
La
lezione di Francesco
Cento
buone ragioni per adottare un cane
Luisella Battaglia
(da: Il
Secolo XIX
4
ottobre 2004)
<
Il ‘Cantico delle creature’ può considerarsi come una delle prime
esperienze vissute della teologia ecologica e cosmica>. Sono parole di fra
Nazareno Fabbretti, l’indimenticabile fondatore di ‘Frate Sole’ nel suo
saggio Francesco. Ecologia come teologia.
L’ecologia
nasce spontanea in Francesco dal rapporto di comunione col creato e con tutti i
viventi. E' visibile, ad esempio, nei dialoghi col lupo, il falco, il passero,
la cicala: ognuno è diverso dall’altro, con i suoi tratti caratteristici, i
suoi talenti, la sua individualità. La sua è una fraternità ritrovata con
tutti i viventi: per questo non ha bisogno di addomesticare gli animali, <sono loro a cercare lui, a consegnarglisi
fraternizzati, in una parola amici>. Si verifica,
così, un fondamentale
cambiamento nel nostro modo di guardare alla natura: non più realtà sentita
come estranea ma una creatura di Dio, <ridivenuta sorella nell’attesa della
Redenzione>.
Fabbretti
ci riconsegna, attualizzato, il messaggio di Francesco, un messaggio che
sorprendentemente attraversa territori lontani e in apparenza estranei. Il tema
dell’amicizia tra le specie, ad esempio, ricompare oggi, in un contesto laico
e scientifico, in una storica e filosofa della scienza di fama internazionale,
Donna Haraway, in Compagni di specie (Pref. di R. Marchesini, ed. Sansoni
2003). A suo avviso, dovremmo sforzarci di considerare con un’attenzione nuova
il rapporto con quei <compagni di specie> che sono i cani per gli esseri
umani. Tanto per cominciare non dovremmo né considerarli come servi, né
infantilizzarli. La Haraway --particolarmente impegnata nel contrastare le
immagini convenzionali del rapporto, anche quelle idealizzate-- ci ricorda che
il cane e l’uomo sono due facce della stessa medaglia evolutiva, i compagni di
una grande avventura millenaria: i loro sensi si completano a vicenda, le loro
storie si appartengono e si intrecciano.
Cani
ed esseri umani, osserva, hanno da sempre varie e numerose modalità di
interrelazione: anche d’amore.<Ma proprio perché ritengo l’atavico amore
tra uomo e cane alquanto prezioso, dissento da ogni discorso che si rifaccia a
un presunto amore incondizionato>. C’è un piacere profondo
nel condividere la vita con un essere diverso, i cui pensieri,
sentimenti, reazioni sono differenti dai nostri. Per questo, considerare un cane
come un <bambino peloso>, anche solo metaforicamente, significa, a parere
della studiosa americana, <sminuire cani e bambini e predisporre i bambini a
essere morsi e i cani a essere uccisi>.
Uomo
e cane sembrano, dunque, fatti per intendersi: se mirabile è la capacità
dell’uno di rispondere alle richieste dell’altro, altrettanto portentoso è
il talento della razza canina di interloquire con la nostra. Il dialogo tra le
due specie dipende da diverse cause e, in primo luogo, dalla forte intelligenza
sociale che caratterizza entrambe. Immersi nel mondo in modo differente, uomo e
cane possono monitorare la realtà con competenza integrata e maggiore
efficacia: l’uno come virtuoso della vista, l’altro come maestro
dell’olfatto.
<Non
è possibile, scrive persuasivamente la Haraway, che esista soltanto una specie
da compagnia: ne devono esistere almeno due che insieme si completino>. Sono
riflessioni che vengono alla mente oggi che si parla tanto di canili, di diversi
modelli di accoglienza e di ospitalità, eludendo, tuttavia, una questione di
fondo: la necessità per il cane di
un rapporto speciale e personale con l’uomo. La casa degli animali è
certo quanto di meglio si è
elaborato finora in tema di filosofia del benessere animale ma appare, tuttavia,
inadeguata e insufficiente rispetto alle esigenze espresse dall’ideale di cura
richiamato dalla bioetica. Si tratta, in effetti, pur sempre di un ospizio dove
un animale eminentemente sociale, co-evoluto con l’uomo come suo partner, è
condannato all’isolamento, a una detenzione sia pure dorata (almeno nei casi
migliori). Perché non pensare, allora, anziché a una casa degli animali ad una
casa per ogni animale, promuovendo una campagna di affido che venga a
soddisfare il bisogno di compagnia ,di ospitalità, di amicizia dei due
compagni di specie? Affinità e diversità: ecco le parole chiave per instaurare
un rapporto di amicizia. Tanto affini a noi—i cani—da poterci capire anche
senza le parole del nostro linguaggio; tanto diversi da noi da poter diventare
una fonte continua di meraviglia e di apprendimento.
Un
progetto irrealistico? Non sembra ove si consideri che tale campagna—sostenuta
da enti, leghe, associazioni—potrebbe trovare interlocutori molto disponibili
(famiglie, anziani, pensionati, scuole etc.) accuratamente selezionati . Ci sono
molte buone ragioni per adottare un cane: una responsabilità certo, che dà,
tuttavia, molta gioia.
Un
progetto costoso? Neppure: sarebbe
sufficiente, infatti, garantire a ogni famiglia una totale copertura delle spese
(alimentari, sanitarie, assicurative) da sostenere per il proprio animale. Basti confrontare tali spese con quelle, ben più
ingenti, richieste da un canile—costi di
manutenzione, spese per il personale etc.
Beninteso
tale progetto non comporterebbe l’abolizione del canile ma solo il suo
ridimensionamento da casa stabile a dimora provvisoria e soprattutto
rappresenterebbe una vera e propria svolta culturale. Solo la conoscenza e il
rispetto delle singolarità delle due specie rende possibile, ce lo ricorda la
Haraway, costruire una <famiglia multispecifica> in cui i diritti, le
esigenze, le particolarità di entrambi siano finalmente riconosciuti.