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Barcaro su Colonnello

 

L’albero della vita. Biotecnologia tra fede e scienza, a cura di P. Colonnello, R. Gallinaro, P. Giustiniani, Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Sezione S. Tommaso D’Aquino, Napoli, 2002. Un volume di 300 pp.

 

Nella presente raccolta di saggi l’accostamento tra l’immagine biblica dell’Albero della vita e quella della genetica, esemplificata dall’alberello della vita e dalle scoperte biotecnologiche legate alla conoscenza del DNA, costituisce il terreno comune dei contributi – di impostazione biblica, etico-filosofica, antropologica, epistemologica, sociologica, bioingegneristica – che affrontano alcuni temi di grande interesse pubblico, come ad es. quelli della procreazione medicalmente assistita, della sperimentazione sugli embrioni, della clonazione.
La metafora dell’Albero della vita, presente in molte religioni primitive così come nella mitologia greca, compare nei testi sacri della tradizione giudaica e si carica di nuova luce e significati con l’avvento del Messia. La simbologia dell’Albero della vita, esplorata nell’Introduzione di P. Giustiniani, intitolata La questione bioetica tra scienza e fede, ritorna nella discussione contemporanea di alcuni temi bioetici, in particolare di quelli connessi alle biotecnologie e all’ingegneria genetica: manipolazione del DNA, sperimentazione sugli embrioni, creazione di embrioni allo scopo di ricavare da essi cellule staminali per realizzare interventi terapeutici, mettono in discussione il significato e il valore della ‘vita’ e aprono una discussione nella quale, soprattutto da parte del Magistero cattolico, si rivendica “l’inviolabilità e la sacralità della vita […] ritenuta ‘indisponibile’ a ogni soppressione o lesione, dal concepimento al naturale tramonto” (p. 15).
Come G. Castello ricorda nel suo contributo, L’albero della vita: senso e prospettive di un’immagine biblica, l’albero della conoscenza del bene e del male e l’albero della vita si trovano nello stesso giardino di Eden. Dopo l’atto di disobbedienza dell’uomo a Dio e la successiva cacciata dal Paradiso terrestre, cherubini ed una spada di fuoco sono messi a guardia della strada che conduce all’albero della vita. L’uomo tenta oggi di raggiungere quell’albero servendosi delle conoscenze scientifiche e tecniche acquisite, incurante del divieto impostogli da Dio e del proprio limite di creatura al cospetto del Creatore. Gli strumenti concettuali e tecnologici a disposizione degli scienziati si traducono in interventi manipolatori impensabili fino a pochi anni orsono (descritti nei due lavori di G. Chieffi – A. Rusciani, Problemi scientifici e istanze bioetiche nel trattamento degli embrioni e D. Matassino, Clonazione e gestione del genoma). La padronanza di alcune procedure solleva profondi interrogativi etici, dal momento che non tutto ciò che è tecnicamente possibile per ciò stesso è moralmente lecito. Non tenerne conto segnerebbe la fine del dibattito etico-filosofico: l’etica si “appiattirebbe” sulla scienza e sulla tecnologia, diverrebbe l’ancella del sapere scientifico-tecnologico, unicamente investita del compito di trovare giustificazioni all’opera dello scienziato. Dal rifiuto di questo ruolo marginale per l’etica scaturiscono i contributi di R. Gallinaro, La manipolazione genetica: problemi e sfide alla teor-etica, e G. Rinaldi, La ricerca sul genoma umano: problemi e sfide alla teologia morale. Accanto alla necessità di trovare gli strumenti logici ed ermeneutici per partecipare al dibattito bioetico, come nota Gallinaro, si pone l’esigenza di mediare le istanze etiche provenienti da una pluralità di voci che intervengono nel dialogo con un proprio bagaglio di domande, principi e risposte, e soprattutto di liberarsi degli slogan che inneggiano alla libertà dello scienziato in nome di una (presunta) assoluta libertà della ricerca, intesa come valore e fine da perseguire per se stesso.
Rinaldi evidenzia la difficoltà di trovare risposte ai quesiti morali imposti dalla biotecnologia mediante l’appello al ‘bene dell’umanità’ o al perseguimento della salute. Tale appello, di per sé, non è sufficiente se non è accompagnato dalla responsabilità propria dello scienziato: le applicazioni pratiche delle scoperte biotecnologiche possono essere associate ad imprevedibili conseguenze negative per l’uomo, per l’ambiente e per la società in cui vive. In tal senso, l’esempio dello screening genetico è particolarmente efficace: il test consente all’individuo di conoscere, prima che si manifesti la patologia, le alterazioni che ne sono alla base, il soggetto può dunque decidere di non procreare al fine di evitare la trasmissione della malattia con il carico di sofferenza che l’accompagna. Tuttavia questa conoscenza può spingere le assicurazioni o i datori di lavoro alla scelta discutibile e moralmente censurabile, di non assicurare o di non assumere alle proprie dipendenze quell’individuo non ancora malato, ma più esposto di altri al rischio di contrarre alcune patologie.
Gli interventi di A. Langella, La maternità verginale di Maria e le implicazioni della genetica e della bioetica e di G. Matino, Prospettive della Pastorale nel secolo biotech, sottolineano il bisogno di una più profonda riflessione teologica sui temi della maternità/paternità responsabile, dell’accoglienza alla vita nascente, sull’esempio di Maria e ‑ soprattutto nel contributo di Matino – dell’insegnamento pastorale che avvicini i giovani, chiarifichi ed espliciti i valori fondamentali sottesi alla riproduzione umana, non concepibile come un puro fenomeno biologico da consegnare nelle mani della scienza e della tecnica.
Chiudono il volume due contributi dedicati alla riflessione sulle dinamiche psicologiche dei soggetti sottoposti a tecniche di procreazione assistita (F. Mercurio, Problematiche psico-pedagogiche in relazione alle tecniche di bio-ingegneria) e sul ruolo che la sociologia può rivestire nell’esame della quotidianità della vita, dei valori e delle scelte che spingono all’azione (G. Le Mura, Problema etico e dinamiche sociali: le ricadute nel vissuto). La Postfazione di P. Colonnello, Per una “critica della ragione bioetica”, riconduce ad un comune orizzonte di senso la varietà delle questioni sottese alle riflessioni sulla biotecnologia ed ipotizza la creazione di uno statuto logico-epistemologico dei saperi che scaturiscono dall’incontro tra etica e biologia.
Traspare dai contributi raccolti in questa antologia la volontà di ricondurre le applicazioni biotecnologiche al servizio dell’uomo; lo scienziato non deve dimenticare che l’essere umano non è un puro mezzo per il raggiungimento di fini estrinseci, imposti da un’impresa scientifica spesso ripiegata su se stessa, che si alimenta del proprio autocompiacimento per i risultati conseguiti e rivendica il diritto/dovere di raggiungere ad ogni costo nuove mete conoscitive.
La complessità etica sottesa alla sfida biotecnologica può diventare un aiuto, piuttosto che un ostacolo, nel delineare un percorso che mantenga come punto saldo il rispetto dell’uomo nella sua integralità: senza di esso il dibattito bioetico rischia di diventare una sterile ripetizione di voci differenti e dissonanti.

Rosangela Barcaro

C.N.R. - Genova

 

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