
K. Seelmann, Dalla
bioetica al biodiritto, Memoria dell’Istituto Italiano per gli studi
filosofici a cura di Paolo Becchi, Bibliopolis, Napoli 2007
Il volume raccoglie una serie
di lezioni tenute dal pensatore tedesco a Napoli, presso l’Istituto italiano
per gli studi filosofici nel febbraio 2006. I temi affrontati nei vari
capitoli sono classici della riflessione bioetica contemporanea: la
sperimentazione clinica, la medicina riproduttiva, le ricerche su embrioni,
i trapianti d’organo. Un duplice filo conduttore dà unità al libro sia a
livello di metodo sia a livello di contenuti.
Per quanto riguarda il metodo,
Seelmann ci offre certamente riflessioni giuridiche ma è evidente la
competenza nei confronti degli aspetti scientifici come pure la spiccata
sensibilità filosofica dell’autore (un filosofo del diritto che vanta alcuni
importanti studi su Hegel). Il rapporto etica-diritto è da sempre oggetto di
studio della filosofia del diritto ma nella bioetica esso si concretizza e
si particolarizza nell’ambito delle questioni morali specifiche evocate
dalla biomedicina. L’evoluzione dalla bioetica al biodiritto, sottolineata
anche dal titolo della raccolta, è coerente con la recente storia della
bioetica e con gli sviluppi più maturi di una riflessione che da
interdisciplinare si va facendo sempre più transdisciplinare, nel senso che
si richiede a chi la pratica non solo la conoscenza di contenuti propri di
altri saperi ma anche la capacità di oltrepassare le classiche separazioni
disciplinari favorendo una vera e propria contaminazione metodologica.
Chiarita la questione
metodologica vediamo l’idea guida. Nei saggi affrontando le diverse
questioni ricorre con insistenza l’idea di dignità umana come parametro di
riferimento etico dell’agire. Si tratta della classica nozione kantiana che
invita a considerare l’altro non solo come mezzo ma anche come fine. Sia
quando si discute di sperimentazione clinica che di vita nascente o nella
fase terminale si ricorre all’idea di dignità umana tentando di trapiantarla
e adattarla dall’originario terreno etico a quello giuridico. In questa
operazione non sono solo le singole questioni particolari a ricevere
illuminazione dall’idea generale, ma esse reatroagiscono su quella ed è la
stessa idea di dignità umana generale e astratta, a contatto col
particolare, a caricarsi e arricchirsi di contenuti nuovi, soprattutto se
considerati in ottica giuridica.
In particolare gli esempi
dell’embrione precoce e della morte cerebrale (i cosiddetti casi marginali)
ci insegnano a considerare la dignità un valore fondamentale in qualunque
fase di sviluppo individuale, pur non escludendo, tuttavia, che di tale
fondamentale valore sia possibile una tutela graduale e progressiva. Con le
parole di Paolo Becchi in conclusione della premessa (che facciamo
volentieri nostre) abbiamo bisogno di: “Una concezione della dignità umana,
dunque, che pur considerando ogni fase della vita umana degna di rispetto,
consenta di attribuire a ciascuno diritti e doveri secondo un ordine
graduale che va da ciò che è meno a ciò che è più personale”.
Raffaele
Prodomo