
Forum sulle
Medicine non convenzionali
Risposta
alla mozione del Comitato Nazionale per la Bioetica
1. Il Comitato Nazionale
per la Bioetica (CNB) ha esaminato la proposta di legge sulle “medicine e
pratiche non convenzionali” nel testo unificato elaborato dalla Commissione
XII Affari Sociali della Camera ed ha promulgato, in data 23 aprile 2004,
una mozione con una serie di rilievi, che questo Comitato di Coordinamento
ha recepito e cui intende replicare con il presente documento. I commenti da
noi proposti seguono la numerazione della mozione stessa e sono riportati in
caratteri corsivi.
2. Il
CNB rileva come la proposta di legge in questione dia per scontati numerosi
nodi concettuali particolarmente complessi e di evidente rilievo bioetico e
prospetti soluzioni e provvedimenti gravidi di conseguenze nel prossimo
futuro.
Il
Comitato di Coordinamento, nel concordare col fatto che un provvedimento
quale quello citato ed in corso di definizione abbia ovviamente una
rilevanza etica e prospetti soluzioni che avranno conseguenze sulla
didattica e la pratica medica, dissente dall’affermazione che siano “dati
per scontati” numerosi nodi concettuali. In realtà, il testo attualmente in
discussione è frutto di una pluriennale elaborazione, in cui sono stati
coinvolti esperti delle più svariate discipline, comprese quelle teoriche ed
epistemologiche, nonché membri designati dalle più rappresentative categorie
professionali mediche e paramediche.
3. Il
CNB definisce come “quanto mai discutibile” il principio del “pluralismo
scientifico” affermato nel primo articolo del pdl, definendo come tale
“la contemporanea presenza di più scienze concernenti un medesimo
oggetto – ad esempio, la presenza di più chimiche organiche o di più
fisiche”.
Il
problema del pluralismo scientifico, giustamente sollevato dal CNB, è un
aspetto fondamentale della discussione e merita di essere approfondito.
Concordiamo con il fatto che il pluralismo scientifico, nell’accezione
proposta dal CNB, non esiste e non è mai esistito. Tuttavia, noi sosteniamo
il concetto di pluralismo scientifico proposto nel pdl, che come si evince
dal resto del provvedimento, ha tutt’altro significato. Per pluralismo
scientifico intendiamo il fatto che una stessa scienza (nella fattispecie
quella medica) possa ospitare al suo interno diverse teorie e diverse
pratiche, tra loro complementari e integrabili (dove possibile, questa è la
condizione più auspicabile) o tra loro in competizione e concorrenza per una
migliore efficacia nel rispondere ai bisogni sanitari della popolazione. La
competizione di diversi sistemi teorici si è verificata spesso nella storia
delle scienze, anche in quelle chimiche e fisiche, portando talvolta a
drammatiche “rotture”, come ad esempio nel caso del passaggio dal sistema
tolemaico a quello copernicano o, per venire a tempi più recenti, dalla
fisica newtoniana a quella relativistica e poi a quella quantistica. Anche
lo sviluppo delle scienze della complessità e della teoria del caos ha
contribuito, nel corso del XX secolo, a confutare il paradigma di una sola
teoria scientifica, portatrice di un unico modo di interpretare la realtà.
In questo senso, ribadiamo che il pluralismo scientifico – inteso non come
pluralismo di scienze, ma come pluralismo nella scienza - è un
fattore essenziale per il progresso della scienza e dell’arte medica. Di
conseguenza, deve essere vista come preoccupante la posizione di chi,
affermando un unico paradigma, tende a escludere sia la complementarietà,
sia la competizione tra diverse teorie e prassi mediche. Tale posizione
assume carattere di dogmatismo e può risultare anche controproducente, se
viene tradotta in pratica con l’esclusione dalla rappresentatività
istituzionale, dall’accesso ai finanziamenti per la ricerca, dalla didattica
universitaria e persino, come avvenuto per una recente delibera della
Commissione ministeriale per la formazione continua in medicina (ecm),
dall’aggiornamento professionale. Per questi motivi, è molto importante che
la futura legge sulle medicine non convenzionali (che già in altra occasione
abbiamo proposto assuma il titolo di “medicine complementari”) parta
dall’affermazione esplicita di questo tipo di pluralismo scientifico.
4. Il
CNB sottolinea come nel pdl si confonda il pluralismo scientifico o con il
pluralismo delle “visioni del mondo” (il quale costituisce certamente un
fattore di avanzamento culturale e sociale), o con la presenza, nell’ambito
di una medesima scienza, di una pluralità di teorie che mirano tutte a
risolvere un certo ordine di problemi.
Per le ragioni che abbiamo sopra esposto, non ci sembra che nel pdl si possa
ravvisare tale “confusione”. Né ci pare che l’alternativa tra due concetti
di pluralismo si debba porre nei termini suggeriti dal CNB, perché la
maggior parte delle medicine complementari di cui ci occupiamo non hanno
necessariamente la pretesa di affermare “visioni del mondo” alternative, ma
solo diverse teorie e prassi mediche, che chiedono di essere rispettate
nell’ambito del pluralismo scientifico, così come affermato al punto
precedente.
5. Il
CNB rileva che se l’autonomia del paziente nella scelta terapeutica
rappresenta certamente un valore fondamentale universalmente riconosciuto
dalla bioetica, e se la libertà della ricerca scientifica va in ogni caso
salvaguardata, la libertà di cura tuttavia non può prescindere dalle
conoscenze scientifiche acquisite e convalidate, senza le quali non è
possibile tutelare adeguatamente la salute del paziente garantendone
l'informazione ai fini del consenso.
Su
questo punto siamo d’accordo con la posizione del CNB e teniamo a
sottolineare come la qualificazione scientifica e didattica delle medicine
complementari sia interesse primario dei medici esperti e dei ricercatori in
questo campo, oltre, ovviamente, che dei pazienti. Riteniamo che
l’approvazione di un disegno di legge organico, in questo settore, possa
costituire un passaggio molto importante in tale direzione. Approfittiamo
dell’occasione per sottolineare il fatto che il Comitato Permanente di
Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia ha già
espresso il suo giudizio ed effettuato delle proposte di modifica, a suo
parere migliorative, sul pdl attualmente in discussione nella Commissione
Affari Sociali della Camera dei Deputati.
6. Il
CNB si dice preoccupato della proposta di istituire a)
insegnamenti accademici e corsi di formazione nelle Università statali e non
statali di “medicine e pratiche non convenzionali”, b) di
inserire la materie di insegnamento relative alle medicine e alle pratiche
non convenzionali nei corsi di laurea di Medicina, di Odontoiatria, di
Farmacia, di Medicina Veterinaria, di Scienze Biologiche e di Chimica,
c) di accreditare come società e associazioni “scientifiche” le
società e le associazioni di riferimento delle professioni sanitarie non
convenzionali, d) di modificare la composizione del Consiglio
Superiore di Sanità inserendo fra i suoi componenti sei rappresentanti delle
medicine e pratiche non convenzionali.
Per quanto riguarda i suddetti punti la posizione del Comitato di
Coordinamento è la seguente:
a) Non
concordiamo con tale preoccupazione del CNB. L’inserimento di insegnamenti
accademici e corsi di formazione nelle Università avrebbe come conseguenze
positive sia il fatto che si tratterebbe di un insegnamento di qualità,
erogato dalle massime istituzioni scientifiche e didattiche, sia che
costituirebbe un notevole incentivo alla ricerca, come avviene in tutte le
discipline mediche.
Come è scritto nel
citato Documento di Consenso sulle Medicine Non Convenzionali in Italia,
riconosciamo alle Università il ruolo storico nella formazione, ma si deve
comunque constatare negli atenei italiani la carenza di docenti e risorse
dedicate all'insegnamento ed alla ricerca nel campo delle medicine non
convenzionali. Attualmente i percorsi formativi disponibili sono
prevalentemente forniti dagli Istituti privati che da anni operano nel
settore: si auspica quindi che le Università, nello sforzo di colmare questa
carenza formativa, concorrano ad individuare e realizzare convenzioni e
accordi di collaborazioni con associazioni e scuole già operanti nella
ricerca, nell'insegnamento e nella verifica dell'apprendimento di queste
discipline, come contributo utile a valorizzarne l'esperienza accumulata.
b) L’inserimento
di insegnamenti relativi alle medicine e alle pratiche non convenzionali,
nei corsi di laurea di Medicina, di Odontoiatria, di Farmacia, di Medicina
Veterinaria, di Scienze Biologiche e di Chimica è necessario perché gli
operatori sanitari devono conoscere queste discipline, utilizzate da una
consistente fascia della popolazione, anche se non le utilizzano. Tale
criterio è analogo a quello per cui la formazione di base del medico include
nozioni di materie specialistiche, di medicina legale e di storia della
medicina. Proprio per garantire una corretta “informazione ai fini del
consenso” (v. punto 5 dello stesso CNB) è necessario che gli operatori
sanitari siano adeguatamente formati e aggiornati, sia sui numerosi
avanzamenti scientifici che indubbiamente si sono registrati nel campo delle
medicine complementari, sia sulle problematiche etiche, deontologiche e
organizzative che la diffusione di tali medicine pone.
c) L’accreditamento
come società e associazioni “scientifiche” delle società e associazioni di
riferimento delle professioni sanitarie non convenzionali è un passaggio
fondamentale perché garantisce un controllo di qualità e premia le società e
associazioni che operano più seriamente nella didattica e nella ricerca in
questo campo di frontiera, venendo spesso a supplire le carenze di altre
istituzioni ufficiali. Qualsiasi nuovo settore disciplinare che si
costituisce in medicina nasce come qualcosa che inizialmente è visto come
“non convenzionale” e poi tende a istituzionalizzarsi perdendo tale
qualifica e sviluppando specifiche società scientifiche. Non si vede con
quali motivazioni il CNB si opponga a tale processo di auto-organizzazione,
tipico di ogni settore disciplinare.
d) Se
il Consiglio Superiore di Sanità vuole corrispondere ai suoi scopi
istituzionali, a nostro giudizio deve includere fra i suoi componenti i
rappresentanti delle medicine e pratiche non convenzionali. Altrimenti, ogni
deliberazione o raccomandazione, che vertesse su argomenti ritenuti “non
convenzionali”, potrebbe essere viziata dalla non rappresentatività e, con
ogni probabilità, anche da un certo grado di incompetenza tecnica.
7. Il
CNB ritiene del tutto ingiustificata l’istituzione della qualifica di
“esperto” per gli indirizzi previsti nell’art. 6 della pdl e l’istituzione
prevista dall’art. 21 di professioni sanitarie non convenzionali.
Il
Comitato di Coordinamento ritiene tale pronunciamento del CNB troppo
sintetico e, perciò, confondente. Infatti, nell’articolo 6 del pdl si fa
riferimento ai medici, che assumerebbero la qualifica di “esperti” in una
delle varie terapie complementari. Ciò sarebbe oltremodo utile, soprattutto
a garanzia del cittadino il quale oggi è disorientato perché non gli è
garantito alcun mezzo per conoscere veramente la qualifica di un medico che
proponga terapie complementari o cui rivolgersi per ottenerle. Noi siamo
pertanto favorevoli alla conservazione di tale dizione nell’articolo 6,
almeno finché non si aprano delle scuole di specializzazione in questi
settori disciplinari. Per quanto riguarda l’articolo 21, invece, esso
riguarda le discipline non convenzionali esercitate da operatori non-medici.
Su tale articolo anche il Comitato di Coordinamento ha espresso al Relatore
e alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici le proprie forti
perplessità.
Nel ribadire il proprio sostegno critico al percorso di approvazione della
legge sulle medicine non convenzionali, il Comitato Permanente di Consenso e
Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia ribadisce la
propria sostanziale dissociazione dalle posizioni espresse in merito dal CNB,
che ritiene in buona parte caratterizzate da una pregiudiziale ostilità,
probabilmente dovuta al fatto che al suo interno sono scarsamente
rappresentate le componenti mediche competenti nel settore. Si dichiara
comunque disponibile a discutere e approfondire le varie questioni, che sono
di sicura rilevanza etica e professionale.
Comitato Permanente di
Consenso e Coordinamento
per le Medicine Non
Convenzionali in Italia
www.fondazionericci.it/comitato
-
Ambulatorio di Omeopatia, Ospedale Campo
di Marte, ASL 2, Lucca, Centro di riferimento per l'Omeopatia della
Regione Toscana
-
Anthropos & Iatria, Associazione
Scientifica Internazionale per la Ricerca, lo Studio e lo
Sviluppo delle Medicine Antropologiche e Accademia Europea per le
Discipline di Frontiera, Genova
-
Associazione Atah Ayurveda, Bologna
-
Associazione Italiana Pazienti della
Medicina Antroposofica, AIPMA, Torino
-
Associazione Medica Italiana di
Omotossicologia, AIOT, Milano
-
Associazione “Lycopodium Homeopathia
Europea”- Scuola di Omeopatia Classica "Mario Garlasco”, Firenze
-
Associazione Nazionale Medici
Fitoterapeuti, ANMFIT, Empoli
-
Associazione Pazienti Omeopatici, APO,
Napoli
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Associazione di Ricerche e Studi per la
Medicina Antroposofica, ARESMA, Milano
-
Centro Clinico di Medicina Naturale,
Ospedale S. Giuseppe, ASL 11 Empoli, Centro di riferimento per la
Fitoterapia della Regione Toscana
-
Centro Italiano di Studi e
Documentazione in Omeopatia, CISDO, Milano
-
Centro di Medicina Tradizionale Cinese
“Fior di Prugna”, ASL 10, Firenze, Centro di riferimento per le Medicine
Non Convenzionali e la Medicina Tradizionale Cinese della Regione
Toscana
-
Federazione Italiana delle Associazioni
e dei Medici Omeopati, FIAMO, Terni
-
Federazione Italiana delle Società di
Agopuntura, FISA, Bologna
-
Gruppo Medico Antroposofico Italiano,
GMAI, Milano
-
Homoeopathia Europea-Internationalis,
HEI, Bruxelles
-
Istituto di Studi di Medicina
Omeopatica, ISMO, Roma
-
Istituto Superiore di Medicina Olistica
e di Ecologia, ISMOE, Urbino
-
Liga Medicorum Homoeopathica
Internationalis, LMHI, Berna
-
Nobile Collegio Omeopatico, NCO, Roma
-
Società Italiana di Ecologia,
Psichiatria e Salute Mentale, SIEPSM, Imperia
-
Società Italiana di Farmacoterapia
Cinese e Tradizionale, SIFCeT, Roma
-
Società Italiana di Floriterapia, SIF,
Bologna
-
Società Italiana di Medicina Omeopatica,
SIMO, Palermo
-
Società Italiana di Omeopatia e Medicina
Integrata, SIOMI, Milano
-
Società Italiana di Psichiatria Olistica,
SIPOl, Bologna
-
Società Scientifica Italiana di Medicina
Ayurvedica Onlus, SSIMA, Milano
-
Unione di Medicina Non Convenzionale
Veterinaria, UMNCV, Bologna
-
World Psychiatric
Association, Section on "Ecology, Psychiatry and Mental Health", Imperia
Il
Coordinatore
Dott. Paolo Roberti di Sarsina