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CLAUDIA

Mi sono sempre chiesta il perché la femmina degli animali debba soffrire le doglie del parto non avendo mangiato alcuna mela e se il bue, pensando al suo Dio (?), lo veda cornuto (a sua immagine e somiglianza).

Il prete al quale rivolgevo questi dubbi - della Ragione - cambiava discorso; perchè in difficoltà.

 

LUIGI

Sì, ricordo bene che ci arrovellavano domande del genere, nel corso della nostra fanciullezza.

Alla seconda domanda, ad un certo punto, Senofane di Colofone ci rispose così (e fu una liberazione):

"Omero ed Esiodo hanno attribuito agli dei tutto quello che per gli uomini è oggetto di vergogna e di biasimo: rubare, fare adulterio e ingannarsi... i mortali credono che gli dei siano nati e che abbiano abito, linguaggio e aspetto come loro... gli Etiopi credono che (gli dei) siano camusi e neri, i Traci, che abbiano occhi azzurri e capelli rossi ... ma se buoi, cavalli e leoni avessero le mani e sapessero disegnare... i cavalli disegnerebbero gli dei simili a cavalli e i buoi gli dei simili a buoi ..."

Io conosco una buona giustificazione teologica, filosofica, etica, della sofferenza degli esseri viventi sul pianeta Terra. E forse è tutta più semplice di quanto mai oseremmo ammettere: le creature sono tali, fragili, e pertanto possono vivere nella gioia pur in sofferenze indicibili e, viceversa, soffrire vivendo l'accidente della vita [in quanto procreata e non richiesta da sé medesimo].

ETHOS

La malattia psichica, la malattia fisica, la loro combinazione, l'estroflessione della vulnerabilità sono altrettante vie di un unico cammino. Che conduce alla morte, per chi non crede. All'incontro sperato, per chi crede.

Gli animali non umani pur non avendo coscienza di sé [?] sono tuttavia creature, per caducità e per caratteri. Soffrono diversamente, vedono diversamente, si nutrono differentemente, gioiscono diversamente. Quale mistero custodisce tale teologia? Se non il misterioso, questo si, intrecciarsi e sovrapporsi di esperienze e percezioni. Da un inizio remoto ad un termine ignoto

 

ROSARIA PANETTO

Ritengo sia uno dei più significativi e coinvolgenti testi scritti neli ultimi anni. Assolutamente condivisibile alla luce della Parola: San Paolo = la natura tutta- e quindi anche gli animali - geme in attesa della liberazione dalla caducità della vita terrena. Perchè non comprenderlo? bravo De Benedetti, ancora meglio di Ciò che tarda avverrà. Viva la spiritualità di Bose!

 

Giovanni Rossi - Centro Bioetica animale Milano

Non dimentichiamoci di Adriana Zarri e del suo amore per gli animali. Nel libro intervista Tutto è grazia, edito da Aliberti, tra le altre cose, si parla anche di animali. Riporto alcuni passi che ben evidenziano la concretezza dell’amore per gli animali, per tutti gli animali (con preferenza per i gatti).

Avete presente lo scambio della pace durante la messa? Scrive la Zarri:

Quando durante la liturgia c’è il segno della pace, ci si dà la mano. Se non c’è nessuno vado a prendere la zampina della mia gatta.

A proposito dell’anima degli animali e sulla loro resurrezione, la scrittrice annota:

Sono questioni difficili: i teologi parlano in modo difficile. Ma dobbiamo credere che il mondo animale fa parte del regno di Dio perché quando Dio ha parlato dell’Alleanza per la prima volta l’ha fatta anche con gli animali… È la prima volta che si parla di Alleanza dopo il diluvio. Se gli animali fanno parte dell’Alleanza vuol dire che fanno parte del regno di Dio. Vuol dire che risorgeranno! Penso di sì!

E ritorna sul tema della preghiera:

Al mattino quando faccio la liturgia di solito sono vicino all’altare e vedo la mia gatta, la sua contentezza; il suo affetto è il suo modo di pregare. E allora la tengo lì e preghiamo insieme.

 

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