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COMUNICATO
STAMPA DEL COMITATO PERMANENTE DI CONSENSO E COORDINAMENTO PER LE MEDICINE NON
CONVENZIONALI IN ITALIA CIRCA L'ARTICOLO PUBBLICATO SUL "LANCET" E RELATIVA
DIFFUSIONE SUI MEDIA ITALIANI
In
attesa di poter esaminare in
modo approfondito il testo complete del lavoro comparso ieri, venerdi
26 agosto, sulla prestigiosa rivista Lancet, a firma di
Aijing Shang e
coll.: Are the clinical effects
of homoeopathy placebo effects? Comparative study of placebo-controlled trials
of homoeopathy and allopathy ci sembra opportuno esporre nell’immediato
alcune brevi considerazioni. Innanzitutto la ricerca non è un nuovo studio
clinico sull’efficacia dell’omeopatia confrontato con gli effetti del
placebo ma è piuttosto una ricerca (metanalisi) realizzata su studi
precedenti condotti in questi anni e pubblicati in diversi ambiti. Su questi
studi (110) considerati sufficientemente corretti come disegno ne sono stati
selezionati un certo numero di maggiore rigore metodologico da cui
risulterebbe che i risultati prodotti in diverse patologie con il trattamento
omeopatico non differiscono in modo significativo da quelli ottenuti con
l’uso di placebo. Pur non volendosi sottrarre a prove di efficacia che
rispondono ai criteri della moderna medicina basata sull’evidenza, va
ricordato che da sempre risulta difficile (ma non impossibile) sottoporre una
terapia fortemente individualizzata come l’omeopatia, in cui il trattamento
viene selezionato sulla base delle modalità specifiche con cui ciascun
disturbo si manifesta in ogni singolo paziente, a una verifica con criteri
estremamente rigorosi, pertanto “rigidi”, che mal si adattano alla
specificità del trattamento omeopatico. In altre parole se si selezionano gli
studi che utilizzano criteri molto restrittivi di valutazione, allora ne
soffre l’applicazione del metodo omeopatico e i risultati in termini di
efficacia risultano minori, a ciò va aggiunto che i trials in doppio cieco
sono inadeguati per valutare la risposta di sistemi biologici complessi, quale
l'essere umano, a terapie omeopatiche, la cui conoscenza e applicazione
richiedono profonda competenze specifiche ed esperienza di attività clinica.
Vale
comunque la pena di ricordare che pochi anni fa (1997) ricercatori tedeschi
indipendenti (K. Linde e coll.) avevano pubblicato sulla stessa prestigiosa
rivista un’analoga ricerca, Are the
clinical effects of homoeopathy all placebo effects? A meta-analysis of
randomized, placebo controlled trials. Lancet: 350: 834-843 una metanalisi
sugli studi condotti sull’efficacia dell’omeopatia e avevano concluso,
come altri in precedenza (J. Kleijnen e coll.
Brit.
Med. J. 302: 316-323, 1991) con considerazioni esattamente opposte e cioè
che l’omeopatia aveva un’efficacia superiore a quella del placebo.
Ora
è chiaro che la situazione è in costante divenire, dato che ogni giorno
vengono prodotti trials clinici che
dimostrano l’efficacia della terapia omeopatica in diverse patologie e siamo
ben lontani dal decretare che questa ricerca mette fine all’omeopatia come
qualcuno sostiene (e spera). Tanto più che per valutare l'efficacia
dell'omeopatia sono stati arbitrariamente scelti, in modo
"metodologicamente corretto", come nel caso in questione, parametri
indicativi di efficacia con una operazione di pulizia scientifica. In altre
parole il lavoro è stato costruito da allopati con criteri allopatici.
E' come se un oste facesse
un confronto tra il suo vino e l'acqua per concludere che il vino,
anzi il suo vino è più buono. Invece vi
è la necessità di nuovi paradigmi nel pluralismo della scienza per
costruire una
medicina umanistica scientificamente fondata che superi il riduzionismo
attuale.
Quello
che risulta evidente è che esiste in questa fase una forte insofferenza di
una parte del mondo medico e farmaceutico convenzionale (il
complesso sanitario industriale, da cui passa la maggior parte delle risorse
sanitarie, incide a volte in modo pericolosamente negativo sull'etica,
l'autonomia e i risultati della ricerche, basta vedere il condizionamento
della pubblicità su prestigiose riviste biomediche) nei confronti del
crescente consumo di farmaci omeopatici e della diffusione dell’omeopatia
fra i pazienti, e soprattutto dell’avanzare di un processo di una sempre
maggiore integrazione delle medicine non convenzionali, e dell’omeopatia che
fra queste è la più diffusa, nel Sistema Sanitario Nazionale, un fenomeno
che non è solo italiano ma
riguarda l’Europa e gli Stati Uniti. Cresce l’integrazione a
livello accademico, a livello Regionale, a livello ordinistico, a livello di
Organizzazione Mondiale della Sanità; siamo in attesa che si concluda in
tempi brevi l’iter parlamentare della proposta di legge di regolamentazione
delle medicine e pratiche non convenzionali e conseguentemente cresce e
si radicalizza anche l’opposizione a questo processo normativo, che utilizza
il dato scientifico e ne fa uno strumento di propaganda interessata.
Il
Coordinatore, Dott. Paolo Roberti
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