
MANIFESTO
PER LA LIBERTA’ DI PROCREARE
(Consulta di
Bioetica e Centro Studi Politeia)
Da
tempo sono disponibili nuove tecniche di procreazione assistita, che in molti
paesi sono state disciplinate con leggi e regolamenti. In Italia ciò non è
avvenuto, soprattutto perché la parte preponderante della cultura cattolica ha
avversato l'impiego di quelle tecniche e ha temuto che qualsiasi intervento ne
fosse una legittimazione anche soltanto indiretta. Questo orientamento è stato
seguito (o subito) da quasi tutte le formazioni politiche.
Le conseguenze sono state gravi, perché nel nostro paese non si sono garantite
le condizioni minime di sicurezza sanitaria e sociale per le persone che finora
hanno utilizzato la fecondazione assistita. Si sono anche sollevati scandali su
alcuni casi clamorosi e discutibili, dando l'impressione che in Italia ci sia un
"Far West procreativo"; un buon pretesto per invocare una legge
severa, come se il disordine fosse dovuto alle tecniche mediche in sé e non
alla mancanza di regolamentazione volta a prevenire eventuali abusi.
La fecondazione assistita è stata messa a punto come rimedio alla sterilità, e
in quanto terapia essa non dovrebbe suscitare riserve in nessuno. Oltre a essere
un rimedio alla sterilità individuale o di coppia, la fecondazione assistita
apre anche altri orizzonti: per esempio, permette a una coppia che sia
portatrice di rischi genetici di generare un bambino sano, e consente a una
donna sola di generare un figlio al di fuori di un rapporto sessuale. A nostro
giudizio queste prospettive vanno esaminate con attenzione e senza prevenzione.
Esse consentono di prestare aiuto a chi incontra difficoltà procreative, di
evitare ai nascituri malattie gravi e incurabili e separando la procreazione
dalla sessualità consentono alla maternità di sperimentare vie diverse da
quelle tradizionali. Del resto, secondo il diritto vigente, quella legittima non
è l'unica famiglia riconosciuta e la relazione tra genitori e figli è comunque
protetta anche al di fuori del matrimonio:unioni di fatto e figli nati fuori da coppie sposate pretendono e hanno
riconoscimenti sempre più ampi.
E' difficile sostenere che sempre e comunque la presenza di due genitori
legalmente sposati costituisca una garanzia per la buona crescita dei figli: la
nascita da una coppia sposata non mette di per sé i figli al riparo da
eventuali traumi e conflitti. E se è vero che a volte i figli concepiti
naturalmente sono visti come un ostacolo alla libertà individuale o di coppia,
nel caso di fecondazione assistita, dove i figli sono fortemente voluti, la loro
nascita è spesso l'esito di un progetto tenacemente e consapevolmente
perseguito. Pertanto le tecniche di procreazione assistita non danneggiano la
qualità della relazione tra genitore e figlio e rendono invece possibili
nascite che altrimenti non ci sarebbero: esse sono perciò nell'interesse del
nato, che riceve la vita in un contesto umano solitamente pronto ad accoglierlo.
Alla legge spetta il compito di tutelare gli interessi dei bambini garantendo
stati familiari certi e protetti. Invece l'imposizione di forti vincoli
all'accesso alle tecnologie di procreazione assistita (per esempio alle donne
sole) costituisce una minaccia per la libertà di procreazione, uno dei diritti
fondamentali della persona, perché la decisione di procreare (o di non
procreare) ha un ruolo centrale circa il significato della vita della persone,
la loro dignità e il loro senso di identità. Che quel diritto venga esercitato
"naturalmente" o "artificialmente" non costituisce, di per sé,
una distinzione di principio dominante.
Per giustificare una regolamentazione restrittiva della procreazione assistita
si è sostenuto che le nuove tecnologie costituiscono un grave pericolo per
l'umanità, perché aprono la strada all'oggettivazione o addirittura alla
mercificazione della persona umana. Chi lo desidera, può vedere nella donazione
di ovuli e spermatozoi una profanazione, nella disponibilità a ospitare nel
proprio utero un embrione altrui un atto alienante, e deve essere libero di fare
propaganda contro queste cose. Ma chi non condivide quelle concezioni deve
essere libero di considerare queste cose alla stregua della donazione del sangue
e degli organi. Probabilmente è possibile fare anche un uso
"irresponsabile" dell'assistenza alla procreazione, come di tutto. Ma
è assai maggiore l"'irresponsabilità" con cui ci si può riprodurre
naturalmente. Anzi, chi propone norme che non si limitino a ridurre gli usi
impropri della procreazione assistita, esalta in modo irresponsabile la
procreazione naturale, quali che siano le condizioni nelle qua-li viene
praticata.
Alle leggi chiediamo che mettano le condizioni per limitare i danni certi e non
per configurare danni presunti, quali possono essere quelli derivanti da
assunzioni soggettive sull'ordine della natura e sull'essenza della tecnica.
Le leggi devono permettere l'uso di tecniche mediche che consentano di prevenire
la trasmissione di malattie, ma non devono trasformare in mali morali oggettivi
i tabù che ciascuno è libero di rispettare ma che nessuno può imporre agli
altri. Ai legislatori chiediamo che estendano e non restringano le nostre libertà,
e che cerchino di scorgere nelle tecniche disponibili mezzi che aiutano a
realizzare le aspirazioni dei cittadini, senza far prevalere le proprie
convinzioni personali.
Chiediamo che il riconoscimento dei nuovi modi di procreazione non sia
accompagnato da pesanti condizionamenti burocratici e sanitari, che potrebbero
violare la vita privata dei cittadini ed essere un ulteriore fardello per chi
deve seguire una strada di per sé non facile per mettere al mondo un nuovo
essere umano.