SCIENZA
E POLITICA, L’ARTE DELLA SEPARAZIONE
Raffaele
Prodomo
(da "Napolipiù"
9 maggio 2004)
Il
caso Luzzatto in Italia e le altre nomine o rimozioni di scienziati negli USA in
funzione dell’appartenenza ideologica, sollevano una questione epistemologica
e politica molto delicata. La denuncia di una deriva pericolosa nel rapporto tra
scienza e politica fatta da Gilberto Corbellini in un recente intervento
giornalistico è sacrosanta e induce a ulteriori riflessioni.
Una
prima forma di prevaricazione della politica prende le forme della diretta
manipolazione dei dati per renderli coerenti ai propri fini. Su questo non c’è
molto da discutere: una bugia, o di scienziati o di politici, è sempre e solo
una bugia (curiosamente, tuttavia, in Italia i politici sembrano godere di una
particolare immunità al riguardo).
Un
altro tipo di prevaricazione è più subdola ed assume le forme di un sofisma in
cui tipicamente si usa una mezza verità per affermare l’errore. Che tra le
circostanze e le condizioni in cui opera la ricerca scientifica ci sia al primo
posto il potere politico e che quest’ultimo rivendichi la responsabilità di
un indirizzo generale è la verità. Questo però non significa che la decisione
politica entri nel merito delle questioni scientifiche, pretendendo di farsi
scienza essa stessa e promuovendo quelle teorie e quegli scienziati ritenuti più
in sintonia e organici al proprio sistema di potere. Questo è l’errore che si
pretende di spacciare per vero!
La
politica (ma questo vale anche per l’economia privata) ha il diritto di
indicare gli obiettivi generali delle ricerche nel campo delle applicazioni
specifiche ma non può pretendere di indicare anche i metodi e le strade per
raggiungerli. Questo va lasciato all’autonomia del ricercatore. Il potere
politico (in questo caso è veramente da solo) ha poi il dovere di finanziare la
ricerca di base, quasi sempre orfana di sponsor economici privati, stabilendo
come unico criterio nella selezione del personale quello della competenza
professionale.
In
conclusione, la distinzione tra scienza e politica non implica incomunicabilità
tra le due ma ne garantisce, comunque, l’unità in una prospettiva virtuosa.
Essa, quindi, si oppone sia alla separazione astratta che alla confusione e
sovrapposizione tra i termini della relazione. Se, come è stato affermato da
Walzer, il liberalismo è un’arte della separazione, sarà necessario vigilare
affinché scienza e politica restino separate circa i ruoli e unite nel comune
scopo di migliorare l’esistenza umana.