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Accesso ai Sistemi Sanitari Nazionali nell’Unione Europea

Giorgio Berchicci

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In Francia i conti non tornano : dopo soli undici mesi dall’approvazione e l’applicazione del nuovo Sistema Sanitario Nazionale il deficit previsto per il 2005 è di 11,6 miliardi di euro invece dei 10,6 che tutti auspicavano. Eppure, il governo francese aveva deciso di introdurre questa riforma con lo scopo preciso di ridurre i costi astronomici dell’assistenza sanitaria. Ma segnali ugualmente preoccupanti giungono da altri Paesi Europei, Italia in testa. Le ragioni sono diverse, anche se alcune sono ragioni comuni : una popolazione che tende ad invecchiare sempre più, grazie al benessere generalizzato ed ai progressi della medicina, e che raggiunge, almeno in Italia ed in Svezia, punte che vanno dal 12% al 19% della popolazione totale; biotecnologie che garantiscono prestazioni sempre migliori al servizio di quella grande tecnica che è la Medicina; richieste di esami sempre più sofisticati da parte dei cittadini, ma anche offerta di esami sempre più accurati in omaggio ad una medicina difensivistica che avanza sempre più; allargamento sempre maggiore del “mercato“ dei farmaci grazie alla politica di abbassamento degli indici di patologia promosso dalle case farmaceutiche ed incoraggiato dalle Società Scientifiche ( vedi limiti massimi di colesterolo, livelli massimi di pressione sanguigna, di glicemia).

L’ Unione Europea vive momenti di grande difficoltà, anche in seguito alla mancata adozione del Trattato Costituzionale da parte di Paesi fondatori come Francia ed Olanda, proprio nel periodo forse più importante della sua Storia : dopo aver realizzato una unione monetaria che fa discutere molto per i suoi innegabili vantaggi, oltre che per alcune difficoltà, interne ad alcuni Stati, che attribuiscono ad essa le problematiche che non riescono a risolvere, si vede costretta a rinegoziare il patto di stabilità del 3% per le difficoltà indotte dalla recessione economica, che grava su alcuni Stati in maniera maggiore del prevedibile, o perché questi Stati non hanno saputo far fronte a debiti pubblici elevatissimi – come l’Italia – o perché non hanno saputo risolvere problemi strutturali ugualmente rilevanti, e soffrono della concorrenza forte che arriva da Paesi come la Cina con un costo del lavoro decisamente irrilevante nei confronti dell’Europa.

Sta dunque per svanire il sogno di centinaia di milioni di cittadini, di donne e uomini che hanno a lungo lottato per la sua realizzazione? O forse l’unione monetaria non è una risposta sufficiente, da sola, per poter continuare a vivere in un mondo senza confini nel quale ciascuno di noi possa godere degli stessi diritti, senza limitazioni riguardanti il suo status o le sue condizioni relative a sesso, razza, religione e convinzioni politiche?

E’ inutile nasconderci il fatto che, tra questi diritti, il diritto alla tutela della salute è quello più desiderato da tutti, insieme con il diritto al lavoro : e come può essere classificato questo diritto? All’inizio, la tutela della salute si è presentata sotto le sembianze dei diritti di libertà opponibili allo Stato,  come habeas corpus, diritto all’integrità fisica. Oggi potremmo essere tentati di inserire il diritto alla tutela della salute tra i diritti di terza generazione, diritti non semplicemente dei cittadini ma universali,  realizzabili attraverso la cooperazione di tutti e che riguardano tutti, comprese le generazioni future. Solo che questo genere di diritti sono chiamati, almeno in Italia, diritti pattizi , cioè diritti che vanno patteggiati, che risentono quindi del patteggiamento che avviene  nello Stato e nell’Unione Europea sulla base del diritto internazionale : a volte sono diritti opponibili, come il diritto alla pace, o ad un ambiente salubre; pochissime altre volte sono esigibili, come nel caso dello sviluppo socio-economico. Il diritto alla tutela della salute può essere inquadrato tra i diritti di quarta generazione : là dove è previsto nella Costituzione, il diritto alla tutela della salute è un diritto fondamentale opponibile ed esigibile, in quanto integra in se sia gli obblighi da parte dello Stato di solidarietà sociale che di riconoscimento dell’individuo. In più, è un diritto che estende la sua influenza anche sugli altri diritti, come il diritto ad un ambiente sano ed il diritto al lavoro ed alla promozione economico-sociale. E’ stato recentemente osservato che l’allungamento della vita non si ha nei Paesi semplicemente più ricchi degli altri, ma in quelli dove, oltre ad un certo benessere, si realizzano scelte politiche e sociali adeguate, si sviluppa l’istruzione, si cerca di mantenere un ottimo ambiente, si innalzano i livelli di giustizia e di solidarietà. Anche fra i Paesi industrializzati, non sempre sono le società più ricche a godere dei migliori livelli di salute, ma quelle al cui interno sono minori le disuguaglianze fra ricchi e poveri.

 Ma se questo principio può essere considerato valido per i singoli Stati che compongono l’Unione Europea, che infatti dispongono di un Servizio Sanitario Nazionale per l’assistenza medica, al contrario non si può dire la stessa cosa dell’ Unione, che solo recentemente ha dimostrato di sentire una sensibilità nei confronti della tutela del diritto alla salute.

Il Trattato che istituisce la Comunità Europea contempla la tutela della salute solo in termini indiretti. Infatti, l’art.136 prevede che “ La comunità e gli Stati membri(…) hanno come obiettivi la promozione dell’occupazione e il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro “ mentre l’art.30 individuando le eccezioni al principio della libera concorrenza delle merci, inserisce tra queste “ la tutela della salute e della vita delle persone”.

Anche nel trattato che istituisce la Comunità Europea dell’energia atomica ( CEEA o EURATOM ), firmato a Roma il 25 marzo 1957, un capitolo intero è dedicato alla Sanità ed alla sicurezza della popolazione e dei lavoratori, mentre solo con l’Atto Unico europeo del 17 febbraio 1986 si parla di protezione dell’ambiente e dei consumatori con un livello di protezione elevato tenuto conto di eventuali sviluppi fondati su riscontri scientifici.

Con il Trattato di Maastricht la tutela della salute diventa una delle prorità della politica comune europea, poiché viene dedicato alla politica della sanità pubblica un apposito titolo ( Titolo XIII ), Art. 152. Nel 1992, tuttavia, la sanità pubblica non assurge ancora a vera e propria politica comunitaria essendo ancora un ambito di natura meramente trasversale e definito, in tal senso, “componente delle altre politiche della Comunità” (Art.129, par,3).

Il Trattato di Amsterdam ha modificato, in modo rilevante, l’art.152 del Trattato che istituisce la Comunità Europea : infatti, il nuovo art.152, par.1, converte esplicitamente da semplice “componente” delle altre politiche a presupposto necessario ed ineludibile di queste ultime (“ Nella definizione e nell’attuazione di tutte le politiche ed attività della Comunità è garantito un livello elevato di protezione della salute umana”). Prevede inoltre l’art.152 che ci sia un Open Method of Coordination tra gli Stati membri e la Commissione di Bruxelles, ma attribuisce anche agli Stati membri la esclusiva competenza in materia di organizzazione e prestazione di servizi sanitari ed assistenza medica, impedendo di fatto la realizzazione uniforme del diritto alla tutela della salute in tutto lo spazio comune europeo.

Dal 1996 in poi assistiamo a tutta una serie di attività programmatiche dell’Unione Europea in materia di sanità pubblica, per il tramite di alcune Decisioni che qui elenco:

1-Primo programma d’azione comunitario per la promozione della salute ( Decisione 96/645/CE)

2-Programma d’azione comunitaria per le malattie rare (Decisione 1295/1999/CE)

3-Programma d’azione comunitario per la prevenzione delle malattie (Decisione 372/99/CE)

4-Programma d’azione comunitario per le malattie connesse all’inquinamento(Decisione 1296/99/CE)

5-Programma d’azione comunitario in materia di sanità pubblica per gli anni 2003-2008 ( Decisione 1786/2002/CE)

Ma nel Dicembre del 2000 la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea ha espressamente riconosciuto, all’art.35, il diritto alla salute :Ogni individuo ha il diritto di accedere alla prevenzione sanitaria e di ottenere cure mediche alle condizioni stabilite dalle legislazioni e prassi nazionali. Nella definizione e nell’attuazione di tutte le politiche ed attività dell’Unione è garantito un elevato livello di protezione della salute umana”.

E non è tutto: la recente giurisprudenza comunitaria ha definitivamente affermato il “principio generale secondo il quale la tutela della sanità pubblica deve assumere un’importanza incontestabilmente preponderante rispetto a considerazioni di ordine economico” ( TPG, 26 Novembre 2002, T-74/00, Artegodan e altri contro Commissione CE, in Racc.2002 p.II 4945 e ss). Poi, il 4 Aprile 1997, viene emanata la “Convenzione per la protezione dei Diritti dell’Uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti dell’applicazione della biologia e della medicina : Convenzione sui Diritti dell’Uomo e la biomedicina”, meglio conosciuta come “ Convenzione di Oviedo”. Tra le particolarità da segnalare, innanzitutto il fatto che sia stata promossa da tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa, quelle relative alle modalità di elaborazione( hanno partecipato gli Stati membri del Consiglio d’Europa, ma anche Stati Uniti, Canada, Vaticano, ed altri), la ratifica avvenuta da parte di 19 Stati, il fatto che l’Italia ha ratificato la Convenzione ma non l’ha depositata presso il Consiglio d’Europa.

Il nucleo centrale della Convenzione di Oviedo sembra essere l’art.2 “ Primato dell’essere umano – L’interesse e il bene dell’essere umano debbono prevalere sul solo interesse della società o della scienza”, mentre il successivo articolo 3 parla proprio di ciò che a noi interessa dibattere “ Accesso equo alle cure sanitarie – Le Parti prendono, tenuto conto dei bisogni della salute e delle risorse disponibili, le misure appropriate in vista di assicurare, ciascuna nella propria sfera di giurisdizione, un accesso equo a cure della salute di qualità appropriata”. Come potete osservare, non si parla più di “elevato livello di protezione della salute umana” ma di qualità appropriata e di misure appropriate, si ribadisce la estraneità della Unione Europea a fornire accessi alle cure rimandando tutto agli Stati firmatari ( qui chiamati parti ), si sottolinea l’importanza degli aspetti economici del costo della salute facendo riferimento alle risorse disponibili, viene introdotto il concetto di equità in relazione all’accesso alle cure.

Ma con il Trattato Costituzionale, che recentemente è stato rigettato da Francia ed Olanda,  la sanità pubblica viene relegata tra i “ Settori nei quali l’Unione può decidere di svolgere un’azione di sostegno, di coordinamento o di complemento”.

Vorrei infine citare, per una chiara definizione del termine “salute”, l’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo : “ Ogni persona ha diritto ad un livello adeguato che assicuri a lui ed alla sua famiglia la salute ed il benessere, l’alimentazione, il vestiario, la casa, l’assistenza medica ed i servizi sociali necessari”. Dalla lettura di questo articolo si evince l’ambito delle questioni che ci riguardano, che sono comprese in due dimensioni: quella del concetto generale di salute e quella più specifica di assistenza medica. La salute viene vista quindi come una risorsa necessaria di vita quotidiana, in un’ottica che guarda alle risorse sociali e personali oltre che sulle capacità fisiche. La promozione della salute non è perciò responsabilità esclusiva del settore sanitario, ma va considerata in un ambiente più allargato che comprende l’istruzione, il cibo, il lavoro, la casa, la giustizia e l’equità sociale.

E’ con la stipula del Trattato di Roma del 1957 che ha inizio la libera circolazione dei cittadini nell’Unione Europea, alla quale oggi aderiscono 25 Nazioni.

Da quel momento, sono sorte una serie abbastanza ampia di associazioni mediche, con il preciso obbiettivo di cogliere questa grande opportunità che veniva offerta, ed uniformare i percorsi formativi dei laureati in medicina. L’associazione della quale faccio parte, la Unione Europea dei Medici Specialisti U.E.M.S., è ad esempio la prima di queste associazioni ad essere stata fondata ( 1958 ), con lo scopo di favorire lo studio e la promozione dei più alti livelli di insegnamento della medicina specialistica, della pratica medica e del prendersi cura della salute dei cittadini all’interno dell’Unione Europea ; lo studio e la promozione del libero movimento degli specialisti medici all’interno dell’ EU; la rappresentanza all’interno di questa cornice della professione medica specialistica negli Stati membri dell’EU, e con le autorità EU.

Successivamente, furono aggiunti a questi, altri obbiettivi: promuovere il più alto livello di cura per il paziente all’interno dell’EU; sottolineare l’importanza del titolo di specialista come del medico che pratica il più alto livello di qualità nella cura del paziente nel suo rispettivo campo di esperienza; promuovere il suo statuto etico e professionale; promuovere l’armonizzazione di una alta qualità di programmi di formazione specialistica all’interno dell’EU; infine, di incoraggiare e facilitare l’Educazione Medica Continua (C. M.E.) e lo sviluppo professionale continuo (CPD).

In seguito sono state fondate altre Associazioni mediche, come la U.E.M.O., che rappresenta la Medicina Generale, la A.E.M.H., che rappresenta i medici ospedalieri, ed altre ancora. Infine, va segnalata la presenza di Associazioni che raccolgono gli Ordini dei Medici, che sono a difesa dei cittadini e non della categoria.

In questo quadro abbastanza variegato di rappresentanza medica all’interno della collettività europea, si inseriscono ovviamente i Sistemi Sanitari Nazionali che, ormai, sono presenti in tutti i Paesi europei pur con due modelli di applicazione sostanzialmente differenti:

-     Il sistema di protezione sociale di tipo Bismarkiano, presente in Germania, Francia e nel Sud Europa, finanziato con deduzioni da libro-paga con un mix di tasse pubbliche provenienti dai salariati, e private. Essi prevedono una serie di benefici proporzionale a quanto dichiarato. Questo per far capo ad una ineguale distribuzione del rischio di protezione. Può essere annotato che la difficile situazione economica in diversi Stati dell’Est europeo ha avuto un effetto severo sul sistema di servizio sanitario nazionale con alti livelli di stress, condizioni di lavoro misere e salari non infrequentemente al di sotto dei minimi che sono stati sommati fino al raggiungimento di un numero notevole di arretrati.

-     Il sistema di servizio sanitario nazionale di tipo Beveridge, come in uso in Gran Bretagna, Italia, Spagna, Svezia e Danimarca, che è invece basato sulla tassazione imposta direttamente dallo Stato con una maggioranza schiacciante di fornitori pubblici di servizio, ed uno staff impiegato direttamente dallo Stato. Questo sistema ha in genere un minore livello di costi ed ha un maggiore controllo effettivo su tutte le spese, oltre ad avere anche una maggiore suscettibilità ad essere riformato. Vi è comunque in una certa frequenza di casi anche una attività privata che scorre parallela alle attività mediche fornite direttamente dallo Stato.

C’è però anche da osservare che ormai esistono 25 sistemi sanitari differenti, uno per ogni paese dell’UE, e che questo rappresenta un serio pericolo per la libera circolazione dei medici e dei pazienti. Di qui, la necessità di uniformare i sistemi sanitari ed abbattere i limiti di accesso che essi stessi rappresentano per i cittadini.

Un primo passo può essere rappresentato da una carta che è in distribuzione a tutti i cittadini europei, da parte di ognuno degli Stati membri, la European Health insurance card, una tessera sanitaria che permette a ogni cittadino europeo di poter ricevere gratis le cure di cui necessita nei paesi dell’Unione. Questa carta permette l’accesso diretto, senza moduli e lunghe attese, in un ospedale o in uno studio medico di un altro Paese europeo, ma non in maniera indefinita nel tempo: concede solo le cure necessarie durante un viaggio breve o una breve vacanza. L’assistenza, cioè, d’urgenza che si renderà necessaria, ma non eventuali visite specialistiche che non si possono ottenere nel proprio Paese d’origine o che sono impedite da liste di attesa troppo lunghe.  Potrebbe essere questo l’inizio di un Sistema Sanitario Europeo, che ponga tutti sullo stesso piano e garantisca a tutti l’accesso a farmaci e cure del più elevato livello? Penso che questa sia la speranza di ognuno di noi.

 

Contatti: postmaster@istitutobioetica.org

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