
Le città hanno un handicap: penalizzano i disabili
Luisella
Battaglia
(da “Il Secolo XIX” 5
maggio 2009 p.19)
Quali sono le nuove frontiere della giustizia? La filosofa politica Martha
Nussbaum, nel suo testo più recente, (Le nuove frontiere della giustizia
ed. Il Mulino) individua la <disabilità> – accanto alla <nazionalità> e
all’<appartenenza di specie> – tra le sfide più forti che la nostra società
democratica dovrà affrontare. Si tratta di tre casi emblematici che
interrogano la nostra coscienza sul come estendere la giustizia combattendo
contro ogni forma di discriminazione. Non dobbiamo infatti dimenticare che
le ‘frontiere’sono anche interne ad ogni stato e comprendono, nel caso della
disabilità, l’inclusione come cittadini con uguali diritti delle persone con
menomazioni. Una questione davvero fondamentale cui solo di recente si è
prestata sufficiente attenzione, almeno sul piano internazionale: sono da
ricordare, in particolar modo le “Pari opportunità per le persone con
disabilità:un piano europeo” (2004-2010 ) e la “Convenzione Onu sulla
disabilità”(2008). E sul piano nazionale e locale? Al di là di generiche
promesse, resta ancora molto da fare, come documentano recenti notizie di
cronaca sui disagi e le difficoltà spesso insormontabili provocati dai
diversi handicap sui luoghi di lavoro e nella vita quotidiana.
Alla riflessione su questo tema, al monitoraggio delle iniziative intraprese
e all’elaborazione di proposte operative è dedicato il Convegno nazionale
organizzato come ogni anno – è il sesto appuntamento - dall’“Istituto
Italiano di Bioetica”, che si apre oggi ( ore 14,30) alla Facoltà di Scienze
della Formazione: L’empowerment nelle persone disabili:realtà o
illusione? Col termine empowerment si intende un’acquisizione di
potere che rimanda all’idea di un processo attraverso cui si conquistano
energie, capacità, risorse per cambiare una data situazione. Ci si riferisce
di solito ad un gruppo svantaggiato che, grazie a questa dinamica interna,
prende coscienza di sé , della sua dignità e dei suoi diritti. L’obiettivo è
di mettere ogni persona nella condizione di esercitare l’intera gamma delle
sua capacità, nella consapevolezza della comune vulnerabilità: nessuno è mai
del tutto autosufficiente e l’indipendenza di cui godiamo è sempre
temporanea e parziale.
La
Nussbaum avanza, a questo riguardo, una critica molto forte nei confronti
delle discriminazioni cui sono soggette persone con menomazioni – quali la
cecità, la sordità, le difficoltà di deambulazione – che non impedirebbero
loro di essere produttive se solo la società fosse davvero disposta a
includerle. La loro relativa mancanza di produttività non è dunque
‘naturale’ma è il prodotto di condizioni sociali discriminatorie,analoghe
per molti aspetti a quelle legate alla razza e al sesso. <Come è
discriminazione sessuale non fornire alle donne il congedo di maternità,
allo stesso modo è una discriminazione contro le persone con menomazioni non
fornire supporti per la loro produttività.> Alcuni esempi?. Le persone sulla
sedia a rotelle possono spostarsi bene e svolgere il proprio lavoro nella
misura in cui gli edifici hanno le rampe, gli autobus l’accesso adeguato e
così via. Le persone cieche possono lavorare più o meno ovunque in quest’epoca
di tecnologia audio e di segnaletica tattile, se i posti di lavoro includono
queste tecnologie. Le persone sorde possono essere avvantaggiate dalle
e-mail al posto del telefono e da molte altre tecnologie visive – sempre a
patto che i luoghi di lavoro si strutturino in modo da includerle. Sennonché
lo spazio pubblico è organizzato per rispondere alle esigenze delle nostre
‘protesi’ – le automobili, gli autobus – non alle esigenze delle protesi dei
cosiddetti ‘disabili’.<Noi asfaltiamo strade, disegniamo corsie per gli
autobus--scrive la Nussbaum--mentre spesso non creiamo rampe o accessi sugli
autobus per sedie a rotelle .Lo spazio pubblico è un prodotto delle idee
sull’inclusione: costruendo le strade in un modo e non in un altro,
escludiamo una persona che può essere altamente competente e produttiva, ma
che ha la sfortuna di essere cieca…>.
E’ in gioco,
potremmo dire, il diritto di non essere perfetti. Sarebbe legittimo
attendersi da Genova, che si è proclamata ‘città dei diritti’, il buon
esempio di una più ampia inclusione