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La Torre su Bonito Oliva cura

 

Rossella Bonito Oliva (a cura), La cura delle donne, Meltemi, Roma 2006 pp.380 € 22,00 ISBN 88-8353-457-3

(pubblicata in "Antropos & Iatria" 1, XIV, 2010)

 

Il volume, assai ricco e articolato, rappresenta un tentativo di fare il punto sullo specifico femminile alla luce del tema della “cura”, senza però utilizzare tale categoria come uno schema riduttivo e stereotipato. L’etica della cura proposta dal pensiero femminista, ad esempio, propone un’estensione della responsabilità morale che, innovando alcuni dei parametri tradizionali dell’etica dei diritti e ponendone in discussione le aspirazioni universalistiche, promuove una condotta ed un atteggiamento che comportano una precipua sensibilità per l’altro e la disposizione a com-partecipare con lui, prescindendo da quei metodi di relazionamento, anche terapeutico, che rischiano di ridurre il valore individuale a strumento (ad esempio, al valore sperimentale). Il volume, tuttavia, spazia ben oltre i confini di questa corrente della filosofia morale, affrontando la “cura” da molteplici prospettive, affrontando temi psicologici e giuridici, soffermandosi sul tema della procreazione e su quello dell’identità.
La curatrice, evidenziando nel contempo le difficoltà della bioetica per il suo collocarsi al punto di intersezione di diversi ambiti di disciplinari e, pure, l’urgenza di far fronte a questioni non rinviabili, centra l’attenzione sulla differenza di genere “in senso biofisico e psichico” e sulla connotazione che essa ha assunto con la progressiva “maggiore consapevolezza e presenza del femminile” (p.10) e l’arricchimento che da ciò è scaturito. Bonito Oliva richiama, dunque, l’attenzione sull’impossibilità di pensare il femminile senza pensare il corpo, come verrà sostenuto anche in molti interventi contenuti nel volume, ma sottolinea pure che se la donna, in quanto madre e nutrice, resta vincolata al bios, questo costrutto sociale non può legittimare l’esclusione e relegare nel privato metà dell’umanità, sebbene trascurarlo significherebbe mutilarne l’identità. Da questo punto di vista, l’identificazione del “prendersi cura” con il femminile non è una sorta di prigione per le donne, bensì arricchimento e possibilità di “un’ulteriore articolazione nel ripensamento della condizione umana.”(p.13)
Il volume raccoglie venticinque saggi, dei quali è impossibile rendere conto in maniera adeguatamente approfondita, tuttavia è pure evidente il “filo rosso” che lega tutto il percorso proposto. La prima parte è infatti dedicata alle domande che in bioetica riguardano il femminile, specie nella sua declinazione di identità specifica, e comprende un saggio sull’identità maschile/femminile di Vegetti Finzi, la quale definisce l’identità più una “passione” che una realtà, essendo evidenti le difficoltà di definizione, e ne evidenzia le forzature prodotte dalle aspettative sociali, individuando nella “cura” uno dei tre “compiti impossibili” (con il governare e l’educare) che sono però “gli unici che vale la pena di perseguire” (p.19); un saggio sulla cura in bioetica di Battaglia, la quale, intersecando le questioni di genere con quelle di giustizia, abbandona il paradigma femminista “per cui la giustizia e i diritti siano modi ‘maschili’ di riflettere sulla morale”(p.35), per proporre un’accezione della “cura” come “interdipendenza” e “relazione di fiducia” (p.53), che la proietta al di fuori del consueto ambito privato (maternalistico) per renderla adeguata a un progetto politico e di umanizzazione della medicina e ad un’etica pubblica; e ancora, una riflessione di Esposito sul tema della nascita nell’esperienza nazista con le sue implicazioni biopolitiche, ed infine il contributo di Toraldo di Francia, che evidenzia come l’ampliamento delle aspirazioni di salute abbia influenza sulla crescente ambizione di controllare la vita, per mettere in guardia dai possibili “esiti perversi dell’estensione del raggio d’azione del paradigma terapeutico” (p.68), tali che preludano a un concetto di totale libertà nella manipolabilità del corpo.
La seconda parte del volume riprende il tema dell’identità, ma per indagare le possibili evenienze di disagio connesse alla sua ricerca e definizione o costruzione. Così Vicini dedica il suo intervento al “prendersi cura” del disagio adolescenziale come compito di guida nella ricerca di identità; analogo sguardo Ricciardi, Giusti e Tamajo Contarini rivolgono allo specifico femminile nell’adolescenza, anche alla luce di esperienze di counselling, e Perrone, con particolare riferimento alle patologie alimentari.
Più ampia la sezione dedicata alla procreazione, indagata nelle sue valenze di commistione di naturalità e cultura: le implicazioni delle innovazioni biotecnologiche che coinvolgono il processo della nascita sono affrontate da Marion con un’attenzione all’aspetto psicologico-relazionale, attraverso l’analisi del compito psicanalitico di evitare la rimozione del vissuto di sterilità, che è all’origine delle sempre maggiori richieste di intervento, e un interessante parallelo tra questi e “l’esperienza di alterazione dei confini personali” (p.142) connessa sia alle conseguenze psicologiche dei trapianti che all’esperienza dell’adozione, tutte destinate ad incidere sulla struttura relazionale e, infine, sull’identità. Ancora ad una questione di identità, e precisamente alle nuove identità femminili connesse all’esperienza della procreazione assistita, è dedicato il contributo di Vigneri, che avverte dei rischi dei “desimbolizzazione”, ossia “di scissione tra corpo e psiche” (p.151) che possono essere espressione di un rapporto conflittuale col proprio corpo. Al parto sono poi dedicati sia il saggio di Ranisio, la quale ne evidenzia la commistione tra fisiologico e culturale attraverso un interessante percorso multiculturale volto a definire l’eccesso di medicalizzazione di tale evento proposto dalla cultura occidentale come una forma di “controllo medico sul corpo femminile” (p.174), al quale andrebbe sostituito un “addestramento al sentire il proprio corpo” (p.178), sia quello di De Santis. Dopo l’intervento di Zurlo, che esamina il tema della “filiazione” quale “concetto che si situa all’incrocio tra l’ambito dell’organizzazione socio-culturale, l’ambito della psiche e quello del soma”(p.191) e analizza le influenze inconsce e “fantasmatiche” nelle richieste di assistenza alla procreazione, non senza utili esempi di “cura” e richieste di “maternage” nella terapia psicanalitica connesse a questioni di filiazione, nel volume si apre il dibattito sulle questioni legislative legate all’attualità, soprattutto intorno alla recente legge sulla procreazione medicalmente assistita e alle controversie da essa suscitate, un ambito della “cura” problematico e ricco di implicazioni. Così l’intervento di Prodomo sottolinea la necessità di una composizione tra istanze individuali diverse e parimenti legittime ed esigenze legislative e di economia sanitaria, e propone un diritto alla scelta della “cura” che deriva da una auspicabile “intersezione dei valori”, che non pare invece presente nello spirito della legge 40/2004, sostenendo l’idea di un diritto “mite” (p.217), che, cioè, interferisca il meno possibile con le scelte individuali e soprattutto sia frutto di decisioni condivise e ragionevoli, le quali non aspirino a pervenire a verità assolute, specie in campi in continua evoluzione. Del pari Ariano individua delle criticità nella disciplina del consenso informato nella stessa legge 40, soprattutto in relazione alla tutela del principio di autonomia, mentre Fusco analizza accuratamente le contraddizioni giuridiche tra questa normativa e la legge 194/78, evidenziando “un’antinomia pressoché insanabile tra due normative fondate su presupposti totalmente opposti” (p.240), ed Elefante ne pone in luce la a-scientificità e le implicazioni dannose per la salute della donna, della quale, possiamo concludere alla luce di tutto ciò, la recente normativa non si “prende cura”, nel senso della concezione complessiva della persona e dei suoi bisogni individuali. Le resistenze nei riguardi della procreazione assistita, dirà più avanti D’Antuono nel suo intervento, sono segno di un’incapacità di ascolto e “cura” della donna le cui aspettative non possono essere sbrigativamente liquidate come “medicina del desiderio” (p.275), laddove l’avere figli è “un esercizio di libertà” (p.277). Chiude la sezione un intervento di Nappi e Sammartino sulla menopausa, sottolineando anche qui un aspetto di “cura”, ossia la necessità di informare e personalizzare le terapie.
L’ultima sezione del volume, La cura del femminile per il femminile, è dedicata alle esperienze di cura delle donne, soprattutto nel senso delle donne che curano donne, con, del pari, un’attenzione per la specifica attitudine femminile alla cura. Questa sezione è introdotta da un contributo di Coltorti il quale, muovendosi tra “confini e spazi del femminile”, indaga, con l’ausilio di dotti riferimenti letterari, una “diversa attitudine del maschile e del femminile di fronte al morire”(p.261) e soprattutto una particolare sensibilità della donna nel prendersi cura del morente. Questo è seguito da un articolato intervento di D’Antuono intorno al “corpo parlante” (p.264) della donna, che non si piega ai rigidi dualismi corpo-spirito, sebbene sia stato storicamente deprivato della sua componente “pubblica” per essere ridotto allo spazio privato della “cura”, prendendo spunto dalle diverse componenti dell’evento del “male”, inteso come sofferenza patita o inflitta, ma non solo come sofferenza del corpo: un male, in tal senso, che non è della natura, la quale è eticamente “muta”, essendo, sostiene giustamente la studiosa, l’etica afferente soltanto all’ordine umano. Segue un intervento di carattere storico di Melillo, dedicato alla “variante femminile nelle attività di cura” (p.281) e alla ricostruzione della difficoltà storica del realizzarsi di uno spazio per la “donna soggetto in medicina” (p.289), al quale sono affiancati studi più specifici, di argomento antropologico e multiculturale, come la ricostruzione dell’esperienza di una donna medico in Africa equatoriale (Corti) e un approfondimento sulle motivazioni della scelta degli studi medici da parte delle donne (Zonta), che individua ancora una differenza di genere nell’approccio alla scelta professionale della cura. Non poteva mancare una riflessione sulla delicata questione delle mutilazioni genitali (Pasquinelli), con un singolare e interessante approccio di riflessione sulla diversa percezione dei corpi “mutilati” che le donne stesse hanno, in quanto per le donne africane quelli mutilati “sono corpi lisci e puri che corrispondono a un ideale canone di bellezza” (p.327), al punto che certe pratiche sono innegabilmente lo strumento necessario per costruire l’identità di genere e testimoniano la possibilità di “accedere al mondo femminile solo distruggendo le manifestazioni più appariscenti della loro femminilità” (p.341); il volume si conclude con una riflessione sul ruolo sessuato dello psicoterapeuta (Argentieri) e sulla depressione (Reale), definita come “una emergenza al femminile” (p.364).
Merito del volume è, a nostro avviso, avere indagato nelle sue molteplici possibili sfumature e sfaccettature l’associazione tra il caring e il “femminile”, ma con un’ottica ampia, tale che non rischi di perpetuare la marginalità morale e sociale delle donne né l’appiattimento della loro identità sulla maternità e i sentimenti a questa connessi, e aver proposto una visione complessiva della “cura” che recupera le istanze più recenti sia della riflessione bioetica, sia della ricerca scientifica, con la sua recente faticosa rinunzia al pensiero semplificatore e riduttore. Pertanto, evitando le tendenze emozionalistiche e simpatetiche, difficilmente condivisibili e afferenti ad un piano meramente esigenziale, si propone una riconsiderazione dei caratteri specifici di una relazione complessa come quella terapeutica e un recupero del valore della corporeità femminile, non più giustificazione per la sua esclusione dalla sfera pubblica.

Maria Antonietta La Torre

 

Indice
Introduzione - Rossella Bonito Oliva

L'interrogativo femminile nella bioetica
Possiamo ancora dirci «maschi» e <<femmine»? La passione dell'identità - Silvia Vegetti Finzi
La bioetica, le donne, la cura - Luisella Battaglia
Vita e morte nel nazismo - Roberto Esposito
Nuove forme di governo sulla vita - Monica Toraldo di Francia

Identità e disagi
Crescita ed educazione. Chi siamo e chi diveniamo - Andrea Vicini, S. I.
Spazi di consulenza psicologica per adolescenti: uno sguardo sul mondo interno delle ragazze Maurizio Ricciardi, Paola Giusti, Rita Tamajo Contarini
Identità femminile e patologie alimentari nell'adolescenza - Luisa Perrone

La procreazione tra natura e cultura
La nascita nell'era delle biotecnologie - Paola Marion
Nascere come donna - Malde Vigneri
Oltre la medicalizzazione del parto: il percorso nascita tra scelte, condizionamenti, timori - Gianfranca Ranisio
Il parto: aspetti medici e psicologici - Adriana De Santis
Filiazioni problematiche e psicopatologie perinatali - Maria Clelia Zurlo
Quale etica pubblica per la procreazione assistita? - Raffaele Prodomo
Il consenso informato nella l.40/2004 - Chiara Ariano
Il difficile rapporto tra la nuova legge sulla procreazione medicalmente assistita e la legge 194/78 - Mauro Fusco
La legge 40/2004  e la salute della donna - Rosaria Elefante
Gli avanzamenti delle conoscenze in menopausa - Carmine Nappi, Annalidia Sammartino

La cura del femminile per il femminile
Confini e spazi dei femminile - Mario Coltorti
Il corpo femminile tra necessità, libertà e legge - Emilia D'Antuono
Il «femminile>> nella storia della Medicina - Luigia Melillo
Esperienza di una donna medico e paziente, moglie e madre in 35 anni d'Africa equatoriale. Riflessioni e confronti con la realtà locale - Dominique Corti
Il profilo della studentessa in Medicina e Chirurgia: scelte, attese e ansie - Lucilla Alescio Zonta
Ferite simboliche. A proposito delle mutilazioni dei genitali femminili - Carla Pasquinelli
Il genere sessuale dello psicoterapeuta tra fantasia e realtà - Simona Argentieri
La depressione: una emergenza al femminile tra pregiudizi e nuove evidenze - Elvira Reale

 

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