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ESISTE LA  MORTE ?

Antonio Capasso

  

Il peggiore degli aspetti della vita moderna è indubbiamente la frenesia ansiosa che pervade ogni attimo della nostra esistenza; essa si traduce nella necessità di fare tutto e in fretta, di percepire tutte le emozioni possibili ora e ad ogni costo; è intuibile che a soffrirne e/o ad esserne maggiormente danneggiati sono i giovani; i mass-media ci  forniscono ampia cronaca al riguardo: morti violente, alcolismo, tossicodipendenza, stupri sono il nostro pane quotidiano!

Questo convulso modo di vivere, a mio avviso, nasce prevalentemente  dalla incapacità, oggi, di affrontare e risolvere in maniera tranquilla e serena i mille problemi  che la vita ci pone: incapacità che dai genitori viene poi trasmessa ai figli.

Il nostro mondo oggi non ha più confini ed ognuno di noi è un novello Cristoforo Colombo che vuole ad ogni costo andare oltre, non solo per sapere ma soprattutto per godere.

Il turbinio di desideri inesauditi e/o  inesaudibili ci confonde  trascinandoci oltre la realtà e ci mette in una condizione di superegoismo alterando anche i limiti delle nostre possibilità.

Così facendo ignoriamo i nostri simili e i rapporti con gli altri si riducono a una pura formalità; eppure la salvezza sta proprio in questo: nella condivisione della nostra  sofferenza, nel solidarismo esistenziale ! In questo nostro modo di vivere esiste un canto libero per porvici la morte?

Penso che per ognuno di noi la morte debba rappresentare il dolore del distacco: dai propri cari, dagli amici, dal mondo; per chi vive la convulsione esistenziale forse la morte non esiste, perché egli è talmente preso da non tenere conto di essa, è indifferente e, al contrario, in un momento di pausa, può restarne atterrito, perchè non ha o non ha mai avuto la capacità intellettuale di affrontarla col maggior equilibrio possibile.

Oggi, quindi, non si vive in maniera equilibrata la morte !

In questo contesto si viene a calare la problematica così attuale dell’accertamento della morte con le sue molteplici ed importantissime implicazioni.

Premetto che neanche la Scienza oggi sa individuare con esattezza il momento preciso del passaggio dalla vita alla morte; se l’anima fosse visibile forse gli scienziati cattolici andrebbero in sollucchero (non solo i cattolici ovviamente!). Purtroppo ci dobbiamo accontentare di strumenti che ci dicono con certezza soltanto che da un certo punto in poi non è più possibile la vita  di una Persona in piena autonomia.

Nel 1968 ad Harvard si fissarono i nuovi criteri per l’accertamento della morte, accettati da tutti ed anche dalla Chiesa Cattolica, non più incentrati sull’arresto cardiocircolatorio bensì sulla cessazione dell’attività cerebrale, sia del tronco encefalico che della corteccia.

Per la notevole rigorosità di questi nuovi criteri è stato possibile fugare ogni ragionevole dubbio nella procedura di espianto di organi.

Negli ultimi giorni l’Osservatore Romano, in un articolo di L. Scarraffia,  ha di nuovo posto in discussione l’accordo di Harvard, seppur con una successiva nota del Vaticano che prende in un certo qual modo le distanze da tale posizione.

Nell’articolo sostanzialmente si afferma che, siccome ci sono stati casi di donne dichiarate cerebralmente morte  le quali hanno portato avanti una gravidanza  per un certo periodo fino all’aborto, non è più possibile affermare con certezza che ci troviamo di fronte a cadaveri da cui espiantare organi; inoltre, cito testualmente da “L’Osservatore Romano del 03/09/2008 – Lucetta Scarraffia:Ma la messa in dubbio dei criteri di Harvard apre altri problemi bioetici per i cattolici: l'idea che la persona umana cessi di esistere quando il cervello non funziona più, mentre il suo organismo — grazie alla respirazione artificiale — è mantenuto in vita, comporta una identificazione della persona con le sole attività cerebrali, e questo entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica, e quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei casi di coma persistente.”.

In estrema sintesi, quindi, per alcuni cattolici, supportati o meno dal Vaticano, la Persona umana si identifica anche in un corpo che non ha più capacità di sopravvivenza autonoma nel quale però un’apparecchiatura  elettromeccanica pompa aria e sangue creando un’illusoria vitalità.

A supporto di queste tesi si fa anche molta confusione su morte cerebrale, coma, morte corticale etc. La nostra legislazione è ben chiara in materia, un paziente viene dichiarato morto allorché tutte le  attività del tronco encefalico vengano a cessare e, non solo, l’attività corticale risulti assente per almeno sei ore di osservazione (EEGramma piatto). In una condizione del genere non c’è vita autonoma, si può soltanto scuotere un corpo inerte pompandovi sangue e aria, che certamente consentono ai tessuti periferici un minimo di attività metabolica del tutto priva di finalità.

Questa di alcuni cattolici è una tesi del tutto antiscientifica, ma, soprattutto, eticamente inaccettabile secondo il mio modesto parere.

Tra le attività frenetiche di chi al solo fine di godere ad ogni costo guarda con indifferenza alla morte da un lato e il sacro ed intransigente furore di chi ha dimenticato che Cristo è pur morto per noi dall’altro, c’è una moltitudine di gente spaurita, sola, in cerca di conforto che viene ulteriormente confusa da diatribe pseudoscientifiche di filosofia spicciola.


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