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La randomizzazione culturale

 

Francesco Esposito e Felicia Accardo

 

L'evoluzione e la conseguente innovazione nel campo tecnico, scientifico, la sempre maggiore e più ampia apertura ai mercati, l’eccesso produttivo ad opera del mondo industrializzato che si sovrappone al limitato accesso al consumo ( il consumismo dei pochi) hanno senza alcun dubbio contribuito a definire un processo di Secolarizzazione.

Così come, la totale erosione delle nostre certezze, la messa in discussione dei principi etici posti a norma dei nostri comportamenti.

Dio è morto e il senso di riconoscimento in un’ETICA universalmente condivisa appartiene a dinamiche con cui l'UOMO moderno non osa più misurarsi.

L' io vagheggia alla ricerca di una IDENTITA' perduta.

Per identità intendiamo la costruzione sociale, culturale, educativa dell'uomo nel percorso "acquisitivo" della propria esistenza, dal momento in cui nasce in poi.

La società adiaforica - come sottolinea Z. Bauman - sconnette le scelte dell'etica riducendole a questioni tecniche, e resta indifferente davanti alle gerarchie di valore, anzi le tratta come una dimensione "less than zero".

L'istituzione totale FAMIGLIA muta i caratteri, da una conformazione estesa a quella  nucleare, dal calore della figura materna, onnipresente al nostro fianco, al parcheggio presso gli asili aziendali. E poi la rincorsa agli impegni, una vita drammaticamente di corsa, parcellizzata nei ruoli acquisiti, ove ogni ruolo ingloba un' aspettativa, un universo in cui investire e trarre vantaggio, rifugio, delusione, frustrazione.

Una vita randomizzata, con una fornitura casuale di sensazioni, completa il processo e azzera anche il dilemma tecnico.

Quale identità nel vuoto etico, della Chiesa, della famiglia, della scuola,delle istituzioni, così dette totalizzanti?

In questa drammatica "crisi di valori", l'individuo tende a " individualizzarsi" e a investire in un suo Privato o a investire in un percorso di "conversione". (vedi I nuovi martìri/màrtiri dei giovani spacciatori,  dei satanisti, dei camorristi, degli arieti).

Parallelamente si propone sul mercato una Cultura del Privatistico che offre una conformazione di risposte individualizzate, duttili alle esigenze del cliente, adeguate ai bisogni del se più come centro di attenzioni ( bisogni egoistici ) che sulla persona.

A ciò, si contrappone una risposta ad un mercato nel quale si massifica, indirizza il bisogno, traducendolo in un bisogno massificato, con l’illusione di una risposta individualistica. L'invasione dei percorsi massmediatici che inducono al bisogno "emancipato" di cultura, di sapere, di salute in maniera sincronica, il  tutto e subito, ha imposto parrallelamente alla caduta dei "confini" (intesi come delimitazione del territorio che ciascun individuo " domina" a difesa della propria "comunità") si contrappone alla difesa del particulare. Dal villaggio globale (MacLuhan) alla tutela della comunità (tota tueri di Cavicchi) alla tutela delle diverse culture, religioni, usi e costumi.

In questo percorso si innestano altri due fenomeni estremamente importanti nell'acquisizione-perdita dell'identità: l'immigrazione e l'eurocentrismo e/o il centralismo delle culture occidentali. Popoli di tutto il mondo unitevi! E unitevi intorno ai valori dell’occidente.

Le gravi e miserande condizioni di vita di milioni di uomini e donne, di bambini, costringono moltitudini umane ad attraversare oceani, viaggi della speranza, in condizioni a dir poco "selvagge", per la ricerca di dignità, di una vita decorosa o che tale si possa definire. La disperazione di questi uomini, offre il più delle volte, il fianco alla malavita che offre l’unico mezzo di sopravvivenza. L'approccio "inteculturale" sta offrendo l’unico contribuito ad una svolta per lo Stato-Nazione con crescita zero, nel quale la popolazione, tende all’inesorabile invecchiamento e all'abbandono di ruoli nell’ambito del mercato del lavoro resi duali, umilianti, usuranti.  Dalla entità nazionale a quella sovranazionale, dal Parlamento Italiano, a quello europeo, dalla centralità di governo al decentramento amministrativo, dalla Unità alla Federazione, all’autarchia; e il cerchio si chiude sempre allo stesso punto, nell'amara contrapposizione di un percorso che tende a configurarci in quanto cittadini del mondo e un altro che ci configura un contesto di autoregolamentazione nella gestione dei governi, nell'emanazione legislativa, nelle forme di finanziamento (federalismo fiscale). - Uno nessuno, centomila -, un moderno Pirandello che interpreta l'uomo nella sua perdita di identità o di assumere più di un'identità, contestualizzandosi, spogliandosi di volta in volta di sé per assumere ruoli "altri". L'uomo, in un interscambio di ruoli, un attore che si volge e si travolge. Ed ecco una società priva di certezze, insicura, indefinita, in cui le identità vengono modellate da incessanti giochi di ruolo. Ognuno recita una commedia in cui il casting è fenomenologia pura, attualità permanente, invenzioni continua di performance sociali, casuali faccia a faccia che producono un senso sempre mutevole.

Una sorte di nichilismo culturale, economico, giuridico, si insinua in una realtà dove il richiamo etico universale che la legge è uguale per tutti, si infrange in una giustizia che pone e dispone, in quanto soggetta ad interpretazioni individuali, in cui il tutto è il contrario di tutto, ove ci si incontra e ci si scontra in un vortice sommario e poco democratico.

E’ drammaticamente difficile cercare di definire una sintesi dei diversi paradigmi culturali che si contrappongono in questo momento sullo scenario , ma riteniamo sia necessario proporre una equilibrata chiave di lettura  dei vari fenomeni ed epifenomeni, dove al centro poniamo L’UOMO, e non gli interessi, contestualizzato in una dinamica di usi, costumi, tradizioni, bisogni ,diversi-simili. Lavorare per l’UTOPIA, costruire intorno all’UOMO, contemplando il bisogno di protezione e tutela, il bisogno di libertà e di scelta.Quindi produrre la giusta (obiettiva) informazione-formazione che consenta l’Uomo di scegliere di essere protagonista della propria vita, della propria crescita, contribuendo là dove necessario ed utile, realizzare interventi mirati idonei a produrre benessere, produrre una civitas in cui la ricerca democratica di partecipazione sia bisogno essenziale di una cittadinanza attiva, quindi non subita e non imposta;in cui il superamento di ogni soglia di disagio e povertà sia il prodotto di una solidarietà non solo declamata ma espressione di ogni politica di governo che si vuole adoperare per contribuire a creare possibilità di accesso e di pari opportunità, aiutando ad emanciparsi e non attraverso la colonizzazione coatta.

 

approfondimento sul multiculturalismo

 


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