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Berchicci Diritti

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Bioetica e diritti individuali

Giorgio Berchicci

(intervento al XV Corso di Formazione in Bioetica dell'Istituto Italiano di Bioetica - Campania)

 

“Vorrei ricordare a Paola Binetti che è una eletta ( al Parlamento ndr.) della Repubblica italiana e non una nominata dello Stato Vaticano”.[1]
Non c’è dubbio: una tegola sulla testa del nuovo Governo presieduto da Romano Prodi, tanto da costringerlo ad istituire un “Commissione per i problemi di carattere bioetico” che sarà coordinata da Giuliano Amato e sarà costituita da Ministri di estrazione laica e cattolica: lo scopo è quello di cercare una onorevole mediazione su questi argomenti tra le due fazioni che costituiscono la attuale maggioranza di Governo.
Ma che cosa è successo di tanto straordinario da scatenare questa tempesta tra “ laici “ e “ cattolici ” dell’ Unione, e le reazioni stizzite del Presidente del Comitato Nazionale di Bioetica, Prof. Francesco D’Agostino e di alcuni componenti che, di fatto, si vedono scavalcati nel loro ruolo, e nelle funzioni, da questa istituenda Commissione? Semplicemente, il Ministro della Ricerca Scientifica, Mussi, aveva modificato la posizione assunta dall’Italia nei confronti delle sperimentazioni promosse dall’Unione Europea sulle cellule staminali. Il precedente Governo Berlusconi, come è noto, aveva rifiutato la possibilità che l’Italia partecipasse a queste sperimentazioni e, con esse, rinunciato anche ad avere i fondi necessari stanziati dall’Unione Europea (ma tutti zittivano sul fatto che fosse possibile continuare la sperimentazione su embrioni acquistati all’estero, che notoriamente non sono “persona”, né hanno “anima” né sono “vita”). Il ministro Mussi non ha ritenuto che si potesse continuare ad avere questa posizione politica ed ha ritirato la firma dell’Italia tra i Paesi non partecipanti, ma, non essendo stata la sua una decisione collegialmente presa dal Consiglio dei Ministri, è stata duramente attaccata dalla Parlamentare cattolica Binetti, assolutamente favorevole all’iniziativa del precedente Governo.
Ho voluto dare conto di questa simpatica, e decisamente italica “querelle” perché, pur nella sua estrema semplicità, contiene tutte le motivazioni dell’argomento che ci accingiamo a trattare e che riguarda il rapporto tra Bioetica e diritti individuali.
L’art 2 della Costituzione “riconosce e garantisce il rispetto dei diritti inviolabili dell’Uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità (…)“ riprendendo quel complesso di documenti come la “ Carta dei Diritti Umani”, la “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”, il Patto sui Diritti Civili e Politici, il Patto sui Diritti Economici, Sociali e Culturali.
Di solito, per motivi di carattere espositivo, i diritti umani vengono distinti in tre generazioni:
a- diritti civili e politici, o diritti di prima generazione, che realizzano l’autonomia dell’individuo nella società e la partecipazione alla vita politica e riguardano essenzialmente le libertà individuali sia in senso positivo (come la libertà di pensiero, di coscienza, di religione, di associazione etc etc) sia in senso negativo (inteso come mancanza di qualcosa, e consistono nel non dover subire tortura, schiavitù, arresto arbitrario, discriminazioni etc.)
b- diritti economici, sociali e culturali, o diritti di seconda generazione, come il diritto al lavoro, alla sicurezza sociale, alla tutela sindacale, alle cure mediche,
c- diritti di solidarietà, o diritti della terza generazione, come il diritto alla pace, all’autodeterminazione , al godimento delle risorse della terra e dello spazio, ad un ambiente sano ed equilibrato.
In un lungo ed interessante capitolo redatto per un documento del CNB, “Etica, sistema sanitario e risorse”, il Dott. Giovanni Incorvati inserisce il diritto alla tutela della salute, descritto all’art 32 della Carta Costituzionale, come un diritto di quarta generazione, intendendo in questo modo definirlo come un diritto opponibile ed ottenibile dallo Stato. All’inizio la tutela della salute si è presentata sotto le sembianze dei diritti di libertà opponibili allo Stato, come habeas corpus, diritto all’integrità fisica. Successivamente, si è valutato che poteva essere considerato tra i diritti di eguaglianza che si possono far valere nei confronti dello Stato, come il diritto all’assistenza sanitaria per tutti i cittadini. Oggi si sarebbe tentati di inserirlo fra i diritti di terza generazione, quelli universali, realizzabili attraverso la cooperazione di tutti e che riguardano tutti, comprese le generazioni future. L’inserimento tra i diritti di quarta generazione nasce dalla considerazione che, laddove è inscritto nelle Carte Costituzionali, il diritto alla tutela della salute è un diritto opponibile allo Stato ed esigibile dallo Stato. “Mentre l’Art.32 comma 2 della Costituzione italiana richiede il “rispetto della persona umana”, l’Art.3 comma 2 ne rivendica “il pieno sviluppo” e pone a carico della Repubblica l’obbligo di farsi parte attiva in tale processo. Si può dire anzi che il diritto alla tutela della salute è tanto più esigibile quanto più opponibile…”.
A questo punto, dopo aver esaminato il concetto di diritti - che non sono affatto equiparabili a “capricci” di adulti un po’ prepotenti, come a volte sembra affiorare dalle righe dei giornali – proviamo a ricollegarci con la “querelle” di cui sopra, e partiamo con una domanda di quelle che vengono definite provocatorie. La Carta Costituzionale è il patto scritto che regola i rapporti tra il cittadino e lo Stato, ed in essa sono ampiamente garantite la libertà di culto religioso e di idee politiche . Non solo, ma ogni cittadino può dare il suo contributo ideale alla vita del Paese partecipando in forma attiva alla vita politica e, magari, risultando eletto in uno qualunque degli organismi previsti. Ebbene, mi domando se sia lecito che un gruppo abbastanza ampio di Parlamentari, che ispira la sua azione politica ad una fede religiosa, possa, in nome di quella, condizionare pesantemente il diritto di tutti i cittadini a vedersi riconosciuti una serie di diritti individuali che pure sono garantiti a tutti dalla Carta Costituzionale.
Più brevemente e più direttamente: ci si può candidare al Parlamento di uno Stato di diritto essendo portatori di una convinzione religiosa e non intendendo scindere, nell’esercizio del proprio mandato, i convincimenti politici dalla fede religiosa? Non è questa, una gestione “islamica” del potere politico, che noi tanto vituperiamo? E si può tollerare che, in uno Stato multietnico, i rappresentanti eletti di una fede religiosa facciano aggio anche su quelli che osservano altre fedi religiose?
L’Italia non è uno Stato laico, come tanti in Europa, in primis la Francia, perché è uno Stato Concordatario: e questo è sempre stato avvertito come un limite profondo alla completa realizzazione dei diritti individuali nel nostro Paese. Non è un caso che le battaglie per i diritti civili qui da noi hanno sempre avuto un percorso estremamente travagliato!
Quando fino a tredici anni or sono, c’era il partito della Democrazia Cristiana che rappresentava, con il suo circa 40% dei voti, l’unità politica dei Cattolici, era abbastanza facile per gli oppositori, ma anche per gli alleati, indurre questi uomini al rispetto della Carta Costituzionale e della “laicità” dello Stato. Oggi che è terminata questa unità politica dei cattolici, ed i suoi aderenti sono presenti in tutti i partiti, ci troviamo di fronte ad una sorta di schieramento trasversale che scavalca completamente i programmi di governo per affermare una supremazia religiosa che avvicina tantissimo l’Italia ai Paesi islamici.
In questo quadro, parlare del rapporto tra Bioetica e diritti individuali diventa forse un puro esercizio dialettico, certamente gradevole e, come si era soliti dire fino a qualche anno fa, “culturalmente impegnato”. A meno che non si voglia sottolineare, in maniera inequivocabile, e senza possibilità di fraintendimenti di sorta, una cosa che molti sembrano non cogliere : la bioetica è politica, certamente politica alta e non partitica, ma è politica, e l’esame della Costituzione apre orizzonti impensabili, ma contraddittori sulla nostra situazione di Paese Occidentale e fondatore dell’Unione Europea ! Parlare del diritto ad un ambiente salubre, alla tutela della salute, del diritto ad avere un acqua pura e potabile, tenendo conto che le aree di desertificazione aumentano anche da noi e che le condotte comunali sono fatiscenti e disperdono più acqua di quanta ne consegnino a domicilio, è politica!
Parlare di diritti individuali, e, nello stesso tempo, vedersi contrapposti i diritti collettivi e la famiglia come contraltare al cittadino, è politica! Si potrebbe parlare, vista la mia estrazione odontoiatrica e la passione con cui seguo la bioetica nell’ambito odontoiatrico, del diritto al sorriso, o del diritto ad avere in bocca una dentiera per poter ancora mangiare in condizioni accettabili, quando non si ha più l’età per una bocca sana e bella.
Ma che valore possono avere questi pur “sacrosanti” diritti, di fronte al fatto che nei confronti dei disabili non si applicano due prerogative fondamentali della nostra Costituzione, quali i principi di solidarietà e di sussidiarietà, che tanto spesso vengono strombazzati solo come slogan elettorali? Eppure, questa martoriata categoria di persone dovrebbe essere particolarmente cara a chi, della fede religiosa, ne ha fatto una ragione di impegno morale e civile!!! Proprio recentemente la Regione Toscana ha impegnato una somma enorme di denaro, per la precisione 4.500.000,00 Euro per la prevenzione della carie dentaria nei bambini residenti nel proprio territorio: sembrerebbe una bellissima notizia, indicativa di una più spiccata sensibilità nei confronti dei più deboli, in questo caso i bambini “ normali ”. E i disabili, come fanno a lavarsi i denti, quando spesso soffrono di in coordinazione motoria agli arti? E avete mai sentito di un uguale impegno di spesa per la ricerca di un vaccino contro la carie, che potrebbe essere di beneficio a tutti, e soprattutto, non solo ai bambini italiani? Ma i fini istituzionali dell’Università, non sono la ricerca e la didattica?
Una piccolissima annotazione di “ colore ”: nel gruppo di lavoro che ha stilato il Documento ufficiale della Bioetica in Odontoiatria, costituito dal Prof. Giancarlo Umani Ronchi e da me, fu inserito un noto cattedratico proveniente dall’Università Cattolica, ed essendo stato invitato a partecipare quando i lavori di inizio erano già a buon punto, ci sembrò doveroso metterlo al corrente di quanto finora fatto per avere anche la sua preziosa opinione in merito. Quando giungemmo al punto di dover affermare, senza ombra di dubbio, che non c’era ricerca in campo odontoiatrico per debellare la carie dentaria e le parodontopatie, che si sapeva tutto su queste malattie ma non si capiva per quale motivo non ci fosse ricerca ( o forse lo si capiva benissimo ), e che questo era uno dei motivi forti per cui l’Odontoiatria è una specialità di interesse bioetico, ebbene il nostro cattedratico cattolico, facendo la faccia più sorpresa ed ingenua del mondo cominciò sottovoce a bisbigliare:” Ma no! Ma no! Non possiamo dirlo!! Non sarebbe giusto nei confronti dei colleghi! In fin dei conti si tratterebbe di far sparire una professione !”. Ed alzandosi dalla sedia, ci salutò ed andò via.. Il Prof. Umani Ronchi ed io ci guardammo per un attimo, e riprendemmo a lavorare sul nostro testo senza aggiungere altro.
In conclusione, capisco perfettamente che è estremamente difficile “liberarsi" delle proprie convinzioni ed aderire ai dettati costituzionali, quando si è portatori di istanze che ci consentono di sedere in Parlamento con tutti gli innegabili vantaggi che da questa condizione derivano. E capisco anche che ci sia una parte partitica che, dichiaratamente, si esprime in favore della Dottrina sociale della Chiesa e quindi agisce di conseguenza. Non comprendo, invece, quelli che si auto-definiscono laici, i quali, per puro calcolo elettorale, spesso non si battono con maggiore impegno sul rispetto della Carta Costituzionale, e la rispolverano solo per i problemi legati alla cosiddetta Devolution, certamente importantissimi, ma non per il rispetto dei diritti individuali.
Sarebbe opportuna, a mio avviso, una presa di posizione diversa. Io non pretendo affatto di sostituire al diritto dei fedeli il diritto della minoranza laica. Non voglio commettere l’errore di sostenere che i Cattolici, non rappresentando tutta la popolazione del Paese, non possono imporre a chi non la pensa come loro la loro visione dei problemi di carattere bioetico: né voglio sostenere che i laici, pur essendo una sparuta minoranza, devono veder premiata la loro posizione che, per altro, non è impositiva nei confronti di nessuno, al contrario di quella cattolica. Dico semplicemente che, ormai, ci avviamo sempre più ad essere una società multietnica, e siccome da parte di tanti si ritiene che la prima parte della Costituzione della Repubblica Italiana sia intoccabile, allora la si faccia rispettare!! E se su certi argomenti non si riesce a rispettarla completamente, è bene che non si legiferi, piuttosto che proporre leggi che mortificano parti consistenti della cittadinanza!
Non sta scritto da nessuna parte che lo scopo di una Legislatura Parlamentare sia solo ed esclusivamente la produzione di leggi : Bruno Leoni ce lo ha insegnato, sarebbe meglio se una legislatura trascorresse nella eliminazione dei grovigli legislativi che, spesso, ci fanno pentire di essere cittadini del nostro meraviglioso Paese.

[1] 1 Dichiarazione di Marco Rizzo, deputato dei Comunisti Italiani, riportata dal Corriere della Sera e da Il Giornale del 06- 06- 2006

 

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