
Forum sulle
Medicine non convenzionali

www.fondazionericci.it/comitato
RELAZIONE TECNICA
MNC
Bologna, 21.02.07
Al
Presidente della Federazione Nazionale dei Medici Chirurghi e degli
Odontoiatri, FNOMCeO
Ai
Presidenti degli Ordini Provinciali dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri
Loro
Sedi
Obiettivo di questa relazione tecnica è quello di attirare la Loro
attenzione sulla necessità di un elevato livello di formazione post-laurea
in un campo ancora privo di supporti legislativi quale quello delle Medicine
Non Convenzionali (MNC).
I
medici esercenti le discipline delle MNC sono consapevoli del fatto che un
eventuale abbassamento dei livelli formativi potrebbe ripercuotersi su di
una adeguata tutela del paziente uno standard di preparazione in un campo
così difficile come quello delle MNC
Le
sottoscriventi sigle che costituiscono il Comitato si riconoscono nelle nove
discipline riconosciute dalla FNOMCeO con le Linee Guida sulle Medicine e
Pratiche Non Convenzionali emanate a Terni nel 2002.
Come
noto, il Senato della Repubblica in Commissione Igiene e Sanità (XII) ha
intrapreso la discussione sull’accorpamento di cinque diversi progetti di
legge per il riconoscimento e l’insegnamento delle MNC con l’incarico al
Sen. Daniele Bosone di relatore di un progetto di legge unificato di
iniziativa parlamentare.
In
oltre 20 anni numerosi progetti di legge, per tempi variabili posti
all’attenzione del Parlamento, non sono riusciti a produrre una legge di
regolamentazione sull’insegnamento e l’esercizio delle MNC in Italia. In
questa fase di latenza alcune Regioni tentano di sostituirsi al Parlamento
nella sua funzione guida riconosciutagli dalla Costituzione, altre, (la
Regione Emilia-Romagna) utilizzando per la prima volta la modifica del
Titolo V della Costituzione (art. 121 Costituzione) hanno correttamente
avanzato proposte di progetto di legge sulle MNC tra l’altro con il completo
sostegno della Federazione degli Ordini dei Medici della Regione
Emilia-Romagna.
Secondo le indagini elencate, la popolazione che in Italia utilizza le MNC è
la seguente:
·
ISTAT
(1996-99): 9 milioni = 15,5%
·
DOXA
(2003): 23%
·
ISPO
(2003) il 65% della popolazione ha dimestichezza col termine MNC e le
conosce
·
FORMAT
(2003) il 31,7% vi ha fatto ricorso almeno una volta; il 23,4% le utilizza
regolarmente
·
CENSIS
poco meno del 50% le considera utili, più del 70% vorrebbe che fossero
rimborsate dal Servizio Sanitario Nazionale, il 65% circa vorrebbe un
maggior controllo da parte delle autorità sanitarie
·
Menniti-Ippolito et al. (Annali Ist. Sup. Sanità 2004) su un campione di
52.332 famiglie per un totale di 140.011 individui, l’utilizzo di MNC da
parte della popolazione italiana in un triennio è stato di almeno il 15,6%
(Omeopatia 8,2%, Trattamenti manuali 7,0%, Fitoterapia 4,8%, Agopuntura
2,9%, altre MNC 1,3%)
·
EURISPES (Rapporto Italia 2006) circa 11 milioni gli italiani che ricorrono
alla Medicina Omeopatica
Il
Parlamento Europeo ha inserito nel Settimo Programma Quadro per la Ricerca e
lo Sviluppo (2007-2013) una voce concernente le MNC (Themes, Health,
Optimising the delivery of health care to European citizens)
Origine e Scopo del Comitato
Il
Comitato è stato costituito il 5 dicembre 2003 a Bologna. Ne fanno parte i
firmatari del Documento di Consenso sulle Medicine Non Convenzionali (MNC)
sottoscritto nell’apposita Conferenza svoltasi nell’ambito del 43° Congresso
Nazionale della Società Italiana di Psichiatria il 20 ottobre dello stesso
anno in Bologna.
Il
Comitato nasce con lo scopo di concretizzare, mediante tutte le iniziative
di ritenute idonee, gli obbiettivi sottoscritti nel Documento di Consenso:
a)
sensibilizzare l'opinione pubblica intorno all’importanza delle MNC;
b)
costituirsi come interlocutore autorevole e rappresentativo delle MNC di
area medica nei confronti delle Istituzioni.
Tali
compiti sono resi possibili grazie alla presenza di 20 tra associazioni di
pazienti di MNC, società scientifiche, federazioni. Nel ricordare brevemente
la presenza di alcune di queste (Associazione Italiana Pazienti della
Medicina Antroposofica di Torino, Associazione Pazienti Ayurvedici “Atah” di
Bologna, Tribunale per i Diritti del Malato - CittadinanzaAttiva
dell’Emilia-Romagna,
società medico-scientifiche di MNC quali AIOT, FIAMO, FISA, SIMA, SIMO) si
rimanda all’elenco completo in appendice.
Il
Comitato rappresenta circa 12.000 professionisti medici, odontoiatri e
veterinari di tutte le nove discipline riconosciute dalla Federazione degli
Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e dei Veterinari
(Agopuntura, Fitoterapia, Medicina Antroposofica, Medicina Ayurvedica,
Medicina Omeopatica, Medicina Tradizionale Cinese, Omotossicologia) ed è
impegnato a livello medico, sociale e nei confronti delle istituzioni.
Le
funzioni principalmente svolte, con azione no-profit e in assenza di
conflitto di interessi, sono quelle di:
a)
educazione alla salutogenesi;
b)
agire per il riconoscimento legislativo delle MNC;
c)
informazione e rapporti con i media;
d)
informazione per una libera scelta dei percorsi di salute (consenso
informato);
e)
insegnamento e formazione professionalizzante
di medici, odontoiatri e veterinari, operatori sanitari in genere;
f)
farmacoeconomia e integrazione sul territorio per i problemi dell'equilibrio
sostenibile;
g)
criteri di qualità, sicurezza ed efficacia delle terapie e dei farmaci nelle
varie discipline mediche rappresentate;
h)
confronto con le associazioni dei pazienti e le varie componenti sanitarie
nelle sedi rappresentative della professione medica (Ordini Professionali);
i)
confronto con le Istituzioni regionali e nazionali del Paese;
l)
sostegno e confronto delle associazioni dei cittadini.
Affiliazioni del Comitato
Il
Comitato è il partner italiano dell'European Research Initiative on
Complementary and Alternative Medicine, EURICAM e di European Forum for
Complementary and Alternative Medicine, EFCAM.
Il
Comitato è socio corrispondente del European Coalition on Homeopathic and
Anthroposophic Medicinal Products, ECHAMP.
Il
Comitato inoltre è co-fondatore e patrocinatore della Campagna “Giù le Mani
dai Bambini” la più importante e visibile campagna di farmacovigilanza per
l'età pediatrica mai avviata in Italia di informazione sociale contro
l’abuso degli psicofarmaci nei bambini.
Il
Comitato, i suoi sito internet e mailiglist operativa sono ospitati
gratuitamente dalla Fondazione Matteo Ricci di Bologna.
Composizione del Comitato
1. Associazione
di Medicine Complementari del Friuli Venezia Giulia, “Belenos”, Bagnaria
Arsa (UD) - Presidente Dott. Fabio Buriana
2. Associazione
Italiana di Omeopatia di Risonanza, AIOR, Piacenza - Presidente Dott.
Michael Kofler
3. Associazione
Italiana Pazienti della Medicina Antroposofica, AIPMA, Milano -
Presidentessa Dott.ssa Laura Borghi
4.
Associazione Medica
Italiana di Omotossicologia, AIOT, Milano - Presidente Dott. Ivo Bianchi
5. Associazione
Medicine Non Convenzionali in Odontoiatria, AMNCO, Roma - Presidente Dott.
Salvatore Bardaro
6. Associazione
“Lycopodium Homeopathia Europea”- Scuola di Omeopatia Classica "Mario
Garlasco”, Firenze - Presidente Dott. Carlo Cenerelli
7. Associazione
Nazionale Medici Fitoterapeuti, ANMFIT, Empoli - Presidente Dott. Fabio
Firenzuoli
8. Associazione
Pazienti Ayurvedici “Atah”, Bologna - Presidente Dott. Guido Sartori
9. Associazione
di Ricerche e Studi per la Medicina Antroposofica, ARESMA, Milano -
Presidente Dott. Angelo Franzini
10. Federazione
Italiana delle Associazioni e dei Medici Omeopati, FIAMO, Terni -
Presidentessa Dott.ssa Antonella Ronchi
11.
Federazione Italiana delle
Società di Agopuntura, FISA, Bologna - Presidente Dott. Carlo Maria
Giovanardi
12. Homoeopathia
Europea-Internationalis, HEI, Bruxelles - Presidente Dott. Carlo Cenerelli
13.
Liga Medicorum
Homoeopathica Internationalis, LMHI, Berna - Vice Presidente per l’Italia
Dott. Renzo Galassi
14. Nobile
Collegio Omeopatico, NCO, Roma - Presidentessa Dr.ssa Anna Maria Rigacci
15. Società Italiana di
Farmacoterapia Cinese e Tradizionale, SIFCeT, Roma - Presidentessa Dott.ssa
Grazia Rotolo
16. Società
Italiana di Medicina Antroposofica, SIMA, Milano - Presidente Dott. Mauro
Alivia
17.
Società Italiana di
Medicina Integrata, SIMI, Bettona (PG) - Presidentessa Dott.ssa Simonetta
Marucci
18. Società
Italiana di Medicina Omeopatica, SIMO, Palermo - Presidente Dott. Ciro
D’Arpa
19. Società
Italiana di Omotossicologia e Omeopatia, SIOOM, Carsoli (Aq) - Presidente
Dott. Luigi Minonzio
20. Società
Scientifica Italiana di Medicina Ayurvedica, SSIMA, Milano - Presidente
Dott. Antonio Morandi
21. Tribunale
per i Diritti del Malato – CittadinanzAttiva Emilia-Romagna, Bologna –
Segretaria Regionale Sig.ra Adriana Gemini
22. Unione
di Medicina Non Convenzionale Veterinaria, UMNCV, Bologna - Coordinatore Dr.
Francesco Longo
RELAZIONE TECNICA
Nei
confronti delle MNC si attivano di solito atteggiamenti e comportamenti
fondati sull’opinione piuttosto che sulla conoscenza. La Federazione
Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO)
nel 2002, nell’ormai famoso documento di Terni, si pronuncia riservando
l’esercizio di queste medicine ai medici. Il Consiglio Nazionale della
FNOMCeO riunito a Terni il 18 maggio 2002, alla luce anche della Risoluzione
n. 75 del Parlamento Europeo del 29 maggio 1997 e della Risoluzione n. 1206
del Consiglio d'Europa del 4 novembre 1999 sullo stato delle medicine non
convenzionali nelle quali viene constatata la crescente diffusione delle
stesse e ribadita la necessità di assicurare ai cittadini il più elevato
livello di sicurezza e l'informazione più corretta, approvò il documento dal
titolo “Linee Guida della FNOMCeO su Medicine e Pratiche Non
Convenzionali” che, in assenza di leggi sulla materia, individua le
linee guida per l’esercizio delle medicine e delle pratiche non
convenzionali sotto elencate, nell’interesse della salute dei cittadini, al
fine di garantire la sicurezza e l’appropriatezza delle prestazioni:
Agopuntura, Fitoterapia, Medicina Ayurvedica, Medicina Antroposofica,
Medicina Omeopatica, Medicina Tradizionale Cinese, Omotossicologia,
Osteopatia, Chiropratica.
La
posizione, espressa dal massimo organismo della professione, ribadisce che
le uniche figure abilitate ad esercitarle sono i medici chirurghi e gli
odontoiatri, formati secondo gli ordinamenti didattici della medicina
convenzionale e solo successivamente resi esperti attraverso rigorosi e
specifici percorsi formativi definiti da istituzioni e soggetti pubblici e
privati, a tale scopo accreditati. La Federazione, al fine di garantire la
tutela della salute dei cittadini, nel completo rispetto del principio di
libertà di cura, richiama i medici alla rigorosa osservanza del Codice di
Deontologia, con particolare riferimento all’obbligo della corretta e
completa informazione al paziente, all’acquisizione del consenso informato
anche al fine di non sottrarlo alle cure di comprovata efficacia.
Il
punto nodale è stato toccato:
1. sono
medici convenzionali coloro che esercitano queste medicine
2. non
si tratta di una medicina non convenzionale ma di diverse
medicine non convenzionali, raccolte, spesso per mancata conoscenza, in un
unico raccoglitore etichettato come “altro”.
Anche
se queste medicine indicate dalla FNOMCeO sono state oggetto di diversi
progetti di legge, non c’è stata una ricaduta positiva di informazione
indirizzata alla classe medica. Questo ha comportato da una parte il fatto
che i pazienti, spesso vittime loro stessi di preconcetti, si informano
autonomamente sui diversi metodi di cura; e, dall’altra, che i medici, non
essendo a conoscenza di tutte le informazioni relative, rimangono
intrappolati nel preconcetto di chi è favorevole e di chi è contrario, senza
tener conto dei rischi reali che entrambe queste posizioni aprioristiche
comportano.
È
evidente che ci deve essere un modo più efficace e meno opinionista di
procedere. Innanzitutto cercando di rispondere alle domande più immediate e
necessarie:
a)
chi sono i medici che praticano le MNC?
b)
che cosa usano?
c) su
cosa fondano la propria fiducia nelle MNC?
Cerchiamo di rispondere anzitutto a queste tre domande.
a)
chi sono i medici che praticano le MNC?
Sono
medici. Sono quindi in possesso dell’iter formativo convenzionale: laurea,
abilitazione, iscrizione all’albo dei medici, talvolta la specializzazione;
alcuni esercitano come liberi professionisti a tempo pieno, altri solo a
tempo parziale, compatibilmente con la loro attività come dipendenti ASL o
medici di base. Sono medici che, ad un certo punto della loro formazione,
sono venuti a contatto con un settore delle MNC generalmente per esperienza
diretta (problemi di salute personali o dei familiari, o degli amici, o di
pazienti), ma anche per curiosità culturale, oppure per franca opposizione,
o per non comprensione dell’evoluzione positiva di un paziente curato in
modo “diverso”. Questo ha comportato partecipare a corsi di formazione in
materia e poi generalmente continuare su quella strada con progressivi
approfondimenti e perfezionamenti.
Negli
anni ’70 la formazione specifica avveniva tramite medici autodidatti che
insegnavano ad altri medici interessati ad apprendere. La situazione si
configurava come in un lontano passato quando la conoscenza individuale
veniva trasmessa dal maestro ai discepoli; l’insegnamento non era
strutturato né uniforme in quanto dipendeva dalla personalità dei “maestri”.
La generazione di medici che ne è derivata ha strutturato scuole ed
associazioni: il confronto con altre nazioni, gli scambi, la collaborazione,
la creazione di gruppi di confronto a livello europeo ha permesso di
migliorare la didattica, sia nei contenuti sia nelle metodiche di
insegnamento.
La
diversa legislazione degli altri stati, le palesi contraddizioni – come ad
esempio gli ospedali omeopatici pubblici in Inghilterra o l’insegnamento
universitario dell’agopuntura in Francia o il niente assoluto di altri paesi
– hanno imposto di riflettere su quale è il profilo professionale del medico
che esercita le medicine non convenzionali: profilo definito dalla
competenza, derivata a sua volta dalla formazione e dalle abilità maturate
nella pratica. Infatti, ciò che contraddistingue una medicina non è lo
strumento terapeutico, ma la metodologia clinica: questa non si può
inventare o variare a piacimento perché ogni strumento terapeutico deve
essere utilizzato in modo appropriato. Di conseguenza è necessario garantire
un livello di formazione adeguato derivato dall’esperienza e dal consensus
di quanti esercitano in questo ambito.
La
nascita di società scientifiche in ogni disciplina ha permesso di
esplicitare tutti questi contenuti. Attualmente sono infatti le società
scientifiche che trasmettono il sapere e controllano la qualità delle
procedure. Tenuto conto che ogni medicina ha un iter formativo proprio,
possiamo comunque indicare quali sono i criteri in comune che vengono
salvaguardati per garantire la qualità dell’insegnamento e della formazione.
Innanzitutto la qualità dei docenti: essi devono essere esperti nelle
materie che insegnano ed avere una solida e lunga esperienza clinica senza
la quale non può esserci garanzia di formare un allievo dalla teoria alla
pratica. I programmi di insegnamento sono definiti ed i corsi durano almeno
tre anni con variabilità verso l’alto a seconda delle discipline. Il termine
del corso di studi è concluso da una prova di verifica finale. Il
completamento del percorso formativo e l’esercizio della pratica clinica
definiscono il profilo professionale di ogni disciplina.
L’errata convinzione che le MNC non facciano male (a detta dei pazienti) e
al massimo non facciano niente (a detta dei medici) ha comportato che un
folto numero di “prescrittori” (medici senza una competenza specifica in
materia) utilizzino in terapia prodotti “naturali” senza cognizione di causa
alcuna, anche in buona fede ma sicuramente senza metodo. L’interesse che
alcune aziende dimostrano tuttora per i medici di base o specialisti si è
tradotto con la presentazione di medicinali “innocui” (questo viene detto
per lo più dei medicinali omeopatici), che possono essere usati in tutta
sicurezza in alcune patologie. Quanto questo sia errato è evidente: va da sé
che se una sostanza o una preparazione o una manovra manuale o un ago è in
grado di produrre cambiamenti in un paziente, li può produrre in bene o in
male. La competenza serve a questo, a far sì che li produca in bene e a
selezionare in primis quali pazienti sono trattabili o quali è meglio
indirizzare ad altre figure professionali.
Il
“prescrittore” quindi è una figura senza un profilo professionale specifico
in una di queste discipline, che al momento non ha ragion d’essere e in
quanto tale pericoloso per il paziente. Associare terapie diverse con metodo
empirico non significa dare più strumenti terapeutici al paziente bensì
esporsi al rischio di non poter controllare il caso qualora l’evoluzione non
sia quella prevista.
b)
quali sono gli strumenti di cura?
Ogni
disciplina ha strumenti specifici utilizzati secondo un paradigma ben
definito. Essendo le MNC essenzialmente cliniche (sono nate in epoca
prelaboratoristica), impongono di sviluppare una semeiotica ed una
osservazione superiore a quella utilizzata in medicina convenzionale, nella
quale l’evoluzione strumentale e laboratoristica ha influito notevolmente
sul piano diagnostico. Ciò non significa che il medico non convenzionale non
utilizzi il laboratorio o non esprima una diagnosi secondo il metodo
convenzionale (egli stesso è anche medico convenzionale), ma non è di per sé
sufficiente all’intervento terapeutico.
In
merito agli strumenti terapeutici la medicina omeopatica, la medicina
antroposofica, la medicina omotossicologica utilizzano medicinali diluiti e
dinamizzati ma formulati diversamente secondo la metodologia specifica di
ognuna di queste discipline.
L’agopuntura utilizza principalmente aghi, la fitoterapia utilizza piante,
la medicina tradizionale cinese e la medicina ayurvedica, oltre ad una serie
di presidi non farmacologici, utilizzano piante ed altre sostanze proprie
dei paesi che hanno originato queste medicine.
La
chiropratica e l’osteopatia utilizzano le mani indirizzando l’intervento a
livello articolare, muscolare, fasciale secondo metodologie simili ma
diverse.
c)
su cosa fondano la propria fiducia nelle MNC?
Ciò
che è importante sottolineare è che, se qualcosa manca nella medicina non
convenzionale, è l’approccio fideistico e acritico. La scelta di seguire una
formazione non convenzionale passa attraverso valutazioni e riflessioni
proprie della metodologia convenzionale, in quanto base comune a tutti i
medici. Prima di intervenire poi su patologie tradizionalmente curate in
modo convenzionale, occorre raggiungere grande chiarezza metodologica che
supera di gran lunga la semplicistica posizione di “crederci” ed arriva a
configurarsi come profonda consapevolezza della propria attività secondo
l’uno o l’altro paradigma.
Ciò
che sostiene il medico nel continuare ad esercitare queste discipline,
osteggiate da molti, accompagnate spesso da ricadute negative per l’accusa
di anti-scientificità e di facili guadagni, sono i risultati. La motivazione
risiede negli esiti di buona efficacia (effectiveness) che rende
ragione di una professionalità difficile da raggiungere ma ricca di
soddisfazioni. Se quindi ripristinare o mantenere un buono stato di salute è
l’obiettivo condiviso tra medico e paziente, fattori critici sono costituiti
dal confronto tra esperienze diverse e dalla corretta informazione al medico
in grado di fornire strumenti utili ad orientare se stesso e i suoi pazienti
nel modo migliore possibile.
Per
le ragioni sopraesposte noi manteniamo il termine “Medicine Non
Convenzionali (MNC)” anche perché socialmente più diffuso, più conosciuto e
comprensibile nella glossa italiana, già utilizzato dalla FNOMCeO nel
Documento di Terni del 2002, dal Parlamento Europeo e dal Consiglio d’Europa
(1997-1999) nella traduzione in lingua italiana delle due deliberazioni
suddette inerenti le MNC, utilizzato nel Documento di Consenso sulle MNC in
Italia (2003), pubblicato dalla FNOMCeO su “La Professione”.
Tanto
più che l’uso del termine MNC è legato anche al fatto che tali discipline
non sono inserite a pieno titolo nei programmi formativi dell’Università in
Italia, a differenza di quanto accade nella maggior parte dei paesi
dell’Unione Europea.
Infatti per l’Organizzazione Mondiale della Sanità i termini
"complementary medicine”, "alternative medicine" o “unconventional
medicine” sono intercambiabili col termine “traditional medicine”
riferendosi a quell’ampio insieme di discipline che non fanno parte della
tradizione di un dato paese e che non fanno parte del sistema sanitario
dominante, come è il caso dell’Italia (General Guidelines for Methodologies
on Research and Evaluation of Traditional Medicine, WHO, Geneva, 2000).
Situazione normativa dei medicinali
omeopatici e antroposofici in Italia a seguito dell’entrata in vigore del
D.L. 219/06
Con
la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del D.L. 219/06
si è completata l’attuazione della Direttiva 2001/83/CE e successive
direttive di modifica relativa a un codice comunitario concernente i
medicinali per uso umano nonché della Direttiva 2004/94/CE.
Si è
così venuta a creare una nuova situazione normativa anche per i medicinali
omeopatici e antroposofici, finora assoggettati alle disposizioni fissate
dal D.L. 185/95
e successive modifiche.
Dal
punto di vista dei medici prescrittori le nuove norme appaiono decisamente
peggiorative rispetto al passato e rischiano di compromettere sensibilmente
la disponibilità di intere categorie di medicinali abitualmente usati in
alcune discipline mediche non convenzionali, in decisa controtendenza
rispetto a quanto avviene nel resto dell’Europa.
Le
disposizioni che destano la nostra maggiore preoccupazione sono sia quelle
che si riferiscono alla registrazione dei medicinali omeopatici e
antroposofici o alla loro autorizzazione all’immissione in commercio, sia
quelle relative all’informazione su tali medicinali.
Se
tali norme non verranno modificate entro breve tempo c’è infatti il concreto
pericolo che a partire dal 31 dicembre 2008 (data limite dell’autorizzazione
provvisoria rilasciata ai medicinali omeopatici attualmente sul mercato in
forza della Legge 289/2002 art. 52 comma 12-17) tutti i medicinali che non
corrisponderanno al dettato del D.L. 219/06 non potranno più essere messi in
commercio, con grave pregiudizio della continuità terapeutica e impedendo,
de facto, la stessa pratica della medicina omeopatica e antroposofica nel
nostro Paese. E’ infatti del tutto illusorio pensare che i medicinali
omeopatici e antroposofici usati da decenni senza effetti collaterali di
sorta possano essere assoggettati alle medesime prove precliniche e
sperimentazioni cliniche previste per i normali medicinali di sintesi
chimica.
L’art. 18 del D.L. 219/06, nella sua attuale stesura, in palese
contraddizione con quanto praticato da decenni in altri Stati membri
dell’Unione Europea, non prevede se non in via del tutto ipotetica e
fortemente dubitativa l’emanazione di norme specifiche in coerenza con i
principi e le caratteristiche della medicina omeopatica e antroposofica
praticate in Italia. Se tali norme non verranno studiate per tempo ed
emanate entro il 2008, tutti i medicinali omeopatici e antroposofici in
bassa diluizione e quelli somministrati per via parenterale non potranno più
circolare in Italia.
A
tale proposito, si fa presente che, nell’ambito dei lavori della Commissione
per i medicinali omeopatici istituita in forza del D.L. 185/95 vennero a suo
tempo presentati dai medici omeopati e antroposofi che ne facevano parte due
importanti documenti che, rispondendo pienamente al compito affidato alla
Commissione stessa, proponevano delle norme scientificamente fondate,
eticamente corrette e immediatamente attuabili, per l’autorizzazione
all’immissione in commercio di tutti gli altri medicinali omeopatici e
antroposofici. Sono passati ormai più di tre anni dal termine dei lavori
della Commissione, ma il Ministero non ha mai tenuto conto di tali proposte.
Nel
corso del processo di recepimento della Direttiva 2001/83, iniziato
nell’estate 2005, i medici omeopati e antroposofi aderenti al Comitato
permanente di consenso e coordinamento per le medicine non convenzionali in
Italia proposero il 21.9.05 alcune ragionevoli integrazioni,
scientificamente fondate e collaudate da trent’anni di esperienza in altri
Paesi dell’Unione Europea, a svariati articoli della bozza di provvedimento.
Anche di tali proposte, perfettamente in linea con quanto previsto dalla
Direttiva comunitaria, non si è voluto tener conto, nonostante esse
avrebbero permesso di porre un punto fermo e foriero di interessanti
sviluppi per il futuro all’annosa questione della registrazione e
autorizzazione dei medicinali omeopatici, questione che in Italia risale a
quasi venti anni fa. Invece il recepimento, in ultima analisi, è avvenuto in
base a un’interpretazione ingiustificatamente e palesemente restrittiva
della direttiva comunitaria.
Le
norme che vietano la pubblicità al pubblico per i medicinali omeopatici
(Art. 128) sono anch’esse in controtendenza rispetto a quelle vigenti nei
maggiori Paesi europei. Non solo appaiono incomprensibilmente punitive per
le aziende del settore, in quanto vanno a impedire anche l’informazione agli
operatori sanitari (medici, odontoiatri, veterinari e farmacisti), ma de
facto costituiscono un ostacolo all’aggiornamento professionale e allo
stessa formazione post-laurea in medicina omeopatica e antroposofica.
Mediante un’operazione di ordine puramente legislativo e normativo si viene
così a creare un’inutile discriminazione fra differenti correnti di pensiero
medico, con oggettivo danno di tutti quei cittadini che in misura sempre
maggiore auspicano non una sterile contrapposizione, ma una fruttuosa
integrazione fra medicina convenzionale e medicina non convenzionale.
Situazione normativa dei medicinali ayurvedici in Italia a seguito
dell’entrata in vigore del D.L. 219/06
Commenti e puntualizzazioni riguardanti le preparazioni ayurvediche visto il
D.L. 219/06.
In
relazione all’art. 1, comma a); comma b);
come
attestato da:
- The
Ayurvedic Pharmacopeia of India (determinazione e standardizzazione di
piante, minerali, metalli e metalli pesanti)
- The
Ayurvedic Formulary of India (regole di formulazione e fabbricazione dei
preparati).
Le
formulazioni dei preparati ayurvedici impiegano sostanze di varia
provenienza, vegetale, animale e minerale, lungamente utilizzate dai medici
ayurvedici di tutta l’India.
In
relazione all’art. 1, comma ii, ll, mm, nn;
le
preparazioni ayurvediche, a base di sostanze e preparazioni vegetali
minerali, metalli e metalli pesanti, vantano una utilizzazione
plurimillenaria, il loro uso tradizionale è confermato da numerosi testi,
puntualmente citati nella bibliografia della Pharmacopeia e del Formulary of
India, vagliati da una commissione governativa appositamente costituita.
In
relazione all’art. 16;
una
procedura semplificata potrà essere attuata anche riguardo i preparati
ayurvedici, somministrabili in vie diverse, che non recano specifiche
indicazioni terapeutiche in etichetta.
In
relazione all’art. 21;
l’uso
tradizionale delle preparazioni ayurvediche è attestato dalla diffusione
capillare in tutto il subcontinente indiano, comprendendo anche il Nepal,
Sri Lanka e il Tibet. Le diverse tradizioni locali fanno riferimento ai
medesimi assunti filosofici ed alle medesime regole di raccolta,
preparazione, somministrazione delle preparazioni.
In
relazione all’art. 23;
i
preparati ayurvedici tradizionali sono in uso da secoli in India, si
richiede che possano avere libera circolazione in Italia indipendentemente
dalle restrizioni temporali indicate nel decreto.
In
relazione all’art. n 24;
la
documentazione della valutazione della composizione, della farmacologica,
della farmacodinamica, degli effetti indesiderati, della eventuale
tossicità, sono reperibili nei testi in uso in tutti le più di cento
Università indiane che tengono corsi quinquennali, più uno clinico pratico,
di Medicina Ayurveda. Gli studi laboratoristici e clinici sono innumerevoli
riguardo a tutti i tipi di preparazioni ayurvediche. Si richiede che vengano
mutuamente riconosciuti anche in Italia.
In
relazione all’art. 28;
si
richiede che vengano nominati comprovati esperti qualificati in Ayurveda.
In
relazione all’art. 55;
una
volta che sia stata verificata la conformità agli standard fissati dai paesi
produttori e da quelli importatori, vi sia libera circolazione dei
preparati.
L’Educazione Continua in Medicina e le MNC
L’Educazione Continua in Medicina (ECM), introdotta in Italia col Dlvo
229/1999, ha l’obbiettivo di mantenere, sviluppare ed incrementare le
conoscenze, le competenze e le performance di tutti gli operatori della
sanità.
Nello
sviluppo del sistema ECM le più recenti tappe significative sono state il
Decreto Ministeriale del 31 maggio 2004, con il quale il Ministero definiva
i criteri di accreditamento per i providers, e il successivo documento
dell’11 novembre 2004 col quale la Commissione Nazionale per la Formazione
Continua ha fatto propri e sviluppato tali parametri, definendo delle linee
guida generali. Nella stessa seduta del 11.11.2004 sono stati definiti gli
obbiettivi formativi per il triennio 2005-2007, che per il nostro settore
sono stati circoscritti alla ”valutazione dei fondamenti scientifici e
dell’efficacia delle medicine alternative o non convenzionali”.
Queste disposizioni, confermando obbiettivi formativi molto limitati, non
hanno certamente sanato una situazione di stallo che si era creata per le
Medicine Non Convenzionali (MNC) nel novembre 2003, quando la Commissione
Nazionale per la Formazione Continua in Medicina aveva disposto il blocco
degli eventi di MNC. Di fatto successivamente si è comunque venuto creare un
clima più disponibile e abbiamo assistito a un’interpretazione più
“liberale” di tali disposizioni, tanto che la maggior parte degli eventi di
MNC che i nostri providers hanno presentato hanno ottenuto l’attribuzione
dei Crediti richiesti, ma questo è avvenuto senza alcuna garanzia né
certezza, dato anche che non stati fatti successivi passi rispetto agli
accreditamenti dei providers e tutto risulta pertanto fermo.
In un
contesto europeo che ha inserito le MNC nel 7° Programma Quadro per la
Ricerca e lo Sviluppo per il periodo 2007-2011, stanziando fondi per la
ricerca in tale settore, diventa insostenibile un ostracismo preconcetto a
discipline oggetto di una tale attenzione in ambito europeo; quindi si pone
la necessità, anche in funzione della prossima scadenza dei termini
attuali, di dare maggior spazio e dignità ai percorsi formativi che
riguardano tali discipline.
Il
Comitato Permanente di Consenso per le MNC in Italia chiede che vengano
mantenuti e implementati
tra gli obiettivi formativi di interesse nazionale quelli inerenti le
Medicine Non Convenzionali, come richiesto in due nostre lettere alla
Commissione Nazionale ECM.
Altro
problema su cui vogliamo portare l’attenzione è quello dell’identificazione
delle MNC, impropriamente denominate “Alternative”, come un unico ambito
disciplinare, senza distinzione di competenze, per cui i referees, chiamati
a valutare gli eventi, risultano intercambiabili; può capitare quindi che
un esperto di agopuntura sia chiamato a valutare un evento di
omotossicologia o antroposofia, per il quale non ha alcuna competenza o
viceversa. Il documento FNOMCeO di Terni del 2002, identificava nove
discipline non convenzionali, cioè Agopuntura, Medicina tradizionale Cinese,
Medicina Omeopatica, Medicina Ayurvedica, Medicina Antroposofica,
Omotossicologia, Osteopatia, Chiropratica, Fitoterapia.
Al
fine di migliorare il livello valutativo dei referees, chiediamo che le aree
di competenza siano definite secondo la classificazione definita dalla
FNOMCeO e che ai referees vengano inviati solo gli eventi per i quali hanno
competenza curricularmente documentata.
Anche
rispetto a questa problematica il Comitato di Consenso per le MNC in Italia
ha già fatto sentire la sua voce inviando in data 3 aprile 2006 alla
Commissione Nazionale ECM una lettera al riguardo.
Obiettivi formativi di interesse nazionale
1.
"Origini storiche, principi teorici, metodi, applicazioni, valutazione dei
fondamenti scientifici e dell'efficacia delle discipline mediche cosiddette
non convenzionali: agopuntura, chiropratica, fitoterapia, medicina
antroposofica, medicina ayurvedica, medicina tradizionale cinese, medicina
omeopatica, omotossicologia, osteopatia".
2.
"Problemi deontologici nella pratica delle medicine cosiddette non
convenzionali"
3.
"Allevamento biologico con riferimento alla sicurezza dei prodotti
alimentari di origine animale"
4.
"Principi di farmacologia non convenzionale e metodologia di preparazione
dei farmaci omeopatici, fitoterapici, antroposofici, ayurvedici,
fitoterapici tradizionali cinesi, omotossicologici."
Riteniamo importante precisare che tutti e tre gli obiettivi sono di
rilevante interesse per la sanità italiana. In particolare, sottolineiamo
che l'obiettivo formativo menzionato al punto 1 è fondamentale e per noi
irrinunciabile. Esso compendia la possibilità di svolgere eventi formativi
su una serie di argomenti che si applicano a diverse discipline mediche
dell'area cosiddetta "non convenzionale" o “complementare”. Abbiamo ritenuto
opportuno e chiarificatore il condensare in un unico obiettivo quella che
avrebbe potuto essere una lunga lista di varie tematiche (storiche,
metodologiche, scientifiche) applicate a nove distinte discipline.
Ovviamente, se la Commissione ritenesse più opportuno, dal punto di vista
formale, suddividere questo obiettivo (n. 1) in molti diversi obiettivi
(considerando, ad esempio, ogni disciplina alla stregua di una diversa
specializzazione), ciò sarebbe possibile, purché venissero salvaguardate
tutte le tematiche proposte per ciascuna disciplina. Come si può vedere,
l'obiettivo n. 1 rappresenta al contempo un ampliamento ed una
precisazione dell'obiettivo attualmente esistente per le medicine non
convenzionali. Si tratta di un ampliamento necessario, perché la
“validazione scientifica e dell'efficacia delle medicine non convenzionali”
(obiettivo attuale) è un tema importante ma non sufficiente a coprire la
rilevanza quantitativa e qualitativa di questa area medica e le necessità
formative di moltissimi operatori sanitari, che operano sia come liberi
professionisti, anche in convenzione col SSN, sia in ambulatori ospedalieri
che sono stati istituiti in molte città italiane. Bisogna considerare che
nel decreto del 31 maggio 2004 si afferma specificamente che le Società
scientifiche dei medici chirurghi debbono, di norma, fare riferimento alle
specialità mediche convenzionali o a specifiche aree di esercizio
professionale rilevanti per numero di addetti o per l'attività svolta, aree
queste ultime in cui potrebbero essere, finalmente, incluse le medicine non
convenzionali. Riteniamo pertanto di fondamentale importanza garantire a
tutti i medici chirurghi, veterinari, odontoiatri e agli operatori sanitari
italiani parità di accesso all'aggiornamento ECM in tema di Medicine non
convenzionali e pertanto richiediamo che i nuovi obiettivi formativi
nazionali consentano l'accreditamento ECM di seminari, corsi di formazione,
corsi teorico-pratici di aggiornamento su queste tematiche. D'altra parte,
l'obiettivo da noi proposto rappresenta una importante precisazione a
riguardo delle discipline di area medica che sono ammissibili al programma
di formazione continua. L'esperienza dei primi anni di applicazione del
programma stesso ha posto in luce, infatti, la necessità di definire quali
sono le principali discipline non convenzionali, anche al fine di evitare
abusi e confusioni. Per questo, qui facciamo menzione esplicita di quelle
oggetto della deliberazione della FNOMCeO del 18 maggio 2002 quali
l'Agopuntura, la Medicina Omeopatica, l'Omotossicologia, la Fitoterapia, la
Medicina Antroposofica, la Medicina Tradizionale Cinese, la Medicina
Ayurvedica, la Chiropratica e l'Osteopatia, e dalla deliberazione della
FNOVI del 24 Marzo 2003. Infine, cogliamo l'occasione per sottolineare che
l'accesso agli eventi di medicine non convenzionali dovrebbe essere, in
linea di principio, aperto a tutte le professioni sanitarie, riservando la
scelta della/e professione/i cui l'evento è rivolto a seconda dell'argomento
e della tipologia dell'evento stesso.
La
presente proposta è il frutto di un’elaborazione che ha dovuto essere
attuata necessariamente in tempi molto ristretti, certamente incongrui
rispetto all’ “estrema rilevanza” che l’individuazione degli obbiettivi
formativi riveste per la Sanità del nostro paese.
1. Criteri
di attribuzione degli eventi di MNC ai referees.
2. Cambio
terminologia di area.
Chiediamo che gli eventi di Medicine Non Convenzionali da refertare siano
inviati ai referees non con modalità indifferenti di assegnazione, bensì
assegnati ai referees secondo le competenze che i referees dell’area delle
Medicine Non Convenzionali hanno.
Riteniamo, ad esempio, che eventi di Agopuntura e Medicina Tradizionale
Cinese devono essere inviati solo a quei referees che hanno
curricularmente competenze di quella disciplina e non anche a chi si occupa
solo di Medicina Omeopatica e viceversa.
Inoltre chiediamo che il termine dell’area “Medicine Alternative”
venga sostituito col termine “Medicine Non Convenzionali” che è stato
adottato dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e
degli Odontoiatri, FNOMCeO, e dalla Federazione Nazionale degli Ordini
Veterinari, FNOVI.
Chiediamo altresì che vengano mantenuti e implementati tra gli obiettivi
formativi di interesse nazionale quelli inerenti le Medicine Non
Convenzionali, con particolare riferimento a:
1.
"Origini storiche, principi teorici, metodi, applicazioni, valutazione dei
fondamenti scientifici e dell'efficacia delle discipline mediche cosiddette
non convenzionali: agopuntura, chiropratica, fitoterapia, medicina
antroposofica, medicina ayurvedica, medicina tradizionale cinese, medicina
omeopatica, omotossicologia, osteopatia".
2.
"Problemi deontologici nella pratica delle medicine cosiddette non
convenzionali"
3.
"Allevamento biologico con riferimento alla sicurezza dei prodotti
alimentari di origine animale"
4.
"Principi di farmacologia non convenzionale e metodologia di preparazione
dei farmaci omeopatici, fitoterapici, antroposofici, ayurvedici,
fitoterapici tradizionali cinesi, omotossicologici."
Riteniamo importante precisare che tutti e quattro gli obiettivi sono di
rilevante interesse per la sanità italiana. In particolare, sottolineiamo
che l'obiettivo formativo menzionato al punto 1 è fondamentale e per noi
irrinunciabile.
Esso
compendia la possibilità di svolgere eventi formativi su una serie di
argomenti che si applicano a diverse discipline mediche dell'area “Medicine
Alternative”.
Abbiamo ritenuto opportuno e chiarificatore il condensare in un unico
obiettivo quella che avrebbe potuto essere una lunga lista di varie
tematiche (storiche, metodologiche, scientifiche) applicate a nove distinte
discipline.
Ovviamente, se la Commissione ritenesse più opportuno, dal punto di vista
formale, suddividere questo obiettivo (n. 1) in molti diversi obiettivi
(considerando, ad esempio, ogni disciplina alla stregua di una diversa
specializzazione), ciò sarebbe possibile, purché venissero salvaguardate
tutte le tematiche proposte per ciascuna disciplina.
Come
si può vedere, l'obiettivo n. 1 rappresenta al contempo un ampliamento
ed una precisazione dell'obiettivo attualmente esistente per le
medicine non convenzionali. Si tratta di un ampliamento necessario, perché
la "validazione scientifica e dell'efficacia delle medicine non
convenzionali" (obiettivo attuale) è un tema importante ma non sufficiente
a coprire la rilevanza quantitativa e qualitativa di questa area medica e le
necessità formative di moltissimi operatori sanitari, che operano sia come
liberi professionisti, anche in convenzione col SSN, sia in ambulatori
ospedalieri che sono stati istituiti in molte città italiane.
Bisogna considerare che nel decreto del 31 maggio 2004 si afferma
specificamente che le Società scientifiche dei medici chirurghi debbono, di
norma, fare riferimento alle specialità mediche convenzionali o a specifiche
aree di esercizio professionale rilevanti per numero di addetti o per
l'attività svolta, aree queste ultime in cui potrebbero essere, finalmente,
incluse le medicine non convenzionali.
Riteniamo pertanto di fondamentale importanza garantire a tutti i medici
chirurghi, veterinari, odontoiatri e agli operatori sanitari italiani
parità di accesso all'aggiornamento ECM in tema di Medicine non
convenzionali e pertanto richiediamo che i nuovi obiettivi formativi
nazionali consentano l'accreditamento ECM di seminari, corsi di formazione,
corsi teorico-pratici di aggiornamento su queste tematiche.
D'altra parte, l'obiettivo da noi proposto rappresenta una importante
precisazione a riguardo delle discipline di area medica che sono
ammissibili al programma di formazione continua. L'esperienza dei primi anni
di applicazione del programma stesso ha posto in luce, infatti, la necessità
di definire quali sono le principali discipline non convenzionali, anche al
fine di evitare abusi e confusioni.
Per
questo, qui facciamo menzione esplicita di quelle oggetto della
deliberazione della FNOMCeO del 18 maggio 2002 quali l'Agopuntura, la
Medicina Omeopatica, l'Omotossicologia, la Fitoterapia, la Medicina
Antroposofica, la Medicina Tradizionale Cinese, la Medicina Ayurvedica, la
Chiropratica e l'Osteopatia e della deliberazione della FNOVI del 24 Marzo
2003.
Infine, cogliamo l'occasione per sottolineare che l'accesso agli eventi di
medicine non convenzionali dovrebbe essere, in linea di principio, aperto a
tutte le professioni sanitarie, riservando la scelta della/e professione/i
cui l'evento è rivolto a seconda dell'argomento e della tipologia
dell'evento stesso.
Tavolo interegionale
di coordinamento per le Medicine Non Convenzionali
presso la Conferenza Stato-Regioni
Rappresentiamo la necessità che in un costituendo coordinamento
inter-regionale per le MNC sia presente la componente tecnica che, in
assenza di conflitti di interesse, garantisca l'indispensabile apporto
delle necessarie competenze specifiche per ogni disciplina.
Il
Governo si è impegnato, nel programma presentato agli elettori, a “colmare
il ritardo dell'Italia rispetto ai principali Paesi europei in materia di
riconoscimento giuridico delle medicine non convenzionali e delle discipline
bio-naturali” (pag. 190)
Noi
riteniamo che questo sia un punto qualificante del programma di governo
considerando che, già secondo l’indagine ISTAT, oltre un quinto dei
cittadini italiani si avvale di tali sistemi di cura. E’ importante
garantire a questi cittadini il diritto di pari opportunità e
contemporaneamente tutelarne la sicurezza, messa in pericolo dall’assenza di
normative precise.
Tanto
più che emerge sempre più pressante la richiesta, da parte dei pazienti, di
una Medicina Centrata sulla Persona e di maggiore informazione sulle
caratteristiche delle medicine non convenzionali. D’altra parte sia i
medicinali sia le visite presso i medici esperti nelle medicine non
convenzionali sono a totale carico dei pazienti e pertanto il nostro settore
consente al SSN un doppio risparmio: sia sulle prescrizioni dei farmaci sia
sulle visite mediche.
L’attuazione del programma di governo richiede l’impegno preciso sui
seguenti punti:
1. Riconoscimento delle
professionalità mediche
La
delibera della FNOMCeO di Terni del maggio 2002 ha riconosciuto la
qualifica di atto medico all’esercizio di 9 discipline, cioè agopuntura,
fitoterapia, medicina ayurvedica, medicina antroposofica, medicina
omeopatica, medicina tradizionale cinese, omotossicologia, osteopatia e
chiropratica e ha sollecitato un urgente ed indifferibile intervento
legislativo al riguardo.
Tali
medicine vanno praticate all’interno di un contesto medico di garanzia e
all’interno di un più ampio piano di cura, che includa la conoscenza di
diagnosi, prognosi e terapie mediche convenzionali, ma l’assenza di una
regolamentazione legislativa al riguardo lascia spazio a realtà di ogni
tipo che costituiscono una minaccia per la sicurezza dei cittadini.
Così
hanno deliberato il Parlamento Europeo il 29 maggio 1997 e il Consiglio
d’Europa il 4 novembre 1999, invitando gli Stati membri ad attivarsi in
proposito.
Va
salvaguardata la continuità formativa finora garantita agli operatori
sanitari mediante il riconoscimento degli istituti privati esistenti e
mediante l’inserimento di tali competenze didattiche nei corsi di laurea di
medicina, di odontoiatria, di veterinaria, di farmacia e negli insegnamenti
post-universitari e di Educazione Continua in Medicina (ECM).
2. Piena disponibilità dei
medicinali necessari
Va
salvaguardato il patrimonio di conoscenze farmacologiche tradizionali
proprio delle singole discipline sopra citate.
La
Direttiva europea sui farmaci, recentemente recepita in Italia, comprende al
suo interno alcuni articoli specifici per i medicinali omeopatici.
Percepiamo il rischio che in fase di attuazione la normativa venga
interpretata in modo restrittivo nonché lesivo del diritto di pari
opportunità dei cittadini italiani rispetto ai cittadini di altri Paesi
europei. Ci riferiamo in particolare:
all’art. 16 (procedura semplificata di registrazione) – trattandosi di
medicinali presenti sul mercato da oltre 10 anni è fondamentale che venga
garantita la loro permanenza e quindi assicurata la continuità terapeutica
per medici e pazienti
all’art. 18 (Medicinali omeopatici a cui non si applica la procedura
semplificata di registrazione) – si auspica che le procedure di
registrazione tengano effettivamente conto (come prevede la legge) della
tradizione omeopatica ed antroposofica italiana così da consentire
finalmente anche in Italia la registrazione di medicinali omeopatici con
indicazioni terapeutiche, a vantaggio della salute e della maggiore
consapevolezza dei pazienti
all’art. 128 (disposizioni particolari per la pubblicità dei medicinali
omeopatici) – a differenza dei maggiori Paesi europei, in Italia è tuttora
vietata la pubblicità al pubblico dei medicinali omeopatici. In caso di
applicazione restrittiva della Direttiva europea si rischia addirittura di
estendere questa limitazione discriminante anche all’informazione rivolta
agli operatori sanitari.
3. Diritto dei pazienti a una
corretta informazione
Nell’ambito di più generali programmi di educazione alla salute, appare
sensato prevedere appositi spazi di informazione sulle medicine non
convenzionali, affinché l’auspicata libertà di scelta terapeutica possa
fondarsi su una matura consapevolezza da parte dei cittadini. Deve anche
essere prevista una corretta informazione sui medicinali non convenzionali,
in particolare sulle indicazioni e sull’uso dei medicinali omeopatici e
antroposofici.
4. Rappresentatività nelle
istituzioni
Nonostante la rilevanza sociale delle medicine non convenzionali, a tutt’oggi
all’interno degli organismi preposti alla valutazione ed alla autorizzazione
all’immissione in commercio dei medicinali, all’interno dello stesso
Consiglio Superiore di Sanità, all’interno della struttura ECM e all’interno
della Conferenza Stato-Regioni non è prevista una presenza
istituzionalizzata di esperti accreditati nelle medicine non convenzionali.
Questa obiettiva carenza implica il rischio di decisioni non attagliate alle
problematiche specifiche.
5. Disponibilità di fondi di ricerca
dedicati
La
libertà della ricerca scientifica deve prevedere anche lo sblocco di
appositi fondi di ricerca dedicati alle medicine non convenzionali, così
come deliberato dal Parlamento Europeo il 15 giugno 2006, affinché
l’autorità statale mantenga la necessaria equidistanza fra le diverse
correnti di pensiero medico. L’attuale carenza di risorse in proposito
impedisce l’auspicata raccolta di evidenze scientifiche.
Si
chiede al Governo e agli Enti locali competenti di provvedere all’adozione
di norme che garantiscano l’attuazione del programma.
Affinché il percorso normativo si possa attuare con le massime garanzie di
qualità, riteniamo essenziale il nostro contributo di conoscenza e di
competenza.
Il
Comitato per la sua rappresentatività e competenze si propone pertanto come
interlocutore qualificato, in virtù anche della sua azione no-profit e per
l’assenza di conflitti di interessi.
Un
alto livello di formazione dei medici che esercitano le MNC è condizione
essenziale per la sicurezza dei pazienti e l’efficacia dei trattamenti.
La
formazione in senso professionalizzante nel campo delle MNC è stata portata
avanti negli ultimi 20 anni esclusivamente dagli Istituti Privati di
Formazione che hanno formato migliaia di medici e docenti di alto livello.
Gli
Istituti Privati di Formazione si sono dati programmi, regole, registri e
metodi di controllo di qualità dei propri percorsi formativi.
Le
Università, nonostante che la Risoluzione n. 75 sullo Statuto delle MNC
del Parlamento Europeo del 29 maggio 1997 e della Risoluzione n. 1206 del
Consiglio d'Europa del 4 novembre 1999 chiedessero, tra l’altro, alla
Commissione di impegnarsi in un processo di riconoscimento delle Medicine
Non Convenzionali nei paesi membri dell’Unione Europea, hanno fino a pochi
anni fa ignorato, se non apertamente osteggiato, la realtà sociale delle MNC
(la FNOMCeO nel 2002 chiedeva espressamente che i medici fossero resi
esperti attraverso rigorosi e specifici percorsi formativi definiti da
istituzioni e soggetti pubblici e privati, a tale scopo accreditati) e
solo ultimamente hanno cominciato ad istituire corsi Elettivi durante i
corsi di laurea in Medicina e Chirurgia e corsi di Perfezionamento e Master
post-laurea.
Non
avendo le competenze all’interno dell’Università, i docenti dei corsi
universitari provengono dagli Istituti Privati di Formazione, tanto che
alcune Università hanno già stipulato convenzioni con Istituti Privati di
Formazione per associarne le competenze e capacità didattiche.
I
corsi universitari fino ad ora istituiti hanno prevalentemente un carattere
informativo e non professionalizzante.
E’
necessario che le Istituzioni nei loro rispettivi ambiti, preservino e
valorizzino il lavoro svolto dagli Istituti Privati di formazione a garanzia
degli alti livelli formativi raggiunti.
Siamo
pienamente solidali con le richieste di tutti quei professionisti che
lavorando da anni nelle MNC, chiedono che sia finalmente varata una legge
che regolamenti il settore.
Siamo
altresì consapevoli che ai cittadini vadano garantite l’efficacia,
l’appropriatezza e la sicurezza di tali attività.
Riteniamo sia ora di formulare ed introdurre in sede legiferante nazionale
quei requisiti che costituiscono il minimum vitale di una formazione
medico-scientifica adeguatamente seria nel campo delle MNC in generale e
della medicina omeopatica in particolare. Tutto questo nel rispetto anche di
principi di Etica e Deontologia professionale e di Bioetica che non vanno
disattesi.
Criteri imprescindibili per consentire che la formazione dei medici
specializzati in MNC sia fondata su di una solida base di conoscenze
scientifiche e di una pratica professionale specifica.
Si
tratta, infatti, di acquisire e rispettare la ricchezza di contenuti nonché
la complessità che possiedono le singole discipline, troppe volte trattate
superficialmente.
Solo
così si potranno porre le basi di un corretto esercizio professionale e si
potrà evitare il rischio che un declassamento della formazione, rispetto a
monte ore e contenuti, favorisca una deprecabile e dannosa etichettatura
formale di medici sprovvisti di adeguate conoscenze.
Reputiamo, inoltre, che il Parlamento nazionale debba acquisire la
conoscenza dell’importante base scientifica e di pratica medica che
possiedono le singole discipline, riconoscendo che esse non possono essere
apprese in corsi di breve durata. Tutto ciò è, infatti, preliminare per
finalizzare la scelta degli standard formativi al conseguimento certo di una
coerente, piena ed autonoma capacità professionale del medico nelle singole
discipline non convenzionali e nella medicina omeopatica in particolare.
Ad
esempio, secondo il “Rapporto Italia 2006” dell’Eurispes sono circa 11
milioni gli italiani che ricorrono oggi alla Medicina Omeopatica nel nostro
Paese, 12.000 i medici che prescrivono farmaci omeopatici e 7.000 le
farmacie dotate di un settore per questi tipi di medicine.
Ma di
fronte a questi dati è oggi corretto domandarsi: di quale medicina
omeopatica si sta parlando?
Non
si può più attendere, quindi, per ottenere che la formazione nel delicato
campo medico della Medicina Omeopatica, garantisca una valida qualificazione
che tenga conto della complessità e della specificità della materia e ne
rispetti i criteri fondamentali nonché le metodologie applicative.
Auspica che il Parlamento acquisisca ed assicuri anche i criteri atti a
definire, in modo chiaro e certo, i principi ed i fondamenti della
disciplina stessa. In particolare sottolineamo l'importanza di legiferare su
basi di reale conoscenza e chiarezza, che salvaguardino in toto il principio
cardine dell'omeopatia: la sperimentazione farmacologica su uomo sano. Da
tale criterio inderogabile, deriva, difatti, l'intero corpo dottrinario
medico omeopatico e le sue conoscenze cliniche e farmacologiche, secondo un
indirizzo medico pienamente orientato alla individualizzazione del singolo
malato e alla personalizzazione delle cure, alla luce del principio
ippocratico di similitudine.
Nel
quadro delle proposte di legge sulle medicine non convenzionali e sulla
regolamentazione dei profili professionali ad esse afferenti, riteniamo che
quella della regione Emilia Romagna sia la più idonea e confacente al
profilo del medico che vuole operare esercitare le MNC.
La
proposta della Regione Emilia-Romagna mette uno sbarramento a tutti coloro
che vogliono ridurre l’insegnamento delle MNC a poche ore di informazioni
generiche, e senz’altro insufficienti a garantire la qualità della
prestazione del professionista.
Infine, il riconoscimento agli enti privati di formazione che hanno operato
seriamente, e che vorranno operare seriamente, per la diffusione di queste
Medicine, garantisce che nel futuro si possa solo migliorare nella qualità
della prestazione formativa e con questo nell’approfondimento e nella
ricerca nelle MNC.
Coordinatore, Dott. Paolo Roberti di Sarsina
Via
Siepelunga, 36/12 - 40141 Bologna
p.roberti@fastwebnet.it
- cell. 335-8029638
NOTAZIONI SULLE DISCIPLINE RAPPRESENTATE DAL COMITATO
AGOPUNTURA
L’Agopuntura, che è una branca della Medicina Tradizionale Cinese, consiste
nella stimolazione cutanea di determinate zone cutanee (agopunti) mediante
l’infissione di sottilissimi aghi sterili. L’infissione degli aghi e la
stimolazione cutanea attivano processi neuronali e biochimici che provocano
profonde modificazioni del sistema nervoso, endocrino e immunitario.
Migliaia sono gli studi pubblicati da riviste ad alto impatto scientifico
(es. Lancet, Nature, BMJ ecc) che ne comprovano l’efficacia in determinate
patologie e non solo nel campo del dolore (vedi anche Linee Guida
dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità, USA National Institute of Health,
British Medical Association).
La
Federazione Italiana delle Società di Agopuntura, FISA, rappresenta 22
Associazioni e 15 Scuole, con medesimo piano formativo quadriennale, per un
totale di circa 2.800 medici che compongono il 90% della comunità dei medici
agopuntori italiani (medici, odontoiatri e veterinari) che praticano
l’agopuntura quale professione primaria o professione prevalente.
Il
computo sale a circa 10.000 se si considerano tutti i professionisti che
svolgono anche attività di agopuntura.
Un
censimento condotto nel 2000 dalla Federazione Italiana delle Società di
Agopuntura (FISA) rilevò oltre 200.000 sedute di agopuntura praticate in 122
ambulatori di Aziende Sanitarie Locali del Servizio Sanitario Nazionale.
La
FISA fa parte dal 2005 del Comitato Congiunto Italia - Cina del Ministero
della Salute per l’Alta Formazione e la Diffusione della Medicina
Tradizionale Cinese.
MEDICINA TRADIZIONALE CINESE
La
medicina tradizionale cinese ha origine in epoca arcaica; Shennong è
considerato il precursore della farmacopea e, secondo alcuni documenti
storici, le sue origini risalirebbero a circa 6.000 anni fa. La medicina
tradizionale cinese trova le sue basi nella filosofia del Tao, molto
distante dalla visione occidentale della medicina; è nata da osservazioni
empiriche sulla natura e sull'uomo tramandate oralmente e sviluppatesi nel
tempo. Concetto base è che la malattia sia causata da un blocco dell’energia
che scorre nel nostro organismo attraverso la fitta rete di meridiani. Tre i
principi fondamentali: l’uomo è ciò che c’è di più importante e il suo
valore supera tutto il resto; questo sottolinea l’importanza dell’etica
professionale; la prevenzione: gli sforzi devono mantenere una buona salute
attraverso la cura dell’alimentazione; l’ambiente sociale e naturale, come
il corpo e lo spirito umano, formano un tutt’uno, si influenzano a vicenda,
sono connessi tra loro e interdipendenti. La cura consiste nello sciogliere
i blocchi energetici attraverso l’agopuntura, la moxibustione (il
riscaldamento di aree cutanee, sovrastanti punti di agopuntura o percorsi
energetici con un cannello di erbe infiammato chiamato moxa), il massaggio o
Tui Na, ginnastiche mediche come il Qi Gong o il Tai Ji Quan, la dietetica,
la fitoterapia. Oggi esistono molti nuovi approcci della medicina
tradizionale cinese, che vanno dalla stimolazione elettrica o laser,
all’integrazione con altre terapie alternative come la fitoterapia e
l’omeopatia, osteopatia, yoga, shiatsu.
MEDICINA OMEOPATICA
L’Omeopatia è nata agli inizi del XVIII secolo ad opera del medico tedesco
C.F.S. Hahnemann, nato in Sassonia nel 1755 e morto a Parigi nel 1843
all’età di 88 anni. Hahnemann ipotizzò che una sostanza il cui uso in dosi
ponderali nell’uomo sano produce diversi segni e sintomi può curare, se
usata in dosi sufficientemente attenuate, tutte quante le malattie che
mostrano nel malato quella stessa costellazione sintomatologica, in base al
“Principio di Similitudine”, per cui una malattia è curata da sostanze in
grado di provocare disturbi simili: oggi il principio di similitudine è
studiato con metodologia scientifica. Le sostanze utilizzate in Omeopatia
provengono dai tre regni della natura: vegetale, animale e minerale. Tutte
sono sottoposte ad un particolare processo di diluizione e scuotimento, che
ha il fine di eliminarne le proprietà tossicologiche, esaltandone quelle
terapeutiche. Cardine della disciplina fondata da Hahnemann sono l’ascolto e
l’osservazione estremamente attenti e accurati di tutti i segni e sintomi
che i sensi del medico possono rilevare nel paziente, i quali vanno annotati
con precisione e rigorosa attenzione per costituire il quadro completo di
ogni singolo malato. Secondo l’omeopatia, infatti, non esistendo le malattie
ma solo le persone malate, ogni protocollo terapeutico deve essere
personalizzato, essendo il frutto dell’intima relazione di “conoscenza” e di
“ascolto” tra medico e paziente.
OMOTOSSICOLOGIA
L’Omotossicologia è un’evoluzione dell’Omeopatia alla luce delle più recenti
acquisizioni nel campo della Biologia, della Medicina e della Fisica, in
un’opera di sintesi avviata dal suo ideatore, Hans Heinrich Reckeweg
(1905-1985). Oggi tale sintesi prosegue con l’interpretazione delle scoperte
scientifiche scoperte scientifiche in campo medico, biologico, fisico alla
luce di una visione olistica della Medicina Biologica ispirata alle teorie
di Hahnemann e alle leggi della fisiologia e fisiopatologia bioenergetica
della Medicina Tradizionale Cinese e di altre metodiche terapeutiche
olistiche.
Reckeweg teorizzò che la “malattia” non è altro che il nostro sistema
immunitario che si attiva per combattere ed espellere le tossine tramite i
vari organi e apparati.
L’Omotossicologia identifica nei fattori tossici di qualsiasi natura per
l’essere umano siano essi esogeni ed endogeni la causa della malattia,
interpretata come espressione clinica della lotta dell’organismo contro le
tossine, al fine di neutralizzarle ed espellerle.
L’apporto dell’Omotossicologia all’Omeopatia è dato dall’approfondimento
della teoria omeopatica con l’introduzione delle diluizioni bilanciate con i
rimedi injeel, dall’ampliamento della teoria dei nosodi con nuovi studi
clinici e l’introduzione di nuovi nosodi, dall’applicazione della teoria
organoterapica e degli studi di anatomia comparata con l’introduzione degli
organoterapici di suino, dall’applicazione della conoscenza e tecnica
omeopatica alla farmacologia allopatica con l’introduzione degli allopatici
omeopatizzati e dall’applicazione dell’omeopatia agli studi di biochimica
cellulare con l’introduzione dei catalizzatori intermedi, dei chinoni, delle
citochine e delle interleuchine in quella disciplina che è la
PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI).
L’Omotossicologia
per attuare la terapia ricorre quindi ad un repertorio di rimedi assai
articolato in cui sono inclusi medicinali unitari, indicati con il nome che
specifica il componente contenuto, e medicinali composti, identificati con
un nome che in alcuni casi coincide col nome commerciale. Infatti il farmaco
omotossicologico rappresenta un’unità terapeutica a sé stante e non è
possibile indicarlo menzionando tutti i componenti.
MEDICINA ANTROPOSOFICA
La
Medicina Antroposofica venne sviluppata a partire dal 1920 dal Dott. Rudolf
Steiner, fondatore dell’Antroposofia, in collaborazione con la Dott.ssa Ita
Wegman e con altri medici. Rudolf Steiner (1861-1925), filosofo austriaco, è
famoso anche per la “scuola steineriana”, approccio pedagogico che mira a
sviluppare armoniosamente tutte le facoltà umane di pensiero, sentimento e
azione, dove le capacità individuali non vengono valutate attraverso voti e
esami e la formazione non promuove unicamente il nozionismo, ma stimola e
coltiva anche le attitudini artistiche, musicali e pratiche. L’Antroposofia
inaugura un metodo conoscitivo, fondato su una sua propria epistemologia,
che guida la ricerca delle leggi che stanno a fondamento delle
manifestazioni della vita, dell’anima e dello spirito nell’uomo e nella
natura e il medico che orienta la sua professione in senso antroposofico si
sforza di cogliere, insieme al paziente, il significato della malattia
riguardo alla sua evoluzione corporea, psichica e spirituale. Il terapeuta
non rifiuta quindi gli strumenti della medicina convenzionale, ma completa
poi l’analisi fisicomateriale con un’indagine sulle dimensioni dell’anima e
dello spirito. Si possono prescrivere farmaci convenzionali quando si
ritengano adeguati, ma spesso i pazienti vengono indirizzati verso altre
forme di cura, che prevedono farmaci antroposofici o omeopatici, consulenza,
terapie artistiche, come quelle della musica, del linguaggio, del movimento
(euritmia) e della pittura. I medicamenti usati vengono sovente preparati
analogamente ai farmaci omeopatici, per diluizione e dinamizzazione.
MEDICINA AYURVEDICA
Ayurveda è una parola sanscrita composta da Ayus e Veda: Ayus significa vita
e Veda significa conoscenza. Pertanto l’Ayurveda è la scienza della vita o
la conoscenza della vita. Si tratta di una medicina di antichissima origine
indiana (2500 a.C.); è un sistema diagnostico-terapeutico che parte da una
precisa definizione di cosa sia la condizione di salute positiva e per
ognuna delle tre tipologie costituzionali precisa cosa sia confacente o meno
al mantenimento o al recupero, se necessario, della condizione di salute
originaria.
La
salute è la condizione che permette all’individuo di confrontarsi con la
propria esistenza, nella sua condizione di umanità, al fine di realizzare
gli scopi della vita.
La
“malattia” invece è il risultato di una violazione delle leggi di natura,
una disarmonia che può essere riconosciuta e ricondotta all’equilibrio.
Nella
Medicina Ayurvedica l’approccio è altamente personalizzato per il
trattamento delle varie patologie dato che considera l’individuo come unità
indivisibile di corpo, mente e spirito, e attraverso una sofisticata tecnica
diagnostica che parte dall’ascoltazione del polso del paziente e permette di
riconoscere il tipo di stato energetico, metabolico e mentale della persona
che si esprime nei tre Dosha (Vata, Pitta, Kapha) tende a ristabilire
l’equilibrio psicofisico alterato con medicine che combinano le terapie
naturali. Oltre a ciò l’Ayurveda fornisce precise indicazioni di carattere
dietetico e prescrive trattamenti fisici di oleazione interna ed esterna, di
massaggio e di cinque tipi di purificazione dei canali nei quali circola
l’energia vitale che sostiene tutte le funzioni fisiologiche, si avvale di
una ricca gamma di preparazioni in polvere, compresse o decotti rimedi
preparati con ingredienti di origine vegetale, minerale e animale. Oggi la
Medicina Ayurvedica, è sempre più diffusa in Occidente per la sua validità
anche nella cura di patologie di difficile controllo con la medicina
convenzionale.
FITOTERAPIA
E’ un
sistema di cura che utilizza i principi attivi e le sostanze presenti nelle
piante medicinali per agire sulle cause, sulla patogenesi e sui sintomi
delle malattie. Significa letteralmente cura con i vegetali e deve il suo
successo a una prima dimostrazione scientifica: il succo di limone ha
un’attività antiscorbuto più rapida ed efficace della vitamina C isolata. In
alcuni casi gli estratti fitoterapici possiedono un’attività terapeutica
maggiore, o comunque diversa, da quella del singolo principio attivo
isolato, in ragione del sinergismo tra i vari costituenti presenti. La
Fitoterapia si differenzia nettamente dalla erboristeria tradizionale, che
utilizza anche categorie simili alle medicine orientali, facendo riferimento
alla dottrina umorale governata da 4 qualità (caldo, freddo, secco ed umido)
e 4 elementi (fuoco, aria, acqua, terra), e dove le piante vengono
utilizzate in relazione alle loro caratteristiche e virtù: calde o fredde,
secche o umide, alleggerenti o appesantenti, dissolventi o fluidificanti,
eccetera.
La
Fitoterapia si basa sulla somministrazione di preparati vegetali ottenuti da
piante intere o da parti di esse, titolati e standardizzati in principi
attivi, alcuni dei quali presenti anche in Farmacopea Ufficiale ed in
specialità medicinali. Per numerose piante e derivati esiste inoltre il
problema della tossicità, effetti collaterali e interazioni con altri
farmaci, come ben documentato dalla letteratura scientifica, e per questo è
nato anche un sistema di fitosorveglianza gestito dall’Istituto Superiore di
Sanità.