|
Abu
Bakr, il mistico di Bagdad, morì nel 945.
Dopo
la sua morte apparve in sogno a un amico che gli chiese:
"Come
ti ha trattato Dio?"
Egli
rispose: "Mi ha posto al suo cospetto e mi ha chiesto: ‘Abu Bakr,
sai perché ti ho perdonato?'
Risposi:
'A causa delle mie buone azioni.'
Lui
disse: 'No.'
Io
dissi: 'Perché ero sincero nella mia devozione.'
Lui
disse: 'No.'
Io
dissi: 'Grazie al mio pellegrinaggio e al mio digiunare e alle mie
preghiere.'
Lui
disse: 'No, non per questo ti ho perdonato.'
Io
dissi: 'Grazie ai miei viaggi per acquisire sapere e perché mi sono
recato presso i devoti.'
Egli
disse: 'No.'
Io
dissi: ‘0 Signore, queste sono le opere che conducono alla salvezza,
esse ho posto al di sopra di tutto e compiendole pensavo che grazie ad
esse mi avresti perdonato!'
Egli
disse: 'Eppure non ti ho perdonato per tutte queste cose!'
Io
dissi: 'Perché allora, o Signore?'
Lui
disse: 'Ricordi quando camminando per le strade di Bagdad trovasti un
gattino, che il freddo aveva reso debolissimo e che si muoveva da un
muro all'altro per cercare riparo dal freddo e dalla neve e che tu,
preso da compassione, lo sollevasti e tenesti sotto la pelliccia che
portavi, e così facendo lo proteggesti dal tormento del gelo?'
Io
dissi: 'Sì, lo ricordo.'
Lui
disse: 'Perché avesti pietà di quel gatto, per questo Io ho avuto pietà
di te.’”
(tratto
da A. Schimmel, Die Orientalische Katze, Dieiderichs, Koln 1983
– citato in P. Watzlawick – Di bene in peggio, Feltrinelli, Milano
1998) |