nodale è stato toccato:
1. sono medici convenzionali coloro che esercitano queste medicine
2. non si tratta di una medicina non convenzionale ma di diverse medicine non convenzionali, raccolte, spesso per mancata conoscenza, in un unico raccoglitore etichettato come “altro”.
Anche se queste medicine indicate dalla FNOMCeO sono state oggetto di diversi progetti di legge, non c’è stata una ricaduta positiva di informazione indirizzata alla classe medica. Questo ha comportato da una parte il fatto che i pazienti, spesso vittime loro stessi di preconcetti, si informano autonomamente sui diversi metodi di cura; e, dall’altra, che i medici, non essendo a conoscenza di tutte le informazioni relative, rimangono intrappolati nel preconcetto di chi è favorevole e di chi è contrario, senza tener conto dei rischi reali che entrambe queste posizioni aprioristiche comportano.
È evidente che ci deve essere un modo più efficace e meno opinionista di procedere. Innanzitutto cercando di rispondere alle domande più immediate e necessarie:
a) chi sono i medici che praticano le MNC?
b) che cosa usano?
c) su cosa fondano la propria fiducia nelle MNC?
Cerchiamo di rispondere anzitutto a queste tre domande.
 
a) chi sono i medici che praticano le MNC?
Sono medici. Sono quindi in possesso dell’iter formativo convenzionale: laurea, abilitazione, iscrizione all’albo dei medici, talvolta la specializzazione; alcuni esercitano come liberi professionisti a tempo pieno, altri solo a tempo parziale, compatibilmente con la loro attività come dipendenti ASL o medici di base. Sono medici che, ad un certo punto della loro formazione, sono venuti a contatto con un settore delle MNC generalmente per esperienza diretta (problemi di salute personali o dei familiari, o degli amici, o di pazienti), ma anche per curiosità culturale, oppure per franca opposizione, o per non comprensione dell’evoluzione positiva di un paziente curato in modo “diverso”. Questo ha comportato partecipare a corsi di formazione in materia e poi generalmente continuare su quella strada con progressivi approfondimenti e perfezionamenti.
Negli anni ’70 la formazione specifica avveniva tramite medici autodidatti che insegnavano ad altri medici interessati ad apprendere. La situazione si configurava come in un lontano passato quando la conoscenza individuale veniva trasmessa dal maestro ai discepoli; l’insegnamento non era strutturato né uniforme in quanto dipendeva dalla personalità dei “maestri”. La generazione di medici che ne è derivata ha strutturato scuole ed associazioni: il confronto con altre nazioni, gli scambi, la collaborazione, la creazione di gruppi di confronto a livello europeo ha permesso di migliorare la didattica, sia nei contenuti sia nelle metodiche di insegnamento.
La diversa legislazione degli altri stati, le palesi contraddizioni – come ad esempio gli ospedali omeopatici pubblici in Inghilterra o l’insegnamento universitario dell’agopuntura in Francia o il niente assoluto di altri paesi – hanno imposto di riflettere su quale è il profilo professionale del medico che esercita le medicine non convenzionali: profilo definito dalla competenza, derivata a sua volta dalla formazione e dalle abilità maturate nella pratica. Infatti, ciò che contraddistingue una medicina non è lo strumento terapeutico, ma la metodologia clinica: questa non si può inventare o variare a piacimento perché ogni strumento terapeutico deve essere utilizzato in modo appropriato. Di conseguenza è necessario garantire un livello di formazione adeguato derivato dall’esperienza e dal consensus di quanti esercitano in questo ambito.
La nascita di società scientifiche in ogni disciplina ha permesso di esplicitare tutti questi contenuti. Attualmente sono infatti le società scientifiche che trasmettono il sapere e controllano la qualità delle procedure. Tenuto conto che ogni medicina ha un iter formativo proprio, possiamo comunque indicare quali sono i criteri in comune che vengono salvaguardati per garantire la qualità dell’insegnamento e della formazione.
Innanzitutto la qualità dei docenti: essi devono essere esperti nelle materie che insegnano ed avere una solida e lunga esperienza clinica senza la quale non può esserci garanzia di formare un allievo dalla teoria alla pratica. I programmi di insegnamento sono definiti ed i corsi durano almeno tre anni con variabilità verso l’alto a seconda delle discipline. Il termine del corso di studi è concluso da una prova di verifica finale. Il completamento del percorso formativo e l’esercizio della pratica clinica definiscono il profilo professionale di ogni disciplina.
L’errata convinzione che le MNC non facciano male (a detta dei pazienti) e al massimo non facciano niente (a detta dei medici) ha comportato che un folto numero di “prescrittori” (medici senza una competenza specifica in materia) utilizzino in terapia prodotti “naturali” senza cognizione di causa alcuna, anche in buona fede ma sicuramente senza metodo. L’interesse che alcune aziende dimostrano tuttora per i medici di base o specialisti si è tradotto con la presentazione di medicinali “innocui” (questo viene detto per lo più dei medicinali omeopatici), che possono essere usati in tutta sicurezza in alcune patologie. Quanto questo sia errato è evidente: va da sé che se una sostanza o una preparazione o una manovra manuale o un ago è in grado di produrre cambiamenti in un paziente, li può produrre in bene o in male. La competenza serve a questo, a far sì che li produca in bene e a selezionare in primis quali pazienti sono trattabili o quali è meglio indirizzare ad altre figure professionali.
Il “prescrittore” quindi è una figura senza un profilo professionale specifico in una di queste discipline, che al momento non ha ragion d’essere e in quanto tale pericoloso per il paziente. Associare terapie diverse con metodo empirico non significa dare più strumenti terapeutici al paziente bensì esporsi al rischio di non poter controllare il caso qualora l’evoluzione non sia quella prevista.
 
b) quali sono gli strumenti di cura?
Ogni disciplina ha strumenti specifici utilizzati secondo un paradigma ben definito. Essendo le MNC essenzialmente cliniche (sono nate in epoca prelaboratoristica), impongono di sviluppare una semeiotica ed una osservazione superiore a quella utilizzata in medicina convenzionale, nella quale l’evoluzione strumentale e laboratoristica ha influito notevolmente sul piano diagnostico. Ciò non significa che il medico non convenzionale non utilizzi il laboratorio o non esprima una diagnosi secondo il metodo convenzionale (egli stesso è anche medico convenzionale), ma non è di per sé sufficiente all’intervento terapeutico.
In merito agli strumenti terapeutici la medicina omeopatica, la medicina antroposofica, la medicina omotossicologica utilizzano medicinali diluiti e dinamizzati ma formulati diversamente secondo la metodologia specifica di ognuna di queste discipline.
L’agopuntura utilizza principalmente aghi, la fitoterapia utilizza piante, la medicina tradizionale cinese e la medicina ayurvedica, oltre ad una serie di presidi non farmacologici, utilizzano piante ed altre sostanze proprie dei paesi che hanno originato queste medicine.
La chiropratica e l’osteopatia utilizzano le mani indirizzando l’intervento a livello articolare, muscolare, fasciale secondo metodologie simili ma diverse.
 
c) su cosa fondano la propria fiducia nelle MNC?
Ciò che è importante sottolineare è che, se qualcosa manca nella medicina non convenzionale, è l’approccio fideistico e acritico. La scelta di seguire una formazione non convenzionale passa attraverso valutazioni e riflessioni proprie della metodologia convenzionale, in quanto base comune a tutti i medici. Prima di intervenire poi su patologie tradizionalmente curate in modo convenzionale, occorre raggiungere grande chiarezza metodologica che supera di gran lunga la semplicistica posizione di “crederci” ed arriva a configurarsi come profonda consapevolezza della propria attività secondo l’uno o l’altro paradigma.
Ciò che sostiene il medico nel continuare ad esercitare queste discipline, osteggiate da molti, accompagnate spesso da ricadute negative per l’accusa di anti-scientificità e di facili guadagni, sono i risultati. La motivazione risiede negli esiti di buona efficacia (effectiveness) che rende ragione di una professionalità difficile da raggiungere ma ricca di soddisfazioni. Se quindi ripristinare o mantenere un buono stato di salute è l’obiettivo condiviso tra medico e paziente, fattori critici sono costituiti dal confronto tra esperienze diverse e dalla corretta informazione al medico in grado di fornire strumenti utili ad orientare se stesso e i suoi pazienti nel modo migliore possibile.
 
Per le ragioni sopraesposte noi manteniamo il termine “Medicine Non Convenzionali (MNC)” anche perché socialmente più diffuso, più conosciuto e comprensibile nella glossa italiana, già utilizzato dalla FNOMCeO nel Documento di Terni del 2002, dal Parlamento Europeo e dal Consiglio d’Europa (1997-1999) nella traduzione in lingua italiana delle due deliberazioni suddette inerenti le MNC, utilizzato nel Documento di Consenso sulle MNC in Italia (2003), pubblicato dalla FNOMCeO su “La Professione”.
Tanto più che l’uso del termine MNC è legato anche al fatto che tali discipline non sono inserite a pieno titolo nei programmi formativi dell’Università in Italia, a differenza di quanto accade nella maggior parte dei paesi dell’Unione Europea.
Infatti per l’Organizzazione Mondiale della Sanità i termini "complementary medicine”, "alternative medicine" o “unconventional medicine” sono intercambiabili col termine “traditional medicine” riferendosi a quell’ampio insieme di discipline che non fanno parte della tradizione di un dato paese e che non fanno parte del sistema sanitario dominante, come è il caso dell’Italia (General Guidelines for Methodologies on Research and Evaluation of Traditional Medicine, WHO, Geneva, 2000).
 
Situazione normativa dei medicinali omeopatici e antroposofici in Italia a seguito dell’entrata in vigore del D.L. 219/06
 
Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del D.L. 219/06[1] si è completata l’attuazione della Direttiva 2001/83/CE e successive direttive di modifica relativa a un codice comunitario concernente i medicinali per uso umano nonché della Direttiva 2004/94/CE.
Si è così venuta a creare una nuova situazione normativa anche per i medicinali omeopatici e antroposofici, finora assoggettati alle disposizioni fissate dal D.L. 185/95[2] e successive modifiche.
Dal punto di vista dei medici prescrittori le nuove norme appaiono decisamente peggiorative rispetto al passato e rischiano di compromettere sensibilmente la disponibilità di intere categorie di medicinali abitualmente usati in alcune discipline mediche non convenzionali, in decisa controtendenza rispetto a quanto avviene nel resto dell’Europa.
Le disposizioni che destano la nostra maggiore preoccupazione sono sia quelle che si riferiscono alla registrazione dei medicinali omeopatici e antroposofici o alla loro autorizzazione all’immissione in commercio, sia quelle relative all’informazione su tali medicinali.
Se tali norme non verranno modificate entro breve tempo c’è infatti il concreto pericolo che a partire dal 31 dicembre 2008 (data limite dell’autorizzazione provvisoria rilasciata ai medicinali omeopatici attualmente sul mercato in forza della Legge 289/2002 art. 52 comma 12-17) tutti i medicinali che non corrisponderanno al dettato del D.L. 219/06 non potranno più essere messi in commercio, con grave pregiudizio della continuità terapeutica e impedendo, de facto, la stessa pratica della medicina omeopatica e antroposofica nel nostro Paese. E’ infatti del tutto illusorio pensare che i medicinali omeopatici e antroposofici usati da decenni senza effetti collaterali di sorta possano essere assoggettati alle medesime prove precliniche e sperimentazioni cliniche previste per i normali medicinali di sintesi chimica.
L’art. 18 del D.L. 219/06, nella sua attuale stesura, in palese contraddizione con quanto praticato da decenni in altri Stati membri dell’Unione Europea, non prevede se non in via del tutto ipotetica e fortemente dubitativa l’emanazione di norme specifiche in coerenza con i principi e le caratteristiche della medicina omeopatica e antroposofica praticate in Italia. Se tali norme non verranno studiate per tempo ed emanate entro il 2008, tutti i medicinali omeopatici e antroposofici in bassa diluizione e quelli somministrati per via parenterale non potranno più circolare in Italia.
A tale proposito, si fa presente che, nell’ambito dei lavori della Commissione per i medicinali omeopatici istituita in forza del D.L. 185/95 vennero a suo tempo presentati dai medici omeopati e antroposofi che ne facevano parte due importanti documenti che, rispondendo pienamente al compito affidato alla Commissione stessa, proponevano delle norme scientificamente fondate, eticamente corrette e immediatamente attuabili, per l’autorizzazione all’immissione in commercio di tutti gli altri medicinali omeopatici e antroposofici. Sono passati ormai più di tre anni dal termine dei lavori della Commissione, ma il Ministero non ha mai tenuto conto di tali proposte.
Nel corso del processo di recepimento della Direttiva 2001/83, iniziato nell’estate 2005, i medici omeopati e antroposofi aderenti al Comitato permanente di consenso e coordinamento per le medicine non convenzionali in Italia proposero il 21.9.05 alcune ragionevoli integrazioni, scientificamente fondate e collaudate da trent’anni di esperienza in altri Paesi dell’Unione Europea, a svariati articoli della bozza di provvedimento[3]. Anche di tali proposte, perfettamente in linea con quanto previsto dalla Direttiva comunitaria, non si è voluto tener conto, nonostante esse avrebbero permesso di porre un punto fermo e foriero di interessanti sviluppi per il futuro all’annosa questione della registrazione e autorizzazione dei medicinali omeopatici, questione che in Italia risale a quasi venti anni fa. Invece il recepimento, in ultima analisi, è avvenuto in base a un’interpretazione ingiustificatamente e palesemente restrittiva della direttiva comunitaria.
Le norme che vietano la pubblicità al pubblico per i medicinali omeopatici (Art. 128) sono anch’esse in controtendenza rispetto a quelle vigenti nei maggiori Paesi europei. Non solo appaiono incomprensibilmente punitive per le aziende del settore, in quanto vanno a impedire anche l’informazione agli operatori sanitari (medici, odontoiatri, veterinari e farmacisti), ma de facto costituiscono un ostacolo all’aggiornamento professionale e allo stessa formazione post-laurea in medicina omeopatica e antroposofica. Mediante un’operazione di ordine puramente legislativo e normativo si viene così a creare un’inutile discriminazione fra differenti correnti di pensiero medico, con oggettivo danno di tutti quei cittadini che in misura sempre maggiore auspicano non una sterile contrapposizione, ma una fruttuosa integrazione fra medicina convenzionale e medicina non convenzionale.
 
Situazione normativa dei medicinali ayurvedici in Italia a seguito dell’entrata in vigore del D.L. 219/06
 
Commenti e puntualizzazioni riguardanti le preparazioni ayurvediche visto il D.L. 219/06.
In relazione all’art. 1, comma a); comma b);
come attestato da:
-  The Ayurvedic Pharmacopeia of India (determinazione e standardizzazione di piante, minerali, metalli e metalli pesanti)
-  The Ayurvedic Formulary of India (regole di formulazione e fabbricazione dei preparati).
Le formulazioni dei preparati ayurvedici impiegano sostanze di varia provenienza, vegetale, animale e minerale, lungamente utilizzate dai medici ayurvedici di tutta l’India.
In relazione all’art. 1, comma ii, ll, mm, nn;
le preparazioni ayurvediche, a base di sostanze e preparazioni vegetali minerali, metalli e metalli pesanti, vantano una utilizzazione plurimillenaria, il loro uso tradizionale è confermato da numerosi testi, puntualmente citati nella bibliografia della Pharmacopeia e del Formulary of India, vagliati da una commissione governativa appositamente costituita.
In relazione all’art. 16;
una procedura semplificata potrà essere attuata anche riguardo i preparati ayurvedici, somministrabili in vie diverse, che non recano specifiche indicazioni terapeutiche in etichetta.
In relazione all’art. 21;
l’uso tradizionale delle preparazioni ayurvediche è attestato dalla diffusione capillare in tutto il subcontinente indiano, comprendendo anche il Nepal, Sri Lanka e il Tibet. Le diverse tradizioni locali fanno riferimento ai medesimi assunti filosofici ed alle medesime regole di raccolta, preparazione, somministrazione delle preparazioni.
In relazione all’art. 23;
i preparati ayurvedici tradizionali sono in uso da secoli in India, si richiede che possano avere libera circolazione in Italia indipendentemente dalle restrizioni temporali indicate nel decreto.
In relazione all’art. n 24;
la documentazione della valutazione della composizione, della farmacologica, della farmacodinamica, degli effetti indesiderati, della eventuale tossicità, sono reperibili nei testi in uso in tutti le più di cento Università indiane che tengono corsi quinquennali, più uno clinico pratico, di Medicina Ayurveda. Gli studi laboratoristici e clinici sono innumerevoli riguardo a tutti i tipi di preparazioni ayurvediche. Si richiede che vengano mutuamente riconosciuti anche in Italia.
In relazione all’art. 28;
si richiede che vengano nominati comprovati esperti qualificati in Ayurveda.
In relazione all’art. 55;
una volta che sia stata verificata la conformità agli standard fissati dai paesi produttori e da quelli importatori, vi sia libera circolazione dei preparati.
 
L’Educazione Continua in Medicina e le MNC
 
L’Educazione Continua in Medicina (ECM), introdotta in Italia col Dlvo 229/1999, ha l’obbiettivo di mantenere, sviluppare ed incrementare le conoscenze, le competenze e le performance di tutti gli operatori della sanità.
Nello sviluppo del sistema ECM le più recenti tappe significative sono state il Decreto Ministeriale del 31 maggio 2004, con il quale il Ministero definiva i criteri di accreditamento per i providers, e il successivo documento dell’11 novembre 2004 col quale la Commissione Nazionale per la Formazione Continua ha fatto propri e sviluppato tali parametri, definendo delle linee guida generali. Nella stessa seduta del 11.11.2004 sono stati definiti gli obbiettivi formativi per il triennio 2005-2007, che per il nostro settore sono stati circoscritti alla ”valutazione dei fondamenti scientifici e dell’efficacia delle medicine alternative o non convenzionali”.
Queste disposizioni, confermando obbiettivi formativi molto limitati, non hanno certamente sanato una situazione di stallo che si era creata per le Medicine Non Convenzionali (MNC) nel novembre 2003, quando la Commissione Nazionale per la Formazione Continua in Medicina aveva disposto il blocco degli eventi di MNC. Di fatto successivamente si è comunque venuto creare un clima più disponibile e abbiamo assistito a un’interpretazione più “liberale” di tali disposizioni, tanto che la maggior parte degli eventi di MNC che i nostri providers hanno presentato hanno ottenuto l’attribuzione dei Crediti richiesti, ma questo è avvenuto senza alcuna garanzia né certezza, dato anche che non stati fatti successivi passi rispetto agli accreditamenti dei providers e tutto risulta pertanto fermo.
In un contesto europeo che ha inserito le MNC nel 7° Programma Quadro per la Ricerca e lo Sviluppo per il periodo 2007-2011, stanziando fondi per la ricerca in tale settore, diventa insostenibile un ostracismo preconcetto a discipline oggetto di una tale attenzione in ambito europeo; quindi si pone la necessità, anche in funzione della prossima scadenza dei termini attuali, di dare maggior spazio e dignità ai percorsi formativi che riguardano tali discipline.
Il Comitato Permanente di Consenso per le MNC in Italia chiede che vengano mantenuti e implementati tra gli obiettivi formativi di interesse nazionale quelli inerenti le Medicine Non Convenzionali, come richiesto in due nostre lettere alla Commissione Nazionale ECM.
Altro problema su cui vogliamo portare l’attenzione è quello dell’identificazione delle MNC, impropriamente denominate “Alternative”, come un unico ambito disciplinare, senza distinzione di competenze, per cui i referees, chiamati a valutare gli eventi, risultano intercambiabili; può capitare quindi che un esperto di agopuntura sia chiamato a valutare un evento di omotossicologia o antroposofia, per il quale non ha alcuna competenza o viceversa. Il documento FNOMCeO di Terni del 2002, identificava nove discipline non convenzionali, cioè Agopuntura, Medicina tradizionale Cinese, Medicina Omeopatica, Medicina Ayurvedica, Medicina Antroposofica, Omotossicologia, Osteopatia, Chiropratica, Fitoterapia.
Al fine di migliorare il livello valutativo dei referees, chiediamo che le aree di competenza siano definite secondo la classificazione definita dalla FNOMCeO e che ai referees vengano inviati solo gli eventi per i quali hanno competenza curricularmente documentata.
Anche rispetto a questa problematica il Comitato di Consenso per le MNC in Italia ha già fatto sentire la sua voce inviando in data 3 aprile 2006 alla Commissione Nazionale ECM una lettera al riguardo.
 
Obiettivi formativi di interesse nazionale
 
1. "Origini storiche, principi teorici, metodi, applicazioni, valutazione dei fondamenti scientifici e dell'efficacia delle discipline mediche cosiddette non convenzionali: agopuntura, chiropratica, fitoterapia, medicina antroposofica, medicina ayurvedica, medicina tradizionale cinese, medicina omeopatica, omotossicologia, osteopatia".
2. "Problemi deontologici nella pratica delle medicine cosiddette non convenzionali"
3. "Allevamento biologico con riferimento alla sicurezza dei prodotti alimentari di origine animale"
4. "Principi di farmacologia non convenzionale e metodologia di preparazione dei farmaci omeopatici, fitoterapici, antroposofici, ayurvedici, fitoterapici tradizionali cinesi, omotossicologici."
 
Riteniamo importante precisare che tutti e tre gli obiettivi sono di rilevante interesse per la sanità italiana. In particolare, sottolineiamo che l'obiettivo formativo menzionato al punto 1 è fondamentale e per noi irrinunciabile. Esso compendia la possibilità di svolgere eventi formativi su una serie di argomenti che si applicano a diverse discipline mediche dell'area cosiddetta "non convenzionale" o “complementare”. Abbiamo ritenuto opportuno e chiarificatore il condensare in un unico obiettivo quella che avrebbe potuto essere una lunga lista di varie tematiche (storiche, metodologiche, scientifiche) applicate a nove distinte discipline. Ovviamente, se la Commissione ritenesse più opportuno, dal punto di vista formale, suddividere questo obiettivo (n. 1) in molti diversi obiettivi (considerando, ad esempio, ogni disciplina alla stregua di una diversa specializzazione), ciò sarebbe possibile, purché venissero salvaguardate tutte le tematiche proposte per ciascuna disciplina. Come si può vedere, l'obiettivo n. 1 rappresenta al contempo un ampliamento ed una precisazione dell'obiettivo attualmente esistente per le medicine non convenzionali. Si tratta di un ampliamento necessario, perché la “validazione scientifica e dell'efficacia delle medicine non convenzionali” (obiettivo attuale) è un tema importante ma non sufficiente a coprire la rilevanza quantitativa e qualitativa di questa area medica e le necessità formative di moltissimi operatori sanitari, che operano sia come liberi professionisti, anche in convenzione col SSN, sia in ambulatori ospedalieri che sono stati istituiti in molte città italiane. Bisogna considerare che nel decreto del 31 maggio 2004 si afferma specificamente che le Società scientifiche dei medici chirurghi debbono, di norma, fare riferimento alle specialità mediche convenzionali o a specifiche aree di esercizio professionale rilevanti per numero di addetti o per l'attività svolta, aree queste ultime in cui potrebbero essere, finalmente, incluse le medicine non convenzionali. Riteniamo pertanto di fondamentale importanza garantire a tutti i medici chirurghi, veterinari, odontoiatri e agli operatori sanitari italiani parità di accesso all'aggiornamento ECM in tema di Medicine non convenzionali e pertanto richiediamo che i nuovi obiettivi formativi nazionali consentano l'accreditamento ECM di seminari, corsi di formazione, corsi teorico-pratici di aggiornamento su queste tematiche. D'altra parte, l'obiettivo da noi proposto rappresenta una importante precisazione a riguardo delle discipline di area medica che sono ammissibili al programma di formazione continua. L'esperienza dei primi anni di applicazione del programma stesso ha posto in luce, infatti, la necessità di definire quali sono le principali discipline non convenzionali, anche al fine di evitare abusi e confusioni. Per questo, qui facciamo menzione esplicita di quelle oggetto della deliberazione della FNOMCeO del 18 maggio 2002 quali l'Agopuntura, la Medicina Omeopatica, l'Omotossicologia, la Fitoterapia, la Medicina Antroposofica, la Medicina Tradizionale Cinese, la Medicina Ayurvedica, la Chiropratica e l'Osteopatia, e dalla deliberazione della FNOVI del 24 Marzo 2003. Infine, cogliamo l'occasione per sottolineare che l'accesso agli eventi di medicine non convenzionali dovrebbe essere, in linea di principio, aperto a tutte le professioni sanitarie, riservando la scelta della/e professione/i cui l'evento è rivolto a seconda dell'argomento e della tipologia dell'evento stesso.
La presente proposta è il frutto di un’elaborazione che ha dovuto essere attuata necessariamente in tempi molto ristretti, certamente incongrui rispetto all’ “estrema rilevanza” che l’individuazione degli obbiettivi formativi riveste per la Sanità del nostro paese.
 
1. Criteri di attribuzione degli eventi di MNC ai referees.
2. Cambio terminologia di area.
 
Chiediamo che gli eventi di Medicine Non Convenzionali da refertare siano inviati ai referees non con modalità indifferenti di assegnazione, bensì assegnati ai referees secondo le competenze che i referees dell’area delle Medicine Non Convenzionali hanno.
Riteniamo, ad esempio, che eventi di Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese devono essere inviati solo a quei referees che hanno curricularmente competenze di quella disciplina e non anche a chi si occupa solo di Medicina Omeopatica e viceversa.
Inoltre chiediamo che il termine dell’area “Medicine Alternative” venga sostituito col termine “Medicine Non Convenzionali” che è stato adottato dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, FNOMCeO, e dalla Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari, FNOVI.
Chiediamo altresì che vengano mantenuti e implementati tra gli obiettivi formativi di interesse nazionale quelli inerenti le Medicine Non Convenzionali, con particolare riferimento a:
1. "Origini storiche, principi teorici, metodi, applicazioni, valutazione dei fondamenti scientifici e dell'efficacia delle discipline mediche cosiddette non convenzionali: agopuntura, chiropratica, fitoterapia, medicina antroposofica, medicina ayurvedica, medicina tradizionale cinese, medicina omeopatica, omotossicologia, osteopatia".
2. "Problemi deontologici nella pratica delle medicine cosiddette non convenzionali"
3. "Allevamento biologico con riferimento alla sicurezza dei prodotti alimentari di origine animale"
4. "Principi di farmacologia non convenzionale e metodologia di preparazione dei farmaci omeopatici, fitoterapici, antroposofici, ayurvedici, fitoterapici tradizionali cinesi, omotossicologici."
Riteniamo importante precisare che tutti e quattro gli obiettivi sono di rilevante interesse per la sanità italiana. In particolare, sottolineiamo che l'obiettivo formativo menzionato al punto 1 è fondamentale e per noi irrinunciabile.
Esso compendia la possibilità di svolgere eventi formativi su una serie di argomenti che si applicano a diverse discipline mediche dell'area “Medicine Alternative”.
Abbiamo ritenuto opportuno e chiarificatore il condensare in un unico obiettivo quella che avrebbe potuto essere una lunga lista di varie tematiche (storiche, metodologiche, scientifiche) applicate a nove distinte discipline.
Ovviamente, se la Commissione ritenesse più opportuno, dal punto di vista formale, suddividere questo obiettivo (n. 1) in molti diversi obiettivi (considerando, ad esempio, ogni disciplina alla stregua di una diversa specializzazione), ciò sarebbe possibile, purché venissero salvaguardate tutte le tematiche proposte per ciascuna disciplina.
Come si può vedere, l'obiettivo n. 1 rappresenta al contempo un ampliamento ed una precisazione dell'obiettivo attualmente esistente per le medicine non convenzionali. Si tratta di un ampliamento necessario, perché la "validazione scientifica e dell'efficacia delle medicine non convenzionali" (obiettivo attuale) è un tema importante ma non sufficiente a coprire la rilevanza quantitativa e qualitativa di questa area medica e le necessità formative di moltissimi operatori sanitari, che operano sia come liberi professionisti, anche in convenzione col SSN, sia in ambulatori ospedalieri che sono stati istituiti in molte città italiane.
Bisogna considerare che nel decreto del 31 maggio 2004 si afferma specificamente che le Società scientifiche dei medici chirurghi debbono, di norma, fare riferimento alle specialità mediche convenzionali o a specifiche aree di esercizio professionale rilevanti per numero di addetti o per l'attività svolta, aree queste ultime in cui potrebbero essere, finalmente, incluse le medicine non convenzionali.
Riteniamo pertanto di fondamentale importanza garantire a tutti i medici chirurghi, veterinari, odontoiatri e agli operatori sanitari italiani parità di accesso all'aggiornamento ECM in tema di Medicine non convenzionali e pertanto richiediamo che i nuovi obiettivi formativi nazionali consentano l'accreditamento ECM di seminari, corsi di formazione, corsi teorico-pratici di aggiornamento su queste tematiche.
D'altra parte, l'obiettivo da noi proposto rappresenta una importante precisazione a riguardo delle discipline di area medica che sono ammissibili al programma di formazione continua. L'esperienza dei primi anni di applicazione del programma stesso ha posto in luce, infatti, la necessità di definire quali sono le principali discipline non convenzionali, anche al fine di evitare abusi e confusioni.
Per questo, qui facciamo menzione esplicita di quelle oggetto della deliberazione della FNOMCeO del 18 maggio 2002 quali l'Agopuntura, la Medicina Omeopatica, l'Omotossicologia, la Fitoterapia, la Medicina Antroposofica, la Medicina Tradizionale Cinese, la Medicina Ayurvedica, la Chiropratica e l'Osteopatia e della deliberazione della FNOVI del 24 Marzo 2003.
Infine, cogliamo l'occasione per sottolineare che l'accesso agli eventi di medicine non convenzionali dovrebbe essere, in linea di principio, aperto a tutte le professioni sanitarie, riservando la scelta della/e professione/i cui l'evento è rivolto a seconda dell'argomento e della tipologia dell'evento stesso.
 
Tavolo interegionale di coordinamento per le Medicine Non Convenzionali presso la Conferenza Stato-Regioni
 
Rappresentiamo la necessità che in un costituendo coordinamento inter-regionale per le MNC sia presente la componente tecnica che, in assenza di conflitti di interesse, garantisca l'indispensabile apporto delle necessarie competenze specifiche per ogni disciplina.
Il Governo si è impegnato, nel programma presentato agli elettori, a “colmare il ritardo dell'Italia rispetto ai principali Paesi europei in materia di riconoscimento giuridico delle medicine non convenzionali e delle discipline bio-naturali” (pag. 190)
Noi riteniamo che questo sia un punto qualificante del programma di governo considerando che, già secondo l’indagine ISTAT, oltre un quinto dei cittadini italiani si avvale di tali sistemi di cura. E’ importante garantire a questi cittadini il diritto di pari opportunità e contemporaneamente tutelarne la sicurezza, messa in pericolo dall’assenza di normative precise.
Tanto più che emerge sempre più pressante la richiesta, da parte dei pazienti, di una Medicina Centrata sulla Persona e di maggiore informazione sulle caratteristiche delle medicine non convenzionali. D’altra parte sia i medicinali sia le visite presso i medici esperti nelle medicine non convenzionali sono a totale carico dei pazienti e pertanto il nostro settore consente al SSN un doppio risparmio: sia sulle prescrizioni dei farmaci sia sulle visite mediche.
L’attuazione del programma di governo richiede l’impegno preciso sui seguenti punti:
1. Riconoscimento delle professionalità mediche
La delibera della FNOMCeO di Terni del maggio 2002 ha riconosciuto la qualifica di atto medico all’esercizio di 9 discipline, cioè agopuntura, fitoterapia, medicina ayurvedica, medicina antroposofica, medicina omeopatica, medicina tradizionale cinese, omotossicologia, osteopatia e chiropratica e ha sollecitato un urgente ed indifferibile intervento legislativo al riguardo.
Tali medicine vanno praticate all’interno di un contesto medico di garanzia e all’interno di un più ampio piano di cura, che includa la conoscenza di diagnosi, prognosi e terapie mediche convenzionali, ma l’assenza di una regolamentazione legislativa al riguardo lascia spazio a realtà di ogni tipo che costituiscono una minaccia per la sicurezza dei cittadini.
Così hanno deliberato il Parlamento Europeo il 29 maggio 1997 e il Consiglio d’Europa il 4 novembre 1999, invitando gli Stati membri ad attivarsi in proposito.
Va salvaguardata la continuità formativa finora garantita agli operatori sanitari mediante il riconoscimento degli istituti privati esistenti e mediante l’inserimento di tali competenze didattiche nei corsi di laurea di medicina, di odontoiatria, di veterinaria, di farmacia e negli insegnamenti post-universitari e di Educazione Continua in Medicina (ECM).
2. Piena disponibilità dei medicinali necessari
Va salvaguardato il patrimonio di conoscenze farmacologiche tradizionali proprio delle singole discipline sopra citate.
La Direttiva europea sui farmaci, recentemente recepita in Italia, comprende al suo interno alcuni articoli specifici per i medicinali omeopatici. Percepiamo il rischio che in fase di attuazione la normativa venga interpretata in modo restrittivo nonché lesivo del diritto di pari opportunità dei cittadini italiani rispetto ai cittadini di altri Paesi europei. Ci riferiamo in particolare:
all’art. 16 (procedura semplificata di registrazione) – trattandosi di medicinali presenti sul mercato da oltre 10 anni è fondamentale che venga garantita la loro permanenza e quindi assicurata la continuità terapeutica per medici e pazienti
all’art. 18 (Medicinali omeopatici a cui non si applica la procedura semplificata di registrazione) – si auspica che le procedure di registrazione tengano effettivamente conto (come prevede la legge) della tradizione omeopatica ed antroposofica italiana così da consentire finalmente anche in Italia la registrazione di medicinali omeopatici con indicazioni terapeutiche, a vantaggio della salute e della maggiore consapevolezza dei pazienti
all’art. 128 (disposizioni particolari per la pubblicità dei medicinali omeopatici) – a differenza dei maggiori Paesi europei, in Italia è tuttora vietata la pubblicità al pubblico dei medicinali omeopatici. In caso di applicazione restrittiva della Direttiva europea si rischia addirittura di estendere questa limitazione discriminante anche all’informazione rivolta agli operatori sanitari.
3. Diritto dei pazienti a una corretta informazione
Nell’ambito di più generali programmi di educazione alla salute, appare sensato prevedere appositi spazi di informazione sulle medicine non convenzionali, affinché l’auspicata libertà di scelta terapeutica possa fondarsi su una matura consapevolezza da parte dei cittadini. Deve anche essere prevista una corretta informazione sui medicinali non convenzionali, in particolare sulle indicazioni e sull’uso dei medicinali omeopatici e antroposofici.
4. Rappresentatività nelle istituzioni
Nonostante la rilevanza sociale delle medicine non convenzionali, a tutt’oggi all’interno degli organismi preposti alla valutazione ed alla autorizzazione all’immissione in commercio dei medicinali, all’interno dello stesso Consiglio Superiore di Sanità, all’interno della struttura ECM e all’interno della Conferenza Stato-Regioni non è prevista una presenza istituzionalizzata di esperti accreditati nelle medicine non convenzionali.
Questa obiettiva carenza implica il rischio di decisioni non attagliate alle problematiche specifiche.
5. Disponibilità di fondi di ricerca dedicati
La libertà della ricerca scientifica deve prevedere anche lo sblocco di appositi fondi di ricerca dedicati alle medicine non convenzionali, così come deliberato dal Parlamento Europeo il 15 giugno 2006, affinché l’autorità statale mantenga la necessaria equidistanza fra le diverse correnti di pensiero medico. L’attuale carenza di risorse in proposito impedisce l’auspicata raccolta di evidenze scientifiche.
 
Si chiede al Governo e agli Enti locali competenti di provvedere all’adozione di norme che garantiscano l’attuazione del programma.
Affinché il percorso normativo si possa attuare con le massime garanzie di qualità, riteniamo essenziale il nostro contributo di conoscenza e di competenza.
Il Comitato per la sua rappresentatività e competenze si propone pertanto come interlocutore qualificato, in virtù anche della sua azione no-profit e per l’assenza di conflitti di interessi.
Un alto livello di formazione dei medici che esercitano le MNC è condizione essenziale per la sicurezza dei pazienti e l’efficacia dei trattamenti.
La formazione in senso professionalizzante nel campo delle MNC è stata portata avanti negli ultimi 20 anni esclusivamente dagli Istituti Privati di Formazione che hanno formato migliaia di medici e docenti di alto livello.
Gli Istituti Privati di Formazione si sono dati programmi, regole, registri e metodi di controllo di qualità dei propri percorsi formativi.
Le Università, nonostante che la Risoluzione n. 75 sullo Statuto delle MNC del Parlamento Europeo del 29 maggio 1997 e della Risoluzione n. 1206 del Consiglio d'Europa del 4 novembre 1999 chiedessero, tra l’altro, alla Commissione di impegnarsi in un processo di riconoscimento delle Medicine Non Convenzionali nei paesi membri dell’Unione Europea, hanno fino a pochi anni fa ignorato, se non apertamente osteggiato, la realtà sociale delle MNC (la FNOMCeO nel 2002 chiedeva espressamente che i medici fossero resi esperti attraverso rigorosi e specifici percorsi formativi definiti da istituzioni e soggetti pubblici e privati, a tale scopo accreditati) e solo ultimamente hanno cominciato ad istituire corsi Elettivi durante i corsi di laurea in Medicina e Chirurgia e corsi di Perfezionamento e Master post-laurea.
Non avendo le competenze all’interno dell’Università, i docenti dei corsi universitari provengono dagli Istituti Privati di Formazione, tanto che alcune Università hanno già stipulato convenzioni con Istituti Privati di Formazione per associarne le competenze e capacità didattiche.
I corsi universitari fino ad ora istituiti hanno prevalentemente un carattere informativo e non professionalizzante.
E’ necessario che le Istituzioni nei loro rispettivi ambiti, preservino e valorizzino il lavoro svolto dagli Istituti Privati di formazione a garanzia degli alti livelli formativi raggiunti.
Siamo pienamente solidali con le richieste di tutti quei professionisti che lavorando da anni nelle MNC, chiedono che sia finalmente varata una legge che regolamenti il settore.
Siamo altresì consapevoli che ai cittadini vadano garantite l’efficacia, l’appropriatezza e la sicurezza di tali attività.
Riteniamo sia ora di formulare ed introdurre in sede legiferante nazionale quei requisiti che costituiscono il minimum vitale di una formazione medico-scientifica adeguatamente seria nel campo delle MNC in generale e della medicina omeopatica in particolare. Tutto questo nel rispetto anche di principi di Etica e Deontologia professionale e di Bioetica che non vanno disattesi.
Criteri imprescindibili per consentire che la formazione dei medici specializzati in MNC sia fondata su di una solida base di conoscenze scientifiche e di una pratica professionale specifica.
Si tratta, infatti, di acquisire e rispettare la ricchezza di contenuti nonché la complessità che possiedono le singole discipline, troppe volte trattate superficialmente.
Solo così si potranno porre le basi di un corretto esercizio professionale e si potrà evitare il rischio che un declassamento della formazione, rispetto a monte ore e contenuti, favorisca una deprecabile e dannosa etichettatura formale di medici sprovvisti di adeguate conoscenze.
Reputiamo, inoltre, che il Parlamento nazionale debba acquisire la conoscenza dell’importante base scientifica e di pratica medica che possiedono le singole discipline, riconoscendo che esse non possono essere apprese in corsi di breve durata. Tutto ciò è, infatti, preliminare per finalizzare la scelta degli standard formativi al conseguimento certo di una coerente, piena ed autonoma capacità professionale del medico nelle singole discipline non convenzionali e nella medicina omeopatica in particolare.
Ad esempio, secondo il “Rapporto Italia 2006” dell’Eurispes sono circa 11 milioni gli italiani che ricorrono oggi alla Medicina Omeopatica nel nostro Paese, 12.000 i medici che prescrivono farmaci omeopatici e 7.000 le farmacie dotate di un settore per questi tipi di medicine.
Ma di fronte a questi dati è oggi corretto domandarsi: di quale medicina omeopatica si sta parlando?
Non si può più attendere, quindi, per ottenere che la formazione nel delicato campo medico della Medicina Omeopatica, garantisca una valida qualificazione che tenga conto della complessità e della specificità della materia e ne rispetti i criteri fondamentali nonché le metodologie applicative.
Auspica che il Parlamento acquisisca ed assicuri anche i criteri atti a definire, in modo chiaro e certo, i principi ed i fondamenti della disciplina stessa. In particolare sottolineamo l'importanza di legiferare su basi di reale conoscenza e chiarezza, che salvaguardino in toto il principio cardine dell'omeopatia: la sperimentazione farmacologica su uomo sano. Da tale criterio inderogabile, deriva, difatti, l'intero corpo dottrinario medico omeopatico e le sue conoscenze cliniche e farmacologiche, secondo un indirizzo medico pienamente orientato alla individualizzazione del singolo malato e alla personalizzazione delle cure, alla luce del principio ippocratico di similitudine.
Nel quadro delle proposte di legge sulle medicine non convenzionali e sulla regolamentazione dei profili professionali ad esse afferenti, riteniamo che quella della regione Emilia Romagna sia la più idonea e confacente al profilo del medico che vuole operare esercitare le MNC.
La proposta della Regione Emilia-Romagna mette uno sbarramento a tutti coloro che vogliono ridurre l’insegnamento delle MNC a poche ore di informazioni generiche, e senz’altro insufficienti a garantire la qualità della prestazione del professionista.
Infine, il riconoscimento agli enti privati di formazione che hanno operato seriamente, e che vorranno operare seriamente, per la diffusione di queste Medicine, garantisce che nel futuro si possa solo migliorare nella qualità della prestazione formativa e con questo nell’approfondimento e nella ricerca nelle MNC.
 
Coordinatore, Dott. Paolo Roberti di Sarsina
Via Siepelunga, 36/12 - 40141 Bologna
p.roberti@fastwebnet.it - cell. 335-8029638
 
NOTAZIONI SULLE DISCIPLINE RAPPRESENTATE DAL COMITATO
 
AGOPUNTURA
L’Agopuntura, che è una branca della Medicina Tradizionale Cinese, consiste nella stimolazione cutanea di determinate zone cutanee (agopunti) mediante l’infissione di sottilissimi aghi sterili. L’infissione degli aghi e la stimolazione cutanea attivano processi neuronali e biochimici che provocano profonde modificazioni del sistema nervoso, endocrino e immunitario.
Migliaia sono gli studi pubblicati da riviste ad alto impatto scientifico (es. Lancet, Nature, BMJ ecc) che ne comprovano l’efficacia in determinate patologie e non solo nel campo del dolore (vedi anche Linee Guida dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità, USA National Institute of Health, British Medical Association).
La Federazione Italiana delle Società di Agopuntura, FISA, rappresenta 22 Associazioni e 15 Scuole, con medesimo piano formativo quadriennale, per un totale di circa 2.800 medici che compongono il 90% della comunità dei medici agopuntori italiani (medici, odontoiatri e veterinari) che praticano l’agopuntura quale professione primaria o professione prevalente.
Il computo sale a circa 10.000 se si considerano tutti i professionisti che svolgono anche attività di agopuntura.
Un censimento condotto nel 2000 dalla Federazione Italiana delle Società di Agopuntura (FISA) rilevò oltre 200.000 sedute di agopuntura praticate in 122 ambulatori di Aziende Sanitarie Locali del Servizio Sanitario Nazionale.
La FISA fa parte dal 2005 del Comitato Congiunto Italia - Cina del Ministero della Salute per l’Alta Formazione e la Diffusione della Medicina Tradizionale Cinese.
 
MEDICINA TRADIZIONALE CINESE
La medicina tradizionale cinese ha origine in epoca arcaica; Shennong è considerato il precursore della farmacopea e, secondo alcuni documenti storici, le sue origini risalirebbero a circa 6.000 anni fa. La medicina tradizionale cinese trova le sue basi nella filosofia del Tao, molto distante dalla visione occidentale della medicina; è nata da osservazioni empiriche sulla natura e sull'uomo tramandate oralmente e sviluppatesi nel tempo. Concetto base è che la malattia sia causata da un blocco dell’energia che scorre nel nostro organismo attraverso la fitta rete di meridiani. Tre i principi fondamentali: l’uomo è ciò che c’è di più importante e il suo valore supera tutto il resto; questo sottolinea l’importanza dell’etica professionale; la prevenzione: gli sforzi devono mantenere una buona salute attraverso la cura dell’alimentazione; l’ambiente sociale e naturale, come il corpo e lo spirito umano, formano un tutt’uno, si influenzano a vicenda, sono connessi tra loro e interdipendenti. La cura consiste nello sciogliere i blocchi energetici attraverso l’agopuntura, la moxibustione (il riscaldamento di aree cutanee, sovrastanti punti di agopuntura o percorsi energetici con un cannello di erbe infiammato chiamato moxa), il massaggio o Tui Na, ginnastiche mediche come il Qi Gong o il Tai Ji Quan, la dietetica, la fitoterapia. Oggi esistono molti nuovi approcci della medicina tradizionale cinese, che vanno dalla stimolazione elettrica o laser, all’integrazione con altre terapie alternative come la fitoterapia e l’omeopatia, osteopatia, yoga, shiatsu.
 
MEDICINA OMEOPATICA
L’Omeopatia è nata agli inizi del XVIII secolo ad opera del medico tedesco C.F.S. Hahnemann, nato in Sassonia nel 1755 e morto a Parigi nel 1843 all’età di 88 anni. Hahnemann ipotizzò che una sostanza il cui uso in dosi ponderali nell’uomo sano produce diversi segni e sintomi può curare, se usata in dosi sufficientemente attenuate, tutte quante le malattie che mostrano nel malato quella stessa costellazione sintomatologica, in base al “Principio di Similitudine”, per cui una malattia è curata da sostanze in grado di provocare disturbi simili: oggi il principio di similitudine è studiato con metodologia scientifica. Le sostanze utilizzate in Omeopatia provengono dai tre regni della natura: vegetale, animale e minerale. Tutte sono sottoposte ad un particolare processo di diluizione e scuotimento, che ha il fine di eliminarne le proprietà tossicologiche, esaltandone quelle terapeutiche. Cardine della disciplina fondata da Hahnemann sono l’ascolto e l’osservazione estremamente attenti e accurati di tutti i segni e sintomi che i sensi del medico possono rilevare nel paziente, i quali vanno annotati con precisione e rigorosa attenzione per costituire il quadro completo di ogni singolo malato. Secondo l’omeopatia, infatti, non esistendo le malattie ma solo le persone malate, ogni protocollo terapeutico deve essere personalizzato, essendo il frutto dell’intima relazione di “conoscenza” e di “ascolto” tra medico e paziente.
 
OMOTOSSICOLOGIA
L’Omotossicologia è un’evoluzione dell’Omeopatia alla luce delle più recenti acquisizioni nel campo della Biologia, della Medicina e della Fisica, in un’opera di sintesi avviata dal suo ideatore, Hans Heinrich Reckeweg (1905-1985). Oggi tale sintesi prosegue con l’interpretazione delle scoperte scientifiche scoperte scientifiche in campo medico, biologico, fisico alla luce di una visione olistica della Medicina Biologica ispirata alle teorie di Hahnemann e alle leggi della fisiologia e fisiopatologia bioenergetica della Medicina Tradizionale Cinese e di altre metodiche terapeutiche olistiche.
Reckeweg teorizzò che la “malattia” non è altro che il nostro sistema immunitario che si attiva per combattere ed espellere le tossine tramite i vari organi e apparati.
L’Omotossicologia identifica nei fattori tossici di qualsiasi natura per l’essere umano siano essi esogeni ed endogeni la causa della malattia, interpretata come espressione clinica della lotta dell’organismo contro le tossine, al fine di neutralizzarle ed espellerle.
L’apporto dell’Omotossicologia all’Omeopatia è dato dall’approfondimento della teoria omeopatica con l’introduzione delle diluizioni bilanciate con i rimedi injeel, dall’ampliamento della teoria dei nosodi con nuovi studi clinici e l’introduzione di nuovi nosodi, dall’applicazione della teoria organoterapica e degli studi di anatomia comparata con l’introduzione degli organoterapici di suino, dall’applicazione della conoscenza e tecnica omeopatica alla farmacologia allopatica con l’introduzione degli allopatici omeopatizzati e dall’applicazione dell’omeopatia agli studi di biochimica cellulare con l’introduzione dei catalizzatori intermedi, dei chinoni, delle citochine e delle interleuchine in quella disciplina che è la PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI).
L’Omotossicologia per attuare la terapia ricorre quindi ad un repertorio di rimedi assai articolato in cui sono inclusi medicinali unitari, indicati con il nome che specifica il componente contenuto, e medicinali composti, identificati con un nome che in alcuni casi coincide col nome commerciale. Infatti il farmaco omotossicologico rappresenta un’unità terapeutica a sé stante e non è possibile indicarlo menzionando tutti i componenti.
 
MEDICINA ANTROPOSOFICA
La Medicina Antroposofica venne sviluppata a partire dal 1920 dal Dott. Rudolf Steiner, fondatore dell’Antroposofia, in collaborazione con la Dott.ssa Ita Wegman e con altri medici. Rudolf Steiner (1861-1925), filosofo austriaco, è famoso anche per la “scuola steineriana”, approccio pedagogico che mira a sviluppare armoniosamente tutte le facoltà umane di pensiero, sentimento e azione, dove le capacità individuali non vengono valutate attraverso voti e esami e la formazione non promuove unicamente il nozionismo, ma stimola e coltiva anche le attitudini artistiche, musicali e pratiche. L’Antroposofia inaugura un metodo conoscitivo, fondato su una sua propria epistemologia, che guida la ricerca delle leggi che stanno a fondamento delle manifestazioni della vita, dell’anima e dello spirito nell’uomo e nella natura e il medico che orienta la sua professione in senso antroposofico si sforza di cogliere, insieme al paziente, il significato della malattia riguardo alla sua evoluzione corporea, psichica e spirituale. Il terapeuta non rifiuta quindi gli strumenti della medicina convenzionale, ma completa poi l’analisi fisicomateriale con un’indagine sulle dimensioni dell’anima e dello spirito. Si possono prescrivere farmaci convenzionali quando si ritengano adeguati, ma spesso i pazienti vengono indirizzati verso altre forme di cura, che prevedono farmaci antroposofici o omeopatici, consulenza, terapie artistiche, come quelle della musica, del linguaggio, del movimento (euritmia) e della pittura. I medicamenti usati vengono sovente preparati analogamente ai farmaci omeopatici, per diluizione e dinamizzazione.
 
MEDICINA AYURVEDICA
Ayurveda è una parola sanscrita composta da Ayus e Veda: Ayus significa vita e Veda significa conoscenza. Pertanto l’Ayurveda è la scienza della vita o la conoscenza della vita. Si tratta di una medicina di antichissima origine indiana (2500 a.C.); è un sistema diagnostico-terapeutico che parte da una precisa definizione di cosa sia la condizione di salute positiva e per ognuna delle tre tipologie costituzionali precisa cosa sia confacente o meno al mantenimento o al recupero, se necessario, della condizione di salute originaria.
La salute è la condizione che permette all’individuo di confrontarsi con la propria esistenza, nella sua condizione di umanità, al fine di realizzare gli scopi della vita.
La “malattia” invece è il risultato di una violazione delle leggi di natura, una disarmonia che può essere riconosciuta e ricondotta all’equilibrio.
Nella Medicina Ayurvedica l’approccio è altamente personalizzato per il trattamento delle varie patologie dato che considera l’individuo come unità indivisibile di corpo, mente e spirito, e attraverso una sofisticata tecnica diagnostica che parte dall’ascoltazione del polso del paziente e permette di riconoscere il tipo di stato energetico, metabolico e mentale della persona che si esprime nei tre Dosha (Vata, Pitta, Kapha) tende a ristabilire l’equilibrio psicofisico alterato con medicine che combinano le terapie naturali. Oltre a ciò l’Ayurveda fornisce precise indicazioni di carattere dietetico e prescrive trattamenti fisici di oleazione interna ed esterna, di massaggio e di cinque tipi di purificazione dei canali nei quali circola l’energia vitale che sostiene tutte le funzioni fisiologiche, si avvale di una ricca gamma di preparazioni in polvere, compresse o decotti rimedi preparati con ingredienti di origine vegetale, minerale e animale. Oggi la Medicina Ayurvedica, è sempre più diffusa in Occidente per la sua validità anche nella cura di patologie di difficile controllo con la medicina convenzionale.
 
FITOTERAPIA
E’ un sistema di cura che utilizza i principi attivi e le sostanze presenti nelle piante medicinali per agire sulle cause, sulla patogenesi e sui sintomi delle malattie. Significa letteralmente cura con i vegetali e deve il suo successo a una prima dimostrazione scientifica: il succo di limone ha un’attività antiscorbuto più rapida ed efficace della vitamina C isolata. In alcuni casi gli estratti fitoterapici possiedono un’attività terapeutica maggiore, o comunque diversa, da quella del singolo principio attivo isolato, in ragione del sinergismo tra i vari costituenti presenti. La Fitoterapia si differenzia nettamente dalla erboristeria tradizionale, che utilizza anche categorie simili alle medicine orientali, facendo riferimento alla dottrina umorale governata da 4 qualità (caldo, freddo, secco ed umido) e 4 elementi (fuoco, aria, acqua, terra), e dove le piante vengono utilizzate in relazione alle loro caratteristiche e virtù: calde o fredde, secche o umide, alleggerenti o appesantenti, dissolventi o fluidificanti, eccetera.
La Fitoterapia si basa sulla somministrazione di preparati vegetali ottenuti da piante intere o da parti di esse, titolati e standardizzati in principi attivi, alcuni dei quali presenti anche in Farmacopea Ufficiale ed in specialità medicinali. Per numerose piante e derivati esiste inoltre il problema della tossicità, effetti collaterali e interazioni con altri farmaci, come ben documentato dalla letteratura scientifica, e per questo è nato anche un sistema di fitosorveglianza gestito dall’Istituto Superiore di Sanità.

 

[1] Gazzetta Ufficiale n. 142 del 21 giugno 2006
[2] Gazzetta Ufficiale n. 117 del 22 maggio 1995
[3] Comitato permanente di consenso e coordinamento per le medicine non convenzionali in Italia – 21.9.05
Osservazioni alla bozza di decreto legislativo del 25 luglio 2005

 

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