
Bioetica senza dogmi
di
Luisella Battaglia
Rubbettino Editore
2010
Un
orizzonte popolato dai nostri progetti di vita, dalle nostre utopie, ma anche
dalle nostre anticipazioni della felicità: molte sono le figure che
caratterizzano l’ideale di una «fioritura», di un’esistenza realizzata in tutte
le capacità che un essere umano considera degne di attuazione. L’idea di una
«buona vita», di antica ascendenza aristotelica, ma oggi riproposta
dall’approccio delle capacità in una prospettiva liberale, ci aiuta a
comprendere ciò che ci accomuna tutti ma, insieme, ci fa prendere coscienza del
carattere irriducibilmente personale delle scelte che ognuno è chiamato a
compiere. Se la categoria di capacità appartiene, per la sua apertura
universalistica, a ogni cultura e rinvia, in senso forte, a un’identità di
specie, è in grado di salvaguardare nel contempo il valore delle differenze –
linguistiche, religiose, culturali, giuridiche – in un mondo globalizzato.
«Prendere
sul serio le differenze» – a partire da quelle di genere – consente di aprire
nuovi percorsi nella bioetica, di ripensare il rapporto tra i «diritti» e la
«cura», di guardare al nostro prossimo oltre la prossimità spaziale, temporale e
di specie. L’estensione delle richieste della giustizia al di là delle frontiere
geografiche, delle barriere tra le generazioni e verso gli animali non umani
asseconda una spinta etica intrinseca allo stesso umanesimo e configura il nuovo
scenario aperto all’esercizio della nostra ragion pratica.