
DICHIARAZIONE EUROPEA PER UNA NUOVA CULTURA
DELL'ACQUA
Madrid il 18 Febbraio 2005
Riassunto
Il fatto che più di un miliardo di persone
non abbiano diritto all'acqua potabile e che più di due miliardi non godano di
servizi igienici adeguati, unitamente al degrado dell'ecosistema acquatico del
nostro pianeta, ha determinato la comparsa di conflitti sociali e politici a
livello mondiale. Una gestione delle risorse idriche improntata ai principi
della sostenibilità, dell'equità e della democrazia rappresenta una delle
maggiori sfide della comunità internazionale nel XXIº secolo e noi crediamo che
la comunità scientifica debba essere pienamente coinvolta in questo dibattito
con un approccio interdisciplinare.
Accogliere questa sfida implica attuare dei
cambiamenti profondi nella nostra scala di valori, nel nostro modo di concepire
la natura, nei nostri principi etici e nel nostro modello di vita; in altre
parole, è necessario un vero e proprio cambiamento culturale che noi abbiamo
definito la nascita di una Nuova Cultura dell'Acqua. Una Nuova Cultura che deve
assumere un approccio olistico e deve riconoscere la dimensione etica,
ambientale, economica, politica ed i livelli emozionali profondi che ci legano
agli ecosistemi acquatici. Sulla base del principio universale del rispetto
della vita , i fiumi, i laghi, le sorgenti, le zone umide e le falde devono
essere considerati Patrimonio della Biosfera e devono essere gestiti
dalle comunità locali e dalle istituzioni pubbliche, in modo da garantirne una
gestione equa e sostenibile.
Nel corso del XXº secolo, il principio del
dominio della natura ha portato ad un approccio “produttivistico” alla gestione
delle risorse idriche. Il predominio delle strategie orientate alla crescita
dell'offerta, basata sulla realizzazione di grandi infrastrutture idrauliche
finanziate dai sussidi pubblici, ha condotto ad un utilizzo sconsiderato delle
risorse, mentre l'approccio individualistico allo sfruttamento delle falde
sotterranee ha impedito l'emergere di una razionalità collettiva. Questi
approcci utilitaristici sono attualmente in profonda crisi a causa di molteplici
fattori tra cui:
· L'interruzione del ciclo dell'acqua e il
degrado degli ecosistemi acquatici, dovuto all'impatto delle grandi
infrastrutture idrauliche, all'esaurimento e all'inquinamento dei corpi idrici,
al prosciugamento delle zone umide;
· L'eccessivo sfruttamento e degrado delle
falde sotterranee;
· Il deterioramento della qualità delle
acque (soprattutto a causa dell'inquinamento diffuso) con gravi conseguenze
sulla salute pubblica, soprattutto nei paesi in via di sviluppo e tra le
comunità più povere del pianeta;
· I conflitti sociali legati al mancato
rispetto del diritto umano ai servizi idrici essenziali e alla deportazione di
intere popolazioni allontanate dalle proprie terre a causa della costruzione di
grandi bacini di stoccaggio;
· I problemi di inefficienza e di mancanza
di razionalità economica che derivano dalle politiche basate sull'incremento
dell'offerta;
· La crisi istituzionale dovuta a:
o mancanza di consenso sui principi ed i
valori etici che dovrebbero rappresentare la base per la formulazione e
l'attuazione delle politiche idriche;
o assenza di mezzi di tutela da parte dei
cittadini a causa dell'incapacità dei sistemi democratici di promuovere la
partecipazione sociale nella formulazione, realizzazione e monitoraggio delle
politiche idriche.
Inoltre, il cambiamento climatico sta
incrementando la frequenza di eventi estremi e di rischi ambientali legati
all'acqua e ciò dovrebbe essere affrontato con più diffusa applicazione del
Principio di Precauzione. In particolare, è necessario dare priorità a soluzioni
alternative ai tradizionali progetti di ingegneria idraulica e ripristinare lo
stato ecologico degli ecosistemi acquatici.
La Direttiva Quadro sulle Acque
e la Nuova Cultura dell'Acqua
La Direttiva Quadro sulle Acque, uno degli
esempi più avanzati al mondo di legislazione ambientale, si propone di
fronteggiare la crisi idrica e molti dei suoi obiettivi e principi sono
compatibili con la nostra proposta di una Nuova Cultura dell'Acqua:
1. Adottare un approccio ecosistemico, il
cui obiettivo principale è quello di ripristinare il buono stato ecologico
dei fiumi, dei laghi, delle lagune e delle zone umide, così come un
buono stato quantitativo e qualitativo delle falde acquifere. La Direttiva,
inoltre, ridefinisce il concetto di bacino, includendo al suo interno i delta,
gli estuari e gli ecosistemi costieri;
2. Introdurre nuovi criteri di razionalità
economica nella gestione delle acque, governati dal principio di recupero
dei costi , compresi i costi ambientali e i costi opportunità;
3. Aprire le attività di gestione delle
risorse idriche alla partecipazione e al controllo della cittadinanza;
4. Promuovere la gestione equa e
sostenibile dei bacini transfrontalieri.
Questi criteri ed obiettivi segnano il
passaggio dalla tradizionale strategia basata sull'offerta ad una strategia
basata sulla domanda e sulla tutela della risorsa, che ha come priorità il
risparmio idrico, l'incremento dell'efficienza, l'introduzione di nuove
tecnologie, la tutela delle falde sotterranee attraverso un approccio integrato
e sostenibile. La Direttiva, inoltre, introduce un nuovo approccio alla gestione
delle siccità e delle inondazioni.
Per essere coerenti con i principi della
Nuova Cultura dell'Acqua è necessario andare ancora oltre, allo scopo di
assumere un approccio olistico nella gestione delle risorse idriche.
Indubbiamente, il recupero dei fiumi, dei
laghi, delle sorgenti, delle zone umide e delle falde in quanto patrimonio della
biosfera, includendo in ciò il loro valore legato all'identità collettiva, alla
bellezza e alla qualità della vita, è una grande sfida. In questo contesto, noi
crediamo che la scelta più importante sia quella di adottare un nuovo approccio
etico basato sul riconoscimento delle differenti funzioni e dei diversi valori
dell'acqua, allo scopo di dare priorità ai diritti che ne derivano:
·
l'acqua per la vita . La
funzione vitale dell'acqua per la sopravvivenza degli esseri umani deve essere
riconosciuta prioritaria e deve essere considerata diritto umano universale. La
sostenibilità della biosfera e l'esercizio dei diritti umani devono essere
garantiti sulla base del principio di efficacia;
·
l'acqua per gli usi di interesse
generale . Questo riguarda le funzioni dell'acqua che salvaguardano la
salute pubblica, la coesione sociale e l'equità e devono essere collocate al
secondo posto tra le priorità. Questa funzione è connessa con i diritti sociali
dei cittadini e con l'interesse generale della società e deve essere governato
dal principio dell'efficienza sociale;
·
L'acqua per la crescita economica
. Le funzioni economiche legittime legate alle attività produttive
orientate all'interesse privato, devono essere riconosciute come terzo livello
di priorità. Questa funzione è connessa al diritto individuale di ciascuno di
migliorare il proprio livello di vita e per questa funzione l'acqua deve essere
gestita secondo i principi della razionalità economica, allo scopo di
ottimizzare l'efficienza.
Sfide e proposte
Un'efficace attuazione della Direttiva
Quadro sulle Acqua richiede:
a) La difesa del
principio di
non-deterioramento degli ecosistemi acquatici, rispetto alla pratica dei fatti compiuti
che impronta le politiche idriche nazionali;
b) Prevenire gli abusi da parte dei governi
nazionali nei confronti “dei corpi idrici fortemente modificati”;
c) Adottare criteri rigorosi per la
definizione e la misurazione del buono stato ecologico dei corpi idrici
in Europa;
d) Assicurare una effettiva e progressiva
applicazione del principio della copertura dei costi ;
e) Garantire che le riforme istituzionali
nel settore idrico siano tese a promuovere un'effettiva partecipazione dei
cittadini ai processi decisionali e di controllo.
A livello internazionale, l'Unione Europea
si assume la responsabilità di dare un contributo sostanziale alla diffusione
dei principi di sostenibilità, democrazia e approccio partecipativo al governo
delle risorse idriche. Ciò rientra nell'obiettivo più ampio di realizzare un
nuovo ordine mondiale multilaterale e democratico e richiede l'assunzione di un
serio impegno nella lotta contro la povertà e la disuguaglianza che dovrà essere
mantenuto attraverso alcune azioni prioritarie:
· Adattando gli interventi alle singole
realtà locali e promuovendo la capacity building dei governi a livello
locale e regionale, attraverso una partecipazione attiva dei cittadini;
· Condizionando qualsiasi supporto
finanziario per la realizzazione di grandi dighe al rispetto rigoroso delle
raccomandazioni della Commissione Mondiale sulle Dighe;
· Promuovendo un
Codice dei servizi
pubblici a livello internazionale che garantisca a tutti i cittadini gli
stessi diritti che difendiamo in Europa;
· Facendo sforzi reali per diffondere
un'educazione all'uso dell'acqua, presupposto indispensabile per promuovere il
cambiamento culturale necessario per la diffusione di una Nuova Cultura
dell'Acqua;
Infine, siamo consapevoli che esistono
posizioni molto diverse nell'ambito della comunità scientifica ed accademica e,
più in generale, in Europa per quanto riguarda il dibattito sulla
liberalizzazione dei servizi idrici. Noi crediamo che, al di la del modello di
gestione adottato:
1- Ai servizi idrici essenziali deve essere
riconosciuto lo stato di interesse pubblico generale,allo scopo di
garantire la priorità dei diritti umani e sociali rispetto agli interessi di
mercato;
2- L'attuale dibattito sul processo di
privatizzazione dei servizi idrici dovrebbe avvenire su base più ampia, con la
partecipazione dei cittadini, delle ONG, dei sindacati, delle associazioni di
utenti e di altri attori importanti dei processi decisionali e di controllo;
3- Il raggiungimento degli Obiettivi di
Sviluppo del Millennio (Millenium Development Goals) richiede che i governi e le
istituzioni internazionali intraprendano le azioni necessarie per coprire i
costi finanziari che saranno sostenuti, considerandoli di pubblica utilità;
4- Gli operatori pubblici e privati
dovrebbero essere soggetti ad una rigida regolamentazione da parte dei
rappresentanti delle istituzioni pubbliche, allo scopo di assicurare trasparenza
e partecipazione ai cittadini;
5- Le istituzioni finanziarie
internazionali e le agenzie di sviluppo dei paesi OCSE non dovrebbero più
condizionare il finanziamento degli investimenti alla liberalizzazione e alla
privatizzazione del settore. I loro sforzi dovrebbero essere tesi a sostenere il
settore pubblico nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio (Millenium
Development Goals), quali una maggiore democrazia, il rispetto dei diritti
umani, la trasparenza e la lotta contro la corruzione.
***
Il testo della Dichiarazione
Europea per una Nuova Cultura dell'acqua
(Traduzione a cura di Silvana Pica -
Servizio
Attività Produttive e Politiche Comunitarie della Provincia di Pescara)
1.Un impegno da parte della comunità
scientifica
Il fatto che a più di un miliardo e centomila
persone non sia garantito l'accesso all'acqua potabile e che più di 2,4 miliardi
non abbiano misure igieniche adeguate, mentre la salute degli ecosistemi
acquatici del pianeta sta crollando – in alcuni casi irreversibilmente – ha
provocato la nascita di crescenti conflitti sociali e politici in tutto il
mondo.
La comunità internazionale ha risposto con un
buon numero di proposte, tra le quali vale la pena evidenziare gli Obiettivi di
Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite, che punta a dimezzare la popolazione
mondiale mancante di accesso all'acqua e a misure igieniche sane per il 2015, e
l'iniziativa Water for Life dell'UE – Acqua per la Vita – per rendere
effettiva la partecipazione dell'Europa nel conseguimento degli Obiettivi di
Sviluppo del Millennio.
Riguardo alla crisi ecologica, la Direttiva
Europea Quadro sulle Acque rappresenta un tentativo nell'introdurre un approccio
integrato alla gestione dell' acqua che potrebbe portare al recupero degli
ecosistemi acquatici e fornire strumenti per una gestione più razionale
dell'acqua. Tuttavia, nonostante queste rilevanti iniziative, ci sono segni
sempre più preoccupanti che gli obiettivi non possono essere raggiunti e che in
molti paesi la situazione sta già peggiorando. Si riconosce sempre di più che
raggiungere sistemi sostenibili ed equi per la gestione dell'acqua non
sarà possibile in assenza di “buona governance”, che richiede l'azione
concertata di tutti gli attori rilevanti, in particolare autorità locali,
settore privato, unioni di lavoratori, organizzazioni della società civile, e
singoli cittadini.
Crediamo che ci sia un bisogno urgente di un
coinvolgimento più impegnativo della comunità scientifica nella ricerca di
soluzioni alle sfide poste da questo globale stato di cose. Tuttavia, la natura
del problema supera la dimensione tecnico-scientifica e richiede l'adozione di
approcci inter- e trans-disciplinari. Inoltre, il coinvolgimento della comunità
scientifica spesso riflette le divisioni interne esistenti nella società più
vasta riguardanti le questioni cruciali come il modello di sviluppo economico da
seguire, i valori ed i principi che dovrebbero prevalere nel sistema sociale e
politico, o le modifiche istituzionali necessarie al conseguimento della
prosperità e del benessere. I segni di questa mancanza di consenso sono presenti
anche in questa dichiarazione, che è il prodotto di un dibattito in sviluppo tra
gli scienziati europei che si occupano dell'acqua da prospettive teoretiche e
metodologiche diverse e che hanno diverse posizioni nel campo dei valori e dei
principi sociali e politici. Crediamo anche che questa sia una forza e non una
debolezza, poiché per la sua autentica natura la scienza procede attraverso un
dibattito razionale e un confronto aperto di idee alla ricerca di prove
obiettive, empiricamente fondate, che permettano la continua evoluzione della
teoria e della conoscenza.
Lasciando da parte per un momento gli usi
dell'acqua per agricoltura, potenza idrica o industria, gli ecosistemi acquatici
svolgono funzioni chiave per la vita della biosfera, come assicurare
l'organizzazione e la coesione sociali delle comunità. Allo stesso tempo,
l'acqua rappresenta il nostro patrimonio naturale, che è la caratteristica di
identità di terre e popoli. Accollarsi la sfida della sostenibilità richiede cambiamenti lontani da raggiungere nella nostra scala di valori, nella
nostra concezione della natura, nei nostri principi etici, e nei nostri stili di
vita; questo richiede, in breve, cambiamenti culturali che in relazione alle
questioni dell'acqua abbiamo identificato come una Nuova Cultura dell'Acqua. Una
Nuova Cultura che, sulla base della diversità culturale, deve recuperare il
patrimonio di memoria ed il ricco simbolismo che l'acqua ha avuto per gli esseri
umani da tempo immemorabile, e integrare i nuovi valori e prospettive che il
modello della sostenibilità presenta. Una Nuova Cultura che deve assumere un
approccio olistico e riconoscere questa dimensione multipla di valori etici,
ambientali, sociali, economici ed emozionali riuniti negli ecosistemi acquatici,
per costruire una nuova intelligenza collettiva che dia risposte alle sfide del
ventunesimo secolo.
Sulla base del
principio universale di
rispetto per la vita, fiumi, laghi, terre umide e falde acquifere devono
essere considerati come Patrimonio della Biosfera e devono essere
amministrati dalle comunità e dalle pubbliche istituzioni, allo scopo di
garantire una gestione equa e sostenibile .
Nell'Unione Europea, questo ci ha portato a
contestare le pratiche tradizionali di gestione idraulica , nella quale
l'acqua è considerata semplicemente una risorsa produttiva , assumendo
nuovi approcci basat i sugli ecosistemi , che pongono la sostenibilità
come priorità. Questa è la coerente filosofia e lo spirito
sia della nuova Direttiva Quadro sulle Acque che di altre direttive
ambientali. Tuttavia, per raggiungere la gestione sostenibile degli ecosistemi
dell'acqua sarà necessario rafforzare considerevolmente queste leggi, ed
integrare efficacemente nel loro ambito politiche a livello settoriale come
strategie per località sostenibili e politica di pianificazione regionale. Acqua
e terra sono due facce della stessa moneta.
Al di là della portata dei paesi dell'Unione
Europea, le nostre responsabilità storiche e la nostra posizione nell'ordine
mondiale attuale devono portarci ad assumerci seri impegni allo scopo di
risolvere gli attuali problemi di non-sostenibilità ed ingiustizia riguardanti
l'acqua.
Gli scienziati ed esperti di gestione
dell'acqua, firmatari di questa Dichiarazione mirano a sostenere la risultante
realizzazione della Direttiva Quadro sulle Acque nei nostri rispettivi stati,
poiché consideriamo che essa promuoverà gli approcci di gestione sostenibile che
sono in armonia con la Nuova Cultura dell'Acqua richiesta dalle sfide
del 21° secolo. Desideriamo contribuire a chiarificare e specificare gli impegni
che dobbiamo assumerci a livello europeo, allo scopo di giocare un ruolo
competente nel risolvere i problemi di insostenibilità che colpiscono gli
ecosistemi dell'acqua, i popoli e le comunità, particolarmente nei paesi poveri
e in via di sviluppo.
Questa Dichiarazione cerca di promuovere un
dibattito attivo della comunità scientifica europea, delle organizzazioni non
governative e delle istituzioni internazionali, impegnati nel redigere questo
documento come osservatori, e chiede l'attenzione e l'impegno della comunità
scientifica internazionale.
Rivolgiamo questo documento soprattutto alla
Commissione Europea , al Parlamento Europeo ed ai governi
dell'Unione Europea. Facciamo anche appello alle principali istituzioni e
governi internazionali del mondo intero affinché accettino le loro
responsabilità per questa Nuova Cultura dell'Acqua ed i cambiamenti che
permetteranno al genere umano di ottenere una gestione equa e sostenibile degli
ecosistemi acquatici del pianeta.
2. Produttivismo sotto il principio del
“Dominio della Natura”
L'acqua è
l'anima del Pianeta Blu .
L'acqua è l'elemento chiave che rende possibile la vita sulla Terra. Funziona
come il substrato degli habitat continentali marini e degli ecosistemi
acquatici, e come fornitore di cibo per tutti gli esseri viventi.
Il ruolo che l'acqua e gli ecosistemi acquatici
hanno giocato nel corso della Storia per varie civiltà è stato strettamente
dipendente dalla maniera in cui la natura era intesa. La visione della natura
come base della vita ha fatto nascere il principio di Natura come Madre nelle culture più ancestrali. Tuttavia quel mito simbolico era misto con una
visione piuttosto minacciosa della Natura, che motivava la necessità di
controllarla. Attraverso la preminenza della conoscenza scientifica ,
stabilita
dal Rinascimento
e più tardi confermata
dall' Illuminismo , il principio del Dominio della Natura ha
rafforzato la sua presa come base del pensiero moderno. La concezione di abilità
scientifica come uno strumento per mettere la natura al servizio dell'uomo
è diventata così la base dell'importantissimo concetto e modello di
sviluppo economico nel corso del 20° secolo.
Oggi, nel momento che questo modello è entrato
in crisi, il principio del dominio della natura ha fatto altrettanto.
La sfida per la scienza non è più così tanto “dominio” quanto migliore
conoscenza dell'ambiente, per ottenere un'integrazione armoniosa per il
nostro sviluppo socio-economico in questo ordine naturale. Così, la sfida del
21° secolo è sviluppare il principio della sostenibilità. La chiave per
questo passaggio al nuovo principio è spostarsi dal concetto di dominio al concetto di
governo saggio e responsabile , basato sui principi
etici di giustizia e rispetto per i diritti delle generazioni future.
Nel corso del 20° secolo, i modelli di gestione
dell'acqua basati essenzialmente sulla produzione sono diventati dominanti,
diversi nelle loro caratteristiche, a dipendere se le risorse d'acqua sono di
superficie o sotterranee. Sebbene le tendenze attuali riconoscano
l'indivisibilità del ciclo dell'acqua, e quindi tendano a promuovere modelli
integrati per la gestione di superficie e per quella sotterranea, è importante
considerare l'ambiente e le maggiori differenze affermatisi saldamente nel corso
del 20° secolo, condizionando la situazione attuale e le prospettive per il
futuro.
2.a Strategie dell'offerta nella
gestione delle acque superficiali
Gli approcci liberali del 19° secolo in molti
paesi europei hanno imposto un processo di liquidare il patrimonio naturale
, comportando la privatizzazione di terre, foreste e risorse naturali –
comprese le risorse d'acqua - come risultato della convinzione che questo era
l'unico modo di andare avanti per la produzione. Lo sviluppo di infrastrutture
su larga scala per l'irrigazione e la navigazione dei corsi d'acqua interni
sotto iniziativa privata si è concluso di frequente in bancarotte finanziarie,
come risultato della misura degli investimenti e dei lunghi periodi di rimborso
che tali progetti richiedevano. Questo, insieme con l'opportunità di controllare
la capacità delle dighe su larga scala per l'energia idroelettrica per mezzo
della logica dell'interesse generale, ha portato i governi a assumere
il controllo della loro gestione di base, attraverso un approccio basato su
obiettivi multipli.
|
Quadro legale.
Mentre i grandi progetti
idraulici richiedevano la proprietà pubblica dell'acqua, altri paesi
mantenevano la tradizione dell'acqua di superficie come “proprietà
comune”, soggetta all'uso ragionevole ed equo da parte della popolazione
rivierasca. Viceversa, nella maggior parte dei paesi
l'acqua sotterranea poco profonda era considerata come
proprietà privata dei proprietari terrieri. Oggi, tuttavia, c'è un
generale movimento europeo per assoggettare i diritti nell'uso della
licenza, qualunque sia lo status della proprietà ( sia pubblica che
privata ). Mentre la gestione integrata di fiumi ed acqua sotterranea
affida i poteri di realizzazione alle partnership spartiacque, gli
“Stati padroni” diventano “Stati guardiani”: adattano sempre di più le
regole democratiche per dare priorità alle necessità ed agli usi
dell'ecosistema di interesse generale. |
All'inizio del 20° secolo, e particolarmente
dopo la crisi economica del 1929, la maggior parte delle responsabilità per
la gestione dell'acqua di superficie era sotto controllo pubblico. Il ruolo
dello Stato come promotore di grandi progetti idraulici si estese, portando
al predominio delle strategie dell' offerta attraverso la
costruzione di opere pubbliche maggiori - che chiamiamo strutturalismo
idraulico - con sovvenzioni pubbliche per i diversi scopi con l'acqua
di superficie (particolarmente in paesi con tradizioni di diritto romano).
Di conseguenza, in modi diversi, e come
risultato di varie tradizioni nel corso del 20° secolo, un senso dell'interesse generale
nella gestione dell'acqua è diventato la regola.
Questo ha messo il ruolo dello Stato sotto le luci della ribalta, garantendo la
democratizzazione di accesso all'acqua, sia riguardo alla fornitura di
acqua urbana, che riguardo agli usi industriali e di irrigazione (specialmente
nelle aree mediterranee).
Con il sostegno attivo della Banca Mondiale più
di 45.000 dighe sono state costruite durante la seconda metà di quel secolo,
raggiungendo la quota dalle due alle tre maggiori nuove dighe al giorno negli
anni 70. Tuttavia, negli anni 80 la quota si è abbassata e questo modello ha
cominciato a mostrare chiari segni di crisi, specialmente negli Stati Uniti e in
Europa.
|
Costo
delle dighe . Più della metà di queste
dighe erano state costruite esclusivamente o essenzialmente per usi
agricoli. La FAO stima che l'area di superficie totale di terra irrigata
in tutto il mondo sia di circa 389 milioni di ettari, con un livello di
consumo tra 2,000 e 2,500 km3/per anno. Secondo la Commissione Mondiale
sulle Dighe, tra il 30 per cento e il 40 per cento di quell'area di
superficie oggi è irrigata grazie a queste grandi dighe e produce il 10
per cento di cibo e di fibra disponibile oggi nel mondo.
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La produzione di energia idroelettrica
rappresenta circa il 20 per cento di tutta l'elettricità usata nel mondo e tanto
quanto il 50 per cento di elettricità prodotta in un terzo di tutti i paesi.
Un altro principale obiettivo delle opere
idrauliche su larga scala era di rifornire città e industria, che oggi
rappresenta circa il 28 per cento dell'estrazione dell'acqua da fiumi, laghi e
falde acquifere (19 per cento per uso industriale e 9 per cento per uso
domestico). Si dovrebbe notare che queste proporzioni sono molto più basse nelle
regioni aride o semi-aride, dove gli usi agricoli incidono tra l'80 e il 90 per
cento su questa estrazione.
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Acqua sotterranea:
sorgente sana su regioni aride . La disponibilità,
l'accessibilità e lo sviluppo a basso costo delle risorse di acqua
sotterranea, ha permesso, negli ultimi decenni, di offrire a milioni di
persone in paesi in via di sviluppo in regioni aride e semi-aride
accesso ad acqua potabile sana e di buona qualità. Semplici ed
economiche tecniche di pompaggio sono state applicate e sostenute in
particolare dalle organizzazioni UN ( WHO, UNICEF, UNEP, UNESCO ).
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Un altro obiettivo importante di molte delle
maggiori dighe costruite è stato di regolare i flussi. In molti casi, tuttavia,
questa regolazione ha incoraggiato l'irresponsabile e sconsiderata invasione del
naturale dominio dei fiumi, incrementando come risultato il rischio di
inondazioni.
Sotto il dominio di questo
modello
strutturalista , l'importanza nei paesi mediterranei degli aspetti
quantitativi ha creato una posizione di forza per l'ingegneria civile nella
gestione dell'acqua; tuttavia, nell'Europa centrale e settentrionale, poiché
l'uso dell'acqua urbana è il più significativo in termini di misura, la maggiore
importanza degli aspetti qualitativi ha portato ad attribuire maggior peso
all'ingegneria igienica ed ai professionisti della sanità pubblica.
Di conseguenza, nel corso del 20° secolo, le
potenti burocrazie tecnico-scientifiche ed amministrative hanno consolidato
gradualmente la loro posizione – fortemente gerarchica e strettamente legata
agli interessi dei maggiori investitori pubblici.
2.b Le acque sotterranee per lo sviluppo
sociale ed economico
Il fatto che gli investimenti necessari sia a
scavare pozzi che a coprire i risultanti costi operativi, siano limitati, ha
dato come risultato situazioni in cui la gestione dell'acqua - e persino la
proprietà - rimanevano nelle mani dei proprietari terrieri in molti paesi,
portando ad un modello privato di gestione dell'acqua.
I progressi tecnologici e l'accessibilità delle
tecniche di pompaggio hanno portato ad uno sfruttamento in misura massiccia di
falde acquifere, particolarmente in paesi aridi e semi-aridi. Oggi le forniture
di acqua urbana per più di due miliardi di persone provengono dall'acqua
sotterranea. Tuttavia è principalmente nella sfera della terra irrigata che la
crescita è stata molto spettacolare. Milioni di agricoltori hanno subito quella
che potrebbe essere definita la Rivoluzione Silenziosa della terra
irrigata dall'acqua sotterranea. I costi di queste tecnologie decentralizzate
rappresentano soltanto una piccola parte del valore dei raccolti, rendendo
possibile assumere il criterio del recupero della spesa con poco o
nessun contributo. Ma questo recupero della spesa di solito non include
il costo ambientale e non considera la sostenibilità delle falde acquifere.
Secondo le cifre prodotte dalla
Food and
Agricolture Organization (FAO) - Organizzazione per il Cibo e l'Agricoltura
- sembra che l'area totale irrigata dall'acqua sotterranea del mondo ammonti a
circa un terzo della superficie totale di terra irrigata del mondo. Secondo le
stime delle Nazioni Unite, nel 2003 questa terra irrigata usava a stento il 20
per cento dell'acqua totale assegnata per quello scopo. Tuttavia, questa terra
produce circa il 50 per cento del valore economico di - ed impiego generato da -
agricoltura di irrigazione. La conclusione è che l'efficienza tecnica
dell'irrigazione di acqua sotterranea è in media due volte quella
dell'irrigazione di acqua di superficie, mentre la sua efficienza economica
e sociale è nell'ordine di cinque volte più grande di quella
dell'irrigazione di acqua di superficie ( pesantemente sovvenzionata ).
Ovviamente queste differenze non sono dovute ad
alcun vantaggio intrinseco dell'acqua sotterranea sull'acqua di superficie, ma
piuttosto al modello di gestione adottato; un modello nel quale i fruitori
stessi pagano per le loro richieste. Questo ha stimolato l'efficienza tecnica
attraverso l'uso di sistemi di irrigazione pressurizzati e moderni e misuratori
volumetrici, incentivando approcci commerciali più attivi con maggiore valore
aggiunto.
Tuttavia, lo sfruttamento eccessivo ed
incontrollato dell'acqua sotterranea ha portato spesso all'esaurimento e
all'inquinamento delle falde acquifere con significativi impatti sociali ed
ambientali che devono essere considerati quando si valuta l'efficienza
economica.
3. La crisi delle pratiche dominanti e
Strategie dell'Offerta
Negli ultimi decenni problemi sorti di recente
hanno causato una crisi nei modelli predominanti di gestione dell'acqua nel
corso del 20° secolo. Questi problemi sono i seguenti:
• La crisi ecologica degli ecosistemi
dell'acqua;
• Lo sfruttamento insostenibile di molte
falde acquifere;
• Problemi crescenti riguardo la qualità
delle risorse d'acqua
• Problemi di inefficienza ed irrazionalità
economica;
• Problemi di governance: mancanza di
trasparenza e coinvolgimento a livello cittadino.
3.a La crisi ecologica degli ecosistemi
ed il crollo del ciclo dell'acqua
Come spiegato, durante tutto il 20° secolo lo
sviluppo dell'acqua ha creato valide opportunità di crescita economica,
migliorando così le condizioni della vita umana in tutto il mondo. Tuttavia, nel
corso del tempo, i modelli di gestione attuali hanno incoraggiato una richiesta
a spirale che ha esaurito la capacità degli ecosistemi, creando seri problemi di
insostenibilità specialmente in paesi aridi e semi-aridi.
La costruzione in tutto il mondo di più di
50.000 dighe su larga scala ha spezzato la continuità della grande maggioranza
dei fiumi ed ha alterato drasticamente il loro flusso naturale, causando un
impatto irreversibile sulla biodiversità ed i processi fluviali geodinamici. La
deviazione abusiva dei flussi d'acqua, la grande alterazione dei corsi dei
fiumi, il disboscamento sistematico delle foreste rivierasche, l'inaridimento
delle terre irrigue e l'inquinamento su larga scala hanno tutti avuto un serio
impatto, portando persino alla morte o alla sparizione di una parte
significativa di ecosistemi acquatici del continente. Oggi, come riportato dal
Worldwatch Institute, gli ambienti acquatici del continente sono quelli che
registrano il più alto numero di specie estinte ed in pericolo nella biosfera.
Malgrado la costruzione di migliaia di dighe mirata a ridurre i rischi di
inondazione, la deforestazione delle aree sorgive, insieme con il dragaggio,
l'incanalamento e la rettificazione di molti corsi di fiume, hanno aumentato
l'erosione ed accelerato le dinamiche fluviali, moltiplicando la capacità
distruttiva delle inondazioni nelle aree basse dei bacini di fiume.
Il naturale ciclo dell'acqua è stato seriamente
alterato in tutti i continenti, generando impatti sinergici, la grave
conseguenza dei quali stiamo a malapena soltanto cominciando a notare. Nelle
aree umide densamente abitate, come l'Europa Centrale, l'intensa impermeabilità dell'acqua
creata nelle aree urbane in un processo di
crescita continua, insieme con i processi di deforestazione e drenaggio di terre
umide, stanno portando a processi di inaridimento regionale. Tutti questi
processi degradano la capacità di naturale ritenzione idrica delle aree,
incrementando il drenaggio fluviale verso la costa ed il crescente rischio di
inondazioni. Gli effetti sinergici di questi fenomeni producono una notevole
diminuzione del livello di umidità del suolo, e perfino dell'atmosfera,
generando cambiamenti climatici regionali che richiedono grande attenzione e
studio approfondito.
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Degradazione dell'ecosistema
. Dopo la
chiusura della diga di Assuan nel 1965-1969, il flusso del Nilo si è
ridotto al 90 per cento. I risultati sono stati una diminuzione della
produzione principale della zona del delta ed una diminuzione dell'80
per cento del pescato egiziano. Concretamente, la pesca di pesce azzurro
è diminuita di un 97 per cento tra il 1962 ed il 1968 e quella di
aragoste di un 86 per cento tra il 1963 ed il 1969. |
Nei bacini fluviali aridi e semi-aridi, come nei
paesi mediterranei, la deviazione abusiva dell'acqua produce una grave
salinizzazione e degradazione degli ecosistemi, specialmente negli estuari e nei
delta, causando spesso l'inaridimento delle sorgenti fluviali per mesi. Questa
degradazione del flusso del fiume ha colpito seriamente le riserve di pesce
azzurro - specie che durante la stagione della deposizione delle uova dipendono
dal flusso di nutrienti continentali forniti dal rigonfiamento del fiume. Quest'acqua,
che fertilizza la vita sulle piattaforme costiere, è particolarmente importante
nei mari chiusi o semi-chiusi, come il Mare Mediterraneo, che sono poveri di
plancton.
Inoltre, la ritenzione di sedimenti nelle grandi
dighe produce una contrazione nei delta e la scarsità di sabbia sulle spiagge,
rifornite principalmente da sedimenti di origine fluviale.
3.b Lo sfruttamento insostenibile di
molte falde acquifere
La mancanza di responsabilità pubblica e
collettiva come risultato del modello individualistico trovato di solito nella
gestione dell'acqua sotterranea ha spesso causato l'estrazione abusiva
dell'acqua, il che porta a seri problemi di degradazione in molti casi. Talvolta
questo è irreversibile ed ha serie conseguenze socio-economiche ed ambientali:
progressiva salinizzazione, spesso da intrusione di acqua di mare; costipazione
ed irreversibile riduzione della capacità delle falde acquifere; crollo e
abbassamento, con serio danno alle infrastrutture ed alle abitazioni; grave
sfruttamento delle riserve di acqua dolce di alta qualità e/o degradazione
attraverso la contaminazione che è generalmente estesa; inaridimento o
degradazione di sorgenti, flussi fluviali fondamentali, e laghi e terre umide
nutriti da queste falde acquifere.
Significative risorse di acqua sotterranea non
rinnovabile sono immagazzinate in profonde falde acquifere in molte parti del
mondo. Particolarmente in zone aride, tali risorse costituiscono l'unica fonte
sana di acqua dolce. Tuttavia, lo sfruttamento incontrollato delle riserve di
acqua sotterranea non rinnovabile creerà gravi problemi sociali ed ecologici per
le generazioni future, se fin da ora non si stabiliscono progetti di gestione e
conservazione adeguati. Si devono considerare fonti di acqua alternativa (p.e.
la desalinizzazione dell'acqua di mare ) per le popolazioni di queste aree,
deviando i fondi dall'uso corrente allo scopo di garantire il cambiamento
futuro.
3.c La crisi della qualità dell'acqua e
le sue conseguenze
Tutti questi fenomeni, al di là del loro impatto
ambientale, causano in tutto il mondo seri problemi socio-economici che
colpiscono drammaticamente i paesi poveri ed in via di sviluppo. La rottura del
ciclo dell'acqua e la crisi della sostenibilità degli ecosistemi acquatici
stanno riducendo gravemente il rinnovamento di risorse disponibili sia in
termini di quantità che di qualità. Povertà ed ignoranza, accoppiate con
l'irresponsabilità di governi e di istituzioni internazionali, spesso completano
questo ciclo di degradazione e crisi ecologica negli ecosistemi acquatici.
In Europa, sebbene le conseguenze non siano così
tragiche, la qualità dell'acqua è al centro delle preoccupazioni dell'Unione
Europea. Nell'Europa centrale e settentrionale, come in molte altre regioni
industrializzate, il crollo della qualità dell'acqua è stato il problema chiave
per decenni. L'uso tradizionale dei fiumi come evacuatori di scarichi urbani ed
industriali ha portato a situazioni allarmanti che hanno motivato lo sviluppo di
tecnologie per il trattamento defluente.
Inoltre, nel confrontare la competenza del
controllo dell'inquinamento dell'acqua e le richieste di trattamento dell'acqua
di scarico, dovremmo avere come punto di partenza le condizioni naturali. Invece
di un modello severo, (come quello applicato nella vecchia Unione Sovietica)
dovremmo, per esempio, prendere in considerazione le condizioni naturali e
richiedere la rimozione di fattori minimi in termini di nutrienti - non modelli
precisi in diversi ambienti naturali.
Oggi, tuttavia, l'impatto della diffusa
contaminazione è sempre più serio. La contaminazione da nitrati, fosfati e
pesticidi principalmente dall'agricoltura, ha portato alla situazione
paradossale di fiumi e falde acquifere sempre più contaminati, nonostante sforzi
molto maggiori per purificare e controllare il rovesciamento di scarichi
industriali.
Gli impatti della diffusa contaminazione delle
falde acquifere da nitrati, prodotti chimici organici e metalli pesanti che
hanno un grado maggiore di inerzia, richiedono processi di recupero a lungo
termine, costosi e tecnicamente impegnativi. Per questa ragione è compito
urgente cominciare a controllare la contaminazione alla fonte, ed identificare
le falde acquifere ancora sane, allo scopo di stabilire adeguate politiche di
protezione. Misure di compensazione devono essere realizzate per la popolazione,
specialmente coltivatori, la cui attività economica è colpita da restrizioni
nelle zone protette.
|
Inquinamento da diffusione di nitrati
.
Il valore obiettivo di 25mg/l dell'acqua potabile dell'Unione Europea ha
ora superato l'85 per cento ed il valore medio di 50mg/l dell'acqua
potabile il 29 per cento delle aree agricole in Europa ad un metro
sottoterra. Come conseguenza, un grave inquinamento da diffusione di
nitrato di falde acquifere poco profonde ed il conseguente rischio per
la salute si trova di fronte a più di due terzi dei paesi europei.
|
Nel caso dei paesi mediterranei europei, come
nella maggioranza di paesi aridi o semi-aridi, i problemi di qualità, spesso
gravemente sottovalutati in contrasto con aspetti quantitativi, sono aggravati
dalla relativa scarsità d'acqua, specialmente dove esiste l'estrazione abusiva
da fiumi e falde acquifere. Fortunatamente, questa tradizionale mancanza di
consapevolezza e di attenzione verso i problemi di qualità sta cambiando negli
ultimi anni, come risultato di politiche e di legislazione europea.
3.d La mancanza di razionalità economica
nella gestione delle acque superficiali
Lo sviluppo economico durante la seconda metà
del 20° secolo ha portato profondi cambiamenti, che hanno condotto a bilanci
costo-beneficio negativi per la maggioranza dei grandi progetti idraulici, come
riconosciuto dal rapporto finale della World Commission on Dams (WCD) -
Commissione Mondiale sulle Dighe - . Inoltre, questo bilancio tra costi e
benefici nei nuovi progetti tende a logorarsi sotto l'inesorabile
legge dei costi marginali crescenti e benefici marginali
decrescenti.
|
U.S.
Geological Survey. Nel 1984, l'United
States Geological Survey - il Rilevamento Geologico degli Stati Uniti -
, dopo aver condotto uno studio dettagliato delle 100 maggiori dighe
americane costruite tra il 1920 ed il 1960, è giunto alla conclusione
che il flusso d'acqua regolato (usato correttamente) in relazione alle
capacità fisiche dei bacini di riserva era sceso ad un 35 per cento del
suo volume totale originale in quel periodo di tempo. Entro questo
processo, la disponibilità di sempre minori posizioni favorevoli per
nuove dighe, e le distanze crescenti e le regioni montagnose da
affrontare, insieme con fattori come la qualità più povera della terra
disponibile per nuova irrigazione, hanno tutti gradualmente indebolito
questo bilancio costo-beneficio. |
Un altro fattore da considerare è la perdita
relativa di redditività nel settore agricolo: il profitto da un aumento nella
produttività di terra irrigata come risultato della rivoluzione verde è
stato minore in molti paesi del differenziale inflazionistico sperimentato dal settore, con un incremento nei prezzi per i loro prodotti che è
molto al di sotto di quello dei tassi di inflazione generale.
Prendere in considerazione economica l'impatto
ambientale delle maggiori opere idrauliche, tradizionalmente ignorate,
contribuisce al bilancio costo-beneficio negativo che abbiamo oggi.
Un altro elemento rilevante è stato l'effetto
perverso delle sovvenzioni generalizzate comportate da queste strategie dell'offerta
che hanno provocato inefficienza ed
irresponsabilità istituzionale individuale e collettiva.
Infine, l'opacità amministrativa e l'eccessiva
burocrazia, che si gloriano di promuovere e gestire questo tipo di grandi
infrastrutture (persino con ben pubblicizzate situazioni di corruzione in tutto
il mondo), hanno contribuito ad indebolire l'efficienza e la razionalità
economica della gestione dell'acqua di superficie.
3.e Problemi di Governance: mancanza di
trasparenza e coinvolgimento della comunità
I cambiamenti politici e culturali connessi a
questo spostamento dal principio del dominio della natura al principio
della sostenibilità esigono un dibattito sociale serio e profondi
cambiamenti istituzionali. La questione della gestione dell'acqua richiede il
coinvolgimento della società in generale. Il concetto di fruitore non
può continuare ad essere limitato alla tradizionale comunità di irrigatori,
compagnie di elettricità e industria dell'acqua (operatori pubblici o privati ),
piuttosto deve essere esteso al pubblico generico e alla natura stessa. Queste
necessarie riforme istituzionali devono sbarazzarsi del corporativismo negativo,
della burocratizzazione, e persino del malgoverno che talvolta esiste.
Il concetto di
interesse generale deve
essere riformulato sotto lo scopo prioritario di garantire un'efficiente gestione sostenibile
degli ecosistemi acquatici e delle falde acquifere. La
gestione sostenibile dell'acqua sotterranea e di superficie deve essere
intrapresa attraverso un approccio integrato, unitamente con l'acqua di
superficie, attraverso la responsabilità collettiva organizzata da
parte dei fruitori stessi, e sotto la
supervisione responsabile delle istituzioni pubbliche, che devono garantire la
sostenibilità al di là e al di sopra degli interessi privati.
La moderna gestione dell'acqua deve adottare un
approccio integrato basato sull'ecosistema a livello di bacino, superando i
confini nazionali e sotto la supervisione di competenti istituzioni
internazionali. Inoltre, i modelli istituzionali tradizionali, incentrati
sull'ingegneria idraulica convenzionale sono insufficienti e sono necessari
approcci interdisciplinari.
3.f Risultati: il dibattito sull'uso
dello strutturalismo idraulico
Negli ultimi decenni c'e stato un ampio
dibattito che ha contestato l'ininterrotta attualità delle strategie dell'offerta
basate sulla promozione di grandi opere idrauliche in tutto il
mondo. Gli Stati Uniti sono il paese nel quale la crisi dello strutturalismo
idraulico e delle strategie dell'offerta appare nella sua forma
più decisa e visibile. Dalla fine degli anni 80, la politica ufficiale dell'Ufficio Bonifiche
di altre istituzioni pubbliche degli Stati Uniti ha
accettato la necessità di dare priorità alla gestione della domanda e
alle strategie conservative . Infatti, attualmente il tasso di
demolizione di vecchie dighe ( più di 500 finora ) supera quello di nuova
costruzione.
|
Piano Idrologico Spagnolo
. Uno degli
esempi più recenti è stata l'azione condotta dai cittadini contro il
Piano Idrico Nazionale in Spagna, modificato infine dal nuovo governo.
Un altro esempio senza dubbio più significativo riguarda il lungo ed
intenso dibattito negli Stati Uniti negli anni 70 e nei primi anni 80
sullo stesso argomento. |
Gli Stati Uniti sono il paese nel quale la crisi
dello strutturalismo idraulico e delle strategie dell'offerta appare nella sua forma più decisa e visibile. Dalla fine degli anni 80, la
politica ufficiale dell'Ufficio Bonifiche di altre istituzioni
pubbliche degli Stati Uniti ha accettato la necessità di dare priorità alla gestione della domanda
e alle strategie conservative . Infatti,
attualmente il tasso di demolizione di vecchie dighe ( più di 500 finora )
supera quello di nuova costruzione.
Nel 2000, dopo uno studio biennale di centinaia
di esperienze in tutti i continenti, la Commissione Mondiale sulle Dighe ha
presentato il suo Rapporto Finale : questo rapporto valuta i maggiori
risultati socio-economici risultanti dalle grandi opere idrauliche, ed allo
stesso tempo esamina i drammatici pronostici da un numero di istituzioni
internazionali sulla crescita della popolazione; il numero di esseri umani senza
garanzia di accesso all'acqua potabile; la crisi del cibo; e la crescita della
domanda di elettricità in tutto il mondo. Sulla base di tali pronostici, da un
approccio tradizionale focalizzato sullo sviluppo, sembrerebbe necessario
perseverare nello sviluppo di nuove infrastrutture che permetterebbero lo
sfruttamento di maggiori flussi di fiumi, laghi e falde acquifere. Tuttavia, il
rapporto sottolinea gli argomenti chiave che oggi contestano la validità delle
strategie dell'offerta , basate sulle maggiori opere idrauliche:
• Bassa efficienza e problemi di
redditività economica;
• Grave impatto sociale e ingiusta
distribuzione di costi e benefici;
• Grave e spesso irreversibile impatto
ecologico ed ambientale.
La Commissione Mondiale sulle Dighe stima che il
numero delle persone rimosse come risultato della costruzione di dighe su larga
scala sia tra i 40 e gli 80 milioni in totale (il numero delle persone colpite
indirettamente, dovuto alla rottura di comunità in aree circostanti ora valli
inondate è molto più alto). L'impatto sociale ed economico più grave,
nell'opinione della Commissione Mondiale sulle Dighe, si è verificato a danno
delle comunità più povere e dei settori più vulnerabili, particolarmente donne.
Inoltre, i benefici derivati da questi progetti hanno interessato a malapena
questi settori.
La Commissione Mondiale sulle Dighe infine
propone la seguente serie di raccomandazioni:
1. Il riconoscimento di diritti violati
e la valutazione del rischio devono costituire la base per
l'identificazione dei settori sociali colpiti. Questi settori devono
essere integrati entro il processo decisionale;
2. Trasparenza ed accesso pubblico
all'informazione devono essere garantiti, così come garanzie legali ed
attenzione rivolta verso i gruppi più vulnerabili colpiti;
3. Le decisioni essenziali devono essere
prese col consenso dai diversi fiduciari o parti colpite, dopo un
trasparente processo di negoziazione pubblica;
4. Possibili alternative a largo
raggio devono essere identificate ed i valori socio-economici ed i
rischi ambientali connessi chiarificati, allo scopo di definire le
priorità;
5. Alle opzioni basate sulle
strategie della gestione della domanda, risparmio ed efficienza
deve essere data priorità. Queste devono essere sottintese entro i
progetti per la costruzione di infrastrutture su larga scala;
6. Se, infine, la costruzione di grandi
opere viene decisa, il loro progetto, sviluppo e gestione devono aderire
severamente ai principi ambientali e socio-economici.
4. Cambiamento del clima
e
sue conseguenze per la gestione dell'acqua
L'espansione dell'energia rinnovabile è spesso
complicata, come l'esempio dell'energia idroelettrica mostra, anche per ragioni
ambientali. Ma anche quando l'energia rinnovabile rimpiazzerà gradualmente i
combustibili fossili, i processi di cambiamento del clima sembrano inevitabili
ed in effetti stanno gia avvenendo. I processi di cambiamento di clima , dovuti all'aumento della concentrazione di gas effetto serra nell'atmosfera,
stanno causando un graduale aumento delle temperature ed alterando la
distribuzione della piovosità in termini di tempo e spazio. Questo processo
comporta anche un impatto sul ciclo dell'acqua che colpirà le masse d'acqua del
continente e gli ecosistemi che dipendono da esse. Questo ci deve condurre a
combattere contro le cause di questi fenomeni per quanto possibile e ad
anticipare appropriate strategie di gestione dell'acqua per il futuro.
Il cambiamento di clima
sta colpendo i
livelli di umidità nel suolo e nell'atmosfera e sta alterando gravemente i
sistemi fluviali. In molti luoghi, l'aumento delle temperature sta riducendo le
nevicate ed aumentando le piogge invernali; entrambe le quali riducono il volume
dei flussi in primavera ed in estate, mentre incrementano i livelli di acqua
invernale. La reattività degli ecosistemi fluviali ad un ampio raggio di fattori
climatici è in generale significativa, specialmente in aree aride e semi-aride.
C'è un ampio consenso a proposito del
prevedibile aumento delle temperature medie nella biosfera e ci sono prospettive
piuttosto precise sulla crescita dell'evapotraspirazione da parte della vita
delle piante in generale. Questa crescita colpirà sostanzialmente i livelli dei
fiumi e la domanda di irrigazione, con particolare influenza nelle regioni aride
o semi-aride come il Mediterraneo.
Sebbene le opinioni scientifiche dissentano sui
tassi dei cambiamenti nei livelli di piovosità nelle diverse regioni, c'è anche
ampio consenso sul pronostico generale della crescente variabilità in questi
livelli di piovosità che, in molti luoghi, produrrà un aumento della frequenza e
dell'intensità di eventi estremi di siccità e di piene fluviali. Nel caso di
acqua sotterranea, questo cambiamento si riflette in volume ridotto di ricarica
e di conseguenza colpisce l'immagazzinamento dell'acqua sotterranea.
I modelli di pianificazione dell'acqua sono
stati tradizionalmente basati sulla precipitazione media annuale ed i dati di
flusso fluviale. Questi prospetti di incertezza ed aumento nella variabilità
della piovosità richiedono, tuttavia, un cambiamento della mentalità e delle
strategie per programmare e gestire questo rischio e questa incertezza. La sfida
che dobbiamo affrontare è ricercare le complesse reazioni del ciclo dell'acqua e
dei suoi ecosistemi in questi fenomeni di cambiamento di clima, identificando
urgentemente le regioni più vulnerabili, allo scopo di progettare ed applicare
le opportune strategie.
Il principio di prevenzione
deve essere
alla base delle risposte ad eventi prevedibili. Per esempio, la crescente
domanda di irrigazione scaturita dall'aumentata evapotraspirazione, risultante
dai prevedibili aumenti delle temperature, deve essere risolta da misure adatte
per applicare questo principio. Tuttavia, molti degli elementi della variabilità
del clima ed i cambiamenti che stanno avendo luogo, come negli schemi della
piovosità, sono altamente incerti, rendendo nulli i pronostici attendibili in
termini di spazio e tempo. A queste condizioni, anche se pronostici attendibili
non possono essere fatti, deve essere adottato un cauto, responsabile e ben
ragionato approccio: è una questione di rischio di gestione dal punto
di vista del principio cautelativo .
Quest'incertezza, accoppiata con la natura
piuttosto diffusa della relazione causa-effetto in questo tipo di fenomeni
climatici globali, tende a favorire attitudini a livello individuale e
collettivo, tipizzate dal ben noto dilemma del prigioniero: “Se gli sforzi
che ogni individuo deve fare per risolvere i problemi non sono sostenuti dagli
altri, essi saranno vani; in assenza di accordo condiviso, comune ed in un
contesto di sfiducia, ognuno tenderà a decidere su opzioni individualistiche
simili a quelle che ci si aspettano dagli altri, collaborando così
all'irresponsabilità collettiva basata sulla sfiducia ..”. Contro questo
scenario, nonostante la mancanza di efficaci istituzioni internazionali ed
attitudini unilaterali, il Protocollo di Kyoto sembra aver trovato un sentiero
da seguire.
La variabilità del clima, con una crescente
frequenza di eventi estremi, e la tendenza all'abbassamento delle precipitazioni
in regioni quali il Mediterraneo, è incline a rilanciare le strategie
strutturaliste che incrementeranno la regolazione, i rafforzamenti delle sponde
di fiume e la canalizzazione. Questa sarebbe una manovra sbagliata. Attraverso
lo studio specifico di ogni regione, la priorità deve essere basata sul restauro
e la conservazione della idoneità ecologica degli ecosistemi dell'acqua e dei
loro dintorni. Terre umide, laghi, fiumi e falde acquifere costituiscono sistemi
complessi e flessibili che permettono loro (ecosistemi) di assorbire ed attutire
l'impatto dei cambiamenti climatici con più successo delle inflessibili ed
imponenti strategie basate sulle nuove maggiori opere idrauliche.
Le proposte per una nuova ondata di dighe su
larga scala, allo scopo di fornire risorse d'acqua in anni di siccità, devono
essere valutate con cautela. Gli alti costi che possono derivare dalla
regolazione stagionale devono essere considerati e devono essere stimati i loro
impatti ambientali e sociali. Sarebbe consigliabile rivedere l'annuale schema di
gestione di dighe tradizionali per ottimizzarne l'uso in vista dei nuovi
prospetti di rischio di inondazione. Sotto la coerenza delle strategie di
gestione della domanda, l'esperienza californiana con le Banche dell'Acqua
(pubblici mercati d'acqua) può offrire efficaci strumenti per gestire
queste crisi di scarsità.
Detto questo, le strategie di
gestione della
domanda e di conservazione sono gli approcci che offrono le
maggiori flessibilità ed efficienza per gestire periodi di siccità e di rischio
di inondazione.
5. La Nuova Cultura
dell'Acqua , come espressione di una Nuova Cultura di Sostenibilità
Come argomentato sopra, adottare il
principio della sostenibilità implica accettare una sfida etica e
culturale. Considerare e gestire questi ecosistemi come semplici canali d'acqua
o riserve d'acqua è inaccettabile, come sarebbe inaccettabile considerare le
foreste come semplici riserve di legna.
5.a Ecosistemi dell'acqua: Il Patrimonio
della Biosfera sotto la pubblica responsabilità
Al di là degli usi economici e dei servizi
ambientali forniti dagli ecosistemi dell'acqua, si potrebbe anche essere
coscienti del ruolo vitale che essi giocano nella biosfera per ciò che riguarda
la vita sia sulla terra che nel mare. Essi dovrebbero perciò essere considerati
come Patrimonio della Biosfera : Inoltre, poiché l'acqua dolce del
continente è essenziale alla vita sia per gli esseri umani che per la natura
come insieme, la gestione di fiumi, falde acquifere, laghi e terre irrigue deve
essere responsabilità sia delle comunità stesse che delle istituzioni pubbliche,
locali, regionali, nazionali ed internazionali, allo scopo di garantire una
gestione equa e sostenibile sulla base del coinvolgimento congiunto.
5.b Ri-focalizzare concetti e
prospettive
La diversità climatica
è stata
tradizionalmente vista come un problema di “squilibri idrologici ”, in
termini di tempo e spazio, introducendo concetti come bacini fluviali o regioni
“in eccedenza ” o “in disavanzo” . Da questa prospettiva, le
tradizionali strategie dell'offerta hanno promosso importanti
infrastrutture idrauliche in nome di un supposto interesse generale ,
raramente contrastate usando criteri di razionalità economica, sociale ed
ambientale.
Attraverso la
Nuova Cultura dell'Acqua , la diversità climatica è vista come la salute dell'ambiente. Riconoscere ed
avvantaggiarsi delle opportunità fornite da questa salute in ogni regione,
accettando anche i limiti che questo impone, è la chiave al progetto dei criteri
di sviluppo sostenibile in ogni contesto geografico. Così come sarebbe
privo di senso discutere di un deficit strutturale della luce del sole nei paesi settentrionali o di
squilibri orografici (montagne) in aree
con un corrispondente deficit di aree di superficie piane, coltivabili , è anche privo di senso intendere la diversità della piovosità come uno
squilibrio da correggere attraverso finanziamenti e sussidi pubblici,
qualunque sia il costo.
Il concetto di
squilibrio idrologico ,
presentato come un'ingiustizia di natura , ha portato ad un concetto
etico di solidarietà da parte delle regioni ricche di acqua o di bacini
di fiume verso quelle che hanno minori risorse d'acqua. Questo concetto,
tuttavia, è spesso usato in maniera demagogica, nel promuovere di solito il
trasferimento delle risorse da regioni meno sviluppate ad altre più ricche,
aggravando squilibri regionali e sociali.
|
Il
concetto di scarsità . Sulla costa
dell'Almeria, in Spagna, una delle aree meno piovose d'Europa, l'uso
della grande falda acquifera Dalias ha permesso un grande sviluppo
economico. Oggi ci sono circa 27.000 ettari di serre ed un'industria
turistica imponente che hanno condotto a gravi problemi di scarsità
dovuti allo sfruttamento turistico abusivo della falda acquifera, con un
consumo medio più alto di 3,000/l a persona al giorno, e si richiedono
sempre nuove risorse. |
La
scarsità deve essere intesa come una
condizione creata nella maggioranza dei casi per ragioni socio-economiche, e non
come una mancanza di risorse fisiche. Problemi di scarsità sono causati di
solito dall'uso abusivo ed insostenibile dell'acqua, risultante dai progetti su
larga scala per sviluppo economico, piuttosto che per uso di base da parte di
una popolazione. In tali casi, la scarsità deve essere gestita usando criteri
appropriati di razionalità economica. Con la Nuova Cultura dell'Acqua proponiamo di dare priorità alla conservazione degli ecosistemi in termini di
ogni specifica situazione climatica, promuovendo lo sviluppo bilanciato e sostenibile ai livelli di bacino d'utenza regionale e/o
fluviale.
5.c Un nuovo concetto di qualità
Dobbiamo concettualizzare e valutare l'acqua non
come una semplice risorsa produttiva ma come un assetto eco-sociale
, dove la radice “ eco ” esprime valori sia economici che
ecologici. Per la gestione dell'acqua questo implica un cambiamento da
un approccio basato sulla risorsa ad uno basato sull'ecosistema
, che è molto più complesso. La nuova Direttiva Quadro sulle Acque europea
accetta questa nuova prospettiva.
Recuperare il
buono stato ecologico di
questi ecosistemi richiede preservare la qualità fisica e chimica dell'acqua e
prendersi cura della salute degli ambienti. Un fiume vivo, con la sua
biodiversità, assicura un ciclo naturale di auto-purificazione e rigenerazione
attiva, efficiente. Allo stesso modo, la buona conservazione morfologica dei
corsi dei fiumi, coi loro ecosistemi rivieraschi ed adeguati schemi di flusso,
preserveranno essenzialmente la funzionalità di questi corsi di fiume entro le
dinamiche fluviali ed il buono stato ecologico dei fiumi.
Da questa prospettiva, il principio che
l'inquinatore paga è insufficiente. E' essenziale sviluppare nuovi approcci
per prevenire l'inquinamento alla fonte : è molto più economico evitare
l'inquinamento o la contaminazione che bonificare.
5.d Nuove strategie basate sul risparmio
d'acqua e gestione della domanda
La Nuova Cultura dell'Acqua propone un
cambiamento lontano da raggiungere verso modelli basati su strategie di gestione della domanda
e di conservazione . La chiave essenziale
per questi nuovi modelli risiede nel riconoscimento e nell'accettazione dei
limiti della sostenibilità degli ecosistemi per i quali le strategie di gestione della domanda
diventano strumenti decisivi.
|
Efficienza sull'uso dell'acqua
. Il
margine per migliorare l'efficienza dei diversi usi dell'acqua è enorme:
• Nella maggior parte dei sistemi di fornitura di
acqua cittadini, i livelli di perdita superano il 30 per cento. Le
tecnologie disponibili permettono che queste perdite si riducano a meno
del 10 per cento.
• Le stime sull'area totale irrigata nel mondo variano
ampiamente. Tuttavia, appare chiaro che nella maggioranza dei casi la
terra irrigata raggiunge a malapena il 50 per cento di efficienza.
L'adeguata modernizzazione dei sistemi di irrigazione sviluppati negli
ultimi 60 anni ci porterebbero a livelli di efficienza dell'80 per
cento. |
Proteggere e migliorare l'efficienza, per mezzo
dei processi di modernizzazione, deve condurre a rilasciare il 20 per cento
dell'acqua estratta attualmente dal naturale ciclo dell'acqua del continente e
renderla disponibile per altri usi. Ma questi processi di modernizzazione,
specialmente nell'irrigazione, pongono non soltanto una sfida tecnologica ma
anche importanti sfide sociali, politiche e persino culturali. Modernizzare gli
approcci di gestione, cambiare le mentalità e realizzare nuove strategie di
prezzo, sono alcune delle chiavi. Un'altra sfida è di natura finanziaria:
sebbene in molti casi questi investimenti siano proficui dal punto di vista
delle dinamiche di mercato ordinarie, talvolta la modernizzazione di strutture
di acqua urbana e sistemi di irrigazione, specialmente nei paesi in via di
sviluppo, ha bisogno e merita sostegno finanziario da parte di istituzioni
pubbliche nazionali ed internazionali.
5.e Partecipazione a livello cittadino
come chiave al buon governance dell'acqua
Stiamo assistendo attualmente ad un complesso
processo di globalizzazione nel quale le pubbliche istituzioni stanno diventando
deboli: le conquiste dello stato sociale (ampiamente sviluppato in
Europa) vengono contestate: l'ineguaglianza sta crescendo; i principi
democratici sembrano essersi indeboliti di fronte ai maggiori poteri economici
transnazionali e alle leggi del mercato … La sfiducia pubblica sta crescendo, e
gravi problemi di governance stanno comparendo. La percezione che il
potere reale sia strutturato intorno alle maggiori compagnie transnazionali, al
di sopra di governi e parlamenti, indebolisce la fiducia nelle istituzioni
democratiche. A livello internazionale, le UN stanno lasciando la leadership
nelle mani di istituzioni finanziarie, quali la Banca Mondiale e
l'organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) in tutto il mondo. Sebbene queste
istituzioni siano di natura pubblica, godendo del sostegno formale dei governi,
esse necessitano di un collegamento che darebbe loro legittimità agli occhi di
una società nella quale c'è una crescente convinzione di dipendenza da elite
finanziarie internazionali.
Ogni tentativo di garantire la
governance
nelle aree chiave, come la gestione dell'acqua, richiede una forte
partecipazione a livello cittadino. La Convenzione di Aarhus costituisce un impegno su questioni ambientali che definisce un concetto di
partecipazione pubblica attiva intesa come partecipazione pro-
attiva e non soltanto reattiva . Sulla questione dell'acqua,
bisogna dare spazio ai nuovi partner sociali che hanno creato questo movimento
per una Nuova Cultura dell'Acqua negli ultimi anni; il movimento
ecologico, gruppi di quelli colpiti da opere idrauliche su larga scala,
organizzazioni di fruitori e consumatori, unioni, associazioni di quartiere etc.
D'altra parte, questa sfida di governance, insieme con quella dell'accettare
nuovi approcci di gestione sostenibile a livello di bacino fluviale, richiede
riforme istituzionali lontane da raggiungere che devono garantire trasparenza,
partecipazione cittadina pro-attiva ed approcci interdisciplinari.
5.f Gestione integrata e nuove
tecnologie
Nel 1992 la
Conferenza di Dublino sull'Acqua
e l'Ambiente insisteva giustamente sulla necessità di sviluppare approcci
olistici di gestione dell'acqua integrata. Questi nuovi approcci devono
riconoscere ed integrare i valori economici, sociali, ambientali e culturali in
gioco; devono portare a termine la gestione dell'acqua di superficie e
sotterranea, e devono contenere valori quantitativi e qualitativi.
L'eco-idrologia fornisce uno dei più promettenti
settori per il progresso tecnologico nella gestione dell'acqua: essa tenta di
conservare la qualità delle risorse, recuperando la funzionalità degli
ecosistemi, imparando dalla natura stessa ed incorporando adeguatamente la
nostra tecnologia entro le dinamiche fluviali ed il naturale ciclo dell'acqua.
Lo sviluppo di nuove tecnologie ha portato
efficienza migliorata e migliore qualità nella gestione dell'acqua, rendendo il
motto “fare più e meglio con meno ” una realtà. Migliorare l'efficienza
può e deve frenare la degradazione degli ecosistemi, creando un margine di tempo
per il cambiamento in favore di stili di vita sostenibili; ma, alla fine,
dobbiamo accettare la sfida di cambiare i nostri valori attuali ed il nostro
modello di sviluppo.
|
Tecnologia moderne di purificazione
. Le
nuove tecnologie membrana (microfiltrazione, nanofiltrazione ed osmosi
inversa) permettono processi di riuso, purificazione e desalinizzazione
dell'acqua a costi energetici decrescenti che variano da 0.10 a 0.30 €/m3
per purificare acqua salmastra o di cattiva qualità, o persino per
riusare acqua di città, mentre la desalinizzazione dell'acqua di mare
oggi comporta costi al disotto di 0.45€/m3, ed i costi
energetici al di sotto di 3.5kW/m3, con prospettive di scendere al di
sotto di 3kWh/m3, secondo l'Associazione Internazionale di
Desalinizzazione. Nonostante questi costi, spostamenti di grandi fiumi
proposti negli ultimi anni presupponevano costi più alti di 1€/m3
e 4kWh/m3. |
Oltre le tecnologie economiche (aspetti
quantitativi), il progresso più decisivo viene oggi dalle tecniche membrana
(aspetti qualitativi) per desalinizzare e riusare, a costi molto competitivi in
contrasto con le tradizionali strategie idrauliche.
5.g Benessere culturale ed estetico e
valore di tempo libero
Pochi elementi hanno proiettato i valori
simbolici, rituali e metafisici della specie umana nelle sue tradizioni
culturali così emblematicamente come ha fatto l'acqua. Fiumi e laghi sono,
inoltre, nostro patrimonio naturale, che proietta i valori di identità regionale
e collettiva delle comunità che vivono sulle loro sponde e rive da centinaia o
migliaia di anni. Tradizionalmente queste sponde e rive sono state aree di
incontro per vita sociale e benessere fisico, attraverso balneazione, pesca,
navigazione o semplicemente passeggio e contemplazione. Sfortunatamente, nel
corso di pochi decenni, migliaia di chilometri di bellissime rive e sponde sono
andate perdute. Oggi, attraverso questa Nuova Cultura dell'Acqua , si
assiste ad una crescita nei gruppi comunitari che chiedono il recupero dei loro
fiumi ed accettano la sfida di riacquistare e conservare questo patrimonio, con
i suoi valori di identità, memoria, bellezza estetica e qualità della vita
collettive.
5.h Gestione sostenibile ed equa dei
bacini di fiume a più frontiere
Di giorno in giorno, il rischio di conflitti
sull'acqua aumenta. Storicamente, tutte le comunità umane si sono
tradizionalmente installate sulle rive dei fiumi e sulle sponde dei laghi, o nei
paraggi di sorgenti e pozzi. Soltanto in luoghi particolarmente sensibili, e in
circostanze estreme di siccità esacerbata da processi di cambiamento di clima,
possiamo parlare di reali problemi di scarsità fisica nel coprire le necessità
di base delle popolazioni. Di solito, gravi problemi di scarsità sorgono come
risultato di appropriazione abusiva da parte di certi settori sociali o paesi a
detrimento di altri.
Poichè l'acqua dolce è diventata gradualmente
uno strumento di potere e di commercio, le tensioni ed i conflitti
internazionali sull'acqua sono aumentati. L'acqua è uno stendardo con un'enorme
forza simbolica che può essere manipolato per istigare il confronto tra popoli
vicini. Tuttavia, tali confronti non si risolvono mai in soluzioni stabili ed
efficaci nel medio e lungo termine. La Nuova Cultura dell'Acqua è una
cultura di pace, basata sui valori di dialogo e coinvolgimento. E' urgente che
le Nazioni Unite diano impulso a legislazione ed istituzioni con l'autorità e le
risorse necessarie per fare mediare i conflitti internazionali sull'acqua e
approvare risoluzioni obbligatorie, se applicabili. Si tratta, essenzialmente,
della questione di promuovere un ordine legale internazionale che garantirà le
basi della gestione sostenibile ed equa dei bacini di fiume al di sopra dei
confini nazionali. Garantire la sostenibilità degli ecosistemi e la
conservazione del naturale ciclo dell'acqua, da una parte, ed assicurare un'equa
distribuzione di risorse disponibili dall'altra, sono due sfide strettamente
legate.
5.i “Acqua virtuale” e suo potenziale
L'” acqua virtuale
” di un prodotto è
l'acqua usata effettivamente per produrlo. Il fatto che è più economico
trasportare il cibo (o altri prodotti la cui produzione richiede molta acqua)
che l'acqua necessaria a produrre le merci, può condurre a promettere soluzioni
a problemi di scarsità in paesi con un clima arido o semi-arido. Conservare
l'acqua per produrre merci con valore aggiunto più alto, pur importando merci
che richiedono un intenso uso d'acqua, incrementerebbe l'efficienza economica
nell'uso di acqua disponibile. Tuttavia, queste strategie devono essere
incorporate entro prospetti di prezzi energetici più alti e restrizioni di
trasporto rispetto alle emissioni di CO2. Inoltre, i ritmi di
trasformazione introdotti dalle dinamiche di mercato possono abbattere le reti
sociali e produttive nelle aree rurali, generando gravi impatti sociali.
Sfortunatamente, pressioni verso politiche
internazionali unilaterali stanno indebolendo la fiducia di molti paesi in
questo tipo di strategie. Poiché l'embargo sulle merci di base (specialmente
cibo) può essere usato come un'arma contro ogni paese, la questione sul
mantenimento della sovranità nazionale sta guadagnando forza e sta così
debilitando la fiducia nelle strategie basate sul commercio dell'acqua
virtuale .
In ogni caso, l'acqua virtuale deve essere
scambiata attraverso procedure che impediscano lo scarico ambientale .
Se la WTO continua a non considerare i valori ambientali, la disponibilità della
poco costosa acqua per la crescita economica nei paesi in via di
sviluppo, privi di regolamentazione ambientale, può condurre all'uso sempre più
abusivo ed insostenibile dell'acqua.
5.j Una nuova etica nella gestione
dell'acqua: valori in gioco,diritti e priorità
La discussione del valore dell'acqua spesso
porta a confusi dibattiti e promuove approcci demagogici. Infatti, le funzioni e
gli usi diversi sono relativi a così tante differenti misure di valore che
abbiamo bisogno di distinguere diverse categorie allo scopo di stabilire
appropriate priorità, diritti e criteri di gestione. La classificazione di acqua
dolce in acqua “verde” e “blu”, introdotta dal Consiglio Mondiale dell'Acqua
, è insufficiente. Ciò che appare necessario è un'accettazione di un chiaro
ordine di priorità da un punto di vista etico.
Acqua per la vita , per quanto riguarda le sue funzioni di base di fornire la
sopravvivenza sia agli esseri umani (individualmente e collettivamente) che a
tutti gli altri esseri viventi in natura, deve essere riconosciuta come alta
priorità e garantita efficacemente dal punto di vista dei diritti
umani .
Acqua per scopi di interesse generale
, per quanto riguarda le sue funzioni di preservare la
salute e la coesione sociale, deve essere classificata al secondo livello di
priorità, sotto una gestione responsabile e socialmente efficiente , in
relazione ai diritti sociali dei cittadini e all'interesse generale della
società.
Acqua per la crescita economica , per quanto riguarda le sue funzioni di legittimo sviluppo
economico in relazione alla produzione e all'interesse privato, deve essere
riconosciuta ad un terzo livello di priorità, in connessione con il diritto
individuale di tutti di migliorare la propria qualità di vita, e deve essere
gestita efficacemente secondo principi di razionalità economica .
Infine, l'illegittimo - se non esplicitamente
illegale - uso di produzione di base dell'acqua sta aumentando. Lo sfruttamento
abusivo delle falde acquifere o l'uso irresponsabile seguito dai rifiuti
inquinanti sono esempi di ciò. Tali usi devono semplicemente essere evitati
attraverso la rigorosa applicazione della legge.
6. Acqua per la vita
6.a Accesso all'acqua sana come Diritto
Umano
Nei paesi evoluti, le misure igieniche e la rete
fognaria, inclusa la disponibilità di affidabili sistemi pressurizzati e
tecnologie di trattamento, offrono una riserva di acqua sana a tutti. Questo non
è il caso della maggioranza dei paesi in via di sviluppo dove, negli ultimi
decenni, la realizzazione accelerata del modello urbano-industriale ha portato a
gravi crisi di salute nelle quali l'acqua è diventata il principale vettore di
malattie. Questo è strettamente legato alla crisi delle risorse rurali ed ai
movimenti migratori di massa verso aree urbane (spesso aggravati da guerre e
conflitti), la crescita della popolazione, l'ineguale distribuzione di benessere
e l'aumento della povertà, l'irresponsabilità nell'eliminazione di rifiuti
urbani ed industriali ed altri fattori. Contro questo panorama, è necessario
rivedere l'inefficienza e la mancanza di volontà da parte delle istituzioni
internazionali nello sforzo di risolvere questi problemi.
La scarsità d'acqua è spesso presentata come il
problema più grave del 21° secolo. Il problema, tuttavia, non è strettamente di
scarsità in termini di quantità ma piuttosto di qualità. Stiamo, infatti,
assistendo alle tragiche conseguenze di una delle più gravi crisi ecologiche mai
conosciute dall'uomo: la crisi ecologica degli ecosistemi dell'acqua del
continente .
|
Salute pubblica ed accesso all'acqua pura
. Circa 10.000 persone al giorno muoiono, principalmente
bambini, a causa della mancanza di acqua sana e misure igieniche. Se non
vengono presi a questo riguardo impegni seri ed efficaci, i pronostici
indicano che il problema peggiorerà, con stime di 4 miliardi di esseri
umani privi di acqua pulita per il 2025. Questo ha una speciale
importanza per le donne, che sono quelle che di solito portano l'acqua,
si prendono cura di coloro che si ammalano a causa di epidemie portate
dall'acqua e spesso non sono autorizzate a prendere decisioni importanti
sull'acqua. |
La scarsità d'acqua è spesso presentata come il
problema più grave del 21° secolo. Il problema, tuttavia, non è strettamente di
scarsità in termini di quantità ma piuttosto di qualità. Stiamo, infatti,
assistendo alle tragiche conseguenze di una delle più gravi crisi ecologiche mai
conosciute dall'uomo: la crisi ecologica degli ecosistemi dell'acqua del
continente.
A lungo termine, la soluzione deve essere
incentrata sulla radice del problema: recuperare il buono stato ecologico
degli ecosistemi dell'acqua. Tuttavia, nel breve e medio termine, dobbiamo
fornire le risorse necessarie a garantire l'accesso all'acqua potabile a tutti:
sistemi di pressurizzazione, clorurazione, misure igieniche e raccolta ed
eliminazione fognaria sana. Il problema principale si basa sul garantire gli
investimenti necessari, per costruire, modernizzare, e conservare reti e
sistemi, specialmente nei distretti urbani più poveri, e sul garantire sistemi
decentralizzati ed efficaci nelle aree rurali. Si calcola che l'1 per cento
degli attuali bilanci militari sarebbe sufficiente a finanziare la “rivoluzione dell'acqua di rubinetto e potabile
”. E' pertanto un problema
di volontà politica da parte dei governi dei paesi fiduciari stessi, così come
dei governi dei paesi più ricchi e delle istituzioni internazionali, poiché essi
devono affrontare l'intera responsabilità.
Recentemente, l'accesso all'acqua potabile ed
alle misure igieniche è stato riconosciuto esplicitamente come Diritto Umano
nel Commentario Generale no.15 del Comitato dei Diritti
Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite (2002). Tale
riconoscimento formale chiarisce o rafforza precedenti considerazioni apparse
su: il Piano d'Azione del Mar del Plata (1977); La Convenzione
delle Nazioni Unite per l'Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione
contro la Donna (1979); La Convenzione sui Diritti dei Bambini (1989); e
La Dichiarazione di Dublino sull'Acqua e lo Sviluppo Sostenibile
(1992). Questi principi hanno ispirato il proponimento degli Obiettivi di
Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite di dimezzare la popolazione
mondiale senz'acqua e misure igieniche per il 2015, ed i propri specifici
contributi dell'Europa agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, come
l'Iniziativa dell'Acqua dell'Unione Europea (2002).
6.b Il diritto delle comunità alla
sostenibilità degli ecosistemi
Spesso, la
sostenibilità è considerata
un assetto ampiamente diffuso soltanto in paesi evoluti, e si considera di
solito che lo sviluppo economico dei paesi poveri implichi necessariamente la
degradazione ambientale del suo patrimonio e delle sue risorse naturali come un
inesorabile tributo da pagare. Un tale approccio è falso, ingiusto ed
inaccettabile. Sebbene nei paesi evoluti certe tecnologie inquinanti siano state
usate nel passato, i paesi poveri ed in via di sviluppo non dovrebbero ripetere
gli stessi errori e marginalizzare l'uso di tecnologie e strategie moderne
disponibili oggigiorno. Tuttavia, la mancanza di democrazia alimenta la
possibilità di inquinare senza regole in molti paesi. In questo stesso filone,
dall'approccio della “libera competizione ” stabilito dalla
Organizzazione Mondiale del Commercio, molte compagnie che evitano lo scarico
dei rifiuti inquinanti nelle falde acquifere o nei fiumi nel mondo evoluto si
sentono liberi in questi paesi in via di sviluppo, mettendo in pratica quello
che è conosciuto come “scarico ambientale ”.
Nei paesi in via di sviluppo, dove il sistema
sociale e sanitario è più fragile, la salute e la vita delle comunità dipendono
più direttamente dal buono stato degli ecosistemi dell'acqua. Per questa
ragione, la sostenibilità degli ecosistemi è più preziosa e necessaria
in questi casi. Di conseguenza, attraverso la Nuova Cultura dell'Acqua , è richiesto il riconoscimento dei diritti delle comunità alle loro terre ed
alla sostenibilità degli ecosistemi dai quali la loro esistenza dipende, come un
Diritto Umano Collettivo delle attuali e future generazioni.
7. Acqua per usi di interesse
generale
Lo scopo di certi usi dell'acqua è di produrre
servizi o beni considerati di interesse generale per la società. La fornitura di
acqua urbana e le misure igieniche rappresentano un uso di interesse generale
più significativo; tuttavia usi economici specifici devono anche essere portati
in questa sezione, con dibattito adeguato e consenso sociale.
7.a Servizi di fornitura di acqua
urbana: il dibattito sulla liberalizzazione e privatizzazione
La fornitura di acqua e l'eliminazione
dell'acqua di scarico per mezzo di sistemi di rete fognaria ed adeguate misure
igieniche costituiscono essenziali servizi di base nelle comunità urbane. In
Europa, la forte tradizione “municipalista” ha portato a solidi impegni
collettivi per garantire questi servizi all'intera popolazione, ed ha richiesto
sforzi comuni e maggiori investimenti pubblici per raggiungere un significativo
stato sociale locale .
La disponibilità di acqua di qualità in quantità
illimitate 24 ore al giorno e 365 giorni l'anno per usi svariati ed a livelli
ragionevoli, al di là di soddisfare semplicemente il diritto umano ad una
porzione di base di acqua potabile, è in realtà una conquista di salute
pubblica, benessere e coesione sociale. L'accesso a questi servizi di
interesse generale deve essere riconosciuto e garantito a tutti, come diritti sociali dei cittadini
, basati sulla gestione partecipativa e
responsabile .
Sfortunatamente, l'erosione della cultura
relativa alle questioni pubbliche, le tendenze individualistiche, la
burocratizzazione e le crescenti pressioni internazionali per debilitare le
istituzioni pubbliche, sia politicamente che finanziariamente, hanno prodotto
spesso servizi inefficienti e livelli significativi di irresponsabilità
individuale ed istituzionale. Questi problemi, in ambienti dove esistono
corruzione e povertà, portano a drammatiche situazioni di fornitura d'acqua e
salute pubblica in molti paesi in via di sviluppo.
Negli ultimi decenni, la Banca Mondiale e
l'Organizzazione Mondiale per il Commercio si sono comportati sempre più da
protagonisti in queste questioni, imponendo la deregolamentazione e
privatizzazione dei servizi di fornitura di acqua urbana, seguendo i
principi del libero mercato che governano l'attuale modello di globalizzazione
. Inoltre, la crescente scarsità di acqua di qualità,
insieme con l'inevitabile bisogno di fornitura domestica, assicura una
disponibilità a pagare da parte del pubblico, che motiva le opportunità
economiche di gestire questi servizi.
Tutto questo ha portato ad un dibattito ampio ed
attivo in tutto il mondo sull'opportunità o meno di liberalizzare la gestione
dei servizi di fornitura di acqua urbana, aprendo le chiuse alla privatizzazione
in molti luoghi. In ogni caso, è necessario distinguere tra processi di privatizzazione, liberalizzazione, e deregolamentazione
.
Nel contesto di questa dichiarazione,
privatizzazione potrebbe significare almeno tre cose diverse: la trasformazione
dello statuto legale dell'operatore, la vendita dei beni pubblici di questo
(storico/pubblico) operatore ad attori privati, e la privatizzazione delle
risorse d'acqua (attraverso diritti di proprietà e di uso come le concessioni).
I tre elementi potrebbero essere legati, ma questo non è necessariamente il
caso. Liberalizzazione, a sua volta, significa l'introduzione di meccanismi di
mercato (competizione per o nel mercato). Liberalizzazione e
privatizzazione potrebbero essere legate, ma non ci sono relazioni causali
obbligatorie tra i due processi. Infine, deregolamentazione significa la
riduzione dell'intervento dello stato (legislatura, statuti, etc.). I processi
di liberalizzazione molto spesso implicano re-regolazione, nel senso di nuove
regole e possibilmente un livello più alto dell'intervento dello stato che in
passato ( p.e. creazione di agenzie regolatrici, definizione di obbligazioni di
servizi pubblici, regolazione di accesso a parti terze, prezzi, protezione del
consumatore, composizioni di liti, etc.).
Argomenti a favore della liberalizzazione
dei servizi
Liberalizzare la gestione di questi servizi, e
persino la privatizzazione sul mercato dell'acqua e la sua gestione, sono
giustificati di solito sulla base dei seguenti argomenti:
• Ci sono molti esempi di gestione pubblica
inefficiente, mentre liberalizzazione, deregolamentazione e privatizzazione
sono associate a livelli più alti di efficienza attraverso l'incentivo della
competizione. Un numero di esempi viene spesso fatto per sostenere queste
affermazioni.
• La gestione pubblica è associata
all'inefficienza, mentre deregolamentazione e privatizzazione sono associate
a livelli più alti di efficienza attraverso l'incentivo della competizione.
• La credibilità del settore privato nei
mercati finanziari può accrescere la capacità di investimento per i servizi
e le infrastrutture dell'acqua.
• La crescente complessità dei servizi
dell'acqua richiede capacità tecnologiche che possono essere sviluppate con
maggiore solvibilità dal settore privato.
• L'appropriata
re-regolazione ,
in un contesto di liberalizzazione, garantisce gli obiettivi e le
condizioni del servizio che le istituzioni pubbliche stabiliscono essere di
interesse generale.
• L'indipendenza del regolatore sia dalle
autorità politiche che dagli operatori migliora controllo e qualità.
• Le
Partnership Pubblico-Private (PPP) offrono la possibilità di collaborazione tra il settore privato e le
istituzioni pubbliche senza influenzare il controllo pubblico del servizio.
Argomenti contro la liberalizzazione dei
servizi
Ci sono argomenti contrari che contestano i
pretesi benefici della liberalizzazione e difendono i vantaggi di un sistema di
gestione pubblica modernizzata e partecipativa:
• Ci sono molti esempi di gestione pubblica
altamente efficiente sia nei paesi evoluti che in quelli in via di sviluppo,
e numerosi fallimenti dei processi di liberalizzazione.
• La necessità di usare un'unica rete e la
tendenza a creare sistemi integrati verticali impongono forte rigidità sul
mercato, cosicché si compete soltanto per il contratto (p.e. c'è
competizione per il mercato, non nel mercato) in un
contesto di pochi concorrenti di mercato e periodi di concessione molto
lunghi (p.e. 20-30 anni). Così, tipicamente, si stabilisce un monopolio
naturale, a lungo termine senza competizione.
• Il dominio di pochissime compagnie
transnazionali nel mercato dei servizi idrici privati riduce i molto
apprezzati profitti da una competizione che scarsamente esiste.
• Il potere sproporzionato di queste
compagnie, in contrasto con la debolezza finanziaria di molte istituzioni
pubbliche locali, accresce il ben noto fenomeno di “cattura regolatrice
”.
• I diritti di riservatezza delle compagnie
private creano mancanza di trasparenza e rendono difficile il controllo da
parte del pubblico, anche quando esistono enti regolatori sul posto.
• Il settore privato è interessato alla
gestione dei servizi (p.e. incrementare gli aspetti commerciali dell'affare)
ma non a fare investimenti cospicui, a lungo termine (p.e. nel ridurre le
perdite, rinnovare le infrastrutture, etc.), e proteggere le risorse d'acqua
(p.e. introdurre iniziative di gestione della domanda).
• Gli accordi delle partnership
Pubblico-Privato riducono il livello della reale competizione: anche dove
esiste una partecipazione pubblica maggioritaria nella proprietà, il
controllo di gestione viene concesso di solito alla compagnia
transnazionale, che tenderà a bloccare la competizione nei mercati d'entrata
secondari (manutenzione, tecnologia, etc.) nei quali si produce la maggior
parte dell'affare.
• Le compagnie pubbliche che operano in
città medie o grandi possiedono alta capacità tecnologica e funzionano con
economie di scala che garantiscono servizi eccellenti. Nelle aree rurali,
che non interessano il settore privato, queste capacità possono essere
acquisite da organizzazioni locali e regionali.
• Il
libero mercato non è uno
strumento adatto a gestire beni sociali ed ambientali, e certamente non a
proteggere i diritti delle generazioni future.
• Liberalizzazione e privatizzazione
tendono a ridimensionare i diritti dei cittadini a
scelta di consumatori.
• Non c'è bisogno di liberalizzazione e
privatizzazione per migliorare l'efficienza dei servizi. Ci sono modelli
di tariffe , strumenti di “ raffronto economico ”, e persino
formule di mercato pubblico (Banche dell'Acqua), che possono
aiutare a modernizzare la gestione pubblica, incoraggiando così
elementi di competizione, razionalità e flessibilità economica.
|
Monopolio privato
. “Quando c'è il
rischio che la privatizzazione possa creare un monopolio, è meglio
lasciare i servizi nelle mani dello Stato [ …si riferiva ] al caso della
Russia, un paese che negli ultimi anni ha dato una delle peggiori
rappresentazioni, in termini sociali, come esempio di processi di
privatizzazione che non sarebbero mai dovuti avvenire ( Vinod Thomas,
Direttore della sede brasiliana della Banca Mondiale, riportato a Folha
de Sao Paulo, Brazil, 21 settembre 2003, p.B3). |
Consapevoli del fatto che questa dichiarazione
può non riflettere le estese posizioni tenute dalla comunità scientifica e
tecnica, lanciamo una gamma di proposte e suggerimenti diversi che noi, i
co-firmatari di questa dichiarazione, sosteniamo:
1. A prescindere dal modello di gestione
adottato in ogni regione, i diritti umani devono essere garantiti,
così come i diritti sociali dei cittadini al benessere e alla coesione
sociale, e questi devono essere posti al di sopra dei criteri di redditività
controllata dal mercato. Tuttavia, i servizi idrici essenziali devono essere
riconosciuti come un servizio di interesse pubblico generale , non
un servizio di interesse economico (p.e. il dibattito in corso a livello
dell'Unione Europea scaturito dall'iniziativa di Bolkenstein). I cittadini
dovrebbero essere consapevoli sia dei loro diritti che dei loro doveri in
questo campo (p.e. le tariffe dell'acqua dovrebbero riflettere sempre di più
i valori multidimensionali dell'acqua, e questo può essere raggiunto
legittimamente soltanto attraverso il dibattito pubblico).
2. La questione della liberalizzazione è di
tale grandezza ed importanza che richiede un ampio dibattito nella società
come insieme, al di là del livello di discussioni in uffici, consigli
comunali o parlamenti. La liberalizzazione di un servizio vitale come
l'acqua impone impegni a lungo termine, lontani da raggiungere, ragione per
cui consideriamo che dovrebbe essere garantito un ampio processo di
dibattito pubblico. Questo richiederebbe una partecipazione pubblica
significativa, se fosse necessario anche indicendo un referendum o altre
forme di decisione comune disponibili.
3. Garantire l'accesso all'acqua potabile ed
alle misure igieniche a tutti gli individui e le comunità nel mondo, come
diritto umano , implica una sfida di investimento e finanziamento
che deve essere accettata da governi locali, regionali e nazionali e da
istituzioni internazionali. Non è ottimale assegnare una tale responsabilità
al mercato a causa della sua intrinseca prospettiva a breve termine sul
ritorno dell'investimento (bisognerebbe ricordare che in Europa
l'universalizzazione di servizi di interesse generale è stata raggiunta per
mezzo di iniziative del settore pubblico basate su tassazione, sussidi e
politiche relative al “denaro a basso costo”).
4. Che ci sia o no privatizzazione, ci
devono essere organismi regolatori pubblici rappresentativi, che
assicurino efficacemente la trasparenza e stimolino la partecipazione
cittadina ed il controllo sociale, così come il garantire la conformità agli
obiettivi sociali ed ambientali e livelli di servizio al di sopra degli
interessi privati, politico-partigiani o burocratici.
5. Le istituzioni finanziarie internazionali
e le agenzie di sviluppo dei paesi OECD dovrebbero rivedere le proprie
strategie in questo campo ed abbandonare la loro politica di condizionare il
finanziamento di investimenti di base nell'infrastruttura di servizio
a