
M.A. La Torre (a cura)
Bioetica e diritti umani,
Napoli, Luciano Editore, 2004. 202 pag.
Il volume raduna i contributi
presentati alla I Conferenza Nazionale di Bioetica per la Scuola,
svoltasi a S. Leucio e Capua dal 5 al 7 ottobre 2001, nell’ambito di
applicazione del protocollo di intesa siglato nel 1999 tra il Ministero
della pubblica istruzione ed il Comitato Nazionale per la Bioetica.
L’opera si articola in sei sezioni (Diritti
umani nell’età della globalizzazione; Antichi e nuovi diritti del
corpo; Diritto all’ambiente e diritto dell’ambiente; Il
diritto alla salute; Problemi etici delle biotecnologie; Implicazioni pedagogico-didattiche della bioetica), nelle quali gli
interventi di alcuni noti esponenti del dibattito bioetico italiano –
come Adriano Bompiani e Giovanni Berlinguer – si alternano a progetti e
forum coordinati dagli studenti. Elemento comune della riflessione è
rappresentato dalla Convenzione sui diritti dell’uomo e la
biomedicina – altrimenti nota come Convenzione di Oviedo –
contenente indicazioni programmatiche per un dibattito pubblico sulle
principali questioni sottese alla pratica della moderna medicina. I
principi enunciati nella Convenzione, ratificata anche dal nostro
Paese, possono essere rapidamente sintetizzati in rispetto
dell’integrità della persona, garanzia di equo accesso alle cure
sanitarie, diffusione del consenso informato in caso di trattamento
medico, tutela della riservatezza del paziente, assenza di lucro
nell’impiego del corpo umano. Durante i Forum degli studenti,
l’attenzione si è concentrata sulla ricerca di un condiviso ricorso a
tali principi in casi emblematici della pratica medica. Ne è emersa,
anche per merito della proficua interazione tra studenti, centri di
ricerca e dipartimenti universitari, una sconcertante assenza:
nell’attività quotidiana degli operatori e degli esperti della salute,
l’applicazione di quei principi etici, sanciti sul piano istituzionale
internazionale, è risultata lacunosa e scarsa. Ciò dimostra che è
indispensabile un cambiamento radicale del modo di affrontare le
questioni bioetiche.
Vivace e coinvolgente durante la
conferenza, vivo anche nelle pagine di questo volume, il dibattito ha
mostrato l’importanza del confronto pluralistico e dell’apporto
originale che i ‘profani’ possono dare alla discussione.
L’apprendimento di metodi e strategie argomentative è però condizione
necessaria affinché la partecipazione di ogni cittadino possa essere
attiva, perspicua e responsabile in un settore, quello della biomedicina,
che non può essere lasciato ai soli scienziati ed ‘esperti’ in un
momento di incredibile aumento della capacità tecnica di realizzare
interventi manipolativi sull’essere umano e sull’ambiente che lo
circonda. La scuola si trova dunque a svolgere un ruolo essenziale sia,
da un lato, nella diffusione del sapere tecnico-scientifico sia,
dall’altro, nell’insegnamento all’uso degli strumenti critici che
permettano di affrontare le sfide etiche che tale sapere impone.
Rosangela Barcaro