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COS’E’ MAI LA VITA ?

Antonio Capasso

 

E’ diventato quasi un luogo comune affermare che è un dono (…ovviamente di Dio nell’accezione corrente); però bisogna dire con franchezza che non sempre appare tale per tutti quelli che sono costretti a scavare ogni giorno nell’immondizia per trovare cibo o per coloro che sopportano  quotidianamente sulle loro carni e/o nella loro psiche sofferenze atroci o per quei bambini che subiscono violenze continue e di tutti i tipi ogni “santo” giorno….....

E’ VERAMENTE MOLTO DIFFICILE  VEDERLA COSI’ LA VITA PER QUESTI NOSTRI FRATELLI !

Non è con l’umana pietà che voglio piegarvi alle mie idee, bensì con un ragionamento impregnato di sane emozioni.  Sono convinto anch’io che la vita è un dono di Dio (non sempre dei genitori spesso sbadati  o presi da tutt’altre intenzioni!!); ma l’alito divino non può essere considerato solo creatore di: capacità respiratoria, pulsazioni cardiache, contrazioni muscolari etc..; la vita che Egli ci ha donato è molto complessa e ricca di emozioni, sensazioni, capacità e possibilità ed è anche  indissolubilmente legata alla morte:

DIO NON CI HA CREATO VEGETALI, MA ESSERI PENSANTI, DOTATI DI CREATIVITA’, SENTIMENTI E  CAPACI DI SCEGLIERE  IL PROPRIO DESTINO!

Questo “alito divino”,  dunque, va difeso a tutti i costi e con tutte le nostre energie, lottando, anche contro altri nostri simili, per difenderne la dignità e la  libertà di esistere.

Ma se non è lecito, come ritengo, privarsi della vita, è forse giusto sostenere quest’ultima a tutti i costi, anche quando è ridotta a  mera vita vegetativa? O non è forse più  umano, più etico, più  dignitoso e soprattutto più rispettoso del volere di Dio accettare anche l’altro aspetto del dono ricevuto, cioè la morte, spesso dimenticata tra le pieghe di una attività  frenetica e illusoria?

Come si può ben intuire il mio riferimento è al dibattito tuttora aperto (anche in maniera cruenta con la recente interruzione della ventilazione polmonare a Welby) su accanimento terapeutico ed eutanasia, da molti anni oggetto di discussioni e polemiche e che oggi si rende assolutamente inevitabile normare con una legge ad hoc.

E’ DAVVERO UN’ERESIA PER NOI CATTOLICI AFFERMARE CHE ACCANTO AL RISPETTO PER LA VITA DOBBIAMO PORRE ANCHE IL RISPETTO PER LA MORTE?

Per il caso Welby è stato scomodato anche il Consiglio Superiore di Sanità che ha affermato che nella fattispecie non si riscontrava l’ipotesi di accanimento terapeutico. Ad un  semplice medico come me tutto ciò pone degli interrogativi: l’intervento terapeutico non deve forse servire a rimuovere uno stato di malattia e/o a migliorare la qualità della vita del paziente? Perché non deve essere considerato un accanimento allorché serva soltanto a procrastinare uno stato vegetativo o semivegetativo, senza alcuna possibilità di guarigione o di miglioramento delle condizioni del paziente?

La nostra Costituzione, come già ripetuto in tante altre occasioni, tutela con l’art. 32 la libertà del cittadino di accettare o rifiutare un determinato trattamento terapeutico, salvo che questo non sia imposto dalla legge!

VOGLIAMO COMINCIARE DA QUI PER  LEGIFERARE IN  MATERIA?

 

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