
Testimonianza
di Mariella Nicoletti
(Medico
Ricercatore e Dirigente
DasMeLab
dell’Università Federico II di Napoli)
Nel luglio del 1995, in apparente benessere scoprii di avere un cancro al
seno destro. Sono medico e lavoro all’Università di Napoli come Ricercatore
dal 1975 e dopo un primo momento di sbandamento, decisi di operarmi. Iniziai
dopo tre mesi una cura alternativa a base di erbe. Praticavo Yoga dal 1988 ed il
mio insegnante Guru Dev Singh aveva portato dall’America un libro scritto da
una biologa, fisiologa canadese Hulda R. Clark “Cancro, prevenzione e cura”
AIEP edizioni, in cui si diceva che qualsiasi malattia, dal diabete al cancro
all’AIDS si curano con un’unica erba l’Artemisia absinthium e con la
tintura di mallo di noce nera. La Clark parla nel suo libro anche della
tossicità di dentifrici, shampoo e detersivi che conterrebbero tutti una
sostanza cancerogena: l’alcool isopropilico. Molto tossiche sono anche le
vecchie otturazioni dentali in amalgama di mercurio e la Clark invita a
rimuoverle. Feci tutto quello che ella prescriveva e nel settembre del 1996
andai in California con un’amica a conoscere Hulda
Regher Clark. La mia amica, docente alla facoltà di filosofia, abitava nel mio
stesso palazzo ed aveva anche lei un cancro al seno; benché facesse le massime
dosi di chemioterapia non riusciva a stare bene e voleva provare la cura della
Clark senza lasciare le terapie ufficiali. Al ritorno dall’ America mi trovai
“per caso” ad ascoltare una conferenza alla facoltà di Architettura in cui
si parlava dei danni alla salute correlati con la casa in cui si vive e più
specificamente al posto in cui si dorme.
Nel 1986 eravamo andati ad abitare nella casa paterna di mio marito ed io
dormivo nel posto occupato da mio suocero che era morto di cancro al polmone
destro. Parlai di questi dubbi con la cara amica del palazzo, ma lei fu
incredula ed è purtroppo deceduta due anni fa.
Da quel momento non ho avuto più pace anche perché mia figlia di sedici
anni si stava ammalando anche lei di cancro (il luogo dove dormiva era
addirittura peggiore del mio). Dopo anni di ricerche, di seminari, di conferenze
ho conosciuto Carlo Cortella responsabile in Italia della SOJANA-OJAS, ditta
svizzera che ha trovato alcune soluzioni per il riequilibrio dell’ambiente;
vorrei ora promuovere uno studio epidemiologico sul territorio con l’Università
di Napoli per dimostrare come l’inquinamento elettromagnetico potenzia le
problematiche connesse alla salute e legate alle geopatie (espressioni dello
squilibrio cosmo tellurico in cui si
altera
il campo magnetico terrestre).
Lo Yoga mi aveva dato l’indispensabile distacco per
potermi dedicare a queste ricerche in modo imparziale. La visione della vita
terrena come di una parentesi nella storia dell’anima che è eterna e
immortale mi aveva portato a valutare la malattia come un’occasione per
prendere coscienza di qualcosa di più profondo che premeva nel mio subconscio.
Ho così iniziato un’analisi bioenergetica con due terapeuti napoletani
Raffaele Ponticelli e Gabriella Cipriani che hanno fondato l’ “Istituto
Jules Grossman” per lo sviluppo del potenziale umano. Ho così scoperto
di aver soppresso molte emozioni tutte racchiuse nel mio corpo e
registrate nel mio cervello. Ho quindi fatto con un’amica esperta delle
terapie di Hamer, Sonia Aquilina, una regressione per trovare la causa del
trauma emozionale che aveva abbassato le difese del mio organismo. Sonia
utilizza un dispositivo, il DOS, dispositivo ottimizzatore di sistemi che
permette di prendere conoscenza della propria unità spirituale, emozionale e
fisica. Era però rimasta la memoria nelle mie cellule e nonostante le cure
omeopatiche che avevo intrapreso da tempo non ero riuscita completamente a
liberarmi da questo stress emozionale. Conobbi a Roma il dr. Claudio De Santis,
anch’egli conoscitore del DOS, che utilizza con maestria dei grossi magneti
con cui rimuove gli squilibri energetici (legati alle geopatie e cancella la
memoria delle cellule).
Volli poi approfondire la mia modalità di approccio alla
realtà e mi iscrissi ad un corso sull’ “Enneagramma” tenuto da Antonio
Barbato, brillante espositore di questa teoria che ci viene dalla tradizione
Sufi. Scoprii di avere una gran collera repressa che era una modalità molto
frequente nella mia famiglia e capii che l’essermi avvicinata alla spiritualità
mi aveva guarito definitivamente.
Avevo imparato infatti a non identificarmi più con la
mia personalità egoica, ma a riconoscere la “perla”, la bellezza
dell’anima che rifulge in ognuno di noi quando siamo pronti a “mollare”
tutta la sofferenza, a riconoscere l’unità del creato, ad amarci, a
rispettarci e a metterci al servizio dell’umanità riconoscendo lo scopo per
cui ci siamo incarnati.
La malattia mi ha fatto innanzitutto coscienza della morte. Mi sono resa
conto, sgomento, che potevo morire da un momento all’altro e che…. non ero
pronta!
Non ho mai avuto paura della morte, anzi da ragazza la desideravo, ma ora,
di fronte alla malattia, la morte diveniva una possibilità non tanto remota…
ed io non ero pronta.
“ Un giorno o l’altro ognuno dovrà fare la sua uscita, e quel giorno
non dovrà essere un momento di angoscia, ma bisognerà partire con grazia, con
un sorriso e un inchino. A questo scopo occorre una grande preparazione” ( Sai
Baba : Diario Spirituale). Ho iniziato in questi anni a “ preparami “ alla
morte leggendo libri e discorsi di Sai Baba
e mi sono accorta che poco alla volta stavo operando il distacco da tutto
ciò che ci lega e ci toglie la consapevolezza della pace suprema a cui si va
incontro quando si lascia il corpo. Ora che sono pronta a morire in qualsiasi
istante, ho scoperto che quello che è morto definitivamente dentro di me
è l’ego.
“ Come due uccelli dorati intimi amici, sono appollaiati sullo stesso
albero, così l’ego e il Sé dimorano nello stesso corpo. Il primo si nutre
dei frutti dolci e dei frutti amari dell’albero della vita, il secondo
sorveglia, distaccato”. ( Mandukya Upanisad)

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delle cure palliative