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FORUM "Le direttive anticipate"

 

DIBATTITO

MARIO COLTORTI

Ho letto con molta attenzione le considerazioni di Prodomo sulle direttive anticipate che, premetto, condivido in larghissima parte, anche per quanto si riferisce alle "ambiguità " del testo, che limiterebbero il concetto ed il valore di autonomia dell'individuo.

Fatta questa precisazione, io vorrei tuttavia che fossero dibattuti alcuni aspetti preliminari che ritengo fondamentali per dare una base concettuale concreta e non equivoca alle direttive anticipate, quali che siano le modalità con cui queste vengano manifestate. Questi aspetti riguardano: 

- il reale significato e le basi concettuali della vera "autonomia" dell'individuo, inquadrata a sua volta alla luce di una chiara definizione dei concetti e dei significati di "libertà" e di "verità" per ciascun individuo, anch'essi sulla base 

a) della reale conoscenza che ciascuno ha di sé; 

b) di una consapevole ed approfondita analisi e  valutazione dei possibili eventi futuri per i quali egli ritiene di dare direttive anticipate circa che cosa fare o non fare;

- la possibile valenza reale della proiezione di "sé" in una situazione tuttora non sperimentata né prevedibile in modo certo come si realizzerà e come interferirà con un "sé" certamente diverso da quello che è hic et nunc;

- la possibile uguaglianza o diversità di quel che "io" sono oggi rispetto a quello che "io" sarò domani, dopo aver accumulato una serie di esperienze, sia pratiche sia di pensiero,  che attualmente non so prevedere, le quali potrebbero modificare in modo rilevante i miei assetti mentali, le mie capacità decisionali  e le mie reattività emozionali (vorrei citare, come non del tutto non pertinenti a questo riguardo, i due libri di J. LeDoux "Il Cervello Emotivo" (1998)  ed "Il Sé sinaptico"(2002) come spunto di meditazione su questo aspetto).

La complessità (e per certi versi l'ambiguità) del problema è sottolineata da un articolo su Brit. M.J., 327,1011, 2003, di cui purtroppo non ho potuto leggere l'originale, ma solo un abstract su uno dei recenti numeri di "Medico e Paziente" e che potrebbe valere la pena discutere, dopo aver letto l'originale.

Questo contributo non vuole esprimere disaccordo sulle direttive anticipate, bensì contribuire ad aprire una discussione su problemi di fondo, utile per evitare prese di essere accusati di posizione semplicistiche o preconcette, che potrebbero ridurne il reale significato e valore.

Mi auguro che esso possa essere di qualche utilità per un dibattito aperto su aspetti che presentano tuttora non risolte controversie concettuali, indipendentemente dalla posizioni di ciascuno di noi.


 

RAFFAELE PRODOMO

Condivido sicuramente le osservazioni di Coltorti. Tuttavia, penso che spostare la discussione su temi come la verità, l'autonomia e l'identità personale possa essere dispersivo. Non che non siano problemi importanti e interessanti, ma siccome, purtroppo, sono anche molto controversi filosoficamente, rischieremmo di addentraci in discussioni che ci allontanerebbero dalla questione delle direttive anticipate. Se vogliamo mantenerci nell'ambito della discussione etico-politica, dovremo necessariamente, a mio avviso, dare per acquisito alcune cose:

A) che la verità sia un risultato in qualche modo raggiungibile, anche se sempre in maniera perfettibile, dall'uomo;

B) che gli individui siano in qualche misura liberi e autonomi nelle loro scelte esistenziali (almeno nel senso che possono scegliere tra corsi alternativi di comportamenti);

C) che ci sia un minimo di continuità e identità personale che consenta la responsabilità morale e giuridica.

Mi rendo conto che si tratta di assunzioni molto deboli e criticabili sul piano teorico, ma esse sono la premessa indispensabile perché i nostri discorsi quotidiani abbiano senso. Senza di esse, infatti, discorsi relativi a impegni e riconoscimenti verso gli altri (dall'appuntamento per andare a mangiare una pizza, ai contratti, al valore dei titoli di studio) sarebbero privi senso e vanificati alla base.


 

GIORGIO BERCHICCI

Abbiamo tutti avuto notizia dalla stampa nazionale dei due recentissimi casi occorsi a due signore, l'una a Milano ma siciliana di origine l'altra a Sanremo, affette da gangrena al piede come complicazione di un diabete mellito, che per salvarsi la vita avrebbero dovuto subire l'amputazione del piede, e che hanno rifiutato l'intervento decidendo di volersi lasciar morire. E tutti abbiamo potuto partecipare, sia pure in termini intenzionali ed emozionali, alla ampia e variegata discussione che si è accesa intorno a queste due vicende penose. Forse sono stato un lettore distratto, ma non mi sembra che qualcuno si sia domandato che diritto avevano i medici milanesi e quelli di Sanremo di comunicare alla stampa, con tutte le più dettagliate spiegazioni, cosa stava accadendo alla signora di Milano; mentre proprio il caso milanese ha reso possibile, a mio parere, l'immediato intervento del procuratore della repubblica a Sanremo a stabilire l'incapacità di intendere e di volere della donna sanremese con successiva facilitazione di richiesta di trattamento sanitario obbligatorio dai parte dei parenti. Nè ho avuto notizia di un procedimento disciplinare aperto dall'Ordine dei Medici di Milano nei confronti di chi aveva diffuso la notizia alla stampa.

Questa lunga introduzione, apparentemente poco consonante con il tema in discussione delle direttive anticipate, pone però l'accento sul rispetto per l'autonomia del paziente che i medici dovrebbero avere e che spesso non hanno. Ho il timore che le direttive anticipate, anche se redatte in modo perfetto dal paziente e dai suoi aiuti - tra cui ci dovrebbe essere, secondo me, il suo medico di base come fiduciario (e, quindi, concordo pienamente con quanto espresso dalla Professoressa Renata Gaddini, come riportato in una nota del documento del CNB)- vengano poi disattese nell'ambito di strutture ospedaliere dove c'è sempre qualcuno che capisce di più e non ritiene di dover ottemperare a quanto redatto perché, magari, non sa quale DRG applicare o ne deve applicare uno meno conveniente per l'Azienda.

Ancora, sono rimasto un po' sconcertato pochi giorni or sono, nel corso del primo incontro della Commissione Nazionale di Bioetica della FNOMCeO, quando un componente della stessa, nella sua qualità di Titolare di una Clinica Universitaria, manifestava la necessità di "semplificare" la raccolta del consenso informato in quanto i suoi aiuti avevano tante cose da fare e spesso dimenticavano di pensare anche a quello.

In buona sostanza, non vorrei che il nobilissimo tentativo di definire una volta per tutte che l'autonomia decisionale del cittadino (e non a caso uso questo termine) è un valore da rispettare vanificasse nelle plaghe di una quotidianità nella quale l'elaborazione teorica concettuale non viene vista di buon grado: come a dire, lasciateci lavorare, e andate a discutere altrove!


 

RAFFAELE PRODOMO

L'invito a "non disturbare il manovratore" viene sempre da parte degli autoritarismi di tutti i tempi. Non c'è da stupirsi quindi che la parte autoritaria del mondo medico che si cela dietro un paternalismo di facciata, sia contraria in modo sottilmente capzioso a tutti gli allargamenti e i potenziamenti dell'autonomia del paziente, bollati come poco più di una perdita di tempo. Proprio per questo, tuttavia, credo sia opportuno da parte nostra stimolare la discussione sul discorso delle direttive anticipate. Lo spunto offerto dal documento del CNB è solo un punto di partenza per elaborare un pensiero comune su uno strumento giuridico che, con tutte le sue imperfezioni, va sicuramente nella direzione giusta (nonostante le ambiguità che nel mio precedente intervento ho rilevato nel testo).

 


GIORGIO BERCHICCI

L'adozione continua del consenso informato è patrimonio di pochi ( non so se ti è capitato di leggere una cartella clinica dei Gemelli di Roma: il c.i. è ridotto all'anestesista che propone un modulo prestampato mentre il chirurgo non compare neanche ), e che non è una pratica in più da fare o una carta in più da riempire: non vogliono capire (o forse lo capiscono benissimo e per questo sono contrari) che qui si tratta di una "cultura"diversa che si basa sulla considerazione che il rapporto medico paziente non può più essere una relazione asimmetrica ma un rapporto tra uguali.

Quindi le direttive anticipate rischiano di essere accolte male da operatori della sanità che non ancora hanno maturato completamente il consenso informato.

 

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