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Cristian Fuschetto, Fabbricare l’uomo. L’eugenetica tra biologia e ideologia, Roma, Armando 2004 Sono trascorsi poco più di cinquant'anni dalla scoperta del DNA, che ha dato accesso a quello che Francis Crick ha definito il "segreto della vita". Da allora ad oggi i progressi scientifici e biotecnologici hanno reso possibile non solo una più approfondita lettura di quel segreto, ma anche una sua radicale ridefinizione. Così alle nuove possibilità terapeutiche si sono accompagnate radiose prospettive di perfezionamento dell'umano. L'eventualità, tutt'altro che irrealistica, per l'uomo di arrivare a disegnare il proprio futuro evolutivo non ha mancato di pungolare le fantasie faustiane di parte della comunità scientifica e dell'immaginario collettivo. Ma queste aspirazioni rappresentano davvero una novità assoluta nel campo delle scienze della vita? Il "sogno biotecnologico" di perfezionare la specie è davvero appannaggio esclusivo di questo secolo incipiente? La biologia e la genetica del XXI secolo non hanno davvero di che voltarsi a guardare alle loro spalle? E che dire dei poteri che, spesso, su quei neutrali saperi sono in grado di costruire delle vere e proprie bio‑politiche di esclusione e di emarginazione? Questo libro intende porre fine al silenzio che in Italia ancora attanaglia il minaccioso passato dell'eugenetica. Mentre è noto che questa dottrina fu impiegata dal regime nazista al fine di giustificare, per via scientifica, il mito dell’”igiene razziale", non è altrettanto noto che essa conobbe una straordinaria popolarità anche in paesi democratici, come l'Inghilterra e gli Stati Uniti d'America. Si è mostrato che è la stessa logica dell'eugenetica che, facendo del singolo individuo un mero "esemplare della specie", ne erode inevitabilmente lo statuto di agente morale e, di qui, di soggetto politico. Ed è su questo terreno che è potuto divenire dapprima auspicabile e poi addirittura legittimo internare, sterilizzare e finanche uccidere decine di migliaia di persone.
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