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"Le direttive anticipate"
IDRATAZIONE E SONDINO, QUANDO LA POLITICA GIOCA CON LA BIOETICA
(tratto
da "Il Secolo XIX"
1 marzo 2009, p.3)
Mentre continuano le
polemiche sulla tragica vicenda di Eluana Englaro—v. la denuncia del padre
per omicidio volontario da parte dell’associazione ‘Verità & Vita’—prosegue
il dibattito sul disegno di legge presentato dal senatore Calabrò sul
testamento biologico. Un disegno di legge per molti aspetti assai
discutibile, come si è rilevato da più parti, ma anche redatto in maniera
singolarmente sciatta, se non scorretta. Mi limito a segnalare una ‘perla’.
Calabrò fa esplicito
riferimento a un documento del Comitato Nazionale per la Bioetica
,‘Dichiarazioni anticipate di trattamento’ , approvato all’unanimità
nel dicembre 2003, per sostenere che intento di tali dichiarazioni è di
<garantire al malato esclusivamente l’esercizio della libertà di decidere
circa quei trattamenti sanitari che, se fosse capace,avrebbe il diritto
morale e giuridico di scegliere>. L’interpretazione fin qui è corretta
sennonché, nel prosieguo, si attribuisce al documento una tesi che esso non
contiene affatto. A proposito del tema oggi al centro del dibattito
politico, relativo alla vexata quaestio dell’alimentazione e
dell’idratazione forzata, si afferma, infatti :<Ne consegue che
l’alimentazione e l’idratazione artificiale non possono essere oggetto di
dichiarazione anticipata di trattamento, trattandosi di atti eticamente e
deontologicamente dovuti, in quanto forme di sostegno vitale, necessari e
fisiologicamente indirizzati ad alleviare le sofferenze del soggetto in
stato terminale e la cui sospensione configurerebbe un’ipotesi di eutanasia
passiva>. Non si può non restare quantomeno interdetti. La conseguenza
logica che dovrebbe, infatti, derivare dal principio di libertà di cura—e
dal correlativo diritto di rifiuto delle cure-- è che qualunque trattamento
o intervento rientri nella disponibilità della persona, indipendentemente
dal fatto che sia ordinario o straordinario, che riguardi l’alimentazione,
l’idratazione etc. Il citato documento del CNB, frutto di una sapiente
mediazione tra laici e cattolici e di una attenta analisi delle questioni
più controverse relative al testamento biologico (come, ad esempio, evitarne
le ambiguità, quali indicazioni possano esservi contenute, quale
affidabilità e quale vincolatività siano da riconoscergli, etc.), giunge a
conclusioni del tutto differenti da quelle arbitrariamente dedotte da
Calabrò. Esso resta, infatti, su un piano di dichiarata neutralità,
individuando le due posizioni che possono, a pari titolo di legittimità,
essere sostenute in sede bioetica: quella che sostiene che <al paziente va
riconosciuta la facoltà di dare disposizioni anticipate circa la sua volontà
di accettare o di rifiutare qualsiasi tipo di trattamento> e quella che
ritiene, invece, che <il potere dispositivo del paziente vada limitato
esclusivamente a quei trattamenti che integrino in varia misura forme di
accanimento terapeutico> sicché <non rientrerebbero in tale ipotesi,
interventi di sostegno vitale di carattere non straordinario, né
l’alimentazione, né l’idratazione artificiale>.
Una conclusione, come
si vede, molto articolata e problematica, ben diversa da quell’apodittico
<ne consegue> di cui è così sicuro il senatore che appare o particolarmente
distratto o così fermamente convinto delle sue certezze da esimersi da
un’accurata lettura dei testi che cita.
Se fosse stato un po’
più attento, si sarebbe dovuto accorgere che solo in un documento successivo
del settembre 2005,” L’alimentazione e l’idratazione di pazienti in stato
vegetativo persistente’, approvato peraltro a maggioranza (18 voti
contro 13 contrari e 1 astenuto), si afferma la tesi per cui alimentazione
e idratazione vanno ordinariamente considerate alla stregua di un
sostentamento vitale di base, laddove i dissenzienti riportano i pareri
delle società scientifiche nazionale e internazionale a favore della tesi
opposta, per cui alimentazione e idratazione costituiscono a tutti gli
effetti un trattamento medico e ribadiscono che ogni persona è libera di
decidere, dando disposizioni anticipate, su qualunque intervento le venga
proposto.
E’ un segnale non
poco preoccupante attribuire al Comitato Nazionale per la Bioetica, la cui
funzione istituzionale è di formulare pareri su questioni eticamente
controverse e che è organo ufficiale di consulenza nell’ambito della
Presidenza del Consiglio, una posizione che non ha sostenuto. Si tratta di
una confusione grave che, se non voluta, testimonia la trascuratezza con cui
il disegno di legge è stato redatto, se intenzionale, appare indice della
volontà politica di forzare in una direzione ideologica ben precisa il
dibattito sul testamento biologico.
E’ stato detto che
non si può affrontare con emotività un tema tanto delicato, su cui si
auspica una buona e meditata legge : ma se non si leggono attentamente
neppure i documenti che si citano o, addirittura, li si stravolgono, cosa ci
si può aspettare?
Luisella Battaglia