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Appello per il referendum

 

APPELLO PER IL REFERENDUM: Comitato "Anch'io"

PROCREAZIONE ASSISTITA: UNA LEGGE CONTRO

 ("Napolipiù" 9 maggio 2004)

 

Era il 1978 quando nacque Luise Brown, la prima bambina concepita “in provetta”. Oggi, sono più di 1.500.000 i bambini nati nel mondo grazie alla procreazione assistita. In Italia, si calcola che ne nascono circa 7.200 l’anno. Sono i bambini che hanno profondamente cambiato il nostro rapporto con l’ idea di procreazione, ma soprattutto, la nostra idea del corpo della donna.
Con la fecondazione artificiale si è infatti violato l’ inviolabile, la naturalità sottintesa al concetto stesso del sistema riproduttivo: utero, ovulo, spermatozoi, embrioni, da sempre nascosti, chiusi nel mistero del grembo femminile sono diventati, all’ improvviso, trasparenti, visibili, manipolabili. Si è passati, come ha spiegato bene Elena Del Grosso (Dipartimento di Biologia dell’Università di Bologna), dal “dentro” al “fuori” del corpo femminile.
Ma non solo. Abbiamo anche dovuto fare i conti con la sterilità od infertilità che è l’altra faccia, quella più dolorosa, della procreazione. Una vera emergenza sociale nell’Occidente sviluppato che detiene il record dei più bassi tassi di fertilità e natalità del mondo. Il problema riguarda in eguale misura uomini e donne, travolti dai ritmi stressanti del quotidiano e da questioni anagrafiche: le coppie scelgono, decidono la gravidanza in età sempre più avanzata, sia per motivi economici che culturali. Abbiamo, inoltre, dovuto fare i conti con un desiderio di maternità e di paternità così forte, da far accettare l’idea della fecondazione eterologa, per la quale l’ovocite o gli spermatozoi sono donati da un terzo individuo (uomo-donna), al di fuori della coppia.
Abbiamo, infine, scoperto, con il Rapporto del professore Premio Nobel, Renato Dulbecco (2000), che esistono “rivoluzionari” benefici terapeutici nell’uso delle cellule staminali: si tratta della rigenerazione dei tessuti organici e, in prospettiva, della possibilità di ri-creare organi che sostituiscano quelli “biologici” malati. 
La fantascienza, come spesso accade, è diventata scienza aprendo le porte alle speranze di almeno 10 milioni di malati, solo nel nostro Paese. E’ il caso di Luca Coscioni, presidente dei Radicali Italiani che, da anni, si batte per affermare il diritto di cura dei malati e della libera ricerca nel nostro Paese.
Le biotecnologie sono, dunque, diventate una frontiera importante della scienza e della medicina: rappresentano il futuro della ricerca, ma l’entrata in vigore, nel nostro Paese, della legge 40/2004 sulla procreazione assistita ha, di fatto, spento gli entusiasmi e provocato un acceso dibattito tra laici e cattolici. La filosofia di fondo della legge è quella di impedire e circoscrivere le possibilità di fecondazione artificiale e di differenziare, comunque, il bambino che nasce con questa tecnica. Come ha già sottolineato il ginecologo Carlo Flamini (Comitato Nazionale Bioetica), è una legge “contro”, piuttosto che una legge “pro” perché non solo impedisce la diagnosi preimpianto (che permette di evitare a genitori portatori di gravi malattie genetiche di trasmetterle ai figli) o la crioconservazione (il congelamento degli ovuli sopranumerari espiantati dall’utero), ma perché prevede la schedatura di chi accede alle tecniche di fecondazione assistita e dei bambini nati, creando così inspiegabili differenze tra figli “naturali” e quelli “artificiali”, un triste ricordo di quella che un tempo era la distinzione tra figlio naturale e legittimo.
E’ una legge “contro” perché sanziona e penalizza chi fa uso (medico e paziente) della fecondazione eterologa, stabilendo così l’ assurdo primato del sangue, sulla cura e l’amore dei figli, quello stesso amore che spinge tante coppie ad adottare un bambino; perché, infine, vieta la ricerca sulle cellule staminali, escludendo il diritto alla cura dei malati previsto anche dalla nostra Costituzione.
E’ una legge che viola diritti in nome di principi non condivisi da tutti. E’ una legge che antepone il principio al diritto. E’ una legge etica, fatta da uno Stato laico. Una contraddizione per i nostri principi e valori democratici: sulla libertà personale e sui diritti individuali abbiamo infatti fondato la nostra società e la nostra civiltà.
E’ una legge che non si limita a vietare e sanzionare ciò che può procurare grave danno agli altri, ma si spinge oltre: dà valore ontologico al genoma, riconoscendogli soggettività giuridica, in palese contraddizione con l’art.1 del Codice Civile che la riconosce invece solo al nato. E’ infine una legge illiberale perché limita la libertà personale di scelta e di coscienza: non solo quella del ricercatore e del medico, ma anche quella del paziente.
La manipolazione genetica spaventa: è la paura della clonazione, della fecondazione eugenetica a creare tanto allarmismo etico. E’ la paura dell’artificiale sul naturale.
Ma cos’è la scienza, se non la sfida continua dell’artificio delle ipotesi sulla realtà del dato naturale? Del metodo sperimentale sugli eventi naturali? Del tentativo umano, semplicemente umano, di spiegare il mistero e il fascino della vita.
Sono questi i motivi che hanno spinto le Associazioni Napoletane “Radicali per la città metropolitana” e “LibertàEguale” a costituire il Comitato Anch’io, coordinato dalla senatrice Graziella Pagano, fatto di adesioni individuali o collettive, libere e consapevoli, per sostenere non solo la campagna referendaria promossa dall’ Associazione Luca Coscioni e Radicali italiani, ma anche e soprattutto, per difendere le ragioni della libertà e della laicità dello Stato e della scienza. Le ragioni di un mondo che cambia profondamente e che nel rispetto delle libertà personali, lascia alla libera coscienza individuale il compito di scegliere.
 “Non vuoi capire” ha scritto Luigi Pirandello “che la tua coscienza significa appunto “gli altri dentro di te?”

Elena Varriale

 

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Contatti: postmaster@istitutobioetica.org

 

 

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