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Appello sulla Legge 40/2004

 

Appello sulla Legge 40/2004

 

L’Istituto Italiano di Bioetica – Campania sottoscrive un appello, che è riportato in calce, unitamente alla presentazione da parte degli organizzatori, per la modifica della Legge 40/2004. 
Alla elaborazione del documento, promosso dal Centro francescano di cultura "Oltre il chiostro - Associazione di persone e progetti" di Napoli, hanno contribuito anche alcuni membri del nostro Istituto.
Se condividete le idee e lo spirito del documento, potete inviare la vostra adesione a postmaster@istitutobioetica.org, indicando, oltre al nome completo, la qualifica con la quale volete essere indicati, o, se ne avete titolo e lo ritenete opportuno, la denominazione dell'ente/istituzione/associazione che aderisce (se siete autorizzati ad aderire per esso).

Per ulteriori informazioni scrivere a cultura@oltreilchiostro.org


Istituto Italiano di Bioetica - Campania

 

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Nel corso del 2005 uno dei "Colloqui" promossi dal nostro Centro di cultura ha potuto dibattere le questioni collegate alla procreazione medicalmente assistita, anche sulla base di un volume della collana "Bioetica e valori" da noi sponsorizzata (cf P. Giustiniani, cur., Sulla procreazione assistita, ESI, Napoli 2005).
I partecipanti hanno continuato a distanza la discussione, coordinati dal dott. Mauro Fusco, convenendo che sarebbe possibile, allo stato attuale, ritornare in un prossimo futuro sul testo della Legge 40/2004, per rispettarne le scelte di fondo ma migliorarne alcuni aspetti non privi di ambiguità sul piano etico e giuridico.
Ne è derivato un fitto scambio di bozze e pareri tra i partecipanti al Colloquium (tutti di diversa formazione disciplinare e di differenti appartenenze ideali) che oggi approda in un testo condiviso, che si allega, chiedendo di verificare la disponbilità ad "aderire".
Qualora il testo fosse condiviso, o ampiamente condiviso, se ne potrebbe fare oggetto di un appello da "lanciare" mediante i mass media come contributo alla discussione sociale, morale e politica. Il fatto sarebbe significativo in prossimità delle elezioni politiche, dal momento che tutti gli schieramenti nelle linee programmatiche sembrano voler dedicare non poco spazio ai temi della bioetica ambientale, animale e antropica e, quindi, anche alla bioetica della vita nascente e della procreazione medicalmente assistita.

Pasquale Giustiniani
Annalisa Accetta

 

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Che fare della legge 40?

Appello al legislatore sulla procreazione medicalmente assistita

Nell’ambito dell’iniziativa “Colloquium…in breve”, organizzata dall’associazione di persone e progetti “Oltre il Chiostro”, al fine di favorire il confronto sereno tra posizioni diversificate in materia di bioetica e di reperire valori comuni e condivisibili da proporre alla città ed alla società, i membri dell’Associazione ed alcuni ospiti appassionati di bioetica si sono ritrovati, come d’abitudine, lo scorso 7 ottobre ed il successivo 4 novembre 2005, per discutere del ruolo e del destino della legge 40/2004 ad un anno e mezzo circa dalla sua approvazione. Nei due incontri, che hanno visto come è nello spirito dell’associazione e dei colloquia, un vivace dibattito tra sostenitori di posizioni etiche anche molto distanti fra di loro ma sempre nel rispetto reciproco ed in quella dimensione dialogica che è l’essenza stessa della bioetica, sono emersi una serie di spunti che si ritiene opportuno proporre all’attenzione del mondo politico, anche in considerazione dell’approssimarsi della fine della legislatura. Le considerazioni effettuate sono sintetizzabili nei seguenti punti:
· La legge 40/2004 in materia di procreazione medicalmente assistita costituisce senz’altro uno dei provvedimenti maggiormente controversi degli ultimi anni, che ha profondamente diviso l’opinione pubblica ed il mondo politico.
· La normativa in questione si presenta senz’altro come una normativa necessaria, attesa l’insostenibilità del vuoto normativo imperante da troppi anni nel nostro paese e la rilevanza degli interessi coinvolti dall’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita. A riguardo, la difficoltà degli Ordini professionali nel far applicare le norme contenute nei codici deontologici del 1995 e del 1998 e le soluzioni, assai eterogenee e spesso contraddittorie fornite dalla giurisprudenza negli anni antecedenti 2004, hanno reso indispensabile la presenza di una legge che regolamenti la materia.
· La legge 40/2004 si presenta tuttavia carente sotto una pluralità di profili sia giuridici che bioetici che ne richiedono senz’altro una modifica.
· Da un punto di vista strettamente giuridico la normativa in questione si dimostra:
lacunosa per la mancanza di definizioni certe (uso improprio dei termini sterilità ed infertilità, difficoltà nel qualificare il cd. ootide ecc.);
in contrasto con l’ordinamento vigente (per l’impropria attribuzione di soggettività al concepito e per aver effettuato un bilanciamento di interessi tra nascituro e nato evidentemente antitetico rispetto a quello che la normativa sull’I.V.G. sottende);
inefficace nel raggiungere i propri obiettivi (come è stato dimostrato dalle statistiche sull’incremento del cd. “turismo terapeutico”);
potenzialmente incostituzionale (come dimostrato dalle numerose questioni di legittimità sollevate innanzi ai tribunali di merito).
· Da un punto di vista bioetico la legge risulta sicuramente censurabile per l’invasività con cui disciplina la materia (in contrasto con quel modello di diritto “leggero”, “sobrio”, “elastico” ormai ritenuto imprescindibile per legiferare su temi di bioetica), per il conseguente  rischio di una rapida obsolescenza della stessa, e per il maldestro e per nulla riuscito tentativo di realizzare un equilibrio tra concezioni etiche differenti.
· Premessa la necessità e l’urgenza di apportare le modifiche necessarie ad una legge che, così com’è non è accettabile da nessuna parte della cittadinanza e preso atto del fallimento del referendum, a causa dell’ormai profonda crisi dell’istituto referendario nel nostro ordinamento nonché del modo con cui sono stati formulati i vari quesiti referendari,  appare inevitabile oltre che opportuno che il dibattito sul tema si sposti nella più consona sede parlamentare.
· In via preliminare si deve necessariamente prendere atto che la legge, per come è strutturata, appare difficilmente modificabile in singoli punti, a meno di non voler ottenere una regolamentazione ancor più disorganica e contraddittoria di quella attuale. E’ pertanto auspicabile che le modifiche in questione vengano apportate con l’introduzione di un testo nuovo, ispirato quel modello di diritto leggero di cui si è avuto modo di dire in precedenza e capace di bilanciare efficacemente fra loro valori, diritti ed interessi costituzionalmente garantiti.. Tale nuovo testo dovrebbe limitarsi ad introdurre nel nostro ordinamento una disciplina “minimale” della procreazione medicalmente assistita, idonea ad evitare l’insostenibile situazione di vuoto normativo precedentemente esistente ma, al contempo, capace di non incidere in modo eccessivo sulle scelte procreative dei singoli e sulla libertà, autonomia e responsabilità del medico e dello scienziato.
· Punto di partenza per la costruzione della nuova legge non possono che essere le disposizioni meno controverse e maggiormente accettate della legge 40/2004, ovvero le norme sul consenso informato (art. 6), quelle sullo status giuridico del nato (art. 8); il divieto di disconoscimento di paternità e dell’anonimato della madre (art. 9), le norme che regolamentano le strutture (artt. 10 e 11), eccezion fatta per il registro dei nati a seguito dell’applicazione delle tecniche, i divieti di maternità surrogata, di clonazione riproduttiva nonché di creare ibridi o chimere, le norme sull’obiezione di coscienza (art. 16).
A questo primo nucleo di disposizioni si potrebbero poi aggiungere quelle che sin dal 1995 sono contenute nel codice di deontologia medica e che, qualora fossero state correttamente applicate, avrebbero finanche potuto rendere superfluo l’intervento del legislatore. Ci si riferisce in particolare ai divieti di forme di fecondazione assistita in donne in menopausa non precoce, di interventi successivi alla morte del partner nonché di ogni pratica di fecondazione assistita ispirata a pregiudizi razziali e di ogni sfruttamento commerciale, pubblicitario, industriale di gameti, embrioni e tessuti embrionali o fetali.
Si dovrebbe inoltre prevedere che i Centri autorizzati ad effettuare pratiche di procreazione assistita siano dotati di tutte quelle competenze atte a garantire una effettiva, chiara ed esaustiva consulenza relativa ai complessi problemi ed implicazioni correlate alla pratica della p.m.a. nelle sue varie modalità di esecuzione, come peraltro è chiaramente indicato nelle linee guida del 21.7.2004
· Per quel che concerne l’embrione, il cui statuto ontologico e giuridico è, come è noto, quantomeno controverso, non sembra opportuno inserire nella legge sulla procreazione assistita forme di riconoscimento di soggettività giuridica così come fatto con l’art. 1 della legge 40/2004. Tale riconoscimento crea invero un’antinomia evidente fra la legge 40 e la normativa in materia di interruzione volontaria di gravidanza, oltre che con l’art. 1 del codice civile. Volendo parificare l’embrione al soggetto nato, si renderebbe infatti quantomeno necessario modificare tali norme che sottendono un bilanciamento di interessi sicuramente antitetico rispetto a quello operato attualmente dalla legge sulla procreazione assistita.
· In ogni caso, indipendentemente dalle scelte, assolutamente discrezionali, del legislatore sul grado di tutela da garantire all’embrione, appare opportuno che la materia dell’embrione venga regolamentata da un apposito intervento legislativo che disciplini altresì aspetti che la legge 40 è riuscita solo in parte a chiarire (liceità o meno della diagnosi preimpianto e precise indicazioni dei criteri per l’esecuzione, dell’utilizzo di embrioni in soprannumero per la ricerca sulle cellule staminali  e qualificazione dell’ootide, solo per fare alcuni esempi).
· Ciò nonostante, non si può fare a meno di notare che, spentisi i riflettori dei media sulla consultazione referendaria, il mondo politico in generale sembra aver perso qualsivoglia interesse sul tema, che per quanto controverso, resta comunque di importanza fondamentale per un’ampia parte della popolazione. In questo anche, le proposte di legge finora presentate in parlamento sembrano sicuramente più strumento di propaganda che concreta espressione di una volontà effettiva di modifica.
· La circostanza è resa ancor più grave dal fatto che, almeno allo stato attuale, il tema della procreazione assistita compare solo marginalmente nei programmi delle forze politiche che parteciperanno alle elezioni politiche del prossimo 9 aprile ed è praticamente assente nei dibattiti e nelle tribune politiche.
· Nel sollecitare l’impegno o quantomeno una chiara presa di posizione sul tema della procreazione assistita, che coinvolge in Italia un numero elevato di coppie con problemi di sterilità ed infertilità, molte delle quali hanno scelto di recarsi all’estero per aggirare divieti ritenuti eccessivamente gravosi, si ritiene necessario rivolgere un appello al mondo politico affinché, con la nuova legislatura, si attivi per modificare la normativa attualmente vigente sulla procreazione assistita e trasformarla da “legge della discordia” in utile strumento per conciliare gli interessi dei singoli portatori degli interessi in gioco con quelli della collettività.

PER ADESIONE:
 postmaster@istitutobioetica.org

 

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Contatti: postmaster@istitutobioetica.org

 

 

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